Legge di Bilancio 2023: Esoneri Contributivi

A cura di Avv. Enzo Pisa e Avv. Elena Bissoli

La legge n. 197 del 29.12.2022, c.d. “Legge di Bilancio 2023”, ha introdotto e prorogato talune ipotesi di esonero contributivo per i datori di lavoro al ricorrere di determinati presupposti.

Nello specifico, i datori di lavoro potranno fruire di tale beneficio nel caso in cui assumano con contratto di lavoro a tempo indeterminato o trasformino rapporti di lavoro a termine in rapporti a tempo indeterminato  lavoratori d’età inferiore ai trentasei anni, donne c.d. “svantaggiate” e soggetti beneficiari del reddito di cittadinanza.

Al fine di favorire l’occupazione giovanile, tale legge ha previsto, all’art. 1, c. 297, l’esonero contributivo per i datori di lavoro in caso di nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato o trasformazioni di contratti di lavoro a termine in contratti a tempo indeterminato che intervengano dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023; l’incentivo riguarda i soli lavoratori che al momento dell’assunzione o della trasformazione del rapporto non abbiano ancora compiuto trentasei anni ed a condizione che essi non siano mai stati occupati in precedenza con contratti a tempo indeterminato col medesimo o altro datore di lavoro; l’esonero contributivo s’applica integralmente sino al limite massimo di 8.000€ annui da riparametrare e applicare su base mensile.

Circa, invece, il beneficio contributivo stabilito dal successivo c. 298 dello stesso art. 1, esso è riconosciuto in caso di nuove assunzioni di donne lavoratrici c.d. “svantaggiate”; si considerano tali le donne con un’età anagrafica d’almeno cinquant’anni e disoccupate da oltre dodici mesi, le donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito di fondi strutturali dell’Unione Europea, le donne di qualsiasi età che svolgono professioni o attività lavorative in settore economici caratterizzati da un’accentuata disparità di genere e prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e le donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi.; anche per le donne c.d. “svantaggiate” l’agevolazione opera integralmente entro il medesimo limite massimo annuo e la sua durata è di dodici mesi in caso d’assunzione a tempo determinato e di diciotto mesi se il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato (in caso di trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, la durata massima del beneficio contributivo non può superare complessivamente il periodo di diciotto mesi).

Con riferimento all’ultima ipotesi d’esonero contributivo, stabilita dal c. 294 dell’art. cit., il beneficio è  rivolto ai datori di lavoro che, nel corso del corrente anno, assumano  con contratto di lavoro a tempo indeterminato o trasformino un rapporto di lavoro a termine in un rapporto a tempo indeterminato dei soggetti beneficiari del c.d. reddito di cittadinanza; la durata del beneficio è di dodici mesi e consiste nell’esonero dal versamento del 100% della contribuzione previdenziale a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di 8.000 € annui riparametrati e applicati su base mensile.

Infine, si precisa che tutte le suddette agevolazioni risultano essere subordinate all’autorizzazione della Commissione Europea.

L’estensione della moratoria contabile in Spagna: un’ulteriore misura a supporto degli investimenti

A cura di Avv. Javier Vicente e Avv. Beatrice Bandini

Il Regio Decreto-Legge 20/2022, del 27 dicembre, entrato in vigore lo scorso 28 dicembre, ha esteso la cosiddetta “moratoria contabile”, stabilendo che le perdite delle società relative agli esercizi finanziari 2020 e 2021 non saranno prese in considerazione, ai fini della configurazione dell’ipotesi di causa legale di scioglimento per perdite, per quanto riguarda gli esercizi 2022 e 2023 e anche fino alla chiusura dell’esercizio finanziario 2024.

Generalmente, ai sensi dell’articolo 363 lettera (e), comma 1 della Legge Sulle Società di Capitali (“LSC”), le società di capitali spagnole devono essere sciolte in caso di perdite che riducano il patrimonio netto a meno della metà del capitale sociale, a meno che quest’ultimo non venga aumentato o ridotto in misura sufficiente e a condizione che non sia opportuno avviare una procedura fallimentare.

Nonostante quanto sopra, sulla scia della crisi sanitaria causata dal Covid-19, l’articolo 18 del Regio Decreto-Legge 16/2020, del 28 aprile, sulle misure procedurali e organizzative per affrontare il COVID-19 nell’ambito dell’Amministrazione della Giustizia, abrogato e sostituito dall’articolo 13 della Legge 3/2020, del 18 settembre, sulle misure procedurali e organizzative per affrontare il COVID-19 nell’ambito dell’Amministrazione della Giustizia, aveva stabilito l’istituzione di una moratoria contabile per escludere le perdite relative all’esercizio 2020 ai fini della determinazione dell’esistenza della sopraindicata causa legale di scioglimento, poi estesa anche alle perdite derivanti dall’esercizio 2021.

Con la misura qui oggetto di esame, dato l’impatto durevole della crisi sanitaria sui risultati aziendali nel corso del 2021 e del 2022, accentuati dalla crisi energetica e dalla guerra in Ucraina, il citato regime è stato ulteriormente prorogato affinché le aziende afflitte da difficoltà transitorie possano ristabilire il loro equilibrio finanziario, evitando lo scioglimento.

