CORONAVIRUS: LE MISURE FISCALI PREVISTE DAL GOVERNO

Il Decreto “Cura Italia” contiene le misure economiche per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19 ed è suddiviso in quattro Titoli così sintetizzati: emergenza sanitaria, lavoro, credito, famiglie e imprese.

PROROGA TERMINI VERSAMENTI FISCALI
Si conferma il rinvio dei termini relativi ai versamenti fiscali previsti al 16 marzo dell’IVA, delle ritenute d’acconto dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. La sospensione riguarda le partite Iva con ricavi o compensi fino a 2 milioni di euro. Per i soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, sede legale o operativa nelle provincie di Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza il versamento dell’IVA è sospeso a prescindere dal volume dei ricavi o compensi dell’ammontare di cui sopra.
I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Gli altri contribuenti dovranno versare entro venerdì 20.03.2020 quanto dovuto alla scadenza di oggi.
Sono prorogati al 29 maggio 2020 i termini per il versamento del prelievo erariale unico sugli apparecchi ex art. 110 comma 6 L. 773/1931 e del canone concessorio in scadenza il 30 aprile 2020. Le somme dovute possono essere versate in rate mensili con gli interessi calcolati giorno per giorno. L’ultima rata non può essere pagata oltre il 18 dicembre 2020.
DISAPPLICAZIONE RITENUTE D’ACCONTO
Viene concessa la disapplicazione delle ritenute d’acconto per il mese di marzo per i professionisti, con ricavi o compensi conseguiti per l’anno di imposta precedente non superiori ad euro 400.000,00. Tale disapplicazione vale a condizione che nel mese precedente non siano state sostenute spese per lavoro dipendente o assimilato.
I contribuenti che si avvalgono di tale opzione dovranno versare l’ammontare delle ritenute non operate entro la data del 31 maggio 2020 per l’intero importo o in massimo di 5 rate mensili a partire dal mese di maggio.
PROROGA TERMINI PRESENTAZIONE DELLE DICHIARAZIONI
Sono altresì sospesi gli adempimenti tributari che scadono nel periodo tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, quali ad esempio modelli Intrastat, esterometro, dichiarazione IVA.
La scadenza dell’invio delle Certificazioni Uniche rimane fissata al 31.03.2020, come da Comunicato stampa Agenzia delle Entrate 3 marzo 2020.
ATTIVITA’ DI CONTROLLO, ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE
Sono sospesi sino al 31 maggio 2020 le attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso da parte degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate. Sono altresì sospesi: gli atti esecutivi, i termini di riscossione di cartelle esattoriali per saldo e stralcio, i termini per la presentazione di interpelli, l’invio di nuove cartelle.
CREDITO D’IMPOSTA AFFITTO NEGOZI
Ai soggetti che esercitano attività d’impresa è riconosciuto un credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione di competenza del mese di marzo 2020 relativo agli immobili di categoria catastale C/1.
CREDITO D’IMPOSTA SANIFICAZIONE
Per far fronte al contenimento del contagio da Covid-19 viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino a 20.000,00 euro per ciascun beneficiario sostenute da esercenti di attività d’impresa, arte o professione. Tale credito è riconosciuto per l’anno 2020 fino all’esaurimento del fondo stanziato pari a 50 milioni.
DONAZIONI COVID-19
Viene estesa la deducibilità delle donazioni erogate da parte delle imprese ai sensi dell’art. 27 L. 133/99. In relazione all’IRAP le erogazioni sono deducibili nell’esercizio in cui vengono sostenute.
Viene altresì introdotta una detrazione fiscale nella misura del 30% per le donazioni liberali erogate in denaro e in natura effettuate dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali per un beneficio massimo di euro 30.000,00.
REVISIONE AUTO
In vista dell’emergenza è autorizzata la circolazione fino al 31 ottobre 2020 dei veicoli da sottoporre entro il 31 luglio alle attività di revisione.
VOUCHER PER RIMBORSO SPETTACOLI DI QUALSIASI NATURA
I soggetti acquirenti titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, compresi quelli cinematografici e teatrali, e ingressi a musei o altri luoghi di cultura, possono presentare  entro trenta giorni dalla data di presentazione del presente decreto, istanza di rimborso al venditore allegando il relativo titolo di acquisto.
BONUS PER DIVISORI ANTI – VIRUS SU AUTOSERVIZI PUBBLICI NON DI LINEA
E’ riconosciuto un contributo in favore dei soggetti che svolgono autoservizi di trasporto pubblico non di linea, che dotano i veicoli di paratie divisorie, muniti di certificati di conformità e omologazione, atte a separare il posto guida dai sedili riservati alla clientela.
FONDO SOLIDARIETA’ “GASPARRINI” PER MUTUI “PRIMA CASA”
L’ammissione ai benefici del fondo è concesso ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che autocertifichino ai sensi degli articoli 46 e 47 DPR 445/2000 di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.
Per tale accesso non è richiesta la presentazione del modello ISEE.
SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE
In relazione ai mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020. Il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti.
E’ facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.
DIFFERIMENTO TERMINI APPROVAZIONE DEL BILANCIO D’ESERCIZIO
L’intervento normativo concede, in deroga agli artt. 2364, 2 comma e 2478-bis C.c., la convocazione dell’assemblea ordinaria di approvazione del bilancio d’esercizio entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
I soci delle società di capitali quali S.p.a., S.r.l., S.a.p.a e società cooperative possono intervenire in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione anche in deroga alle disposizioni statutarie. Non è necessario inoltre che il Presidente, il segretario o il notaio si trovino nello stesso luogo.
Si evidenzia altresì che nelle S.r.l. è concessa l’espressione del voto mediante consultazione scritta o il consenso espresso per iscritto, anche in deroga a quanto previsto dall’art. 2479, 4 comma, C.c.

Comunicati dell’agenzia delle entrate

ATTIVITA’ DI CONTROLLO
Sono sospese le attività di liquidazione, controllo, accertamento, accessi, ispezioni e verifiche, riscossione e contenzioso tributario da parte degli uffici dell’Agenzia delle Entrate a meno che non siano in imminente scadenza (o sospesi in base a espresse previsioni normative).
 
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate 12 marzo 2020
NUOVE SCADENZE FISCALI
A seguito dell’emanazione del Dl n. 9/2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 2 marzo 2020, sono prorogati i termini di alcune scadenze fiscali in tutto il territorio nazionale.
Slitta dal 7 al 31 marzo 2020 il termine entro cui i sostituti di imposta devono trasmettere la Certificazione Unica e dal 28 febbraio al 31 marzo quello entro cui gli enti terzi devono inviare i dati utili per la dichiarazione precompilata.
È prorogato al 5 maggio 2020 – dalla precedente data del 15 aprile – il giorno in cui sarà disponibile per i contribuenti la dichiarazione precompilata sul portale dell’Agenzia.
Passa dal 23 luglio al 30 settembre 2020 la scadenza per l’invio del 730 precompilato.
 
