Principali novità in materia fiscale e di agevolazioni del c.d. decreto “Sostegni-bis”

1 PREMESSA

Con il DL 25.5.2021 n. 73 (c.d. decreto “Sostegni-bis”), pubblicato sulla G.U. 25.5.2021 n. 123, sono state emanate ulteriori misure urgenti per imprese, operatori economici, lavoratori e famiglie a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus (COVID-19).

Il DL 73/2021 è entrato in vigore il 26.5.2021, giorno successivo alla sua pubblicazione. Tuttavia, per numerose disposizioni sono previste specifiche decorrenze.

Di seguito vengono analizzate le principali novità contenute nel DL 73/2021 in materia fiscale e di agevolazioni.

Il DL 73/2021 è in corso di conversione in legge e le relative disposizioni sono quindi suscettibili di modifiche ed integrazioni.

 

2 CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

L’art. 1 del DL 73/2021 prevede un nuovo contributo a fondo perduto per i soggetti titolari di partita IVA, articolato sostanzialmente in tre componenti:

• un contributo “automatico” pari a quello dell’art. 1 del DL 41/2021 (“Sostegni”);
• se più conveniente, un contributo “alternativo” calcolato su un diverso periodo di riferimento;
• un ulteriore contributo, con finalità perequativa, legato al risultato economico d’esercizio.

2.1 CONTRIBUTO “AUTOMATICO”

Il contributo “automatico” è riconosciuto ai soggetti che:

• hanno la partita IVA attiva al 26.5.2021 (data di entrata in vigore del DL 73/2021);
• hanno presentato l’istanza e ottenuto il riconoscimento del contributo a fondo perduto di cui all’art. 1 del DL 41/2021 (e che non abbiano indebitamente percepito o che non abbiano restituito tale contributo).

Il nuovo contributo:

• spetta in misura pari a quello già riconosciuto dall’art. 1 del DL 41/2021;
• è corrisposto dall’Agenzia delle Entrate con la stessa modalità scelta per il precedente (accredito diretto o credito d’imposta da utilizzare in compensazione nel modello F24), senza necessità di presentare alcuna istanza.

2.2 CONTRIBUTO “ALTERNATIVO”

In alternativa al contributo automatico, è possibile beneficiare di un contributo calcolato su un differente periodo temporale.

Soggetti beneficiari

Tale contributo spetta ai soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione (o producono reddito agrario), titolari di partita IVA (attiva al 26.5.2021), residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, a condizione che:

• i ricavi/compensi 2019 non siano superiori a 10 milioni di euro;
• l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dall’1.4.2020 al 31.3.2021 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dall’1.4.2019 al 31.3.2020.

Modalità di riconoscimento

Il contributo è riconosciuto previa presentazione di un’apposita istanza telematica all’Agenzia delle Entrate, le cui modalità e termini di presentazione saranno stabiliti con un apposito provvedimento. Per i soggetti obbligati alle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA, l’istanza può essere presentata solo dopo la presentazione della comunicazione riferita al primo trimestre 2021.

Il contributo, a scelta del contribuente, può essere alternativamente riconosciuto:

• direttamente tramite bonifico da parte dell’Agenzia delle Entrate;
• sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione mediante il modello F24.

2.3 CONTRIBUTO “PEREQUATIVO”

Viene previsto un ulteriore contributo a fondo perduto con finalità perequativa, subordinato all’autorizzazione della Commissione europea.

Tale contributo spetta a condizione che vi sia un peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020 rispetto a quello del periodo d’imposta in corso al 31.12.2019, in misura pari o superiore a una percentuale che sarà definita con un apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’ammontare di tale contributo è determinato applicando alla differenza tra i suddetti risultati economici d’esercizio (al netto di tutti i contributi a fondo perduto ricevuti) una percentuale che sarà definita da un prossimo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il contributo è riconosciuto previa presentazione di un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, il cui contenuto e termini di presentazione saranno definiti con un successivo provvedimento. L’istanza potrà tuttavia essere trasmessa solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020 sia presentata entro il 10.9.2021.

 

3 CREDITO D’IMPOSTA PER I CANONI DI LOCAZIONE AD USO NON ABITATIVO – PROROGA ED ESTENSIONE

L’art. 4 del DL 73/2021 interviene sul credito d’imposta per i canoni di locazione di immobili ad uso non abitativo, che viene:

• da un lato, prorogato per altre 3 mensilità (fino al 31.7.2021), per i soggetti cui già spettava fino al 30.4.2021 ai sensi dell’art. 28 co. 5 del DL 34/2020;
• dall’altro, ulteriormente esteso, per i mesi da gennaio 2021 a maggio 2021, a nuove condizioni, ad altri soggetti.

 

4 CREDITO D’IMPOSTA PER INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI MATERIALI – POSSIBILITÀ DI UTILIZZO IN UN’UNICA SOLUZIONE

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali di cui alla L. 178/2020 può essere utilizzato in compensazione nel modello F24 in un’unica quota annuale anche dai soggetti con ricavi o compensi pari o superiori a 5 milioni di euro che effettuano, nel periodo 16.11.2020-31.12.2021, investimenti in beni strumentali materiali “ordinari”.

 

5 SOSPENSIONE DELLE ATTIVITÀ ESECUTIVE E CAUTELARI

Dall’8.3.2020 al 30.6.2021 sono sospese le attività esecutive (pignoramenti) nonché cautelari (fermi e ipoteche). Rimangono validi i pignoramenti e le altre misure eventualmente già disposte.

 

6 ESENZIONE PER I CAPITAL GAIN SU PARTECIPAZIONI IN START UP E PMI INNOVATIVE

L’art. 14 del DL 73/2021 ha introdotto un regime di esenzione per le plusvalenze ex artt. 67 e 68 del TUIR, sia “qualificate” che “non qualificate”, realizzate dalle sole persone fisiche, derivanti dalla:

• cessione di partecipazioni al capitale di start up innovative (art. 25 co. 2 del DL 179/2012) acquisite mediante sottoscrizione del capitale dall’1.6.2021 al 31.12.2025 e possedute per almeno 3 anni;
• cessione di partecipazioni al capitale di PMI innovative (art. 4 del DL 3/2015) acquisite mediante sottoscrizione del capitale dall’1.6.2021 al 31.12.2025 e possedute per almeno 3 anni;
• cessione di partecipazioni in società, di persone (escluse le società semplici) e di capitali, residenti o non residenti, qualora entro un anno dal loro conseguimento, le plusvalenze siano reinvestite in start up innovative o in PMI innovative, mediante la sottoscrizione del capitale sociale entro il 31.12.2025.

In questi casi, quindi, non si applica l’imposta sostitutiva del 26%, di cui all’art. 5 co. 2 del DLgs. 461/97, sulla plusvalenza eventualmente realizzata.

6.1 AMBITO DI APPLICAZIONE

La disposizione in commento si applica alle plusvalenze su partecipazioni che rientrano tra i redditi diversi di cui agli artt. 67 e 68 de TUIR, ma è destinata alle sole persone fisiche. Sono, quindi, escluse dalla disciplina agevolativa le società semplici, gli enti non commerciali ed i soggetti equiparati.

6.2 AUTORIZZAZIONE DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

L’efficacia dell’esenzione delle plusvalenze su partecipazioni detenute in start up e PMI innovative è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.Si sottolinea che la nuova percentuale è applicabile per la sola annualità 2021.

 

7 MISURE PER IL SOSTEGNO ALLA LIQUIDITÀ DELLE IMPRESE

L’art. 13 del DL 73/2021 proroga al 31.12.2021 i regimi di Garanzia SACE e del Fondo di Garanzia PMI, rimodulandone l’operatività per favorire una graduale riduzione delle misure.

7.1 GARANZIA SACE

Il regime di Garanzia SACE è prorogato al 31.12.2021 per:

• finanziamenti alle imprese (art. 1 co. 1 del DL 23/2020);
• portafogli di finanziamenti alle imprese (art. 1 co. 13 del DL 23/2020);
• prestiti obbligazionari o altri titoli di debito emessi dalle imprese con classe di rating almeno pari a BB- o equivalente (art. 1 co. 14-bis del DL 23/2020); se la classe di rating è inferiore a BBB-, i sottoscrittori originari dei prestiti obbligazionari o dei titoli di debito si obbligano a mantenere una quota pari almeno al 15% (anziché al 30%, come disponeva la precedente formulazione) del valore dell’emissione per l’intera durata della stessa. La modifica si applica anche alle operazioni in essere alla data del 26.5.2021;
• misure a sostegno della liquidità delle imprese di medie dimensioni (art. 1-bis.1 del DL 23/2020). Per queste è prevista l’eliminazione del divieto di distribuzione dei dividendi e di riacquisto di azioni.

Per le garanzie disposte dall’art. 1 co. 1 e 1-bis del DL 23/2020, il termine massimo di durata delle nuove operazioni è innalzato a 10 anni, previa notifica e autorizzazione della Commissione europea. I finanziamenti già garantiti di durata non superiore a 6 anni possono essere estesi o sostituiti con nuovi finanziamenti di durata fino a 10 anni.

7.2 FONDO DI GARANZIA PMI

La garanzia prestata dal Fondo di Garanzia PMI è prorogata al 31.12.2021. Dall’1.7.2021 la garanzia opererà con le seguenti modalità:

• le garanzie per operazioni di valore superiore ai 30.000,00 euro (art. 13 co. 1 lett. c) del DL 23/2020) sono concesse nella misura massima dell’80% (anziché del 90%);
• il termine massimo di durata delle operazioni che fruiscono del regime di intervento straordinario è innalzato a 120 mesi, previa notifica e autorizzazione della Commissione europea. La misura si applica anche alle operazioni già garantite, salve le necessarie autorizzazioni e nel rispetto del limite massimo di 120 mesi di durata dell’operazione;
• le garanzie per operazioni fino a 30.000,00 euro (art. 13 co. 1 lett. m) del DL 23/2020) sono ridotte dal 100% al 90% e potrà essere applicato un tasso di interesse diverso. La garanzia opera anche in favore degli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

 

8 GARANZIA FINANZIAMENTI A MEDIO-LUNGO TERMINE PER PROGETTI DI RICERCA E
SVILUPPO E PROGRAMMI DI INVESTIMENTO

L’art. 12 del DL 73/2021 introduce una nuova garanzia per favorire l’accesso delle imprese, con un numero di dipendenti non superiore a 499, a nuovi finanziamenti a medio lungo termine, in cui almeno il 60% sia finalizzato a realizzare progetti di ricerca, sviluppo e innovazione o programmi di investimenti.

