Innalzamento del tasso d’interesse legale dal 2023

Il 15 dicembre 2022, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che modifica il tasso d’interesse legale, portandolo dall’attuale 1,25% al 5%.
Tale incremento, in vigore dal 1° gennaio 2023, ha come ripercussione principale l’innalzamento delle somme da pagare a titolo d’interesse in seguito al ricorso all’istituto del ravvedimento operoso.

Altre ripercussioni di tale aumento si avranno sul calcolo degli interessi in relazione ai capitali dati a mutuo, nonché agli interessi che concorrono alla formazione del reddito di impresa.

Anche sul fronte delle imposte indirette, è previsto che, con un successivo Decreto, verranno innalzati al 5% i coefficienti per determinare, ai fini delle imposte di registro, il valore delle rendite perpetue e delle pensioni a tempo determinato o indeterminato.

Ai fini contributivi, infine, l’incremento del tasso d’interesse legale avrà effetti anche sulle sanzioni civili previste per l’omesso o ritardato versamento di contributi previdenziali o assistenziali.

Economia Sostenibile: il Parlamento Europeo approva la Corporate Sustainability Reporting Directive

Per ridurre il greenwashing e promuovere standard ESG internazionali e trasparenti, il 10 novembre 2022 il Parlamento Europeo ha approvato la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) – che dovrebbe essere adottata entro fine novembre dal Consiglio – che obbliga le grandi imprese UE a pubblicare i dati su impatto ambientale, persone, territori. Oltre a rendere note informazioni sui rischi di sostenibilità a cui sono esposte.

I nuovi obblighi CSRD saranno applicati gradualmente dal 2024 al 2028 a seconda della dimensione dell’azienda e coinvolgeranno circa 50.000 aziende.

 

L’approfondimento di Andersen: LINK

LETTERA INFORMATIVA N.27/2022 – Fringe benefit non imponibili fino ad € 600 per il 2022

L’art.12 del D.L. n.115 del 9 agosto 2022 (“Decreto Aiuti-bis”) ha incrementato – limitatamente al periodo di imposta 2022 – ad € 600,00 la soglia per la non imponibilità delle erogazioni liberali in natura ai dipendenti.

E’ stato, inoltre, ampliato l’ambito applicativo di tale limite alle somme riconosciute per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, luce e gas.

  • Fringe benefit

L’art.51 del T.U.I.R. statuisce che il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme ed i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel corso del periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro (c.d. “principio di onnicomprensività”).
I beni ed i servizi forniti al dipendente (diversi dalle somme in denaro) vengono individuati con il termine di fringe benefit.

Come riferito, in deroga a quanto stabilito dall’art.51, comma 3, del T.U.I.R., per il solo anno 2022, non concorrono a formare reddito di lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti, nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche (acqua, luce, gas) entro il limite complessivo di € 600.

  • Soglia ulteriore rispetto al “bonus carburante”

Si fa presente, infine, che tale nuova disposizione si inserisce in aggiunta a quella relativa al c.d. “bonus carburante”.
In altre parole, la soglia di € 600 va a sommarsi a quella di non imponibilità dei buoni benzina pari ad € 200.

 

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Lo Studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Studio Nicolini Commercialisti Associati

Milano, 31 agosto 2022

Le informazioni contenute in questa Circolare informativa hanno carattere generale e meramente divulgativo e non costituiscono un parere sulle materie trattate.

Lo Studio rimane a completa disposizione per qualsiasi informazione aggiuntiva.

Il nuovo regime per le operazioni vincolate nelle società quotate e le operazioni infragruppo

A cura di Avv. Chiara Scarpelli

Nella Gazzetta Ufficiale dello Stato in data 13 aprile è stata pubblicata la Legge 5/2021, del 12 aprile, che modifica il testo unico della legge sulle società di capitali, approvato dal Regio Decreto Legislativo 1/2010, del 2 luglio, e altri regolamenti finanziari, per quanto riguarda la promozione del coinvolgimento a lungo termine degli azionisti nelle società quotate.