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate 3 marzo 2020
INVIO DI COMUNICAZIONI IRREGOLARITA’ E CARTELLE DI PAGAMENTO
Agenzia delle entrate e di Agenzia delle entrate-Riscossione hanno disposto la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, in scadenza tra il 21 febbraio e il 31 marzo 2020, nei comuni di Lombardia e Veneto colpiti dall’emergenza epidemiologica Covid-19.
In particolare, nelle zone interessate sono stati sospesi gli invii di comunicazioni di irregolarità, richieste di documenti per il controllo formale, cartelle di pagamento e atti di recupero dei debiti tributari affidati all’Agente della riscossione.
I Contribuenti interessati dalla sospensione i cittadini, i professionisti, le imprese (persone fisiche e giuridiche) e gli enti che al 21 febbraio 2020 avevano la residenza, la sede legale o operativa nei territori dei comuni individuati dall’allegato 1 al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2020.
In particolare, si tratta dei Comuni di Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano, in Provincia di Lodi, e del comune di Vo’ Euganeo, in Provincia di Padova.
Rientrano nella sospensione gli adempimenti e i versamenti tributari in scadenza tra il 21 febbraio ed il 31 marzo 2020.
Per tutto il periodo di sospensione, i sostituti d’imposta con sede legale o operativa negli stessi comuni non operano le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e le ritenute sui compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato.
Nelle zone interessate sono stati sospesi gli invii di comunicazioni di irregolarità, richieste di documenti per il controllo formale, cartelle di pagamento e atti di recupero dei debiti tributari affidati all’Agente della riscossione.

EMERGENZA COVID-19: MISURE FISCALI A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITÀ DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE

Premessa

Il 17 marzo 2020 è stato pubblicato il Decreto Legge n. 18 – cd. “Cura Italia” con il quale il Governo ha messo in atto, tra le altre, alcune misure di sostegno per contrastare l’impatto determinato dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Nel presente documento sono analizzate le principali previsioni contenute nel Titolo IV concernente le famiglie e le imprese.

Rimessione in termini per i versamenti

Fatto   salvo   quanto   descritto   nei   successivi paragrafi,   i   versamenti   nei   confronti   delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, scaduti il 16 marzo u.s., sono prorogati al 20 marzo 2020.

Sospensione di versamenti, ritenute, contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria

È prevista la sospensione dei termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali, dei premi per l’assicurazione obbligatoria, delle ritenute alla fonte di cui agli artt. 23 e 24 DPR 600/73 (ritenute   su   redditi   di   lavoro   dipendente   e assimilati) e dell’I.V.A. in scadenza nel mese di marzo 2020.

La disposizione prevede un ampliamento del novero dei soggetti coinvolti rispetto la prima formulazione. In particolare, oltre alle imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, la norma si applica a:

  1. federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, nonché soggetti che gestiscono stadi, impianti sportivi, palestre, club e strutture per danza, fitness e culturismo, centri sportivi, piscine e centri natatori
  2. soggetti che gestiscono teatri, sale da concerto, sale cinematografiche, ivi compresi i servizi di biglietteria e le attività di supporto alle rappresentazioni artistiche, nonché discoteche, sale da ballo, night-club, sale gioco e biliardi
  3. soggetti che gestiscono ricevitorie del lotto, lotterie, scommesse, ivi compresa la gestione di macchine e apparecchi correlati
  4. soggetti che organizzano corsi, fiere ed eventi, ivi compresi quelli di carattere artistico, culturale, ludico, sportivo e religioso
  5. soggetti che gestiscono attività di ristorazione, gelaterie, pasticcerie, bar e pub
  6. soggetti che gestiscono musei, biblioteche, archivi, luoghi e monumenti storici e attrazioni simili, nonché orti botanici, giardini zoologici e riserve naturali
    1. soggetti che svolgono attività di assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili
    2. aziende termali di cui alla legge 24 ottobre 2000, 323, e centri per il benessere fisico
    3. soggetti che gestiscono parchi divertimento o parchi tematici
    4. soggetti che gestiscono stazioni di autobus, ferroviarie, metropolitane, marittime o aeroportuali
    5. soggetti che gestiscono servizi di trasporto passeggeri terrestre, aereo, marittimo fluviale, lacuale e lagunare, ivi compresa la gestione di funicolari, funivie, cabinovie, seggiovie e ski-lift
    6. soggetti che gestiscono servizi di noleggio di mezzi di trasporto terrestre, marittimo, fluviale, lacuale e lagunare
    7. soggetti che gestiscono servizi di noleggio di attrezzature sportive e ricreative ovvero di strutture e attrezzature per manifestazioni e spettacoli
    8. soggetti che svolgono attività di guida e assistenza turistica
    9. organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’art. 10 del lgs. 460/1997 iscritte negli appositi registri, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale iscritte nei rispettivi registri, che esercitano in via esclusiva o principale una delle attività di interesse generale previste dall’art. 5, comma 1, del d.lgs. 117/2017.soggetti che gestiscono asili nido e servizi di assistenza diurna per minori disabili, servizi educativi per l’infanzia e servizi didattici di primo e secondo grado, scuole di vela, di navigazione, di volo, che rilasciano brevetti o patenti commerciali, scuole di guida professionale per autisti
  7. In   particolare,   per   tutti   i   soggetti   citati   in precedenza,   ad   eccezione   delle   federazioni sportive   nazionali,   gli   enti   di   promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, i versamenti in   oggetto   dovranno   essere   effettuati   senza applicazione di sanzioni ed interessi in un’unica soluzione entro il 31/05/2020 ovvero mediante rateizzazione fino   ad un massimo   di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.Le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive,   professionistiche   e   dilettantistiche potranno usufruire della sospensione fino al 31 maggio 2020 (salvo per l’I.V.A. che rimane ancorata al mese di marzo 2020 – originaria scadenza   del   16 aprile   2020).   I   versamenti dovranno     quindi     essere     effettuati     senza applicazione di sanzioni ed interessi in un’unica soluzione entro il 30/06/2020 ovvero mediante rateizzazione fino   ad un massimo   di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020

    Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi

    Per tutti i contribuenti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale ovvero la sede operativa nel territorio     dello     Stato,     sono     sospesi     gli adempimenti       tributari,       diversi       dai versamenti   e   diversi   dall’effettuazione   delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che scadono nel periodo compreso dal 8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020.