Recupero transfrontaliero dei crediti: entra in vigore il D.Lgs. 152/2020

Il 1° dicembre 2020 è entrato in vigore il D.Lgs n. 152/2020 che ha adeguato la legge italiana al Reg. (UE) n. 655/2014, che istituisce una procedura per l’ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti bancari. Tale procedura è volta a facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale.

Uno degli aspetti previsti dal Reg. (UE) n. 655/2014 che contribuisce ad agevolare il sequestro conservativo sui conti bancari, e dunque il recupero del credito, riguarda l’emanazione dell’ordinanza di sequestro. Quest’ultima, infatti, è emanata inaudita altera parte dal giudice dello Stato membro competente per il merito e viene notificata e, così, eseguita nei confronti della banca presso cui il debitore detenga conti correnti e depositi, superando i confini dello Stato membro di emanazione e producendo un “effetto sorpresa”, affinché costui non si affretti a trasferire altrove i suoi valori mobiliari.
Il citato decreto legislativo integra le previsioni del Reg. (UE) 655/2014 adeguando l’ordinamento normativo italiano a quello europeo.

Tra le principali novità disposte dal suddetto D.Lgs.,vi è quella prevista dall’articolo 3 per cui per acquisire le informazioni sui conti bancari occorre rivolgersi al Presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, il quale dispone la ricerca di tali informazioni con le modalità telematiche di cui all’art. 492-bis c.p.c. (ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare). Ciò differenzia il sequestro conservativo in questione da quello classico (art. 671 c.p.c.) in cui il problema di identificare le banche e i conti si pone in sede di esecuzione del sequestro e non già al momento della sua autorizzazione. Per superare la lacuna informativa, il Reg. (UE) 655/2014 consente di richiedere all’autorità giudiziaria di ottenere le informazioni da parte delle autorità preposte nello Stato membro dell’esecuzione.

Da segnalare, inoltre, l’articolo 5 del D.lgs. n. 152/2020 che concerne l’esecuzione dell’ordinanza europea di sequestro conservativo. Essa si esegue sui conti bancari secondo le forme del pignoramento presso terzi (articolo 678 c.p.c. che a sua volta richiama l’art. 543 ss. c.p.c.) successivamente alla
sua notifica o comunicazione al debitore. Nel silenzio della norma, sembra applicabile il criterio del locus rei sitae da individuare, a scelta del creditore
sequestrante, nella sede o filiale o succursale della banca presso cui è acceso il conto del debitore da sottoporre a sequestro.

Ove si volesse proporre ricorso contro l’ordinanza europea di sequestro conservativo (art. 33 Reg. 655/2014), l’articolo 6 del D.Lgs. n. 152/2020 individua la competenza del giudice dello Stato membro di origine che ha emesso l’ordinanza inaudita altera parte (in Italia è competente il giudice monocratico di Tribunale). Nel caso di opposizione all’esecuzione dell’ordinanza, invece, è competente il tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza (nel caso di persona fisica) o la sede (nel caso di persona giuridica).

Dopo di ciò, l’articolo 9 del D.Lgs. in questione prevede che in tutti i procedimenti relativi ai mezzi di ricorso, le parti debbano obbligatoriamente stare in
giudizio con l’assistenza di un difensore.

Infine, si richiama l’attenzione sull’articolo 10 del D.Lgs. n. 152/2020 che, richiamando altre norme, individua l’entità del contributo unificato per l’instaurazione di uno dei procedimenti previsti dal Reg.(UE) 655/2014. Il valore del contributo è di Euro 98,00 con incrementi nei procedimenti di impugnazione.

Il trasferimento di residenza fiscale in Italia ai tempi del Covid-19

A cura dell’avv. Enrica Caon

 Le misure volte al contenimento della diffusione del contagio da Covid-19 hanno imposto forti limitazioni alla libertà di spostamento, costringendo di fatto molte persone a rimanere in un determinato Paese, con conseguenze in termini di radicamento della residenza fiscale.
L’OCSE, in un documento dello scorso 3 aprile ha dettato alcune linee guida sull’argomento, richiamando il Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni e le regole ivi previste.
Preliminarmente occorre richiamare i principi generali in vigore nell’ordinamento giuridico italiano circa l’acquisizione della residenza fiscale.
Ai sensi dell’art. 2, comma 2, TUIR, “si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”. Le risultanze anagrafiche, il domicilio e la residenza sono, quindi, ai sensi di tale disposizione i tre presupposti necessari per l’acquisizione della residenza fiscale italiana. Al fine di stabilire la residenza fiscale in Italia è dunque sufficiente che la persona fisica, abbia per la maggior parte dell’anno (vale a dire per un lasso di tempo superiore a 183 giorni nell’arco di un anno solare) la residenza, il domicilio in Italia o sia iscritta presso le anagrafi della popolazione.
L’iscrizione ai registri anagrafici costituisce infatti per la Suprema Corte di Cassazione (sent. n. 21970/2015) presunzione assoluta di residenza in Italia, senza possibilità, quindi, di prova contraria, mentre la residenza, è, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del codice civile “il luogo in cui la persona ha la dimora abituale”. Ne deriva che essa è determinata, da un lato dal fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo, dall’altro dall’elemento soggettivo proprio della volontà di rimanervi. La residenza pertanto non viene meno per assenze più o meno prolungate dovute alle particolari esigenze della vita quali ragioni di studio, di lavoro, di cura o di svago. Con riguardo, infine, al domicilio, esso, ai sensi dell’art. 43, comma 1, c.c., è il luogo in cui una persona “ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi”.
Come anticipato nell’introduzione, le misure imposte dal governo per l’emergenza derivante da Covid-19 hanno fortemente ostacolato la libera circolazione delle persone, determinando di fatto un “immobilismo” o un “attivismo” forzato.
Si parla di “attivismo” forzato quando il cittadino italiano, residente all’estero, si trova costretto a tornare in Italia a causa, ad esempio, della pandemia in corso al fine di prestare assistenza ai propri familiari, viceversa si definisce “immobilismo” forzato la situazione di stasi o blocco per la quale il cittadino, sia italiano che non, non può tornare nel proprio paese di origine.
Un esempio è quello del cittadino italiano, regolarmente iscritto ai registri anagrafici, provvisoriamente all’estero per esigenze lavorative/studio/salute, che sia rimasto “bloccato” fuori dal proprio paese di origine. In tale caso continuerà ad operare la presunzione assoluta di residenza in Italia, tuttavia potrebbero sorgere dubbi circa un’ipotetica “doppia residenza” determinata dalla circostanza di dover restare, contro la propria volontà, in una residenza diversa. In tal caso bisognerà far riferimento all’art. 4 M-OCSE che prevede, al par. 2, una serie di regole (le cd. “tie breaker rules”) volte a individuare, convenzionalmente, il Paese di residenza del percettore del reddito.
Per quanto attiene invece alle nozioni di residenza e domicilio occorre, come detto, fare riferimento all’art. 2 TUIR. Per l’acquisizione della residenza civilistica, secondo la giurisprudenza prevalente, occorrono due presupposti che devono sussistere contestualmente, ovvero il vincolo con il territorio, dato dal termine “dimora”, e l’elemento soggettivo della volontarietà, che risulta dal concetto di “abitualità”. Ne deriva che la residenza non viene meno quando la persona, ad esempio per questioni di lavoro o per altra causa personale, si sposti al di fuori del comune di residenza, a patto che conservi l’abitazione e vi rientri non appena possibile con l’intenzione di fermarvisi stabilmente.
In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione, la quale ha evidenziato che “il requisito dell’abitualità della dimora, necessario affinché la dimora stessa costituisca residenza (art. 43, comma 2, c.c.), presuppone non soltanto l’oggettivo protrarsi della permanenza in un determinato luogo, ma anche la volontà di rimanere stabilmente nel luogo medesimo. Ne consegue che un prolungato allontanamento dalla residenza non vale, di per sé, a dimostrare lo spostamento della residenza medesima nel luogo di dimora, occorrendo a tal fine la prova che esso si ricolleghi ad una volontà di stabile inserimento in quel diverso luogo, e, quindi, non a motivi e ragioni di ordine contingente” (Corte di Cass., 23 febbraio 1977, n. 792).
Nel caso sopra esaminato, nessun dubbio sussiste circa l’elemento soggettivo del cittadino italiano rimasto bloccato causa Covid-19 all’estero per lavoro/vacanza/studio, avente la residenza fiscale italiana. Come ripetuto più volte, la residenza non viene infatti meno quando la persona, per questioni di lavoro o per altra causa, si sposti al di fuori del Comune di residenza, conservandovi l’abitazione e rientrandovi quando possibile, dimostrando l’intenzione di mantenere un legame stabile con il luogo.
Quanto invece alla sussistenza dell’elemento soggettivo nel caso del cittadino italiano, ma residente all’estero, che abbia deciso di ritornare in Italia poco prima o durante lo scoppio della pandemia occorre qualche valutazione in più. In primis è necessario stabilire, infatti, quali sono nel concreto le effettive motivazioni che hanno spinto il soggetto a ritornare in Italia, poiché non è possibile escludere che tale ritorno rappresenti espressione di una volontà di ricongiungimento al proprio centro di interessi, integrando di fatto la nozione di “domicilio” di cui all’art. 43, comma 1, c. c.
Come anticipato, l’OCSE, mediante un documento dello scorso 3 aprile sottoscritto dal proprio segretario generale, in considerazione dell’esplosione della pandemia Covid-19, ha ritenuto opportuno dettare alcune linee guida anche in materia di residenza fiscale delle persone fisiche. In particolare, si fa riferimento a due scenari: il primo riguarda colui che temporaneamente è lontano da casa (in vacanza o per lavoro) perché rimasto bloccato nel Paese ospitante a causa della crisi del Covid-19 ove ottiene la residenza nazionale e il secondo colui che lavora in un Paese (il “Paese d’origine attuale”) e vi ha acquisito lo status di residente, ma ritorna temporaneamente nel “Paese d’origine precedente” a causa dell’emergenza Covid-19. Si tratta di un soggetto che potrebbe non aver mai perso lo status di residente del precedente Paese di origine in base alla legislazione nazionale, oppure che potrebbe riacquistare lo status di residente al suo ritorno.
Nel primo caso, secondo le linee guida OCSE, è improbabile che la persona acquisisca lo status di residente nel Paese in cui si trova temporaneamente a causa di circostanze straordinarie. Nel secondo caso, per le linee guida, è ancora una volta improbabile che la persona riacquisti lo status di residente per essere temporaneamente ed eccezionalmente nel precedente Paese di origine.
Avvertenza: Il presente documento ha il solo scopo di fornire aggiornamenti e informazioni di carattere generale. Non costituisce pertanto un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica. Per valutazioni più specifiche si invita a contattare l’avv. Enrica Caon e gli altri collaboratori dello studio – avv.caon@vis-legis.it

Información ayudas autónomos y PYMES- Studio Legale Giorgia Gallo

Pymes y autónomos son dos de los principales actores de la economía española, y a la vez están entre los más vulnerables, por lo que se han convertido en grandes protagonistas de la crisis económica que está provocando la lucha contra el coronavirus en España.