Si tratta di una riforma attesa da tempo che porta il recepimento nel diritto spagnolo del contenuto della direttiva UE 2017/828 del Parlamento europeo del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda la promozione dell’impegno a lungo termine degli azionisti nelle società quotate.

La citata Legge introduce altre modifiche al regime giuridico delle società di capitali, non direttamente collegate al recepimento della direttiva (UE) 2017/828.

E’ il caso, ad esempio, del regime delle assemblee esclusivamente telematiche, applicabile a tutte le società di capitali (nuovo art. 182 bis LSC), del divieto per le società quotate di nominare persone giuridiche come amministratori, ad eccezione degli amministratori proprietari che rappresentino enti del settore pubblico (art. 529 bis.1 e disposizione aggiuntiva Dodici della LSC modificata), del riconoscimento nell’ordinamento spagnolo di azioni di voto supplementari per la fedeltà, o delle riforme della legge spagnola sulle società riguardanti i collocamenti accelerati di azioni e obbligazioni convertibili nei mercati regolamentati e nei sistemi commerciali multilaterali.

Per quanto riguarda il regime applicabile alle società non quotate si evidenzia quanto segue.

In primo luogo, il concetto di persona legata all’amministratore persona fisica del regime generale dell’articolo 231 LSC è stato esteso per avvicinare la sua definizione al concetto di parte vincolata nelle società quotate e per includere uno scenario abbastanza comune nella pratica, come quello del conflitto di interessi indiretto o con terzi, includendo così:

-le società in cui l’amministratore ha, direttamente o indirettamente, una partecipazione che conferisce un’influenza significativa (più del 10% del capitale o dei diritti di voto o una partecipazione che conferisce la presenza nell’organo di gestione), o detiene una posizione nell’organo di gestione o nell’alta direzione in esse o nella loro società madre;

– i soci che l’amministratore rappresenta nell’organo di gestione.

È stato quindi introdotto nella LSC l’articolo 231 bis per regolare l’approvazione delle operazioni infragruppo.

In primo luogo, bisogna considerare che la legge limita l’applicazione di questo regime a quelle operazioni realizzate da una società con la sua casa madre o un’altra società del suo gruppo che sono soggette a un conflitto di interessi. In altre parole, questo regime non sarebbe applicabile alle transazioni con la società madre che detiene il 100% del capitale, con una società controllata al 100% o con una società “sorella” in cui la struttura di entrambe le società coinvolte sia comune; tutto ciò nella misura in cui non vi sia un conflitto di interessi a causa della mancanza di interessi contrastanti.

La disciplina in esame si applicherà solo alle transazioni nelle quali vi sia un socio maggioritario della controllata che sia anche parte della società obbligata ad approvare la transazione, dando così origine ad un conflitto di interessi.

Tali operazioni infragruppo soggette a conflitto di interessi devono essere approvate dall’assemblea generale (i) quando, per la loro stessa natura, ciò sia richiesto dalla legge o (ii) quando il valore dell’operazione o l’importo totale dell’insieme delle operazioni previste in un accordo quadro o in un contratto è pari o superiore al 10% del patrimonio totale della società. Tutte le altre transazioni devono essere approvate dal consiglio di amministrazione.

Il dovere di astensione degli amministratori della casa madre viene eliminato e il meccanismo di protezione della società controllata e del resto dei suoi soci si ottiene attraverso l’inversione dell’onere della prova in tribunale.

Eccezionalmente, e questa è una delle novità pratiche più rilevanti di questo nuovo regime, viene prevista la possibilità di semplificare il regime di approvazione di alcune tipologie di operazioni previste dalla direttiva (UE) 2017/828 per le società quotate: l’organo di gestione può delegare l’approvazione delle operazioni infragruppo soggette a conflitto di interessi a organi delegati o a membri dell’alta dirigenza, purché si tratti di operazioni effettuate nel corso dell’ordinaria amministrazione, comprese quelle derivanti dall’esecuzione di un accordo quadro o contratto, e purché siano concluse a condizioni di mercato. Per poter effettuare tale delega, l’organo di gestione deve prima stabilire una procedura interna per la valutazione periodica del rispetto dei requisiti per la delega.