In tal senso, segnaliamo due profili di rilievo: (1) la moratoria riguarda solo il regime di scioglimento per perdite previsto dalla LSC e non deve essere confusa con la “moratoria fallimentare”, scaduta il 30 giugno 2022: pertanto, se i requisiti stabiliti dalla legge fallimentare sono soddisfatti, la società dovrà depositare la relativa richiesta di dichiarazione di insolvenza; e (2) se, escludendo le perdite relative agli anni 2020 e 2021, i risultati degli esercizi 2022, 2023 o 2024 evidenziano perdite che riducono il patrimonio netto a meno della metà del capitale sociale, dovrà essere comunque convocata un’assemblea dagli amministratori o da qualsiasi socio entro due mesi dalla data di chiusura dell’esercizio, in conformità con l’articolo 365 LSC, per sciogliere la società, a meno che il capitale non venga aumentato o ridotto in misura sufficiente, con le eccezioni recentemente previste dalla legge in relazione alle procedure di ristrutturazione aziendale.

In ogni caso, sebbene la moratoria non debba essere scambiata per un sostegno incondizionato alle imprese le cui difficoltà possono andare oltre quelle causate dagli eventi degli ultimi anni, essa porterà indubbiamente sollievo a molte delle aziende che, sebbene temporaneamente colpite, potranno, anche grazie a questa misura, evitare il prematuro scioglimento.

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Spagna: l’invalidità del trasferimento di beni c.d. “essenziali” in assenza dell’accordo dell’assemblea generale (sentenza della Corte Provinciale di Salamanca n. 559/2022)

A cura di Maria de Medrano

La Corte Provinciale di Salamanca si è pronunciata, con sentenza del 6 settembre n. 559/2022, in merito all’invalidità del trasferimento di beni c.d. “essenziali” nelle società di capitali qualora detto trasferimento sia effettuato in assenza di delibera positiva dell’assemblea generale, ai sensi dell’articolo 160, lettera f), della Legge sulle Società di Capitali (di seguito, “LSC”), fornendo alcuni criteri circa la definizione concreta di tali beni.

Il citato articolo stabilisce infatti la competenza dell’assemblea generale – e quindi dei soci, non dell’organo amministrativo – per la delibera ed approvazione delle operazioni che comportano l’acquisizione, la cessione o il conferimento a un’altra società di beni essenziali della società.

Tuttavia, la LSC fornisce una presunzione di natura quantitativa quanto all’identificazione di un “bene essenziale”, senza però fornire una definizione precisa, limitandosi infatti a sancire che il carattere essenziale dell’asset si presume quando l’importo della transazione supera il 25% del valore degli attivi risultanti dall’ultimo bilancio approvato dalla società.

La mancanza di una concettualizzazione precisa di ciò che possa costituire un bene essenziale ha perciò sollevato perplessità in sede di applicazione pratica.

Nella fattispecie esaminata dalla Corte Provinciale, il ricorrente sosteneva che vi fosse stata malafede del procuratore generale della società venditrice nell’effettuare la transazione, in quanto aveva provveduto alla vendita di un immobile della società in questione, il cui valore superava il 25% dell’attivo risultante dall’ultimo bilancio, senza ottenere il previo accordo dell’assemblea generale, necessario in base all’articolo 160, lettera f) LSC per autorizzare il trasferimento.

Considerato quanto sopra, la Corte Provinciale, effettuata un’analisi approfondita della questione, è giunta alle seguenti conclusioni:

  • il criterio quantitativo del 25% di cui sopra deve essere considerato un benchmark: costituisce quindi una presunzione iuris tantum contro la quale è possibile fornire prove contrarie. Pertanto, un asset oggetto di un’operazione di trasferimento che supera tale percentuale non deve necessariamente costituire un “bene essenziale”, se oggettivamente giustificato; d’altro canto, un’asset inferiore a tale percentuale può essere considerato essenziale per la società se altrettanto oggettivamente giustificato;

 

  • è quindi preferibile prendere in considerazione ulteriori criteri qualitativi per poter determinare come classificare tali beni. A questo proposito, alla luce delle considerazioni della Corte, i beni essenziali possono essere definiti come quelli: (a) senza i quali la società non può continuare a svolgere l’attività prevista nell’oggetto sociale o (b) che determinano lo scioglimento della società; o (c) che implicano una modifica strutturale della società;

 

  • per quanto antecede, solo qualora un’operazione riguardante gli assets della società abbia una rilevanza nella struttura organizzativa, finanziaria-patrimoniale o funzionale della stessa, sarà necessaria una delibera dell’assemblea generale. In tutti gli altri casi, le norme che attribuiscono il potere decisionale all’organo amministrativo della società rimangono valide;

 

  • la mancata osservanza di quanto sopra – i.e. il mancato accordo dell’assemblea, quando richiesto – implica la nullità dell’operazione, senza che la buona fede del terzo partecipante all’operazione sia determinante a tale riguardo.

In definitiva, nonostante la questione rimanga ancora aperta, quando si partecipa a operazioni che possono coinvolgere beni essenziali di alcune delle parti – si tratti di transazioni M&A o di altro tipo – sarà opportuno, per garantire la validità dell’atto, un’analisi preventiva di natura qualitativa riguardo l’essenza e rilevanza dello specifico asset oggetto di acquisizione, cessione o conferimento nel caso concreto, sia da parte della società venditrice che da parte della società acquirente.