Ante esta situación, son muchas las ayudas y prestaciones que se han anunciado estos días para tratar de mitigar su sufrimiento, y desde muchos ámbitos. Empezando por la banca, que ha preconcedido más de 70.000 millones en créditos para este colectivo, como otras grandes empresas, que han decidido aplazarles sus facturas o mejorar sus condiciones para que no se vean afectados por la nueva situación laboral.

Prestación extraordinaria de autónomos

  • ¿Quién puede solicitar la prestación extraordinaria?

Cualquier trabajador por cuenta propia inscrito en el régimen correspondiente afectado por el cierre de negocios ante la declaración del Estado de Alarma cuya facturación este mes recaiga un 75% respecto a la media mensual del semestre anterior.

  • ¿Hay algún periodo mínimo de cotización para pedirla?

No, para solicitarla no es necesario cumplir el periodo mínimo de cotización exigido para otras prestaciones, solo estar de alta en alguno de los regímenes y hallarse al corriente de pago de las cotizaciones sociales.

  1. El Régimen General compuesto por los trabajadores por cuenta ajena de la industria y los servicios.
  2. Los Regímenes Especiales, establecidos en aquellas actividades en que por su naturaleza, sus peculiares condiciones de tiempo y lugar o por la índole de sus procesos productivos, se hiciere preciso para la adecuada aplicación de los beneficios de la Seguridad Social.
  • ¿Se puede acceder incluso teniendo alguna deuda con la Seguridad Social?

Si, se permitirá a quienes no estén al día con los pagos en la fecha de la suspensión de la actividad o de la reducción de la facturación, que ingresan las cuotas debidas en un plazo de 30 días. Una vez producido el pago, se podrá acceder a esta prestación.

  • ¿Pueden pedirla los autónomos con trabajadores a su cargo?

Sí, aquellos que tengan trabajadores a su cargo y hayan tenido que cerrar por la declaración del Estado de alarma o hayan visto caer su facturación un 75% pueden presentar un ERTE para sus trabajadores y solicitar esta prestación extraordinaria.

  • ¿Esta prestación supone que quien no ingrese no paga cotizaciones?

Esta prestación va más allá. La prestación en que quien cause derecho a ella, además de cobrarla, no pagará las cotizaciones y se les tendrá por cotizados.

  • Si cesan la actividad, ¿tienen que renunciar a bonificaciones como la tarifa plana?

No. En este sentido, el Real Decreto-Ley indica que el tiempo que se perciba esta prestación extraordinaria computará como efectivamente cotizado, por lo que podrán solicitarla los autónomos que estén recibiendo estas ayudas y no perderán las bonificaciones condicionadas al mantenimiento de la actividad.

  • ¿Qué sucede con los que están obligados a prestar servicios, como los taxistas?

Podrán acogerse a la prestación si acreditan la caída en la facturación de al menos un 75 %. Si acreditan la reducción no habría ningún problema en compatibilizar la prestación y la actividad.

  • A los que tributen por módulos, ¿Cómo se les va a reconocer la pérdida de la facturación?

Estamos estudiando cómo adaptar esta prestación para aquellos autónomos que no están obligados a emitir factura.

  • ¿Cuánto puede suponer esta prestación?

El equivalente al 70% de la base reguladora. Esto significa que, cuando se haya cotizado por cese de actividad durante al menos 12 meses, el importe es el 70% de la base reguladora, pero para quien haya cotizado menos tiempo, tendrá derecho al 70% de la base mínima de cotización del colectivo al que pertenezca, lo que equivale a unos 665 euros.

  • ¿Durante cuánto tiempo se puede percibir?

Un mes con la posibilidad de ampliación hasta el último día del mes hasta que finalice el Estado de alarma en el supuesto en que este se prorrogue y tenga una duración superior al mes.

  • ¿Cuándo se puede empezar a solicitar?

Para los autónomos cuyo negocio se ha visto obligado a cerrar por el Estado de alarma, desde el 18 de marzo. En el caso de los que tienen que presentar acreditación de la caída de la facturación mensual, desde el momento en que pueda presentar dicha documentación.

Ayudas a pymes

Por otro lado están las ayudas para las pequeñas y medianas empresas, que también han tenido su propia batería de medidas para tratar de frenar los efectos del coronavirus en sus cuentas. El propio presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, anunció el jueves 13 de marzo las primeras medidas para las pymes.

  • Aplazamiento de impuestos

En primer lugar, el gobierno propone el aplazamiento del pago de impuestos para las pymes. Hacienda permitirá que pymes y autónomos aplacen el pago de impuestos ( retenciones del IRPF, cuotas repercutidas del IVA y pagos fraccionados del Impuesto de Sociedades). El aplazamiento (o moratoria) se concederá por un plazo de seis meses, y no se devengarán intereses de demora durante los tres primeros.

  • ¿Para quién está disponibles?

Para optar a esta ayuda, es necesario que el volumen de negocio haya excedido los 6.010 millones de euros en 2019. Además, debe tratarse de declaraciones-liquidaciones cuyo plazo de prestación e ingreso transcurra entre el 13 de marzo y el 30 de mayo de 2020. Y además el importe de la deuda debe ser inferior a los 30.000 euros para no tener que aportar garantía alguna.

Esta medida afectará, por ejemplo, al IVA mensual correspondiente a los meses de febrero, marzo y abril y a los pagos correspondientes al primer trimestre tales como Retenciones, IVA y pagos fraccionados de empresarios y de Sociedades.

  • ¿Cómo se solicita?

Para disfrutar de este aplazamiento, es necesario solicitarlo expresamente a la Agencia Tributaria, a través de la sede electrónica de la AEAT.

Además la AEAT ha publicado en su web unas Instrucciones provisionales para solicitar estos aplazamientos conforme el Real Decreto 7/2020, de 12 de marzo.

Aplazamiento de préstamos de Industria

Además, propone también aplazar el reembolso de préstamos concedidos por la Secretaría General de Industria de la Pequeña y Mediana Empresa. Para ello, es necesario que su plazo de vencimiento sea inferior a 6 meses desde la entrada en vigor del Real Decreto-ley, venga justificado por las consecuencias de COVID-19 (inactividad, menores ventas o interrupciones en el suministro), y la solicitud supondrá la readaptación del calendario de reembolsos.

Ayuda a la innovación

El Ministerio de Ciencia, a través del CDTI, ha lanzado un plan de medidas extraordinarias por el que elimina las garantías para solicitar ayudas para proyectos de I+D+I, en una aceleración de los procesos de gestión y aprobación de proyectos, a través de una ampliación del instrumento LIC-A a todo el territorio nacional y la flexibilización de plazos de justificación para ayudas parcialmente reembolsables.

El CDTI aplicará una reducción de las garantías solicitadas a todos los proyectos de I+D+I (no solo a los proyectos Cervera en cooperación con centros tecnológicos) desarrollados por pymes y que hayan sido aprobados a partir del 14 de marzo de 2020.

Gracias a esta medida, las pymes y empresas de mediana capitalización quedarán exentas de aportar garantías, siempre y cuando la adecuación empresa/proyecto cumpla con la mínima solvencia económica exigida por el CDTI.

Esta extensión de la exención de garantías es aplicable a todas las ayudas parcialmente reembolsables del CDTI: proyectos de I+D (incluidos CIEN y Proyectos de Cooperación Tecnológica), Proyectos de I+D Transferencia Cervera y Líneas de Innovación LIC y LIC-A. Se espera poder movilizar un volumen total de ayudas sin garantías por un valor cercano a los 500 millones de euros.

Ayuda para la compra de ordenadores

También se incluye una línea de financiación de hasta 200 millones de euros a través del Instituto de Crédito Oficial para atender las necesidades financieras de las pymes para la compra y leasing de equipamiento y servicios para la digitalización entre otras y, en particular, para la dotación de soluciones de trabajo no presencial.

Seguro a la exportación

Se establece una línea de cobertura aseguradora de hasta 2.000 millones de euros para pequeñas y medianas empresas exportadoras. Se aplicará a los créditos de circulante y hay que acreditar que la empresa se enfrenta a un problema de liquidez o a dificultades de financiación por la crisis del coronavirus.

ERTE

Aunque no se trata de una medida específica para las pymes, sino para todas las empresas, las pequeñas compañías también van a poder beneficiarse de la flexibilización y facilitación de los trámites de autorización de los ERTE como consecuencia del coronavirus. En este sentido, destaca la exoneración a la empresa durante el periodo de suspensión de jornada. Será total para las empresas de menos de 50 trabajadores, y del 75% para las que tienen 50 o más empleados.

Ayudas de las Comunidades Autónomas

Más allá de las medidas anunciadas desde el Gobierno central, desde algunas Comunidades Autónomas también han lanzado propuestas que complementan las ayudas a pymes y autónomos. En algunos casos, se trata de medidas que solo están anunciadas, pero que aún no han sido desarrolladas.