    Per   quanto   riguarda   i   termini   relativi   alla dichiarazione       dei       redditi       precompilata, rimangono fermi quelli previsti dall’art. 1 del D.L. 2 marzo 2020, n. 9.

    Tali   adempimenti   dovranno   essere   effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni ed interessi. A titolo esemplificativo, la trasmissione della dichiarazione annuale I.V.A. in scadenza il prossimo 30 aprile, rispetterà il nuovo termine del 30 giugno p.v..

    Per quanto riguarda i versamenti, la norma effettua una distinzione in base all’ammontare dei ricavi o compensi. In particolare, per i soggetti   esercenti   attività   d’impresa,   arte   o professione che hanno il domicilio fiscale la sede legale ovvero la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni   di   Euro   nel   periodo   d’imposta precedente a quello in corso   alla data di entrata in vigore del presente decreto sono sospesi i versamenti da autoliquidazione che scadono nel

    periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 relativi a contributi previdenziali, premi per l’assicurazione obbligatoria, ritenute alla fonte di cui agli artt. 23 e 24 DPR 600/73 (ritenute   su   redditi   di   lavoro   dipendente   e assimilati) e IVA.

    I versamenti sospesi dovranno essere effettuati senza applicazione di sanzioni ed interessi in un’unica soluzione entro il 31/05/2020 ovvero mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.

    Per i soggetti che hanno il domicilio fiscale la sede legale ovvero la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a Euro 400.000 a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato, non subiranno le ritenute d’acconto sui ricavi o compensi percepiti tra il 17 marzo (data di entrata in vigore del Decreto) ed il 31 marzo 2020.

    Trattasi di ritenute d’acconto di cui agli artt.25 e 25 bis DPR 600/73 (ritenute su redditi di lavoro autonomo, provvigioni inerenti a rapporti di commissione,   di   agenzia,   di   mediazione,   di rappresentanza       di       commercio  e  di procacciamento d’affari).

    Le     ritenute     non   operate     saranno   versate direttamente         dai         soggetti         destinatari dell’agevolazione senza applicazione di sanzioni ed   interessi   in   un’unica   soluzione   entro   il 31/05/2020 ovvero mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. I soggetti interessati alla disposizione rilasciano un’apposita dichiarazione dalla quale risulta che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi del decreto che qui si commenta.

     

     

    Premio per i lavoratori dipendenti

    È prevista l’erogazione di un premio di Euro 100 in favore dei lavoratori dipendenti con reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno precedente di importo non superiore ad Euro 40.00 che nel mese di marzo 2020 svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro (i.e., non in smart working).

    Il premio, da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti presso la sede di lavoro nel predetto mese, non concorre alla formazione del reddito ed è attribuito, in via automatica, dal datore di lavoro, che lo eroga con la retribuzione relativa al mese di aprile e comunque entro i termini previsti per le operazioni di conguaglio.I   sostituti   di   imposta   recuperano   il   premio erogato attraverso l’istituto della compensazione in F24.

    Credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro Allo scopo di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, è previsto un credito d’imposta a favore di tutti gli esercenti attività d’impresa, arte o professione.

    Il credito spetta, per il periodo d’imposta 2020, nella misura del 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un importo massimo pari ad Euro 20.000. Il limite massimo di spesa previsto per la misura è pari a 50 milioni di Euro per l’anno 2020.

    Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge, saranno stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa.

    Credito dimposta per botteghe e negozi

    Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle   misure   di   prevenzione   e   contenimento connesse         all’epidemia, è   previsto  il riconoscimento ai   soggetti   esercenti   attività d’impresa un credito d’imposta per l’anno 2020 nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione di marzo 2020 di immobili rientranti nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe). Il   credito  d’imposta   è  utilizzabile, esclusivamente, in compensazione in F24. Il credito non spetta per le attività di cui agli allegati 1 e 2 del D.P.C.M. dell’11 marzo 2020, ossia,   commercio   al   dettaglio   e   servizi   alla persona.

     

    Incentivi fiscali per erogazioni liberali in denaro e in natura a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19

    L’art.   66   del   DL   18/2020   dispone   che   le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, in favore dello   Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo   di lucro, finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento     e     gestione     dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 sono detraibili in misura pari al 30%, per un importo non superiore a 30.000 euro.

    Per i soggetti titolari di reddito di impresa le erogazioni liberali a sostegno delle misure di contrasto all’emergenza, sono integralmente deducibili, quali componenti negative, dal reddito di impresa, senza alcun limite massimo. Ai fini dell’Irap, tali erogazioni liberali sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il versamento.

    Sospensione     dei     termini     relativi all’attività degli uffici degli enti impositori L’art. 67, comma 1, del DL “Cura Italia” prevede la sospensione, dall’8 marzo al 31 maggio 2020,   dei   “termini   relativi   alle   attività   di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori”.

    Vengono quindi sospese, da parte degli Uffici degli enti impositori, tutte le attività amministrative di:

    • liquidazione
    • controllo
    • accertamento
    • riscossione
    • contenzioso

Non rientrano, invece, nella sospensione i termini concernenti le attività di liquidazione delle imposte mediante procedure automatiche e il controllo formale ad opera degli Uffici.

Sono altresì sospesi i termini per la risposta degli Uffici alle istanze di interpello, comprese le ipotesi in cui il contribuente abbia presentato documentazione   integrativa   (art.   11,   L.   n. 212/2000; art. 6, D.Lgs. n. 128/2015; art. 2

D.Lgs.   n.   147/2015)   e,   in   particolare,   viene sospeso il termine di 30 giorni previsto per la regolarizzazione delle istanze di interpello su richiesta   dell’Ufficio   (ex   art.   3   D.Lgs.   n. 156/2015).

La sospensione prevista per la risposta alle istanze di interpello si applica anche alle altre attività di consulenza e, in particolare:

  • alle risposte dell’Agenzia alle richieste di adesione al regime di adempimento collaborativo (c.d. “cooperative tax compliance”, art. 7, comma 2, D.Lgs. 128/2015)
  • all’adesione alla procedura di cooperazione e collaborazione rafforzata (art. 1-bis, D.L. 50/2017)
  • alle procedure di ruling internazionale di accordi preventivi per le imprese esercitanti attività internazionale (art. 31-ter, D.P.R. 600/1973) e di rettifica diminutiva del reddito per operazioni tra imprese associate con attività internazionale (art.31-quater, D.P.R. n. 600/1973)
  • alla procedura di ruling relativa al Patent Box (art. 1, commi 37-43, n. 190/2014).