Per quanto riguarda il nuovo regime delle operazioni infragruppo applicabile alle società quotate, è stato introdotto un nuovo capitolo VII bis nel titolo XIV della legge sulle società di capitali (articoli 529 vicies a 529 tervicies).

Queste operazioni sono definite in conformità con gli International Financial Reporting Standards nell’articolo 529 vicies e il regime di divulgazione di queste operazioni (529 unvicies) e la loro approvazione (529 duovicies) sono regolati separatamente.

Le operazioni con parti vincolate sono cosi definite come le operazioni effettuate dalla società o dalle sue filiali:

  • con i consiglieri;
  • con soci che detengono il 10% o più dei diritti di voto o che sono rappresentati nel Consiglio di Amministrazione;
  • con qualsiasi altra persona considerata parte vincolata

ed è espressamente stabilito che le seguenti non sono considerate operazioni con parti vincolate:

  • quelle realizzate dalla società con società interamente controllate, poiché non c’è conflitto di interessi;
  • quelle relative all’approvazione dei contratti degli amministratori esecutivi e dei dirigenti;
  • quelle stipulate dagli istituti di credito sulla base di misure destinate a salvaguardare la loro stabilità,
  • quelle stipulate da una società con le sue controllate o partecipate, a condizione che nessun’altra parte collegata alla società abbia un interesse in tali controllate o partecipate.

Quest’ultima è l’eccezione che, come nel regime generale dell’articolo 231 bis LSC, è stata introdotta, al fine di limitare l’applicazione del nuovo regime delle operazioni con parti vincolate alle sole operazioni in cui può effettivamente sussistere un conflitto di interessi

L’assemblea deve sempre deliberare le operazioni infragruppo il cui importo o valore è pari o superiore al 10% del totale delle attività della società quotata. Il potere di approvare tutte le altre operazioni infragruppo spetta al consiglio di amministrazione, che non potrà delegare questo potere.

Le eccezioni a tale divieto di delega sono costituite dalle operazioni tra società che fanno parte dello stesso gruppo che sono effettuate nel corso di normali operazioni commerciali e a condizioni di mercato e le operazioni concluse nell’ambito di contratti le cui condizioni standard sono applicate in massa ad un alto numero di clienti, effettuate a prezzi o tariffe generalmente fissati dal fornitore del bene o del servizio in questione e il cui importo non superi lo 0,5 % del fatturato netto della società.

In questi casi non è richiesta una relazione del Comitato di Controllo, ma deve essere implementata una procedura interna di reporting e controllo periodico, in cui il Comitato di Controllo avrà un ruolo chiave, al fine di verificare la correttezza e la trasparenza delle operazioni e il rispetto dei criteri legali applicabili.

Il Comitato di controllo dovrà quindi assistere il Consiglio di amministrazione nel definire, approvare e attuare un processo di segnalazione e approvazione delle operazioni con parti vincolate e analizzare e preparare una relazione – di natura giuridica, commerciale ed economica – relativa alle operazioni che devono essere approvate dal Consiglio di Amministrazione o dall’Assemblea, per determinare se un’operazione sia equa e ragionevole dal punto di vista della società e dei soci che non risultano parti vincolate, dando conto dei presupposti su cui si basa la valutazione e dei metodi utilizzati.

BOVÉ MONTERO Y ASOCIADOS

bove montero

 

SENTENZA DEL TRIBUNALE SUPREMO DI SPAGNA

Sentenza 98/2018, 26 febbraio 2018

A cura di  Gonzalo Gazulla

Recentemente, la Corte Suprema ha emesso una sentenza che conferma il sistema di remunerazione degli amministratori e dei direttori delle società non quotate, sia per le loro funzioni inerenti alla posizione di amministratore che per altre funzioni esecutive che possono svolgere, come avviene con gli amministratori esecutivi, devono apparire nel regolamento.

La sentenza mira a terminare la polemica che riguarda la remunerazione degli amministratori a partire dalla nuova legge delle società di capitali (LSC). Soprattutto perché il modo di procedere fiscalmente è direttamente condizionato dalla normativa legale in relazione alla condizione di spesa deducibile nella tassa sulle società. A questo proposito la ST stabilisce che in ogni caso dobbiamo seguire quanto stabilito negli articoli 217 e 249 della LSC.