Información adicional Trabajadores y Empresarios:

Derecho de la adaptación de las condiciones de trabajo y reducción de jornada por circunstancias excepcionales derivadas del Covid-19 (art. 6)

  1. A) Tendrán derecho los trabajadores por cuenta ajena que acrediten deberes de cuidado a personas (cónyuge o pareja de hecho y familiares por consanguinidad hasta el segundo grado) cuando concurran circunstancias excepcionales relacionadas con las actuaciones necesarias para evitar la transmisión comunitaria del Covid-19.
  2. B) Dichas circunstancias excepcionales son:
  • Que sea necesaria la presencia del trabajador para el cuidado por razones de edad, enfermedad o discapacidad que, como consecuencia directa del COVID-19, necesite cuidado personal y directo.
  • Que existan decisiones adoptadas por las Autoridades gubernativas relacionadas con el Covid-19 que impliquen cierre de centros educativos o de cualquier otra naturaleza que dispensaran cuidado o atención a la persona necesitada;
  • Cuando la persona que hasta el momento se hubiera encargado del cuidado o asistencia directos de cónyuge o familiar hasta segundo grado de la persona trabajadora no pudiera seguir haciéndolo por causas justificadas relacionadas con el covid-19.
  1. C) El ejercicio del derecho deberá ser justificado, razonable y proporcionado en relación con la situación de la empresa.
  1. D) Si la persona trabajadora ya venía disfrutando de reducción o adaptación de jornada, podrá renunciar temporalmente a los términos fijados o bien imponer su modificación si concurren dichas circunstancias excepcionales. En este caso, la petición deberá acomodarse a las necesidades concretas de cuidado que debe dispensar la persona trabajadora, debidamente acreditadas, así como a las necesidades de organización de la empresa, presumiéndose que la solicitud está justificada, es razonable y proporcionada salvo prueba en contrario.

Derecho de adaptación

Teniendo en cuenta las necesidades concretas de cuidado, debidamente acreditadas, y las necesidades de organización de la empresa.

Finalidad:

  • Cumplimiento de los deberes de cuidado por circunstancias excepcionales relacionadas con el Covid-19.
  • Su concreción inicial corresponde al trabajador, tanto en alcance como en contenido.

La petición debe estar justificada, ser razonable y proporcionada.

Duración de la medida limitada a la excepcionalidad.

Reducción especial de la jornada.-

  • Deberá ser proporcional a la reducción del salario.
  • Aplicación supletoria de los artículos 37.6 y 37.7 del Estatuto de los Trabajadores.
  • Puede suponer la reducción del 100% de la jornada y, por lo tanto, del salario (siempre y cuando exista una justificación razonable y proporcionada en atención a la situación de la empresa).

Proroga termini approvazione bilanci e differimento imposte- Nicolini Commercialisti Associati

Emergenza epidemiologica da COVID-19: proroga dei termini per l’approvazione dei bilanci 2019 e conseguente differimento dei termini di versamento delle imposte dirette e dell’Irap

 

Con il D.L. 17 Marzo 2020, n.18 (c.d. “Cura Italia”), recante misure urgenti per imprese, lavoratori e famiglie a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus (Covid-19), sono stati prorogati i termini entro i quali è possibile approvare il bilancio dell’esercizio 2019 ed adottati alcuni accorgimenti tesi a facilitare il concreto svolgimento delle assemblee, a prescindere dall’argomento posto all’ordine del giorno.

Inoltre, la diffusione del Coronavirus produce effetti rilevanti anche ai fini della predisposizione, attualmente in corso, dei bilanci relativi all’esercizio 2019.

Le principali problematiche conseguenti a tale diffusione attengono, in particolare:

  • ai fatti successivi alla chiusura dell’esercizio;
  • all’informativa da fornire nella Nota integrativa e nella Relazione sulla gestione;
  • alla continuità

ASSEMBLEA DI APPROVAZIONE DEL BILANCIO 2019

Rinvio dei termini di convocazione dell’assemblea

Con l’art.106 del D.L. n.18 del 17 Marzo 2020, viene stabilito, in via generale, che, in deroga sia a quanto normativamente previsto sia alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria può essere convocata, ai fini dell’approvazione del bilancio chiuso al 31 Dicembre 2019, entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (vale a dire, entro il 28 Giugno 2020).

L’utilizzo di tale termine più ampio si presenta, pertanto, quale mera facoltà per le società che, in ogni caso, possono tenere l’assemblea nella data ritenuta maggiormente adeguata rispetto alle proprie esigenze. Inoltre, l’utilizzo del termine più ampio (riferito alla data di prima convocazione dell’assemblea) non deve necessariamente essere motivato dalla società, apparendo sufficiente darne atto nella eventuale Relazione sulla gestione.

Effetti sui termini di versamento delle imposte dirette e dell’Irap

Ai sensi dell’art.17 del D.P.R. 7 Dicembre 2001, n.435, in relazione ai soggetti Ires, i versamenti del saldo e della prima rata di acconto delle imposte derivanti dai modelli Redditi ed Irap devono essere effettuati entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, ferma restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

In relazione ai soggetti Ires con esercizio sociale coincidente con l’anno solare chiuso il 31 Dicembre 2019, i termini di versamento del saldo relativo al 2019 e del primo acconto del 2020 sono, quindi, stabiliti:

  • al 30 Giugno 2020, senza maggiorazione dello 0,40%;
  • ovvero, al 30 Luglio 2020, con la maggiorazione dello 0,40%.

Tuttavia, per i soggetti Ires che, in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio oltre il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, è stabilito che i suddetti versamenti devono avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio, ferma restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Tale disposizione è applicabile anche per effetto del differimento del termine di convocazione dell’assemblea ordinaria disposto dall’art.106 del D.L. 17 Marzo 2020, n.18, a seguito dell’emergenza da Covid-19.

Pertanto, in relazione a tutte le società che approveranno i bilanci dell’esercizio 2019 dal 1° al 28 Giugno 2020, beneficiando di tale proroga generalizzata, i versamenti del saldo 2019 e del primo acconto 2020 delle imposte dirette e dell’Irap avranno quale scadenza il 31 Luglio 2020, ovvero il 31 Agosto 2020 con la maggiorazione dello 0,40%, salvo ulteriori proroghe.

Semplificazioni procedurali per la tenuta delle assemblee

Con l’art.106 del D.L. 17 Marzo 2020, n.18, si stabilisce, inoltre, sempre in via generale, che, con l’avviso di convocazione delle assemblee, sia ordinarie che straordinarie, le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le mutue assicuratrici possono prevedere, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.

Tutte le società sopra ricordate possono, altresì, prevedere che l’assemblea si svolga, “anche esclusivamente”, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, senza, in ogni caso, la necessità che si trovino nel medesimo luogo, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio.

Con particolare riguardo alle società a responsabilità limitata, si tiene conto della peculiarità che consente ai loro soci l’espressione del voto mediante consultazione scritta o mediante consenso espresso per iscritto, precisandosi come tale modalità operativa possa essere sempre utilizzata, anche in deroga ai limiti normativi ed alle diverse disposizioni statutarie.

Tali modalità, quindi, sembrerebbero poter essere utilizzate anche quando:

  • non siano previste dall’atto costitutivo;
  • la decisione riguardi modifiche dell’atto costitutivo oppure decisioni relative ad operazioni che comportino una sostanziale modifica dell’oggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti dei soci o perdite del capitale superiore a un terzo;
  • vi sia una richiesta di utilizzare la deliberazione assembleare da parte di amministratori o di un numero qualificato di

Ulteriori misure tese ad agevolare il ricorso alle deleghe di voto sono, inoltre, previste per le società per azioni quotate, le società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione, le società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante, le banche popolari, le banche di credito cooperativo, le società cooperative, le mutue assicuratrici e le società a controllo pubblico.

Ambito temporale di operatività delle nuove previsioni

Si tenga presente, infine, che le esaminate novità sono destinate a presentare una valenza limitata nel tempo; esse, infatti, si applicano alle assemblee convocate entro il 31 Luglio 2020 o, comunque, se successiva, entro la data fino alla quale sarà in vigore lo stato di emergenza relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza della epidemia da Covid-19.

Allo stato, quindi, tali previsioni dovrebbero valere anche per le assemblee di approvazione dei bilanci 2019 che, in prima convocazione, non dovessero raggiungere i prescritti quorum costitutivi (da riconvocare entro 30 giorni dalla data della prima convocazione).

EFFETTI DELLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS SUL BILANCIO 2019

Il Coronavirus si è diffuso, nel nostro Paese, a partire dal mese di Febbraio 2020 e, quindi, con riferimento ai soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, successivamente alla chiusura dell’esercizio 2019.

Facendo applicazione delle indicazioni contenute nell’art.2427, comma 1, n.22-quater, del Codice Civile e nei principi contabili nazionali (in particolare, nel documento OIC 29), l’emergenza epidemiologica non rientra tra i fatti successivi alla chiusura dell’esercizio che devono essere recepiti nei valori (delle attività e delle passività) di bilancio, in quanto è sorta dopo la data di bilancio ed è, quindi, di competenza dell’esercizio 2020, ma, in considerazione della sua rilevanza, rientra tra i fatti successivi che devono essere illustrati in Nota Integrativa.

L’epidemia è, infatti, assimilabile ad una calamità naturale avvenuta nell’esercizio successivo a quello cui si riferisce il bilancio.

Obbligo di fornire l’informativa in funzione della tempistica di approvazione del bilancio

Secondo i principi contabili, devono essere indicati in bilancio i fatti che si verificano entro la data di redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori, ove producano un effetto rilevante sul bilancio, anche gli eventi che si verificano tra la data di redazione del progetto di bilancio e la data di approvazione da parte dell’organo assembleare. In questo caso, il progetto di bilancio (già predisposto) deve essere adeguatamente modificato.

Ove l’assemblea per l’approvazione dei bilanci 2019 sia convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (ovvero, entro il prossimo 28 Giugno) in base alle disposizioni statutarie o usufruendo del rinvio disposto dal D.L. 18/2020 (c.d. “Cura Italia”), per le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata, il progetto di bilancio dovrebbe essere predisposto entro il 29 Maggio 2020.

In tali ipotesi (che dovrebbero rappresentare la maggioranza), l’emergenza si manifesterebbe prima della redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori e di essa dovrebbe, quindi, opportunamente tenersi conto.

Per i soggetti che approvano il bilancio entro termini diversi da quelli previsti per le società di capitali, occorre valutare la tempistica di evoluzione dell’epidemia in relazione alla tempistica di approvazione del bilancio.