 

 

 

 

 

Innalzamento del tasso d’interesse legale dal 2023

Il 15 dicembre 2022, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che modifica il tasso d’interesse legale, portandolo dall’attuale 1,25% al 5%.
Tale incremento, in vigore dal 1° gennaio 2023, ha come ripercussione principale l’innalzamento delle somme da pagare a titolo d’interesse in seguito al ricorso all’istituto del ravvedimento operoso.

Altre ripercussioni di tale aumento si avranno sul calcolo degli interessi in relazione ai capitali dati a mutuo, nonché agli interessi che concorrono alla formazione del reddito di impresa.

Anche sul fronte delle imposte indirette, è previsto che, con un successivo Decreto, verranno innalzati al 5% i coefficienti per determinare, ai fini delle imposte di registro, il valore delle rendite perpetue e delle pensioni a tempo determinato o indeterminato.

Ai fini contributivi, infine, l’incremento del tasso d’interesse legale avrà effetti anche sulle sanzioni civili previste per l’omesso o ritardato versamento di contributi previdenziali o assistenziali.

D.LGS 10 Ottobre 2022 N. 149 – Riforme in materia di mediazione e negoziazione assistita

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2022 è stato pubblicato il D.Lgs n.149/2022 entrato in vigore il 18 ottobre 2022.

Questo decreto dà attuazione alla Legge 26 novembre 2021, n.206 recante la “Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata”.

Gli obbiettivi sono la semplificazione e razionalizzazione del processo civile.

Subiscono modifiche il processo civile di cognizione, il processo di esecuzione, i procedimenti speciali e gli strumenti alternativi di composizione delle controversie.

L’art. 35 del menzionato D.Lgs prevede che le disposizioni dello stesso hanno effetto a decorrere dal 30 giugno 2023 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data con la precisazione che ai procedimenti pendenti a quella data continuano ad applicarsi le disposizioni anteriori vigenti.

Per quanto riguarda la giustizia alternativa (Mediazione, Negoziazione Assistita e Arbitrato) le modifiche sono introdotte nel Capo IV (art. 7-10).

Il presente articolo si concentra in particolare sulle modifiche introdotte in materia di Mediazione e Negoziazione Assistita, alla luce della Relazione illustrativa al D. Lgs n. 149/2022 pubblicata in G.U. del 19.10.2022.

A) MEDIAZIONE

L’art. 7 del sopramenzionato D.Lgs contiene le modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

L’art. 2 di tale D. Lgs dispone che chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili secondo le disposizioni del menzionato decreto.

E’ modificato l’art. 2, comma 2, D. Lgs n. 28/2010 che attualmente dispone “Il presente decreto non preclude le negoziazioni volontarie e paritetiche relative alle controversie civili e commerciali né le procedure di reclamo e di conciliazione previste dalla carta di servizi”

Le parole “e di conciliazione” sono state inserite dal D. Lgs 149/ 2022.

Si introducono anche modifiche all’art. 4 D. Lgs n. 28 del 2010 che dispone che la domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all’art. 2 è depositata da una delle parti presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia.

In caso di più domande relative alla stessa controversia la mediazione si svolge davanti all’organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda.

La competenza dell’organismo è derogabile su accordo delle parti.

L’art. 5 del D.Lgs n. 28 del 2010 amplia le ipotesi di ricorso obbligatorio, in via preventiva alla procedura di mediazione ed in particolare alle controversie in materia di:
– Condominio;
– Diritti reali;
– Divisione;
– Successioni ereditarie;
– Patti di famiglia;
– Locazione;
– Comodato;
– Affitto di azienda;
– Risarcimento del danno derivante di responsabilità medica e sanitaria;
– Diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
– Contratti assicurativi, bancari e finanziari;
– Associazione in partecipazione;
– Consorzio;
– Franchising;
– Opera;
– Rete;
– Somministrazione;
– Società di persone;
– Subforniture.

Viene poi eliminata la distinzione tra domanda ed istanza di mediazione.

Il comma 2 dell’art. 5 ribadisce che il previo esperimento della mediazione nei casi di cui al comma 1 è condizione di procedibilità della domanda giudiziale e che quando tale condizione non è rispettata, la relativa eccezione deve essere sollevata, a pena di decadenza e non oltre la prima udienza dalla parte convenuta.

Con il menzionato D.Lgs 149/2022 vengono altresì introdotti gli articoli da 5 bis a 5 sexies del d. lgs n. 28 del 2010.

Nell’art. 5 bis si precisa che quando una delle azioni previste dall’art. 5 comma 1 è proposta con ricorso monitorio, in caso di opposizione al decreto ingiuntivo, l’onere di avviare la procedura di mediazione grava sulla parte che ha proposto il decreto ingiuntivo.

Con riferimento all’art. 5 ter, sono state introdotte modifiche alla disciplina applicabile all’amministratore del condominio, al fine di rendere più efficiente la relativa partecipazione al procedimento di mediazione.

L’art. 5 quater disciplina la mediazione demandata dal giudice disponendo che il medesimo debba provvedervi con ordinanza motivata nella quale potrà dare atto delle circostanze considerate per l’adozione del provvedimento e fissare la successiva udienza.