L’articolo 217 stabilisce che la remunerazione degli amministratori (senza distinguere tra le varie categorie o forme di amministrazione) è gratuita, tranne nel caso in cui lo statuto stabilisca diversamente nel sistema di compensazione.

D’altra parte, l’articolo 249 del LSC stabilisce la disciplina della delega dei poteri del Consiglio di amministrazione alla figura del “direttore esecutivo” e la necessità di formalizzare un contratto (con la previa approvazione del consiglio di amministrazione da parte dei due terzi dei membri) in cui sono dettagliati tutti i concetti che costituiscono la retribuzione.

Pertanto, per vedere se il risarcimento degli amministratori è una spesa deducibile nella tassa, dobbiamo ricordare quanto segue:

  • Lo statuto deve stabilire se la posizione di amministratore è gratuita o remunerata e, in quest’ultimo caso, impostare il sistema di remunerazione. Ciò non significa che l’importo esatto o l’ammontare della retribuzione deve essere determinato.
  • L’assemblea generale stabilirà l’importo massimo della retribuzione annuale degli amministratori.
  • Gli amministratori possono decidere come ripartire la remunerazione tra di loro e, nel caso di delega delle loro funzioni esecutive a un amministratore, deve essere stipulato un contratto tra quest’ultimo e la società. Questo contratto deve essere approvato dal consiglio di amministrazione e, in ogni caso, deve rispettare quanto sopra menzionato nelle due sezioni precedenti.

In merito a quanto detto sopra, si raccomanda di rivedere le clausole statutarie sulla remunerazione degli amministratori per confermare che soddisfino i criteri della Corte Suprema e che i suddetti compensi siano deducibili dalle tasse presso l’ufficio delle imposte delle società.

PANOZZI

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Il tema del recupero dei crediti in Spagna

Di Avv. Panozzi 

La tematica risulta sempre di un certo interesse per quegli imprenditori ed operatori che abbiano contatti, affari o commercio con enti, società, o persone con sede in territorio straniero. Le questioni che insorgono quando il problema si verifica si appalesano di vario tipo a seconda della entità, della documentazione attestante il credito, del rapporto sottostante, del tipo di attività svolta dai soggetti, etc. Qui ci occuperemo delle procedure reciprocamente adottabili in Italia e in Spagna, con cenni a procedimenti normati a livello comunitario ed eseguibili nei singoli Stati. Tenteremo di formare un quadro esaustivo e di effettuare una comparazione tra le differenti normative. La conoscenza di certe procedure e di certi meccanismi rappresenta a mio avviso uno strumento di prevenzione atto ad evitare per quanto possibile problematiche di insoluti. Ma può anche rappresentare un valido strumento per orientarsi nell’ambito delle procedure attivabili per recuperare i propri crediti. Vediamo adesso innanzitutto a quali figure professionali il creditore possa affidare l’incarico di azionare tali procedure.

In Spagna, caso unico tra i Paesi dell’Unione Europea, esistono due figure professionali distinte destinate rispettivamente, l’una a rappresentare, e l’altra ad assistere, la parte (sia essa persona fisica o giuridica) dinanzi agli organi giudiziali: sono el procurador y el abogado. Il primo rappresenta la parte; il secondo la assiste e la difende. Vediamo, più in particolare, che ruoli rivestano e che funzioni svolgano tali figure.

El procurador è un laureato in diritto che accede alla propria carriera attraverso un praticantato, un master ed un esame di Stato, superato il quale dovrà iscriversi al relativo collegio professionale. Egli, come detto, si limita a rappresentare la parte, e quindi compare in giudizio al posto di essa, salvo casi eccezionali in cui la parte debba necessariamente comparire personalmente (ad esempio perché il giudice ne abbia disposto l’interrogatorio, o perché debba sottoporsi a perizia calligrafica). Nell’ordinamento spagnolo vige la regola, non priva di eccezioni, per cui “los demandantes” e “los demandados” (cioè l’attore e il convenuto processuale) non possano comparire e difendersi da soli personalmente dinanzi al giudice. Dunque la presenza personale rappresenta l’eccezione. Le funzioni del procuratore sono le seguenti: deposita, notifica e riceve atti e documenti; realizza gli adempimenti idonei per porre in esecuzione le sentenze rese a favore della parte rappresentata; fa da collegamento tra l’organo giudiziale e l’abogado; si interfaccia con il procurador della controparte; infine, ovviamente, presenzia a tutte le udienze. I procuratori che esercitano in Spagna sono attualmente circa 9.000.