Non devono fornire informazioni in bilancio soltanto i soggetti che hanno approvato il bilancio entro il mese di Febbraio 2020, quando il virus non aveva ancora avuto una diffusione tale da poter considerare rilevante l’effetto sui dati di bilancio stesso.

Diversamente, ove il progetto di bilancio fosse stato redatto entro il mese di Febbraio, ma il bilancio non fosse stato ancora approvato, la diffusione dell’epidemia impone, data la sua portata, la modifica del progetto di bilancio, con l’inserimento della relativa informativa.

Contenuto dell’informativa

Si ritiene opportuno indicare in Nota integrativa l’effetto che l’epidemia produce sulla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa.

A tal fine, occorre fare luogo a stime; ove non sia possibile effeture previsioni attendibili, è necessario indicare le ragioni per cui gli effetti sulla società sono da ritenere non determinabili.

Tale ultima situazione potrebbe verificarsi con frequenza, considerata la continua evoluzione del fenomeno: in questo caso, occorre comunque dare conto nella Nota integrativa della situazione di generale incertezza determinata dall’epidemia.

Analoga informativa deve essere fornita nei bilanci redatti in forma abbreviata, mentre risultano escluse le micro imprese, salvo che le stesse redigano la Nota integrativa in via volontaria.

Le informazioni da inserire nella Nota integrativa devono essere coordinate con le analisi fornite nella Relazione sulla gestione, in relazione alle quali si dirà nel prosieguo della presente circolare.

Rilevazioni di fondi rischi ed oneri – Esclusione

L’epidemia non può determinare la rilevazione, nel bilancio 2019, di un fondo rischi ed oneri. Difatti, tali poste contabili non possono essere utilizzate per rettificare i valori dell’attivo, coprire rischi generici od effettuare accantonamenti per oneri o perdite derivanti da eventi avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio e relativi a situazioni non in essere alla data di bilancio.

L’epidemia potrà, invece, incidere sulla scelta di distribuire gli utili relativi all’esercizio 2019, essen- do auspicabile un accantonamento degli stessi a riserva, al fine di far fronte alla situazione di emergenza sanitaria emersa nel 2020.

Soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare

Per i soggetti con esercizio sociale non coincidente con l’anno solare, generalmente la diffusione del

Coronavirus rientra tra i fatti che devono essere recepiti nei valori di bilancio.

L’epidemia provocherà, in prima battuta, una riduzione del fatturato, ma potrà incidere, altresì, a seconda del settore di attività in cui opera l’impresa, della sua localizzazione geografica, del modello di business adottato, su altre poste contabili, determinando, ad esempio, necessità quali: svalutare le attività materiali ed immateriali; svalutare le rimanenze di magazzino; rilevare svalutazioni e/o perdite su crediti; svalutare partecipazioni e titoli di debito.

INFORMATIVA NELLA RELAZIONE SULLA GESTIONE

L’assoluta rilevanza dell’attuale emergenza sanitaria rende necessario che ne venga data opportuna informativa, con riferimento al bilancio chiuso al 31 Dicembre 2019, oltre che nella Nota Integrativa (come evento successivo alla chiusura del bilancio), anche nella Relazione sulla gestione (con particolare riguardo alla evoluzione prevedibile della gestione). In particolare, nella Relazione sulla gestione relativa al bilancio chiuso al 31 Dicembre è opportuno fornire:

  • nella cosiddetta “Parte generale”, un iniziale inquadramento dell’attuale situazione di emergenza e dei relativi impatti sull’operatività e sulle performance economiche e finanziarie dell’impresa e del settore in cui opera;
  • nella sezione conclusiva “Evoluzione prevedibile della gestione”, un focus sugli effetti, consuntivati e stimati, dell’emergenza sull’andamento dei primi mesi del 2020 e sulla restante parte dell’esercizio, nonché una descrizione dei rischi individuati (che possono inficiare, ad esempio, la continuità aziendale).

Informativa nella Parte generale

La Parte generale della Relazione sulla gestione, che solitamente contestualizza l’attività d’impresa nell’ambiente di riferimento, evidenziando le condizioni generali che possono portare all’evoluzione futura aziendale, può essere dettagliata in informazioni esterne ed interne relative all’impresa.

In particolare, le informazioni esterne possono riferirsi ai:

  • fattori economici generali di mercato (quali, ad esempio, l’andamento del livello dei consumi, l’esistenza di nuove tecnologie, le condizioni politiche e legislative che interessano l’attività, la congiuntura economica, l’andamento dei cambi o dei tassi di interesse, );
  • fattori economici specifici dell’ambiente in cui l’impresa opera (quali, ad esempio, l’andamento del settore o dei settori di riferimento, lo sviluppo della domanda, la situazione dei mercati di approvvigionamento, l’introduzione di disposizioni normative che possono impattare sull’attività operativa, l’ingresso di nuove forze competitive sul mercato, ).

Nel documento “Relazione sulla gestione”, a cura del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e di Confindustria (pubblicato nel Giugno 2018), si evidenzia come sia auspicabile che i punti sopra riportati vengano analizzati sia retrospettivamente sugli ultimi esercizi che “prospetticamente rispetto all’analisi dei rischi, attraverso l’utilizzo di strumenti descrittivi, numerici e di sintesi utili a meglio rappresentare tutte le grandezze qualitative e quantitative”. In ogni caso, continua il documento, le informazioni che si dovrebbero poter desumere sono i rischi che possono compromettere il going concern o l’evoluzione prospettica della società.

Inoltre, come sottolineato nel documento “Informativa alle associate n.513”, predisposto da Assirevi e datato 13 Marzo 2020), in considerazione della continua evoluzione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, appare particolarmente complesso prevedere gli effetti dell’attuale situazione di emergenza sulle attività economiche in generale e delle imprese in particolare. In tale situazione, è auspicabile che le società valutino l’opportunità di rinviare i termini di approvazione del bilancio d’esercizio al fine di avere un lasso di tempo più ampio per finalizzare la predisposizione del fascicolo di bilancio e avere a disposizione un quadro maggiormente definito della crisi.

In tale sezione potrebbe ritenersi opportuno, ad esempio, illustrare le misure adottate dal Governo fino al momento della redazione della Relazione sulla gestione, con particolare riferimento all’introduzione di ammortizzatori sociali ed agli interventi a favore delle imprese.

Informativa relativa all’evoluzione prevedibile della gestione

La Relazione sulla gestione solitamente si chiude con l’esame della prevedibile evoluzione della gestione, espressamente richiesta dall’art.2428 del Codice Civile, secondo cui, nell’allegato al bilancio è necessario riportare, in ogni caso, tra le altre informazioni, “le attività di ricerca e sviluppo; l’evoluzione prevedibile della gestione; in relazione all’uso di strumenti finanziari: gli obiettivi e le politiche della società in materia di gestione e copertura del rischio finanziario, l’esposizione al rischio di prezzo, di credito, di liquidità, di variazione dei flussi finanziari”.

Tale parte della Relazione sulla gestione è dedicata all’analisi degli aspetti prospettici, già introdotti nell’analisi della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, effettuata sulla base degli strumenti di pianificazione e programmazione della società quali, ad esempio, budget e piani industriali, oltre che da situazioni di periodo aggiornate.

A questo riguardo, considerate anche le informazioni ottenute nel corso del periodo che va dalla chiusura dell’esercizio alla formazione del bilancio, si possono fornire alcuni orientamenti generali dell’azienda e per settore.

Nella situazione di crisi attuale, pertanto, è richiesto agli amministratori di aggiornare le situazioni economiche e finanziare prospettiche predisposte prima dell’emersione dell’emergenza, sulla base dei dati consuntivati nei primi mesi del 2020 e della prospettata evoluzione per l’intero esercizio, valutando l’ampio spettro di fattori connessi alla situazione economica avversa.

Tale attività, risulterebbe, presumibilmente, meno onerosa ed aleatoria qualora si decida di beneficiare del rinvio dell’approvazione dei bilanci, aumentando, così, l’orizzonte temporale dei dati consuntivati e riducendo la finestra temporale prospettica.

Azioni di mitigazione attuate dalla società

Sebbene il comma 1 dell’art.2428 del Codice Civile non richieda esplicitamente di inserire le azioni di mitigazione attuate dalla società con riferimento ai rischi descritti, la loro indicazione può rappresentare un’opportunità per rendere le informazioni pubblicate maggiormente complete ed esaustive, aumentando nel contempo la loro trasparenza e qualità, nonché la reputazione aziendale.

Nel contesto attuale può assumere particolare rilevanza la descrizione: delle decisioni assunte dalla società con riferimento alla gestione del personale (quali, ad esempio, ricorso allo smart working, azioni intraprese volte a favorire la fruizione di periodi di congedo e ferie, eventuale ricorso alla cassa integrazione); di eventuali piani di ristrutturazione; di accordi presi con i principali clienti e fornitori (relativi, ad esempio, alla rivisitazione dei termini di incasso e pagamento); degli impatti sulla capacità di rimborso dell’indebitamento (e di eventuali accordi aggiuntivi stipulati con gli istituti di credito ed altri finanziatori, quali, ad esempio, altre società del gruppo); dei benefici connessi agli interventi del Governo a favore delle imprese; di eventuali rischi specifici individuati.

CONTINUITÀ AZIENDALE

L’emergenza Coronavirus potrebbe far venire meno il presupposto della continuità aziendale o going concern (ai sensi dell’art.2423-bis, comma 1, n.1, del Codice Civile), cioè la capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un arco temporale futuro di almeno 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio. In relazione all’esercizio “solare” 2019, occorre, quindi, riferirsi almeno al periodo 1 Gennaio – 31 Dicembre 2020.

In particolare, laddove gli amministratori manifestino motivatamente l’intendimento di proporre la liquidazione della società o di cessare l’attività operativa, oppure laddove le condizioni gestionali della società (risultato di gestione e posizione finanziaria) peggiorino, occorre considerare se, nella redazione del bilancio 2019, sia ancora appropriato basarsi sul presupposto della continuità aziendale.

Se tale presupposto non risulta essere più appropriato al momento della redazione del bilancio, occorre riflettere in tale documento l’effetto che l’epidemia determina sulla situazione patrimoniale e finanziaria e sul risultato economico alla data di chiusura dell’esercizio.