Si precisa che la mediazione demandata dal giudice è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Il mancato esperimento della procedura di mediazione, accertato dal giudice all’udienza fissata nell’ordinanza di mediazione demandata, comporta l’improcedibilità della domanda giudiziale.

L’art. 5 quinquies del D. Lgs n. 28 del 2010 prevede la valorizzazione ed incentivazione della mediazione demandata dal giudice.

In particolare, viene stabilito in capo al magistrato un vero e proprio obbligo di curare la propria formazione e aggiornamento in materia di mediazione mediante la frequentazione di appositi corsi.

L’art. 5 sexies regola la mediazione su clausola contrattuale o statutaria stabilendo che quando il contratto, lo statuto o l’atto costitutivo dell’ente pubblico o privato prevedono una clausola di mediazione, l’esperimento della mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

L’art. 8 del D.Lgs n. 28 del 2010 è stato sostituito al fine di fissare i principi fondamentali che regolano la procedura davanti al mediatore.
– E’ stato reso più flessibile il termine per il primo incontro tra le parti;
– Il procedimento di mediazione si svolge senza formalità presso la sede dell’organismo di mediazione o nel luogo indicato dal regolamento di procedura dell’organismo;
– Le parti sono tenute a partecipare personalmente alla procedura di mediazione ma, in presenza di giustificati motivi possono delegare un proprio rappresentante;
– Nei casi di mediazione obbligatoria e quando la mediazione è demandata dal giudice, ciascuna parte deve essere assistita dal proprio avvocato;
– Il mediatore deve adoperarsi affinché sia raggiunto un accordo di conciliazione;
– Il mediatore può avvalersi di esperti.

B) NEGOZIAZIONE ASSISTITA

L’art. 9 del D.Lgs 149/2022 contiene le modifiche al decreto legge 12 settembre 2014 n. 132, convertito con modificazioni nella legge 10 novembre 2014 n. 132, “Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”.

Merita particolare attenzione l’art. 2 ter che (sempre a decorrere del 30 giugno 2023) disporrà che per le controversie individuali di lavoro (fermo restando quanto previsto dall’art. 412 ter relativo alla conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva) le parti possono ricorrere alla negoziazione assistita senza che ciò costituisca condizione di procedibilità della domanda.

Il D.Lgs. 149/2022 prevede altresì la possibilità, con il consenso delle parti espresso nella convenzione di negoziazione assistita, di acquisire dichiarazioni di terzi su fatti rilevanti in relazione all’oggetto della controversia nonché dichiarazioni delle controparte sulla verità di fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli alla parte nel cui interesse sono richieste.

Al fine di favorire e semplificare la procedura di negoziazione assistita è stato elaborato un apposito modulo da parte del Consiglio Nazionale Forense.

Il D.Lgs. 249/2022 introduce anche la possibilità per le parti di partecipare alla negoziazione assistita da remoto.

BFF pubblica la IV edizione dell’“Healthcare Report”

L’analisi “Sanità pubblica europea: un sistema unico per la salute dei cittadini dopo l’esperienza della pandemia di COVID-19” è uno studio socioeconomico dei sistemi sanitari di 9 Paesi dell’UE.

Telemedicina, raccolta dati, comunicazione, cooperazione europea al centro del Report che fornisce una panoramica strutturata, analitica e internazionale della situazione rispetto alla crisi del COVID-19 e ai suoi impatti sul mondo della sanità.

Milano, 5 dicembre 2022BFF Banking Group – leader in Europa nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali vantati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni e dei Servizi Sanitari Nazionali –pubblica oggi la IV edizione dell’Healthcare Report: “Sanità pubblica europea: un sistema unico per la salute dei cittadini dopo l’esperienza della pandemia di COVID-19.”

Questa edizione del Report, che BFF commissiona a Fondazione Farmafactoring dal 2019, è stata realizzata dal professor Vincenzo Atella e dalla dottoressa Joanna Kopinska, e analizza e confronta i sistemi sanitari dei Paesi dell’UE in cui BFF opera: Italia, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

Grazie a dati ottenuti da fonti ufficiali e a un sondaggio ad hoc somministrato a professionisti ed esperti, l’analisi offre una panoramica dei sistemi sanitari di questi Paesi, cercando di evidenziare le sfide comuni e i problemi specifici che potrebbero essere rilevanti dal punto di vista sia degli operatori del settore sia dei responsabili politici.

“Questo Report si offre come strumento di monitoraggio affidabile per comprendere le variabili in gioco prima e durante la crisi del Covid-19, e in questa fase di post-pandemia. I Paesi che spendono di più per la salute si sono trovati avvantaggiati” ha commentato Livia Piermattei, Presidente della Fondazione Farmafactoring “l’importanza dell’innovazione e della ricerca, che richiedono investimenti e pianificazioni a lungo termine, è diventata ancora più evidente. Abbiamo verificato l’utilità di creare sinergie e cooperazione tra i sistemi sanitari dei vari Paesi e di garantire una comunicazione rapida, completa e tempestiva tra sistemi sanitari, operatori, pazienti e famiglie. L’analisi ci permette di riflettere su come possiamo cambiare le nostre società e il nostro modo di gestire la salute, creando sistemi che rispondano più efficacemente alle esigenze di tutti gli stakeholder.”