El abogado. Anche el abogado è un laureato in diritto e al tempo stesso anch’egli ha l’obbligo di superare un esame di Stato, dopo aver frequentato apposito master e svolto regolare tirocinio (così è dopo la recente riforma del 2011 che ha reso più armonizzato con gli altri Paesi Europei l’iter per diventare avvocato). Egli dà consulenze; indirizza la strategia processuale; provvede alla difesa in senso tecnico; compare in udienza, dinanzi al giudice, assieme al procurador, ma tuttavia è solo l’abogado ivi svolge il contraddittorio, assiste e difende; inoltre redige gli atti (che poi deposita il procurador). Tutte queste funzioni sono demandate in via esclusiva all’abogado. Egli perciò assiste e difende la parte in senso ampio, sia in giudizio che stragiudizialmente. Dirige l’azione, dopo aver concordato la strategia con il cliente. Solo eccezionalmente lo rappresenta. Gli avvocati che esercitano in Spagna sono attualmente circa 150.000,00.

Differenze. Se nell’ambito della formazione professionale le due figure hanno, come si è visto, punti in comune, nell’esercizio concreto delle rispettive professioni, esse si differenziano e non poco: appartengono a due collegi professionali distinti; svolgono attività complementari, ma diverse a favore della parte; si pongono rispetto agli organi giudiziali in modo e con ruoli diversi; infine applicano tariffe diverse (in particolare il procuratore ha proprie tariffe di legge, mentre l’avvocato concorda liberamente con il cliente il proprio compenso e gli è consentita persino la facoltà di stipulare per iscritto il patto di quota lite). Le due professioni sono alternative ed assolutamente incompatibili tra di esse. Entrambe le figure risultano per regola necessarie e complementari alla parte che intenda procedere giudizialmente o che ivi sia convenuta.

Obbligatorietà della presenza. Esistono eccezioni rispetto alle prevalenti ipotesi di presenza obbligatoria in giudizio di tali professionisti. Le eccezioni più importanti che riguardano il processo civile sono le seguenti: non è richiesta la loro presenza, se il valore della causa è inferiore a 2000 euro; non è richiesta nei procedimenti monitori; non è richiesta nei procedimenti d’urgenza, di sequestro o di opposizione a provvedimenti esecutivi; infine non è richiesta nei procedimenti europei monitori né in quelli di modesta entità. La loro presenza è invece richiesta in tutti gli altri, compreso il juicio cambiario, cioè il procedimento che si basa su assegni, cambiali e lettere di credito. Pure nei procedimenti di lavoro non è richiesta la presenza, né di avvocato né di procuratore, quantunque sia consigliata, vista la complessità della materia e la rilevanza degli interessi in gioco. Altro aspetto da sottolineare è che l’ordinamento spagnolo intende in ogni caso garantire la uguaglianza delle parti in giudizio e perciò impone, alla parte che decida spontaneamente di avvalersi dell’opera professionale dell’avvocato e/o procuratore di comunicarlo all’altra parte affinché, se lo ritenga, essa pure possa effettuare a sua volta proprie nomine.