Incertezze sulla continuità aziendale

Nei casi in cui, a seguito della valutazione prospettica, siano identificate significative incertezze in merito alla continuità aziendale, nella Nota Integrativa devono essere chiaramente fornite le informazioni relative ai fattori di rischio, alle assunzioni effettuate ed alle incertezze identificate, nonché ai piani aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze. Devono, inoltre, essere esplicitate le ragioni che qualificano come significative le incertezze esposte e le ricadute che esse possono avere sulla continuità aziendale.

Prospettiva della cessazione dell’attività senza accertamento dello scioglimento

Ove la valutazione prospettica della capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito porti la direzione aziendale a concludere che, nell’arco temporale futuro di riferimento, non vi siano ragionevoli alternative alla cessazione dell’attività, ma non si siano ancora accertate cause di scioglimento, la valutazione delle voci di bilancio è pur sempre fatta nella prospettiva della continuazione dell’attività, tenendo peraltro conto, nell’applicazione dei principi di volta in volta rilevanti, del limitato orizzonte temporale residuo.

La Nota Integrativa deve descrivere adeguatamente tali circostanze e gli effetti delle stesse sulla situazione patrimoniale ed economica della società.

Il mutato (ridotto) orizzonte temporale di riferimento può determinare, ad esempio, la revisione della vita utile e del valore residuo delle immobilizzazioni o la determinazione del valore recuperabile delle immobilizzazioni, al fine di una eventuale svalutazione, in base al fair value e non al valore d’uso.

Prospettiva della cessazione dell’attività con accertamento dello scioglimento

Quando viene accertata dagli amministratori una delle cause di scioglimento della società, la valutazione delle voci in bilancio non è fatta nella prospettiva della continuità aziendale. Tuttavia, si applicano ancora i criteri di funzionamento, tenendo conto dell’ancor più ristretto orizzonte temporale di riferimento.

L’adozione di criteri di liquidazione non è, infatti, consentita prima del formale avvio della procedura liquidatoria, anche quando tale accertamento avviene tra la data di chiusura dell’esercizio e quella di redazione del bilancio.

Informativa nella Relazione sulla gestione

Qualora siano presenti dubbi sulla continuità aziendale, è opportuno che la società, richiamando anche il contenuto della Nota Integrativa, esponga le modalità e le attività per mezzo delle quali si auspica un ripristino dell’equilibrio economico e finanziario o altrimenti le operazioni da porre in essere per reagire alla crisi in corso.

In particolare, le informazioni contenute nella Nota Integrativa, se rilevanti, sono riproposte ed ampliate nella Relazione sulla gestione, tenendo in considerazione elementi non sempre riportati nella Nota integrativa, quali le connessioni con le operazioni intraprese per garantire la continuità aziendale con l’evoluzione strategica e futura dell’attività, l’illustrazione delle assunzioni alla base del piano e un esame più dettagliato concernente l’analisi macro e micro economica considerata.

“Fonte: Circolare Eutekne elaborata da Studio Nicolini”

I CHIARIMENTI DELL'AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA A SEGUITO DEL DECRETO-LEGGE 17 MARZO 2020 N.18

l presente articolo vuole essere un approfondimento relativamente alle misure fiscali urgenti connesse alla emergenza epidemiologica da Covid-19, focalizzando i chiarimenti e le indicazioni operative fornite dalla Amministrazione Finanziaria con riferimento al periodo di sospensione dei termini per le istanze di interpello, il pagamento degli importi dovuti a seguito di accertamenti esecutivi, gli accertamenti con adesione e la trattazione delle istanze di accordo preventivo per le imprese con attività internazionale e di determinazione del reddito agevolabile ai fini del c.d. patent box. Dunque a tal fine ci si riferirà in particolare alle Circolari pubblicate dalla Agenzia delle Entrate nn. 4/E e 5/E del 20 marzo 2020, 6/E del 23 marzo 2020 e 7/E del  27 marzo 2020.Infine si elencheranno i chiarimenti forniti dalla Amministrazione Finanziaria con riferimento ai termini di pagamento ed alle attività di riscossione durante il periodo di sospensione tra l’8 marzo ed il 31 maggio 2020.

CIRCOLARE N. 4/E – RIFERIMENTO ALL’ ARTICOLO 67 DEL DECRETO LEGGE 17 MARZO 2020, N. 18:  CHIARIMENTI E INDICAZIONI OPERATIVE SULLA TRATTAZIONE DELLE ISTANZE DI INTERPELLO NEL PERIODO DI SOSPENSIONE DEI TERMINI.

Risultano sospesi dall’8 marzo al 31 maggio del 2020 i termini per fornire risposta alle istanze di interpello presentate dai contribuenti, ivi comprese quelle da rendere a seguito della presentazione della documentazione integrativa, con riferimento a:
  • interpello ordinario, interpello probatorio, interpello anti-abuso, interpello disapplicativo (regolati dall’art 11 della Legge n. 212/2000)
  • interpello presentato dai contribuenti che aderiscono al regime dell’adempimento collaborativo (ex art. 6 della Legge n. 128/2015)
  • le istanze di interpello sui nuovi investimenti (ex art. 2 della Legge n. 147/2015)
Per tutte le istanze di interpello di cui sopra presentate nel periodo di sospensione (dall’8 marzo al 31 maggio 2020), i termini per la notifica della risposta previsti dalle relative disposizioni, nonché di quello previsto per la relativa regolarizzazione, inizieranno a decorrere dal primo giorno del mese successivo al termine del periodo di sospensione (1° giugno 2020).
La presentazione delle istanze di interpello e di consulenza giuridica è consentita fino al 31 maggio 2020 esclusivamente a mezzo pec ovvero per i soggetti non residenti, i quali non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato, mediante l’invio al seguente indirizzo di posta elettronica ordinaria div.contr.interpello@agenziaentrate.it.
Durante il periodo di sospensione, gli Uffici potranno inviare ai contribuenti le richieste di regolarizzazione delle istanze. In questo caso, sarà cura degli Uffici precisare nella predetta richiesta di regolarizzazione che il termine di trenta giorni entro il quale il contribuente è tenuto a regolarizzare l’istanza, pena la sua inammissibilità, inizia a decorrere dal 1° giugno, con facoltà di presentare la documentazione richiesta anche prima di tale termine e, quindi, durante il periodo di sospensione.

CIRCOLARE N. 5/E – RIFERIMENTO AGLI ARTT. 83 E 68 DEL D.L. N. 18/2020: CHIARIMENTI IN MERITO AI TERMINI PER IL PAGAMENTO DEGLI IMPORTI DOVUTI A SEGUITO DI ACCERTAMENTI ESECUTIVI.

Per gli avvisi di accertamento cosiddetti esecutivi è sospeso dal 9 marzo al 15 aprile 2020 il termine per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie per il relativo pagamento delle somme dovute (sia in sede di acquiescenza ex art.15 del D.Lgs. n. 218/1997 sia a titolo di versamento provvisorio in caso di impugnazione ex 15 del D.P.R. n. 602/1973).
Ad esempio, per un atto notificato il 10 marzo, il termine ordinario di sessanta giorni per la presentazione del ricorso e per il pagamento delle somme dovute ex lege, decorre dal 16 aprile.

CIRCOLARE N. 6/E – RIFERIMENTO AGLI ARTT. 83 E 67 DEL D.L. N. 18/2020: SOSPENSIONE DEI TERMINI E ACCERTAMENTO CON ADESIONE.

Per gli avvisi notificati prima del 9 marzo 2020 ed il cui termine di impugnazione era ancora pendente a tale data, il termine per ricorrere resta sospeso dal 9 marzo al 15 aprile, riprendendo gli stessi a decorrere dal 16 aprile ed allo stesso modo per gli avvisi eventualmente notificati tra il 9 marzo e il 15 aprile 2020, l’inizio del decorso del termine per ricorrere è differito alla fine del periodo di sospensione.
Ove ci sia in concreto un condiviso interesse a svolgere comunque il procedimento di accertamento con adesione, risulta possibile dar seguito a tali esigenze mediante l’utilizzo di strumenti telematici (e-mail, contatti telefonici, videoconferenze).
La sospensione dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020, non si applica al termine di venti giorni dalla redazione dell’atto di accertamento con adesione entro cui versare le somme (in unica soluzione o la prima rata) dovute per il perfezionamento dell’adesione, in base a quanto prescritto dalla legge.

CIRCOLARE N. 7/E – RIFERIMENTO ALL’ ART. 67 DEL D.L. N. 18/2020: CHIARIMENTI E INDICAZIONI OPERATIVE SULLA TRATTAZIONE DELLE ISTANZE DI ACCORDO PREVENTIVO PER LE IMPRESE CON ATTIVITÀ INTERNAZIONALE E DI DETERMINAZIONE DEL REDDITO AGEVOLABILE AI FINI DEL C.D. PATENT BOX.