Come disposto dal comma 2 dell’art. 67, dal primo giorno del mese successivo al termine del periodo di sospensione, vale a dire dal 1° giugno 2020, cominciano a decorrere i termini per le risposte degli Uffici alle istanze di interpello di cui sopra, presentate durante il periodo di durata della sospensione.

La presentazione delle istanze di interpello e di consulenza giuridica, durante il periodo di sospensione, è “consentita esclusivamente per via telematica”, mediante l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata (solo per i soggetti non residenti che non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato, è consentito l’inoltro delle istanze alla casella di email div.contr.interpello@agenziaentrate.it).

Sono inoltre sospese, fino alla data del 31 maggio 2020,   le   attività   non   aventi   carattere   di indifferibilità e urgenza consistenti nella risposta degli Enti impositori alle istanze formulate in sede   giudiziale   di   accesso   alla   Banca   Dati dell’Anagrafe Tributaria, compreso l’Archivio dei rapporti finanziari ai sensi degli artt. 492-bis c.p.c,   e   155-quater,   155-quinquies,   155-sexies disp. att. cpc).

Per   espressa   previsione   dell’ultimo   comma dell’art. 67, ai termini di prescrizione e decadenza relativi   all’attività   degli   uffici   degli   enti impositori si applica, l’articolo 12 del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 159.

A fronte della sospensione delle attività degli uffici,   pertanto,   agli   Enti   impositori   viene concessa   una   proroga   generalizzata   dei termini di accertamento di due anni con riferimento   alle   attività   di   controllo   e accertamento in scadenza al 31.12.2020.

L’articolo in esame sembra disporre una sospensione dei termini operante esclusivamente in favore del fisco: il primo comma è esplicito, infatti, nel prevedere la sospensione dei termini relativi alle attività “da parte degli enti impositori”.

È logico dubitare quindi che detta sospensione possa valere per i termini, non processuali, relativi ad attività difensive dei contribuenti come, ad esempio, le osservazioni e le richieste dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura (PVC) delle operazioni da parte degli organi di controllo previste dall’art. 12, comma 7,

  1. 212/2000; ovvero, la produzione di deduzioni difensive ex art. 16, comma 4, D.Lgs. 472/1997.

Deve ritenersi, infine, che le attività connesse ai procedimenti di accertamento con adesione siano escluse dalla applicazione della disposizione in esame.

Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione

L’art. 68 concerne la sospensione dei termini di versamento, in scadenza nel periodo compreso dal 8 marzo al 31 maggio, dei carichi, relativi alle entrate tributarie e non tributarie, affidati all’agente della riscossione.

Nel dettaglio la sospensione riguarda i pagamenti derivanti da:

  • cartelle di pagamento
  • atti di accertamento esecutivi previsti dall’art.

29 D.L. 78/2010 (IVA, imposte sui redditi e IRAP)

  • ingiunzioni ed atti esecutivi emessi dagli Enti Locali (L. 160/2019)
  • atti dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli
  • avvisi di      addebito     emessi      dagli      Enti previdenziali (art. 30 L. 78/2020)
  • ingiunzioni di cui al Regio Decreto 639/1910 emesse dagli enti territoriali.

I versamenti oggetto di sospensione dovranno essere effettuati, senza l’applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, ossia entro il 30 giugno 2020. In caso di versamento nel periodo di sospensione non si procederà, comunque, a rimborso.

L’ultimo capoverso del primo comma richiama l’art.   12   del   DLgs.   159/2015:   nel   periodo compreso tra l’8 marzo ed il 31 maggio 2020, pertanto, sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza in materia di liquidazione, controllo, accertamento, contenzioso e riscossione anche in favore degli agenti della riscossione.

In   assenza   di   esplicito   rinvio   agli   atti   non compresi nell’elenco di cui al primo comma sono escluse dalla sospensione le scadenze dei pagamenti nel periodo dall’8 marzo al 31 maggio 2020 relative a:

  • avvisi inviati dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito del controllo automatizzato ai sensi dell’art. 36 bis DPR 600/1973 e 54 bis DPR 633/1972
  •  derivanti dal controllo formale  ai sensi dell’art.36 ter del DPR 600/1973 (c.d. avvisi bonari)
  • atti di accertamento con adesione ex articoli 7 e 8 del Lgs. 218/1997
  • atti di conciliazione di cui agli articoli da 48 a 48ter del Lgs. 546/1992.Il terzo comma dispone, infine, il differimento al 31 maggio 2020 della rata, scaduta il 28 febbraio scorso, relativa alla cosiddetta rottamazione-ter nonché della rata in scadenza il prossimo 31 marzo 2020 nell’ambito del saldo e stralcio.Si evidenzia che in considerazione delle nuove misure previste dal Decreto Legge “Cura Italia” l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, con un comunicato   del   17   marzo   2020,   ha   dato disposizione per la chiusura dal 18 al 25 marzo dei propri sportelli, presenti su tutto il territorio nazionale,   che   erogano   servizi   al   pubblico. Rimangono invece attivi il servizio online, i servizi   telefonici   e   quelli   di   comunicazioni tramite i canali di posta elettronica. 

    I professionisti di Andersen Tax & Legal Italia sono a Vostra completa disposizione per fornire la più ampia consulenza in merito ai temi evidenziati nella presente circolare.

 

COMUNICATO N.50 DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Trasmettiamo il comunicato stampa n.50 del Ministero dell’Economia e delle Finanze (pubblicato il 13 marzo 202 alle ore 18.40) ad oggetto: “Coronavirus: prorogati termini versamenti fiscali 16 marzo, nuove scadenze e sospensioni in prossimo decreto legge.”

Nel testo allegato si prevede un differimento dei versamenti fiscali con una norma che sarà contenuta nel decreto di prossima adozione da parte del Consiglio dei Ministri.

 Alla luce di quanto sopra esposto sarà nostra premura tenervi tempestivamente informati in merito agli sviluppi.

 Lo Studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

 

Comunicato n.50 Ministero dell’Economia e delle Finanze

 

APLAZAMIENTO DEL INGRESO DE DEUDA TRIBUTARIA PARA PYMES Y AUTÓNOMOS

Mediante la aprobación del Real Decreto-ley 7/2020, de 12 de marzo, el gobierno de España adopta medidas urgentes para intentar responder al impacto económico del COVID-19.

En este real decreto cabe destacar el artículo 14, que tiene como objetivo otorgar una moratoria en el pago de sus impuestos a los Autónomos y las PYMES en los siguientes términos:

Artículo 14. Aplazamiento de deudas tributarias.