Incompatibilità. Prima di passare a trattare le modalità di conferimento della procura al procuratore è opportuno ribadire che le due figure professionali sono incompatibili tra di esse e che, per regola, le rispettive funzioni non possono essere assommate e concentrate in una sola delle due figure, anche se tuttavia, in casi del tutto particolari (soprattutto nel procedimento penale, ma talvolta anche in quello amministrativo), l’avvocato può assumere anche la rappresentanza della parte. Il concetto di incompatibilità tra le due funzioni merita attenzione poiché la questione viene spesso ignorata, dagli imprenditori, dai professionisti, ma persino dagli operatori giuridici italiani, che si approcciano, per la prima volta, al sistema giuridico spagnolo. Si pensa di poter demandare tutte le funzioni in capo ad un solo soggetto e cioè all’avvocato, come avviene in Italia ma così non è. L’equivoco di fondo è quello di parificare, o comunque avvicinare, la figura del “procurador” spagnolo con quella del procuratore legale che esisteva in Italia prima della riforma del 1997. Il procuratore legale era colui che, dopo la pratica, e dopo il superamento dell’esame di Stato, iniziava a svolgere la attività professionale di avvocato. Egli tuttavia poteva farlo pienamente solo nel distretto della corte di appello di appartenenza, applicando, peraltro, tariffe, i cui onorari erano dimezzati rispetto a quelle dell’avvocato. Decorsi 8 anni dalla iscrizione, il procuratore acquisiva automaticamente il titolo di avvocato e poteva estendere il proprio raggio di azione a tutto il territorio nazionale. Quindi, essenzialmente, le figure e le funzioni per molti aspetti coincidevano. È scomparso, dopo il ’97, perciò, il titolo di procuratore, ma non la funzione di rappresentanza che, da sempre, viene svolta dall’avvocato, unitamente a quella di assistenza e difesa. Di fatto l’avvocato in Italia ha sempre accentrato in sé sia le funzioni di procuratore, inteso nel senso di rappresentanza, che di difensore, nel senso di assistenza tecnica e difesa della parte. La figura del procurador neppure va confusa con quella del Procuratore della Repubblica, ruolo che in Italia riveste colui che svolge indagini e impersona la pubblica accusa nei procedimenti penali. Ciò chiarito, vediamo come si possa conferire l’incarico di rappresentanza al procurador spagnolo da parte del cliente italiano. Considerata la importanza delle funzioni assegnate e la obbligatorietà imposta dalla legge, tale incombente si appalesa ineludibile e la scelta del procurador risulta molto importante per l’assistito.

La procura è l’atto attraverso il quale si conferiscono i poteri di rappresentanza. In Spagna esistono di tre tipi: generale, speciale e specialissima. Essa deve essere rilasciata tutte le volte che si intenda (o che si debba) conferire il potere di rappresentanza. Quindi è sempre necessaria per il procuratore, mentre non è necessaria per la mera difesa tecnica ed assistenza dell’avvocato. La procura non può essere data, rilasciando il mandato direttamente all’avvocato (come accade in Italia) e cioè facendosi “autenticare” la firma dall’avvocato stesso, bensì necessita di un atto pubblico, redatto da un notaio; oppure la si può conferire “apud acta” per il tramite del segretario giudiziale presso il tribunale; o infine ricorrendo al gratuito patrocinio cioè per il tramite del collegio dei procuratori. Quindi se ciò che conferiamo è rappresentanza, serve la procura, sia che la si dia al procuratore (regola generale valida in quasi tutti i casi) sia che la si dia all’avvocato (cosa che si verifica, solo eccezionalmente). La procura generale conferisce i poteri ordinari e necessari relativi al processo. Si possono escludere alcuni poteri o limitarne altri, ma ciò non è consigliabile, soprattutto per la parte che viva e risieda all’estero. La procura speciale, da parte sua, è necessaria invece per la rinuncia, la transazione, l’arbitrato, la conciliazione o altri atti specifici che comportino la definizione della controversia. È consigliabile in ogni caso inserire anche nella procura generale tali facoltà e, in particolare, quelle di rinuncia, transazione e conciliazione, poiché in Spagna la prima udienza è di regola destinata al tentativo di conciliazione e dunque, a meno che la parte non compaia personalmente, il procuratore sprovvisto di idonea procura non potrebbe compiutamente assolvere le funzioni di rappresentanza. Ci sono poi atti che, comunque, non possono essere delegati a nessuno, come l’interrogatorio formale e la perizia calligrafica. Infine ci sono atti che richiedono la procura specialissima: ciò accade per esempio nella ratifica degli accordi di divorzio. A tal proposito, si pensi che due procuratori muniti di procura specialissima, potrebbero, teoricamente, svolgere da soli tutte le pratiche di divorzio, compresa la comparizione dinanzi al giudice. Va chiarito infine che, attraverso una singola procura possono essere nominati anche più procuratori, cosa sempre consigliabile per evitare di trovarsi scoperti. Come già detto, non è necessaria la procura per conferire l’incarico all’avvocato che assuma la mera difesa tecnica ed assistenza. Tuttavia, è consigliabile porre per iscritto l’oggetto dell’incarico e, sempre per iscritto, pattuire i relativi compensi.