Risultano sospesi dall’8 marzo al 31 maggio 2020 i termini previsti dalle disposizioni che disciplinano:
  • gli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale (ex art. 31 ter del D.P.R. n. 600/1973)
  • le rettifiche in diminuzione del reddito in applicazione della disciplina sui prezzi di trasferimento di cui all’articolo 110, comma 7, secondo periodo, del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) approvato con D.P.R. n. 917 del 1986, esclusivamente con riferimento alla procedura prevista dall’articolo 31-quater lettera c) del D.P.R. n. 600 del 1973 ossia quella relativa alla rettifica riconosciuta a seguito di istanza di parte
  • la procedura di accordo preventivo connessa all’utilizzo di determinati beni immateriali (c.d. patent box)
Tali termini riprenderanno a decorrere dal 1° giugno 2020.
In analogia con quanto previsto per le istanze di interpello presentate nel periodo di sospensione, le istanze di accordo preventivo unilaterali, bilaterali o multilaterali possono essere inviate per via telematica esclusivamente attraverso l’impiego di posta elettronica certificata di cui al D.P.R. n. 68 del 2005, al seguente indirizzo: dc.acc.accordi@pec.agenziaentrate.it ovvero, esclusivamente per i soggetti non residenti che non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato, mediante l’invio alla casella di posta elettronica ordinaria dc.gc.accordi@agenziaentrate.it (per le istanze di accordo preventivo unilaterali) o dc.gc.controversieinternazionali@agenziaentrate.it (per le istanze di accordo preventivo bilaterali o multilaterali). In tali fattispecie, i termini per la notifica delle risposte da parte dell’Agenzia delle entrate previsti dalle relative disposizioni iniziano a decorrere dal 1° giugno 2020.
Allo stesso modo, nel periodo di sospensione è possibile presentare istanze di patent box esclusivamente per via telematica mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata della Direzione Centrale, Regionale o Provinciale territorialmente competente in ragione del domicilio fiscale del contribuente.
Con riferimento a specifiche casistiche la Circolare specifica che:
  1. qualora un contribuente abbia l’esercizio a cavallo d’anno e la chiusura del periodo d’imposta si verifichi durante il periodo di sospensione previsto dall’articolo 67, sarà possibile ottenere il riconoscimento degli effetti dell’accordo unilaterale o bilaterale di cui all’articolo 31–ter del D.P.R. n. 600 del 1973 per detto periodo d’imposta in chiusura, anche se l’istanza sia stata presentata dopo la chiusura dell’esercizio ma nel rispetto del periodo di sospensione previsto dal medesimo articolo 67
  2. nel caso di un contribuente ammesso a una procedura di accordo preventivo unilaterale che abbia la chiusura del periodo d’imposta ricadente nel periodo di sospensione previsto dall’articolo 67, qualora detta procedura sia giunta nella fase conclusiva dell’istruttoria già prima del periodo di sospensione, l’accordo che venga sottoscritto entro ottantacinque giorni (tale è la durata del periodo di sospensione) dal termine del periodo di sospensione, deve ritenersi efficace a partire dal periodo d’imposta che si è chiuso durante il periodo 8 marzo – 31 maggio 2020.  A tal riguardo la procedura si intende giunta nella fase conclusiva quando, ad esempio, vi sia stato un accesso concordato e/o la condivisione tra l’Ufficio competente e il contribuente del metodo sui prezzi di trasferimento più appropriato al caso di specie, inclusa l’eventuale analisi di benchmark.
Con riferimento alle procedure di accordo per la determinazione del reddito agevolabile ai fini del patent box, il termine di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza di accordo preventivo al fine di integrare la domanda con documentazione integrativa, qualora ancora pendente alla data dell’8 marzo 2020, è da considerarsi compreso nell’ambito di applicazione del periodo di sospensione dall’8 marzo al 31 maggio 2020.
Durante il periodo di sospensione dei termini previsto dall’articolo 67, le strutture competenti dell’Agenzia delle entrate, potranno svolgere le attività tipicamente connesse alla lavorazione delle istanze di accordo preventivo disciplinate dalla normativa oggetto della presente circolare ed in coerenza con la circolare n. 4/E del 20 marzo 2020 e 6/E del 23 marzo 2020 è possibile proseguire l’interlocuzione tra gli Uffici competenti e i contribuenti, a distanza mediante l’utilizzo di strumenti telematici (e-mail, contatti telefonici, videoconferenze) senza che ciò comporti una rinuncia al periodo di sospensione.

CHIARIMENTI IN MERITO A TERMINI DI PAGAMENTO E ATTIVITÀ DI RISCOSSIONE.

L’Agenzia delle Entrate ha inoltre pubblicato i seguenti chiarimenti relativi a specifiche fattispecie:
  • con riferimento alla sospensione dei termini di versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di accertamento e di addebito, in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo ed il 31 maggio 2020, i relativi pagamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il 30 giugno 2020 (mese successivo il periodo di sospensione) in un’unica soluzione
  • fino al 31 maggio 2020, saranno sospese le attività di notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione
  • sarà differito al 31 maggio 2020 la rata scaduta il 28 febbraio relativa alla “Rottamazione-ter” e della rata in scadenza il 31 marzo del “Saldo e stralcio”
  • nel periodo dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020 non sarà attivata alcuna procedura cautelare come un fermo amministrativo o una ipoteca o alcuna procedura esecutiva come ad esempio un  pignoramento; qualora tali procedure fossero però state attivate in data precedente al periodo di sospensione, il contribuente può versare il relativo debito e richiedere la cancellazione della procedura anche durante il periodo di sospensione
  • l’Agenzia delle Entrate Riscossione continuerà a lavorare le istanze di rateizzazione presentate prima dell’8 marzo 2020.

PRIMI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE IN MERITO ALL’ARTICOLO 83 DEL DECRETO “CURA ITALIA”

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 6/E/2020 pubblicata in data 23 marzo u.s. è prontamente intervenuta al fine di chiarire la portata del predetto D.L. in relazione all’istituto dell’accertamento con adesione previsto dal D. Lgs. 218/97.

Il dubbio sorto – che da subito ha destato l’interesse degli operatori del diritto tributario – riguarda se al predetto istituto sia applicabile l’art. 67 (sospensione attività dell’Agenzia dall’8.03.2020 al 31.05.2020) in virtù del suo “connotato” tipicamente amministrativo o l’art. 83 (sospensione termini processuali della Giustizia Tributaria dal 9.03.2020 al 15.04.2020) qualora si volesse, invece, valorizzare l’effetto che lo stesso istituto produce da un punto di vista processuale, ossia quello di sospendere i termini del ricorso introduttivo.

Ebbene, secondo i tecnici dell’Agenzia all’istituto in parola troverebbe applicazione l’art. 83 del DL.

Essendo, dunque, preferita – quantomeno dall’AF – questa impostazione, analogo ragionamento va effettuato, continua la parte pubblica, relativamente all’ipotesi in cui si verificasse l’accavallamento del periodo di sospensione ex DL 18/2020 con quello ordinario ex art.6, comma 3, D. Lgs. 218/97, di talché dalla notifica dell’atto impositivo il termine per impugnare sarà di 150 gg (60 termine ordinario + 90 adesione) oltre a quello (38 gg) di sospensione straordinaria per l’effetto del DL “Cura Italia”. (Luigi Contri)

BREVI CONSIDERAZIONI DI CARATTERE FISCALE SUL DECRETO “CURA ITALIA”

Avv. Luigi Contri

 

Il DL 18/2020 nel prevedere diverse misure di sostegno economico è intervenuto, altresì, sulle scadenze e sugli obblighi tributari-contributivi.

VERSAMENTI (ART. 61). Per i contribuenti che hanno conseguito ricavi e compensi fino a 2 milioni di Euro nel 2019, sono sospesi i versamenti in scadenza dall’8 marzo al 31 marzo. I versamenti interessati dalla sospensione sono quelli dell’Iva, delle addizionali Irpef e delle ritenute alla fonte, nonché dei contributi previdenziali e assistenziali ed i premi dell’assicurazione obbligatoria. Per l’effetto della citata sospensione, il versamento dovrà essere effettuato in unica soluzione entro il 31 maggio o in 5 rate mensili con prima rata dal mese di maggio. Indipendentemente dal volume d’affari dichiarato nell’annualità precedente, i contribuenti operanti nei settori del turismo, ristorazione, giochi e sport, possono accedere alla su ricordata sospensione. Di particolare interesse si segnala (ART. 62, comma 7) che i professionisti, agenti di commercio e rappresentanti con volume d’affari inferiore a 400.000 Euro possono, previa presentazione di apposita dichiarazione, evitare di subire le ritenute d’acconto in relazione ai ricavi e compensi percepiti tra il 17 marzo (ossia data di entrata in vigore della disposizione in commento) ed il 31 marzo. Lo scopo di tale agevolazione risiede nella volontà di concedere maggiore liquidità: le ritenute non operate dovranno essere versate entro il 31 maggio o in 5 rate mensili, con prima rata scadente il mese di maggio. È stata, inoltre, prevista (ART. 68) una sospensione dei versamenti dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate – Riscossione contenuti nelle cartelle di pagamento, negli avvisi di accertamento esecutivi di Agenzia Entrate, Dogane e Inps, ingiunzioni degli Enti locali. In tal caso, i versamenti in scadenza dall’8 marzo al 31 maggio dovranno essere effettuati, in unica soluzione, entro il 30 giugno 2020. Per tutti coloro che hanno optato per la “rottamazione-ter”, la rata in scadenza (28 febbraio 2020) è prorogata al 31 maggio 2020. Analogamente dicasi per la rata del versamento dei ruoli “saldo e stralcio”: la scadenza il 31 marzo 2020 è differita al 31 maggio 2020. Si segnala che tutti i versamenti – fiscali e contributivi – eventualmente effettuati non saranno rimborsabili.

ADEMPIMENTI. In relazione agli adempimenti fiscali (ART. 62) – diversi dai versamenti e dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale- in scadenza dall’8 marzo al 31 maggio, è stato disposto il differimento al 30 giugno 2020. Le certificazioni uniche (CU) devono essere in ogni caso inviate entro il 31 marzo 2020.

AGENZIA DELLE ENTRATE (ART. 67). L’attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso dell’Agenzia delle Entrate è sospesa dall’8 marzo al 31 maggio. Per lo stesso periodo temporale sono sospesi i termini per fornire risposte alle istanze di interpello e, comunque, quelle di consulenza fiscale. Tuttavia, e qui si invita a porre molta attenzione, è stata disposta una proroga biennale circa il potere di decadenza degli Uffici (ART. 67, ultimo comma).

SOSPENSIONE DEI TERMINI GIUDIZIALI. Infine (ART. 83) per quanto concerne l’attività giudiziale – nel periodo temporale dall’8 marzo al 15 aprile – tutte le udienze che non abbiano il carattere dell’urgenza sono sospese e rinviate d’ufficio ad un periodo successivo, come pure è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto (notifica ricorsi, impugnazioni, presentazione memorie, ecc.).

MISURE A SOSTENGO DELLA LIQUIDITÀ ATTRAVERSO IL SISTEMA BANCARIO

Il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 (c.d. Decreto “Cura Italia”), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo 2020 ed entrato in vigore in pari data (il “Decreto”), ha introdotto una serie di misure straordinarie finalizzate tra l’altro alla salvaguardia del sistema produttivo ed economico del paese, tra le quali alcune misure a sostegno della liquidità delle imprese attraverso il sistema bancario (artt. 49-59 del Decreto) che sono oggetto di questa prima informativa. Si precisa peraltro che il Decreto è soggetto a conversione in legge e, pertanto, potrà essere oggetto di modifiche in sede di conversione.

SOSTEGNO AL FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE

  • FONDO DI GARANZIA PMI

Innanzitutto, il Decreto è intervenuto in deroga sull’operatività del fondo centrale di garanzia per le PMI istituito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662 (il “Fondo di garanzia PMI”). La finalità del Fondo di garanzia PMI è quella di favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e talora si sostituisce alle garanzie procurate dalle imprese.