  1. En el ámbito de las competencias de la Administración tributaria del Estado, a los efectos de los aplazamientos a los que se refiere el artículo 65 de la Ley 58/2003, de 17 de diciembre, General Tributaria, se concederá el aplazamiento del ingreso de la deuda tributaria correspondiente a todas aquellas declaraciones-liquidaciones y autoliquidaciones cuyo plazo de presentación e ingreso finalice desde la fecha de entrada en vigor del presente real decreto-ley y hasta el día 30 de mayo de 2020, ambos inclusive, siempre que las solicitudes presentadas hasta esa fecha reúnan los requisitos a los que se refiere el artículo 82.2.a) de la Ley anterior.
  1. Este aplazamiento será aplicable también a las deudas tributarias a las que hacen referencia las letras b), f) y g) del artículo 65.2 de la Ley 58/2003, de 17 de diciembre, General Tributaria.
  1. Será requisito necesario para la concesión del aplazamiento que el deudor sea persona o entidad con volumen de operaciones no superior a 6.010.121,04 euros en el año 2019.
  1. Las condiciones del aplazamiento serán las siguientes:
  2. El plazo será de seis meses.
  3. No se devengarán intereses de demora durante los primeros tres meses del aplazamiento.

A su vez, la agencia tributaria detalla en su página web que “Los plazos en los procedimientos tributarios van a ser ampliados mediante un cambio normativo inminente. No se preocupe si tiene un trámite pendiente. En tanto se aprueba el cambio normativo la Agencia es consciente de la situación y no considerará incumplido el plazo”.

Estas medidas de carácter económico mediante Real Decreto-ley ha sido avalada por el Tribunal Constitucional siempre que concurra una motivación explícita y razonada de la necesidad entendiendo por tal que la coyuntura económica exige una rápida respuesta.

Estamos a su disposición para cualquier duda o aclaración.

STUDIO NICOLINI

Call-off stock intra-Ue nuove regole dal 1^ gennaio 2020

dott. Goffredo Bonasi

Importante novità,  introdotta a partire dal 1° gennaio 2020  con l’entrata in vigore della Direttiva Ue n.1910/2018,  riguarda  il contratto di call-off stock. Si  infatti che l’invio da parte di un soggetto di un bene della propria impresa in un altro Stato UE sulla base di un contratto di call-off stock non è più assimilato a una cessione effettuata a titolo oneroso, imponibile a IVA, a patto che il trasferimento del potere di disporre delle merce come proprietario avvenga entro 12 mesi dall’arrivo dei beni nello Stato di destinazione.

 

Scopo  principale della nuova regola della UE  è quello di evitare al fornitore in call-off stock di dover aprire una posizione IVA nel Paese in cui vengono trasportate le merci . Fino al 31 dicembre 2019  tale operazione richiedeva infatti , in alcuni Stati membri, l’apertura di una posizione Iva nello Stato di arrivo della merce, per il trasferimento dei beni in conto vendita.

 

In sintesi con l’accordo di call-off stock i beni vengono spediti o trasportati da un soggetto , o da un terzo che agisce per suo conto, verso un altro Stato membro dell’Unione Europea , in previsione di una cessione, in una fase successiva e dopo il loro arrivo, a un altro soggetto passivo che ha il diritto di acquisire la proprietà di tali beni, in conformità di un accordo esistente tra i due soggetti passivi. Pertanto, al momento della spedizione dei beni verso l’altro Stato membro, il cedente conosce quindi già l’identità dell’acquirente al quale tali beni saranno ceduti

 

L’ Italia ha già adottato tale sistema anche se  a livello comunitario, tale semplificazione, , non era riconosciuta da tutti i Paesi della UE (esempio Germania), determinando un’applicazione difforme delle norme che, tramite la citata Direttiva 2018/1910/UE dovrebbe risolversi definitivamente per tutti gli stati con effetto 1° gennaio 2020.

 

Condizione essenziale quindi perché si possa concretizzare il beneficio del call-off stock è che dopo il loro arrivo nello stato di destinazione i  beni saranno ceduti ad un altro soggetto passivo il quale, in forza dell’accordo esistente tra le parti, ha il diritto di acquisirne la proprietà.

 

Il  beneficio di call-off stock viene meno nelle seguenti casistiche:

 

  • alla scadenza dei 12 mesi dopo l’arrivo dei beni a destinazione, se il call-off stock non è esercitato;
  • se i beni sono ceduti ad un soggetto diverso da quello al quale erano destinati in call-off stock se i beni sono inviati in un altro Stato membro ovvero ceduti all’esportazione;

se i beni sono distrutti, smarriti o rubati.

BAKER MCKENZIE

Istruzioni operative per la fruizione del congedo di maternità interamente dopo il parto

di Sergio Antonelli e Francesco Cattaneo

Con la circolare n. 148 del 12 dicembre 2019, l’INPS è intervenuto a fornire indicazioni partiche in merito alla facoltà per le lavoratrici madri, introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, di astenersi dal lavoro esclusivamente a seguito del parto, fruendo in tal modo dell’intero periodo di congedo di maternità entro i cinque mesi successivi all’evento, in alternativa alla tradizionale modalità di fruizione secondo la formula dei due mesi ante partum e tre mesi post partum.

La scelta di avvalersi di tale facoltà dovrà essere effettuata dalla lavoratrice direttamente al momento della presentazione della domanda telematica di indennità di maternità selezionando la relativa opzione e subordinatamente all’invio all’INPS della necessaria documentazione sanitaria.

La lavoratrice gestante dovrà ottenere la suddetta documentazione sanitaria durante il settimo mese di gravidanza e da questa dovrà risultare esplicitamente l’assenza di pregiudizi alla salute della madre e del nascituro sino alla data presunta del parto oppure sino alla data effettiva dell’evento, qualora questo dovesse prodursi successivamente alla prima. Occorre dunque tenere presente come, qualora la certificazione attesti l’assenza di pregiudizi alla salute della lavoratrice gestante e del nascituro con esclusivo riferimento alla data presunta del parto e l’evento si produca successivamente ad essa, ciò consentirà alla madre di prestare attività lavorativa esclusivamente sino al giorno precedente alla data presunta del parto e non oltre, con conseguente decorrenza del congedo di maternità a partire dalla data presunta per i successivi cinque mesi. Al fine di scongiurare tale ipotesi, sarà sufficiente che nella certificazione compaia la dicitura “fino all’evento del parto“.

Eccezionalmente, la fruizione di un periodo di malattia antecedentemente al parto, esclude la possibilità di fruire dell’opzione in parola poiché la malattia della lavoratrice futura madre è idonea a superare la valutazione di non nocività dell’attività lavorativa precedentemente svolta dal medico certificante.