Alessia Barrera, Director Communications and Institutional Relations, BFF Banking Group, ha aggiunto: “BFF ha sempre sostenuto la ricerca su tematiche di attualità che influenzano il rapporto tra aziende e Pubbliche Amministrazioni, con l’obiettivo di alimentare il dibattito e favorire lo sviluppo di azioni migliorative. Questa edizione dell’ “Healthcare Report” affronta temi oggi particolarmente cruciali, come il delicato ruolo della comunicazione nella costruzione della fiducia tra Governi e cittadini, per consentire la reciproca comprensione e prevenire la sottovalutazione dei rischi. Ci auguriamo che questo strumento possa contribuire alla costruzione di una migliore gestione delle situazioni critiche in campo sanitario, da parte di tutti gli attori in gioco“.

***

Highlights

A quasi tre anni dall’inizio della pandemia, il virus minaccia ancora il mondo. Alla fine di novembre 2022, circa 2 milioni di persone sono morte di COVID-19 in Europa. Per quanto riguarda l’eccesso di mortalità, gli anziani (età>65) hanno rappresentato il 91% di tutti i decessi in eccesso nel 2020 e l’84% nel 2021. I pazienti soggetti a cure a lungo termine hanno rappresentato il 40% dei decessi per COVID-19 e rimangono oggi particolarmente vulnerabili.

Stato dei nostri sistemi sanitari e punti di miglioramento

I nostri sistemi sanitari erano – e sono tuttora – impreparati ad affrontare il doppio carico di malattie trasmissibili e non trasmissibili. Da un lato, hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente, fornendo più letti e attrezzature ospedaliere. Hanno anche dovuto assumere nuovi operatori sanitari, e la mancanza di personale medico e infermieristico è senza dubbio uno dei problemi più importanti emersi dall’opinione degli esperti consultati. D’altra parte, i vincoli finanziari si sono rivelati stringenti, e ciò ha comportato spesso la revisione dei progetti di spesa in conto capitale e/o l’interruzione o il ritardo di progetti considerati non essenziali e di ordini di acquisto per articoli anch’essi non essenziali.

Questi cambiamenti hanno messo a rischio tutti i livelli di prestazione delle cure. L’aumento della spesa sanitaria non è sostenibile, e i governi dovranno ridurre i loro deficit a livelli gestibili una volta terminata la pandemia. In caso contrario, non saranno in grado di affrontare le sfide ordinarie, come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei costi sociali (in primis, pensioni e assistenza sanitaria). Anche nello scenario più favorevole, i Paesi dovranno far fronte a un debito significativo, il cui rimborso solleverà questioni importanti, soprattutto per quanto riguarda il principio di equità tra diverse generazioni.

Telemedicina, cyber security e raccolta dei dati

La telemedicina è diventata uno strumento prezioso e ampiamente disponibile in molti Paesi, per garantire l’assistenza e ridurre il rischio di esposizione di pazienti, operatori sanitari e popolazione al COVID-19. Tuttavia, se da un lato la telemedicina può aiutare a superare alcune barriere di accesso per le persone che vivono in località remote, dall’altro l’adozione diffusa di servizi digitali può aver esacerbato alcune delle disuguaglianze presenti prima della pandemia. Sono stati individuati diversi ostacoli alla teleassistenza: attribuzione delle responsabilità, rimborsi e problemi di sicurezza informatica, tutti aspetti che devono essere affrontati dai responsabili politici.

L’epidemia di Covid-19 ha reso evidente che l’UE manca di un’infrastruttura dedicata ai dati sanitari, che sia coerente in termini di disponibilità e comparabilità degli stessi.
Si riscontra una forte necessità di un’organizzazione centrale per la gestione dei dati sanitari a livello europeo, compresi i dati sulla salute pubblica interpretati nel senso più ampio del termine e con una natura permanente piuttosto che transitoria. Per promuovere realmente il miglioramento della salute della popolazione e la preparazione in materia di salute pubblica nell’UE, l’infrastruttura dovrebbe riguardare dati sanitari di diverso tipo, e assistere numerosi attori e agenzie a livello europeo.

Verso una cooperazione UE completa e inclusiva

La convergenza dei sistemi sanitari verso un paradigma di integrazione internazionale è improbabile, perché i costi per i bilanci nazionali sarebbero troppo elevati. Piuttosto che a un paradigma di integrazione, gli Stati membri sono favorevoli a un sistema di cooperazione.
Tuttavia, date le minacce comuni, è auspicabile lo sviluppo di strategie condivise a livello UE.

In primo luogo, l’UE dovrebbe sviluppare un metodo condiviso per misurare le prestazioni dei sistemi sanitari, fissando standard minimi comuni di solidità. Inoltre, dovrebbe utilizzare le economie di scala della ricerca e delle conoscenze nel campo delle malattie non trasmissibili e implementare meccanismi di sorveglianza delle malattie e di consolidamento delle conoscenze scientifiche. Gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a fondo nella costruzione di partenariati sanitari aperti a tutti, garantendo la coerenza e la non sovrapposizione tra piccoli progetti e programmi diversi e disgiunti, con particolare attenzione alla misurazione delle disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria.