Come si conferisce una procura dall’Italia. Vediamo adesso come in concreto la parte residente in Italia possa conferire poteri di rappresentanza in Spagna senza ivi recarsi. Prima di tutto però dobbiamo tenere presente che in Spagna le procure sono valide solo se redatte con le forme previste secondo la propria specifica normativa. Devono essere conferite per atto pubblico; con specifica dei dati necessari relativi alle parti, al procedimento, ecc.; devono essere redatte in spagnolo o in doppia lingua; infine debbono contenere la “postilla” dell’Aia (compito che in Italia è delegato alla Procura della Repubblica). Dunque la prima difficoltà è quella di reperire un Notaio che conosca la lingua spagnola. Se si vuole ovviare si può ricorrere direttamente al consolato di Spagna, o meglio al console in persona, il quale, esso pure, ha funzioni notarili. Tuttavia se la parte non è un privato ma una società, il console non è tenuto a prestare detto servizio e, qualora comunque intenda farlo, Egli ha necessità di verificare previamente che la parte che si presenta al suo cospetto abbia i poteri necessari di rappresentanza della società stessa ed inoltre che comprenda il contenuto di ciò che va a conferire. Il console, come detto, però per regola, avrebbe funzioni notarili rivolte solo a favore del cittadino. Quanto all’ipotesi di incaricare il notaio, il problema è che deve trattarsi di soggetto che sia in grado di redigere la procura in doppia lingua. Cosicché il consolato risulta essere la soluzione più praticata e meno costosa. Per inciso i consolati, in Italia, si trovano in tutti i capoluoghi di regione.

I procedimenti azionabili per il recupero del credito. Nel caso si renda necessario recuperare un credito nei confronti di un soggetto (persona fisica o giuridica) che abbia sede o residenza in Spagna, i procedimenti esperibili sono quelli qui sotto specificati: 1) il “juicio monitorio spagnolo”, assimilabile al nostro procedimento di ingiunzione; 2) Il “juicio cambiario” esperibile in Spagna quando si sia in possesso di titoli di credito (cheque, pagarè, letra de cambio); esso è apparentemente assimilabile per i requisiti richiesti al procedimento che in Italia si intraprende con il precetto, ma diverso è però il suo sviluppo procedurale.  3) Il procedimento monitorio europeo, parificato in tutti gli stati dell’Unione Europea (Danimarca esclusa). 4) Il procedimento europeo per somme di modesta entità (de escasa cuantia), anch’esso parificato a tutti gli Stati dell’Unione, eccetto la Danimarca. 5) E infine il nostro ricorso per ingiunzione (o procedimento monitoro italiano). Tutti i procedimenti, anche quelli intrapresi in Italia, vedranno la propria fase esecutiva svilupparsi totalmente in Spagna, salvo che il debitore non abbia beni aggredibili in Italia. In un prossimo commento vedremo quali siano i presupposti che consentano di accedere ad uno o più di questi procedimenti e quali siano gli adempimenti da compiere per raggiungere l’obbiettivo finale, che essenzialmente è quello di recuperare il proprio credito (cobrar dinero) in tempi e con costi quanto più possibile contenuti. Il ventaglio dei procedimenti azionabili è abbastanza ampio tanto più che oltre alle suddette procedure, per così dire sommarie, sarebbero esperibili anche altre azioni di carattere ordinario da incardinandare in Spagna o in Italia. A quest’ultimo tipo di procedure si può far ricorso nell’ipotesi in cui difetti la documentazione specifica, necessaria ed idonea per intraprendere i procedimenti sommari di cui sopra, o nel caso in cui si abbia necessità di meglio articolare fatti, domande, prove, etc.

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