Parimenti l’esercizio della facoltà in parola risulta precluso a:

– la lavoratrice gestante che all’inizio del periodo di congedo per maternità non stia prestando attività lavorativa (perché sospesa, assente o disoccupata) e a cui sia stato riconosciuto il congedo per maternità in accordo con il prolungamento del diritto alla corresponsione del trattamento economico;

– la lavoratrice gestante che sia stata interdetta dal lavoro poiché le condizioni di lavoro o ambientali in cui opera sono state giudicate pregiudizievoli alla sua salute o a quella del nascituro;

– la lavoratrice gestante che sia adibita a mansioni vietate alle lavoratrici in stato di gravidanza e che non possa essere destinata a mansioni diverse;

– la lavoratrice gestante che sia stata interdetta dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, per la quale continuino a sussistere i motivi dell’interdizione all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza;

– la lavoratrice gestante cui sia stata interrotta la fruizione della flessibilità.

Le diverse cause di esclusione della facoltà di scelta della futura madre appena elencate, nonché quanto previsto in caso di malattia a ridosso del parto, rafforzano il carattere precauzionale della norma, tradito già dal dato letterale della stessa. Emerge infatti come la salvaguardia della salute della futura madre così come del nascituro, si ponga quale argine alla maggiore flessibilità che la norma stessa intende offrire alla lavoratrice nella gestione del proprio congedo di maternità. A fronte della volontà del legislatore di aderire alle esigenze personali della madre che preferisca usufruire del congedo di maternità in un’unica soluzione post-parto, l’INPS ha chiarito che tali esigenze devono necessariamente soccombere ogni qual volta risultino in contrasto con il benessere della lavoratrice o del nascituro.


 

BC&

Il patto di famiglia

di Sandro Sclafani

Nel seguente articolo intendiamo fornire una breve panoramica in merito al cosiddetto “Patto di Famiglia”, un importante strumento giuridico introdotto dal Legislatore nel nostro ordinamento attraverso la Legge 14 febbraio 2006 n. 55 (Artt. 768-bis e ss. del Codice Civile).
Tale istituto è stato introdotto per agevolare il “passaggio generazionale” nelle aziende italiane, che assai frequentemente hanno una struttura familiare.

Caratteristiche del Patto di Famiglia
Il Patto di Famiglia è un contratto previsto dal Codice Civile con il quale un soggetto titolare di un’impresa o di partecipazioni societarie, trasferisce (in tutto o in parte) l’azienda o le partecipazioni societarie a uno o più discendenti.
In pratica, il Patto di Famiglia “anticipa” la successione dell’imprenditore, consentendo il “passaggio generazionale” all’interno dell’impresa stessa garantendone così la continuità d’impresa. Viene pertanto assicurato il trasferimento del bene produttivo (l’azienda) salvaguardando al tempo stesso l’unità familiare.
Il Patto di Famiglia non è un testamento, ma è il contratto con cui un imprenditore “anticipa” la propria successione per quanto riguarda il trasferimento della proprietà dell’azienda ai discendenti, in quanto l’effetto traslativo si realizza immediatamente, in previsione della propria successione, nell’ottica della continuità di impresa.
Il Patto di Famiglia costituisce un importante strumento nel nostro panorama giuridico, poiché introduce un’espressa deroga legislativa al divieto dei patti successori ex art. 458 del Codice Civile (i.e. la norma secondo la quale non producono alcun effetto – sono nulli – gli accordi che hanno ad oggetto la disposizione dei diritti ereditari provenienti da una successione non ancora aperta: esempio A vende a B la quota di eredità del proprio padre C, ancora in vita).

Ambito di applicazione
Il Patto di Famiglia è un contratto da redigersi, a pena di nullità, per atto pubblico (da stipularsi pertanto innanzi al Notaio). All’atto notarile partecipano, oltre all’imprenditore e ai figli beneficiari (detti anche “assegnatari”), necessariamente anche: a. il coniuge dell’imprenditore stesso; b. tutti quei soggetti che avrebbero la qualifica di legittimari se, in quel momento, si aprisse la successione testamentaria dell’imprenditore (in sostanza, tutti coloro che sarebbero eredi di diritto se l’imprenditore morisse in quello stesso istante).
Pur non prevedendo, l’art. 768-ter, la presenza dei testimoni, ma essendo il Patto di Famiglia un atto pubblico, si ritiene indispensabile secondo un’interpretazione prudenziale, la presenza di testimoni. Il coniuge e i legittimari hanno diritto a percepire, dai figli assegnatari, una somma a titolo di liquidazione del valore delle quote di legittima (in alternativa, la liquidazione può avvenire in natura, ossia ricevendo alcuni beni al posto del denaro): quanto ricevuto viene imputato alla quota di legittima. Si tratta, insomma, di un “anticipo” dell’eredità. La liquidazione può avvenire anche con un contratto successivo, purché collegato al Patto di Famiglia e con la presenza degli stessi partecipanti.

Quando si può impugnare il Patto di Famiglia
Il contratto di Patto di Famiglia è impugnabile, anche se non facilmente. Prima di descrivere i casi in cui il Patto di Famiglia può essere sottoposto al vaglio del Giudice, è bene ricordare che il ricorso al Giudice deve essere necessariamente preceduto da un procedimento di mediazione (la c.d. mediaconciliazione). Tale tentativo deve svolgersi dinnanzi a un ente di conciliazione che abbia ottenuto il riconoscimento presso il Ministero della Giustizia, con la necessaria assistenza da parte di un avvocato. Ciò premesso, va osservato, in primo luogo, quanto ricevuto dal coniuge e dai legittimari non può essere oggetto di collazione o di un’azione di riduzione. In secondo luogo, se il Patto di Famiglia è stato stipulato approfittando di un “vizio del consenso” (ex artt. 1427 e ss., ossia se qualcuno era in errore, o è stato costretto a sottoscrivere il patto con violenza o con l’inganno), ai sensi dell’art. 768-quinquies l’azione di annullamento del patto è possibile ed è concessa a ciascun partecipante (quindi non solo esperibile da parte del coniuge o dei legittimari, ma anche da parte dell’imprenditore o dei figli assegnatari) e si prescrive nel termine di un anno. Ancora, se il coniuge o alcuni legittimari non partecipano al Patto di Famiglia e poi effettivamente l’imprenditore muore, essi possono chiedere ai figli assegnatari la corresponsione della somma dovuta a titolo di liquidazione più gli interessi legali: se i figli non versano tale somma, il Patto di Famiglia può essere impugnato, ma di nuovo entro il termine di un anno.