La ricerca sanitaria interdisciplinare è fondamentale per affrontare l’impatto dell’invecchiamento sulla domanda e sull’accesso alla salute in Europa, e il numero in rapida crescita di persone affette da patologie mentali. Inoltre, come detto, un punto cruciale è il miglioramento di sistemi di monitoraggio e di raccolta di dati lungimiranti e disaggregati che aiutino a identificare nuovi bisogni e lacune sanitarie emergenti.

Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto ampliando il campo di applicazione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, includendo le malattie non trasmissibili per garantire il successo dell’iniziativa European Health Data Space, che servirà come base per la ricerca sanitaria futura, la legislazione e la definizione di nuove politiche. Per raggiungere questo obiettivo, l’UE dovrebbe anche promuovere e fissare obiettivi ambiziosi per la trasformazione digitale dei sistemi sanitari.

Comunicazione

Tutti i Paesi dell’UE devono concentrarsi sulla ricostruzione della fiducia nella ricerca scientifica e nella politica sanitaria pubblica, attraverso politiche di comunicazione sanitaria inclusive e flessibili. Il libero accesso alle informazioni e la discussione multilaterale sono fondamentali per dissipare le preoccupazioni dell’opinione pubblica.

La sensibilizzazione e la persuasione hanno dimostrato di avere più successo nell’ottenere tassi di vaccinazione più elevati rispetto agli obblighi di vaccinazione.

Nel complesso, il Report ha rilevato una bassa qualità della comunicazione di crisi. La capacità di comunicare in modo efficace e tempestivo è stata particolarmente scarsa sia nelle prime fasi della pandemia, sia quando nuove ondate e nuove varianti hanno colpito la popolazione.

Gran parte della responsabilità della deriva schizofrenica dell’informazione va attribuita all’incapacità della comunicazione istituzionale di occupare il centro della scena, offrendo messaggi coerenti e affidabili, e impedendo alla comunicazione politica di diffondere messaggi contrastanti, in quanto l’uso strumentale dell’informazione può creare una mancanza di fiducia tra Governi e cittadini.

Il settore della sanità pubblica dovrebbe sviluppare una propria capacità di rispondere tempestivamente per confutare in modo credibile le informazioni errate, monitorando, valutando e attenuando lo scetticismo scientifico. Diversi gruppi di organizzazioni e media dovrebbero unirsi per affrontare in modo coordinato la disinformazione, mentre i funzionari della sanità pubblica, gli enti e le istituzioni accademiche dovrebbero sensibilizzare e comunicare con il pubblico in modo da costruire la fiducia prima che si verifichi una crisi. Inoltre, gli operatori della sanità pubblica dovrebbero controllare il modo in cui le persone con convinzioni diverse interpretano le informazioni, e fornire gli spunti necessari per sviluppare un linguaggio condiviso che possa raggiungere i soggetti più vulnerabili.

La salute come bene pubblico europeo e globale

Infine, l’idea di non lasciare indietro nessuno non deve limitarsi ai confini dei Paesi del Consiglio d’Europa. L’Unione Europea dovrebbe distinguersi per l’impegno verso una risposta unica a una minaccia globale comune, per un maggiore sostegno al COVAX e ad altri meccanismi di condivisione del rischio sanitario globale, per una solidarietà universale e il riconoscimento che test, cure e vaccini devono essere disponibili dovunque per garantire la sicurezza di tutti.

Il crollo dell’economia e la pressione inflazionistica probabilmente aggraveranno i problemi di finanziamento della spesa pubblica e di quella privata. Ciò implica che l’UE dovrebbe stanziare maggiori risorse per promuovere la salute degli individui svantaggiati e vulnerabili, e creare gruppi di assistenza sanitaria e sociale a livello locale o centrale per combattere le disuguaglianze. Poiché la concorrenza internazionale peggiora le disuguaglianze e i rischi per la salute, gli Stati membri dell’UE dovrebbero concentrarsi sulla creazione di partenariati sanitari aperti a tutti.

La recente crisi bellica ha messo a dura prova le disuguaglianze sia all’interno che tra gli Stati membri. I rifugiati hanno aggiunto ulteriore stress alla sanità europea, e l’integrazione è spesso inefficace, soprattutto per i sistemi sanitari sottofinanziati. Un chiaro esempio è la Polonia, che ospita più rifugiati ucraini di qualsiasi altro Paese dell’UE, il che significa che l’onere finanziario sul suo sistema sanitario, già sottofinanziato, aumenterà inevitabilmente. Se l’emergenza dovesse continuare nei prossimi anni, saranno necessarie misure sistemiche da parte dell’UE, in particolare per quanto riguarda il finanziamento e il trasferimento dei pazienti.

I recenti eventi ci ricordano inevitabilmente che viviamo in un mondo interconnesso. Come comunità globale, tutti abbiamo imparato che abbiamo bisogno di un approccio “One Health” basato sulla leadership multilaterale, sulla cooperazione e sulla condivisione di scienza e tecnologia. In termini operativi, One Health è ancora agli inizi. Ora, più che mai, dobbiamo riconoscere che la salute è un bene pubblico e che, se non abbiamo un approccio globale, pagheremo un prezzo molto più alto dal punto di vista economico e sociale.

Tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il 2023

La crescita delle Super App, lo sfruttamento del metaverso e l’ascesa del MedTech sono tre delle principali tendenze che si manifesteranno nel settore tecnologico nel prossimo anno.

Il settore IT continuerà a crescere anche l’anno prossimo, spinto dall’intelligenza artificiale, dal metaverso e dal cloud. Lo rivela un recente studio di Gartner, secondo il quale l’anno prossimo gli investimenti in IT supereranno i 4,6 miliardi a livello mondiale, con un aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. In Spagna, secondo i dati IDC, la spesa per le tecnologie aziendali raggiungerà i 53,5 miliardi di euro il prossimo anno, con un aumento del 3,4% rispetto allo stesso anno.

“La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale per le aziende nel corso del prossimo anno, in quanto esse avanzano nel loro processo di maturità tecnologica. Noi di atSistemas godiamo di una posizione privilegiata, in quanto il nostro posizionamento presso i clienti e le alleanze strategiche che abbiamo con i principali produttori di software ci permettono di individuare tempestivamente le tendenze più rilevanti del mercato e di implementarle in modo agile ed efficace”, afferma Pedro Gallardo, Direttore del Business Development di atSistemas.

In questo contesto di investimenti attuali nel settore, atSistemas, società di consulenza di servizi digitali al 100% spagnola, ha analizzato alcune delle principali tendenze tecnologiche da tenere in considerazione nel 2023.

Crescita delle superapplicazioni

Le superapp sono applicazioni che riuniscono un gran numero di servizi correlati in modo che i clienti abbiano in un'unica applicazione le caratteristiche e le funzioni di diverse applicazioni mobili, come può accadere nei servizi finanziari. Le superapp stanno diventando sempre più importanti per le aziende per ottenere un vantaggio competitivo e aumentare la fidelizzazione dei clienti, utilizzando questa conoscenza per fornire servizi più personalizzati. Secondo TechSci Research, il mercato globale delle Super App avrà un tasso di crescita annuale composto del 23,8% fino al 2028.

Sfruttare il metaverso

Il metaverso non è un’idea nuova, ma è stato grazie ai progressi degli ultimi anni in diverse tecnologie come AI, blockchain, IoT, AR e VR, che lo abbiamo visto decollare applicato a tutti i settori. Il metaverso ha il potenziale per cambiare il modo in cui lavoriamo, facciamo acquisti, interagiamo e forse anche sentiamo e viviamo, creando un nuovo spazio in cui le barriere tra il mondo fisico e quello virtuale si confondono. Questa nuova realtà ha portato con sé nuove opportunità e modelli di business (sia B2B che B2C) e si stanno già verificando cambiamenti nelle posizioni degli attori della catena del valore, nelle relazioni con i partner e i clienti, nei modelli di vendita e nei costi di produzione associati alla creazione di nuovi prodotti e mercati, ecc. Il metaverso è già una realtà e rappresenta l’evoluzione dell’economia digitale di oggi.

Internet of Things in ambito medico

La tecnologia dei dispositivi medici o MedTech è diventata una componente vitale dei servizi sanitari e un importante motore economico. Tanto che, secondo i dati di MedTech Europe, nel 2021 il mercato europeo della tecnologia medica ammontava a 15 miliardi di euro. La fusione dell’Internet of Things con il MedTech, o IoMT, rappresenta una grande opportunità per risolvere le attuali sfide del settore medico e aumentare il valore fornito da questi dispositivi, aprendo la porta a soluzioni sanitarie connesse che consentono l’incorporazione di altre tecnologie avanzate come AI, VR/AR, assistenti virtuali, RPA, ecc. Inoltre, l’uso dei wearable è triplicato negli ultimi quattro anni e il numero di sensori domestici e di dispositivi medici connessi è in continuo aumento. Ma per raggiungere il loro pieno potenziale, i diversi attori devono migliorare le loro capacità nelle tecnologie digitali come IoT, AI, VR/AR, assistenti virtuali, RPA, ecc. e devono essere in grado di garantire ambienti di dati sicuri e conformi alle normative di settore.

Ottimizzazione dei costi dei provider cloud

Le organizzazioni sono attualmente immerse in un processo di trasformazione digitale con l’obiettivo di accelerare l’innovazione, l’agilità e l’evoluzione del business, ma si sono trovate a dover definire una strategia di collaborazione con i cloud provider per gestire e allineare i costi dei servizi offerti alle esigenze aziendali. A tal fine, le aziende dovranno analizzare i costi dell’infrastruttura e dei servizi gestiti, ottimizzare l’infrastruttura in base alla disponibilità, al carico di lavoro e all'ubicazione richiesti e, infine, negoziare e consolidare i fornitori di cloud in base alle esigenze dell’organizzazione. Questa analisi permetterà alle aziende di essere più competitive ed efficienti, sia nei costi che nella gestione dei loro team.