Come si può sciogliere o modificare il patto di famiglia
Il Patto di Famiglia può essere sciolto o modificato, in due modi: a. con un nuovo Patto di Famiglia; b. se il patto stesso lo prevede, con una dichiarazione di recesso da parte di un partecipante a cui segue una dichiarazione delle altre persone certificata dal Notaio.
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È necessario che allo scioglimento o alla modifica partecipino tutte le persone che avevano preso parte al primo Patto di Famiglia.

Possibili benefici fiscali
Sono previste interessanti agevolazioni fiscali in presenza di trasferimento di partecipazioni nell’ambito di un Patto di Famiglia.
In generale, il trasferimento delle partecipazioni dal disponente al discendente assegnatario sconta l’imposta sulle donazioni, con le seguenti modalità:
• 4% se a favore del coniuge e dei parenti in linea retta (con franchigia di € 1.000.000 per ciascun beneficiario);
• 6% se a favore di altri parenti fino al 4° grado e degli affini in linea retta o collaterale (entro il 3° grado).
In presenza di determinati presupposti, i trasferimenti delle partecipazioni sono riconducibili tra quelli non soggetti ad imposta. In particolare, è prevista l’esenzione nel caso vengano soddisfatti i seguenti requisiti:
• gli assegnatari devono proseguire l’esercizio dell’impresa o detenere il controllo per almeno 5 anni (mediante rilascio di apposita dichiarazione all’atto del trasferimento);
• il trasferimento delle quote o delle azioni in società di capitali deve consentire di acquisire o integrare il controllo ex art. 2359, comma 1, n. 1 , del Codice Civile.

Conclusioni
Il Patto di Famiglia rappresenta, pertanto, un’interessante opportunità messa a disposizione dal Legislatore al fine di conciliare il diritto dei legittimari / eredi con l’esigenza dell’imprenditore di garantire stabilità all’attività imprenditoriale, nonché una successione non aleatoria ai propri discendenti, dando così spazio all’autonomia privata nel superare il divieto dei patti successori al fine di garantire e tutelare la dinamicità dell’impresa evitando potenziali contestazioni in sede di eredità, e potendo altresì beneficiare di importanti agevolazioni fiscali in presenza di determinati requisiti.

NICOLINI COMMERCIALISTI ASSOCIATI

Piattaforme di marketplace: invio dei dati entro il 31 ottobre 2019

di Goffredo Bonasi

Tra le novità del  “Decreto crescita “ ( D.L. 34/2019)  convertito con Legge 58/2019,   è prevista una comunicazione telematica a carico dei gestori di marketplace ( residenti in Italia e non ) ossia quei soggetti che gestiscono le piattaforme elettroniche (non quelli che la utilizzano) e che intervengono nell’operazione facilitando tutto il processo di compravendita con il consumatore finale.  Sono quindi esclusi dall’obbligo di comunicazione i soggetti che utilizzano la piattaforma elettronica per effettuare l’attività di e.commerce.

I soggetti non residenti nel territorio dello Stato, se non dispongono di una stabile organizzazione in Italia,  devono identificarsi direttamente ( operatori UE) oppure avvalersi di un rappresentante fiscale residente in Italia per adempiere all’obbligo della comunicazione.

La comunicazione,  che avrà cadenza trimestrale,  dovrà contenere tutta una serie di dati relativi ai fornitori dei beni venduti attraverso l’interfaccia elettronica di marketplace (anagrafica del singolo fornitore italiano od estero, numero unità vendute in Italia, ammontare prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita).

L’ambito oggettivo delle operazioni oggetto di monitoraggio da parte delle autorità fiscali italiane sono le vendite a distanza di beni importati o già presenti all’interno dell’Unione Europea

La prima scadenza della comunicazione è il 31 ottobre 2019 e l’invio dei dati dovrà avvenire attraverso i canali telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

L’omessa presentazione della comunicazione o l’invio incompleto dei dati comporta in capo al gestore la qualifica di debitore di imposta esponendosi alle conseguenze sanzionatorie previste dalla normativa dell’IVA italiana.

Lo Studio rimane a disposizione per gli approfondimenti sull’argomento.

BAKER MCKENZIE

Circolare n. 5 del 28 febbraio 2019, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL)

Indici dello sfruttamento lavorativo: ecco le indicazioni dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

Con la pubblicazione della Circolare n. 5 del 28 febbraio 2019, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha reso note le Linee guida per l’attività di vigilanza in materia di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”.

La finalità delle Linee guida è quella di dare un contributo alle attività di indagine svolte dal personale ispettivo, in relazione a due fattispecie criminose:

  1. intermediazione illecita, con cui si punisce chiunque “recluta” manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizione di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
  2. sfruttamento lavorativo, con cui si punisce penalmente chiunque utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante la citata attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

L’INL individua quali elementi costitutivi di entrambe le fattispecie:

(i) lo sfruttamento lavorativo, e

(ii) l’approfittamento dello stato di bisogno del lavoratore, che si identifica con la strumentalizzazione a proprio favore della situazione di debolezza della persona che diviene così la vittima del reato.

Proprio in relazione all’ultima figura di incriminazione, l’INL ha provveduto a definire eventuali indici utili all’ispettore per individuare, durante un accertamento, ipotesi di sfruttamento lavorativo. A tal riguardo, si fa riferimento a:

  1. reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi o comunque sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
  2. reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
  3. sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
  4. sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

Alla luce di quanto sopra, l’INL si premura di specificare che, benché nel sentire comune il reato in questione sia spesso associato unicamente alle attività agricole, non manca di prospettare il possibile ricorso ad esso anche in altri settori. Un esempio è quello dei servizi, da parte di alcune imprese che realizzano forme di intermediazione illecita con vantaggi in termini di abbattimento abnorme dei costi di lavoro a danno dei lavoratori coinvolti e degli stessi istituti assicurativi e previdenziali.

Infine, nel caso in cui gli indici di sussistenza dello sfruttamento lavorativo non diano evidenza dell’elemento della “reiterazione”, integrante la fattispecie più grave penalmente rilevante, l’INL ricorda che esiste un presidio sanzionatorio amministrativo e a tal riguardo potrà attivare la procedura sanzionatoria amministrativa.

BC&

(Nuovi) adempimenti comunicativi per le holding industriali

di Sandro Sclafani

Con il D.Lgs. 142/2018 (decreto ATAD) sono state introdotte importanti novità normative, in vigore già dal 2018, di cui sono destinatari, tra gli altri, i soggetti che esercitano in via prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in soggetti diversi dagli intermediari finanziari (pertanto, anche le c.d. “holding industriali”).