Programmazione assistita dall’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (AI) ha registrato una crescita esponenziale nei processi di sviluppo dei contenuti. Si tratta di immagini, testi e articoli, musica o persino testi e conversazioni parlate. L’intelligenza artificiale gioca ormai un ruolo fondamentale nei processi di sviluppo, accelerando i tempi, rilevando possibili errori, problemi e vulnerabilità e riuscendo a sviluppare il codice in modo automatico. Per il momento, questo strumento non sostituisce lo sviluppatore, in quanto il codice può essere migliorato in termini di efficienza e le funzionalità non possono sempre essere descritte in semplici frasi, ma nel prossimo futuro saranno in grado di generare un'applicazione completa, non solo descrivendo alcuni algoritmi, ma descrivendo ciò che un’applicazione web, mobile o desktop deve fare. Nel corso del prossimo anno assisteremo a uno spostamento del settore verso le soluzioni low-code e no- code fino a quelle build-my-code.

Trasformazione in cloud nativo

Le imprese devono far fronte a trasformazioni e innovazioni tecnologiche costanti, quindi devono disporre di infrastrutture e applicazioni in grado di sviluppare applicazioni sicure e scalabili per supportare nuovi prodotti e servizi. La trasformazione in Cloud Native permette alle aziende di affrontare questi scenari mutevoli e in continua evoluzione e offre grandi vantaggi. Si tratta di un processo di trasformazione complesso, sia nella definizione che nell’esecuzione, che richiede un cambio di paradigma. Ma affinché questi processi raggiungano un livello soddisfacente, è necessario redigere un Journey to the Cloud (J2C), che definisca le tappe minime necessarie e identifichi i vantaggi, le sfide e gli ostacoli che possono presentarsi.
È anche un processo in continua evoluzione e rivalutazione ed è possibile raggiungere gli obiettivi stabiliti lasciando intatti alcuni elementi, modernizzandone altri e continuando a trasformarne altri ancora.

In questo whitepaper presentiamo queste e altre tendenze che determineranno il corso del settore IT nel 2023:
https://www.atsistemas.it/media/White-paper-Tendencias-2023- EN.pdf?utm_source=CamacoesIT&utm_medium=IT&utm_campaign=whitepaper_tendencias2023

Informazioni su atSistemas
atSistemas è una società di consulenza, servizi informatici e sviluppo software presente sul mercato dal 1994. Con oltre 2.200 professionisti e un fatturato di 97,3 milioni di euro nel 2021, offre soluzioni innovative e accompagna più di 500 clienti nella loro Digital Transformation. Dai suoi uffici in Spagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Regno Unito e dai suoi centri di sviluppo in  Uruguay e Marocco, realizza progetti di architettura, sviluppo, integrazione di sistemi e servizi gestiti, adottando e promuovendo le migliori pratiche del mercato. Lavora anche su progetti internazionali in Germania, Belgio, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Olanda, Irlanda, Israele, Italia, Portogallo, Regno Unito, Romania e Svezia.

atSistemas è un’azienda “Agile First”, che agisce con la flessibilità di una start-up attraverso l’ecosistema di una start-up attraverso l’ecosistema dei suoi 21 Expert Center, un ambiente collaborativo perfetto per l’innovazione e l’eccellenza tecnologica.

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Movin’ Italy, il talento da tutta Italia per la vostra azienda

Movin’ Italy è un programma di Eurofirms con un obiettivo chiaro: far sì che la vostra azienda possa ottenere i talenti di cui ha bisogno, anche se si trovano in un’altra zona del territorio italiano.

È un servizio che sviluppiamo interamente su misura in base alle esigenze dei nostri clienti. Ci occupiamo di attrarre, selezionare ed accompagnare i professionisti che entreranno a far parte della vostra azienda. Contattateci e vi faremo incontrare il talento che state cercando e non trovate nell’area geografica a voi più vicina.

Il nostro processo inizia con un’analisi delle esigenze di reclutamento della vostra azienda, esaminando quali profili hanno la massima priorità di inserimento. Successivamente, attiviamo strategie di attrazione e di employer branding a livello nazionale per selezionare i profili che meglio si adattano alle vostre esigenze e che sono più allineati con la cultura ed i valori della vostra organizzazione.

Analizziamo la motivazione al cambiamento e al trasferimento in un’area vicina al luogo di lavoro con l’obiettivo di presentarvi candidati che soddisfino al 100% i vostri requisiti e chenapportino valore alla vostra azienda.

In Eurofirms saremo sempre al vostro fianco e a quello dei candidati per garantire il successo di tutte le fasi del processo: dalla ricerca di mercato e consulenza iniziale all’onboarding, passando per la selezione, il supporto logistico e l’organizzazione dei viaggi fino all’aftercare e al monitoraggio continuo dei candidati inseriti per facilitare la loro integrazione e il loro adattamento alla nuova realtà professionale e personale.

Movin’ Italy è la risposta al problema della mancanza di profili professionali in diverse aree italiane. Portiamo i candidati più talentuosi e motivati a crescere alle aziende che ne hanno bisogno per completare la loro forza lavoro e migliorare la loro competitività.

Da quando abbiamo avviato il progetto, sono già diverse le storie di successo che sostengono il nostro programma, conoscetele. Siamo certi che la vostra azienda potrà essere protagonista di una nuova success story.

Contattateci e metteremo Movin’ Italy al servizio della vostra azienda, saremo il vostro partner per la ricerca in tutta Italia dei talenti di cui avete bisogno. Con oltre 30 anni di esperienza nel settore del talent management, siamo una scommessa vincente per accompagnare la vostra organizzazione e continuare a crescere insieme.

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