In particolare, con riferimento agli elementi di novità che riguardano le holding industriali, il succitato decreto ha:

  1. distinto le “holding industriali” (annoverabili tra le c.d. “società di partecipazione non finanziaria”), destinatarie delle disposizioni fiscali ordinarie così come qualsiasi altra impresa commerciale – con esclusione, ovviamente, per la determinazione della base imponibile IRAP – dalle “holding finanziarie”, destinatarie di disposizioni normative speciali alla stregua degli intermediari finanziari.
  2. uniformato, ai fini fiscali, le modalità con cui verificare l’esercizio in via prevalente dell’attività di assunzione di partecipazioni in soggetti diversi dagli intermediari finanziari.
  3. apportato alcune importanti modifiche di coordinamento alle disposizioni tributarie vigenti, tra cui l’art. 10, co. 10, del D.lgs. n. 141/2010 che (da sempre) estende alle holding industriali gli obblighi di comunicazione all’apposita sezione dell’Anagrafe Tributaria, denominata Archivio dei rapporti finanziari, di cui all’art. 7, co. 6, del DPR 605/1973.

Riportiamo di seguito l’approfondimento dei punti sopra indicati.

Holding “industriali”

Ai fini fiscali, rientrano nella prima categoria i soggetti che:

  • esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in soggetti diversi dagli intermediari finanziari. In altri termini, si tratta delle società che svolgono come attività principale la detenzione di partecipazioni in società industriali e commerciali di servizi (c.d. “holding industriali”);
  • soggetti che svolgono attività finanziarie non nei confronti del pubblico se inclusi in un gruppo di soggetti che svolgono prevalentemente attività di tipo industriale e commerciali

La verifica dell’obbligo

La prevalenza dell’assunzione di partecipazioni in soggetti diversi dagli intermediari finanziari si verifica quando, in base ai dati del bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio chiuso, l’ammontare complessivo delle partecipazioni in detti soggetti e altri elementi patrimoniali intercorrenti con i medesimi, unitariamente considerati, sia superiore al 50% del totale dell’attivo patrimoniale.

La comunicazione all’archivio dei rapporti finanziari

Tale ultimo aspetto merita opportuni approfondimenti. Infatti, mentre la norma previgente condizionava l’obbligo di comunicazione all’Archivio dei rapporti qualora fossero stati raggiunti, oltre al requisito patrimoniale anche uno reddituale (per farla breve, ricavi e altri proventi derivanti dalle partecipazioni > 50% del totale) entrambi da verificare negli ultimi 2 esercizi chiusi, oggi tale condizione risulta meno stringente.  

A partire, infatti, dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, per ricadere nell’obbligo di comunicazione, sono sufficienti:

  1. valore partecipazioni > 50 % attivo patrimoniale;
  2. verifica dell’unico requisito sopra citato, solamente in relazione ai dati del bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio chiuso.

Alla luce delle intervenute modifiche, quindi, si estende la platea dei soggetti obbligati all’adempimento comunicativo di cui all’art. 7, co. 6, del DPR 605/1973, già a partire da quest’anno (2019).

I CHIARIMENTI DI ASSOHOLDING

Al riguardo, tuttavia, torna utile quanto osservato da Assoholding con la Circolare n. 6/2010 a commento dell’art. 10, co. 10, del D.lgs. 141/2010 previgente, secondo cui “gli obblighi comunicativi non sorgeranno fino a che non emerge il momento generatore dell’obbligo, rappresentato dalla data della delibera di approvazione del bilancio del secondo esercizio consecutivo che presenta i dati richiesti”.
Seguendo la medesima ratio, nel rispetto della nuova lettera normativa, potrebbe considerarsi che, in relazione all’ultimo esercizio chiuso (2018 per i soggetti solari) il momento impositivo nasce non prima dell’approvazione del relativo bilancio. In effetti, il D.Lgs. 142/2018, pubblicato in G.U. il 28/12/18, è vigente al 12 gennaio 2019, in corrispondenza di tale data, per i soggetti solari, l’ultimo esercizio chiuso era indubbiamente il 2018 ma con bilancio non ancora approvato.
Si potrebbe, quindi, concludere che, ancorché l’art. 13, del D.lgs. 142/2018 preveda espressamente che le novità oggetto del presente contributo si applichino già a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, la prima comunicazione all’Archivio rapporti possa essere effettuata alla fine del mese successivo a quello di approvazione del bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2018, quindi, ad esempio, al 31 maggio 2019 per i bilanci approvati ad aprile 2019.

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 9647 del 19/01/07 sono state dettate le modalità e i termini di comunicazione dei dati all’Anagrafe Tributaria, ai sensi dell’art. 7, co. 6, DPR 605/1973 e con i successivi provvedimenti prot. n. 31934 del 29/02/08 e prot. n. 18269 del 10/02/15, sono state fornite alcune disposizioni integrative. Per un esaustivo approfondimento dei presupposti per l’adempimento all’obbligo si rimanda alla lettura dei sopracitati provvedimenti, mentre nel prosieguo si delineano alcune principali caratteristiche.

BC&Cattura

Con riferimento specifico alle holding di partecipazioni, l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 18/E del 04/04/07, ha precisato che i principali rapporti da comunicare sono quelli aventi ad oggetto:

  • le partecipazioni;
  • i finanziamenti ricevuti dai soci della holding e quelli effettuati dalla holding alle società partecipate;
  • i prestiti obbligazionari, sia quelli emessi dalla holding e sottoscritti da terzi, sia quelli emessi dalle partecipate o da terzi, e sottoscritti dalle holding medesime;
  • il cd. “cash pooling”;
  • il rilascio di garanzie a terzi a favore di società partecipate e il rilascio di garanzie da parte di terzi nell’interesse della holding a favore dell’intermediario presso cui viene acceso il rapporto di finanziamento (fatta eccezione per le garanzie già comprese nel contratto stesso di finanziamento).

Si consideri poi che, se dovessero valere (come è presumibile che sia), i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con il provvedimento direttoriale prot. n. 37561 del 25/3/13, come integrato con i Provvedimento prot. n. 18269 del 10/2/15, 73782 del 28/5/15, 13352 del 25/1/16 tali soggetti destinatari dell’art. 10, co. 10, D.lgs. 141/2010, sarebbero anche assoggettati all’adempimento della Comunicazione integrativa annuale all’archivio dei rapporti finanziari, di cui all’art. 11, co. 2, D.L. 201/2011, la cui scadenza è prevista entro il 15 febbraio di ogni anno. Come espressamente chiarito dall’Agenzia delle Entrate, la comunicazione integrativa annuale non sostituisce quella prevista dai provvedimenti prot. n. 9647/07 e n. 31394/08. Anche in questo caso si invitano gli interessati a prender visione del sopracitato provvedimento, mentre nel seguito si indicheranno alcuni dei principali tratti caratteristici.

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