L’articolo 49 del Decreto prevede che per la durata di 9 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto stesso, in deroga alle vigenti disposizioni, si applicano le seguenti misure:

  1. la gratuità della garanzia del Fondo di garanzia PMI, con sospensione dell’obbligo di versamento delle commissioni per l’accesso al Fondo di garanzia PMI, ove previste;
  2. l’aumento dell’importo massimo garantito a 5 milioni di euro;
  3. l’aumento della percentuale massima di garanzia (80% in garanzia diretta e 90% in riassicurazione/controgaranzia) per tutte le operazioni ammesse al Fondo di garanzia PMI di importo fino a 1,5 milioni di euro;
  4. l’ammissibilità alla garanzia di operazioni di rinegoziazione del debito, a condizione che il soggetto finanziatore conceda nuova finanza per almeno 10% del debito residuo;
  5. il rafforzamento delle sinergie con le risorse aggiuntive delle sezioni speciali per innalzare fino al massimo dell’80% in garanzia diretta e del 90% in riassicurazione la garanzia del Fondo di garanzia PMI sulle diverse tipologie di operazioni, con incentivo anche all’impiego delle risorse comunitarie dei fondi strutturali;
  6. l’allungamento automatico della garanzia per le operazioni per le quali banche o gli intermediari finanziari hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento, o della sola quota capitale, correlata all’emergenza COVID-19;
  7. l’applicazione esclusiva del modulo economico finanziario ai fini della valutazione per l’accesso al Fondo di garanzia PMI (con esclusione quindi del modulo “andamentale”, consentendo così di ammettere al Fondo di garanzia PMI anche imprese che registrano tensioni col sistema finanziario in ragione della crisi connessa all’emergenza COVID-19), con esclusione in ogni caso delle imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” o “inadempienze probabili” ai sensi della disciplina bancaria;
  8. l’eliminazione della commissione di mancato perfezionamento;
  9. la possibilità di cumulare la garanzia del Fondo di garanzia PMI con altre forme di garanzia, anche ipotecarie, in deroga ai vigenti limiti previsti dalla disciplina, acquisite dal soggetto finanziatore per operazioni di investimento immobiliare nei settori turistico/alberghiero e delle attività immobiliari, con durata minima di 10 anni e di importo superiore a 500.000 euro;
  10. la possibilità di accrescere lo spessore della tranche junior garantita dal Fondo di garanzia PMI del 50%, ulteriormente incrementabile del 20% in caso di intervento di ulteriori garanti, a fronte di specifici portafogli di finanziamenti dedicati a imprese danneggiate dall’emergenza Covid-19, o appartenenti, per almeno il 60%, a specifici settori/filiere colpiti dall’epidemia a imprese/settori/filiere maggiormente colpiti dall’emergenza COVID-19;
  11. l’ammissibilità alla garanzia del Fondo di garanzia PMI, gratuitamente e senza valutazione, con copertura all’80% in garanzia diretta e al 90% in riassicurazione, di nuovi finanziamenti a 18 mesi meno un giorno di importo non superiore a 3.000 euro erogati da banche, intermediari finanziari previsti dall’art. 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario) e altri soggetti abilitati alla concessione di credito in Italia e concessi a favore di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni assoggettati la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19;
  12. la possibilità di istituire sezioni speciali del Fondo di garanzia PMI per sostenere l’accesso al credito di determinati settori economici o filiere di imprese, su iniziativa delle amministrazioni di settore anche unitamente alle associazioni ed enti di riferimento;
  13. la sospensione per 3 mesi dei termini previsti per la gestione del Fondo di garanzia

L’articolo 49 del Decreto prevede altresì che, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, possano essere previste ulteriori misure di sostegno finanziario alle imprese, anche attraverso il rilascio di finanziamenti a tasso agevolato e di garanzie fino al 90%, a favore delle imprese, o delle banche e degli altri intermediari che eroghino nuovi finanziamenti alle imprese. Il medesimo decreto disciplina le forme tecniche, il costo, le condizioni e i soggetti autorizzati al rilascio dei finanziamenti e delle garanzie, in conformità alla normativa dell’Unione europea in tema di aiuti di stato.

  • GARANZIA DELLO STATO SU ESPOSIZIONI ASSUNTE DA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

Inoltre, al fine di supportare la liquidità delle imprese colpite dall’emergenza COVID-19, l’articolo 57 del Decreto prevede l’estensione della garanzia dello Stato alle esposizioni assunte da Cassa Depositi e Prestiti, anche nella forma di garanzie di prima perdita su portafogli di finanziamenti, in favore delle banche e degli altri soggetti autorizzati all’esercizio del credito che concedono finanziamenti sotto qualsiasi forma alle imprese che hanno sofferto una riduzione del fatturato a causa di detta emergenza.

La garanzia dello Stato è rilasciata in favore di Cassa Depositi e Prestiti fino ad un massimo dell’80% dell’esposizione assunta, è a prima domanda, orientata a parametri di mercato, esplicita, incondizionata e irrevocabile e conforme con la normativa di riferimento dell’Unione europea.

La definizione dei criteri, modalità e condizioni per la concessione della garanzia dello Stato e la relativa procedura di escussione nonché l’individuazione dei settori nei quali operano le imprese colpite dall’emergenza COVID-19, ai fini dell’applicabilità della norma in commento sono comunque rimesse all’emanazione di apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico.

  • GARANZIA DELLO STATO IN FAVORE DI SACE

Infine, allo scopo di sostenere per l’anno 2020 il credito all’esportazione nel settore turistico interessato dall’impatto dell’emergenza sanitaria, l’articolo 53 del Decreto autorizza il Ministero dell’economia e delle finanze a rilasciare la garanzia dello Stato in favore di SACE e su istanza di quest’ultima, per operazioni nel settore crocieristico, fino all’importo massimo di 2,6 miliardi di euro.

SOSTEGNO FINANZIARIO MEDIANTE SOSPENSIONE E PROROGA DI FINANZIAMENTI

  • MISURE DI SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Al fine di sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dall’epidemia di COVID-19, l’articolo 56 del Decreto prevede una moratoria straordinaria volta al sostegno finanziario delle micro, piccole e medie imprese (come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003), aventi sede in Italia, colpite dall’epidemia di COVID-19, le cui esposizioni debitorie non siano, alla data di pubblicazione del Decreto (17 marzo 2020) classificate come esposizioni creditizie deteriorate ai sensi della disciplina applicabile agli intermediari creditizi.

Con riferimento alle esposizioni debitorie nei confronti di banche, di intermediari finanziari previsti dall’art. 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario) e degli altri soggetti abilitati alla concessione di credito in Italia, dette imprese possono avvalersi dietro comunicazione delle seguenti misure di sostegno finanziario:

  1. per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se superiori, a quella di pubblicazione del Decreto (17 marzo 2020), gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020;
  2. per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020, i contratti sono prorogati, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza alcuna formalità, fino al 30 settembre 2020 alle medesime condizioni;
  3. per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020 e il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è inoltre facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto

Le operazioni oggetto delle predette misure di sostegno sono ammesse, su richiesta del soggetto finanziatore e senza valutazione, alla garanzia di un’apposita sezione speciale del Fondo di garanzia PMI. La garanzia che ha natura sussidiaria ed è concessa a titolo gratuito, copre i pagamenti contrattualmente previsti per interessi e capitale dei maggiori utilizzi delle linee di credito e dei prestiti, delle rate o dei canoni di leasing sospesi e degli altri finanziamenti prorogati.

La garanzia della sezione speciale del Fondo di garanzia PMI opera in conformità all’autorizzazione della Commissione europea prevista ai sensi all’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, in ragione del carattere di evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia formalmente riconosciuto all’epidemia da COVID-19.

  • SOSPENSIONE DEI TERMINI DI RIMBORSO PER IL FONDO 394/81

Con riferimento ai finanziamenti agevolati concessi dal fondo per i finanziamenti all’internazionalizzazione gestito da SIMEST istituito ai sensi dell’articolo 2 del Decreto Legge 28 maggio 1981, n. 251 (convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394) (il “Fondo 394/81”), l’articolo 58 del Decreto prevede la possibilità di sospendere il pagamento della quota capitale e degli interessi delle rate in scadenza nel corso dell’anno 2020, fino a 12 mesi, con conseguente traslazione del piano di ammortamento per un periodo corrispondente.

TRASFORMAZIONE IN CREDITO DI IMPOSTA DELLE ATTIVITÀ PER IMPOSTE ANTICIPATE RIFERITE AD ALCUNI COMPONENTI RELATIVI A CREDITI DETERIORATI OGGETTO DI CESSIONE

L’articolo 55 del Decreto consente alle società che cedano a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2020, crediti commerciali o finanziari vantati nei confronti di debitori inadempienti, di trasformare in credito d’imposta, le attività per imposte anticipate riferite ai seguenti componenti:

  • perdite riportabili non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’articolo 84 del TUIR;
  • importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto

Ai fini della trasformazione in credito d’imposta, tali componenti possono essere considerate per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti e i crediti ceduti possono essere considerati per un valore nominale massimo pari a 2 miliardi di euro, determinato tenendo conto di tutte le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 dalle società tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile e dalle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.

La norma definisce crediti vantati nei confronti di debitori inadempienti i crediti il cui mancato pagamento si protrae per oltre 90 giorni dalla data in cui era dovuto.

I crediti d’imposta possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione, ceduti secondo le procedure degli articoli 43bis o 43ter del D.P.R. n. 602/1972, o chiesti a rimborso, non concorrono alla formazione del reddito di impresa né della base imponibile IRAP e dovranno essere indicati nella dichiarazione dei redditi.

Al fine di procedere alla trasformazione in credito d’imposta, le società interessate dovranno esercitare l’opzione, entro la chiusura dell’esercizio in corso alla data in cui ha effetto la cessione dei crediti, che avrà efficacia a partire dall’esercizio successivo a quello in cui ha effetto la cessione.

La previsione in esame non si applicano:

  • a società per le quali sia stato accertato lo stato di dissesto o il rischio di dissesto ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 16 novembre 2015, 180, ovvero lo stato di insolvenza ai sensi dell’articolo 5 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Legge Fallimentare), o dell’articolo 2, comma 1, lettera b), del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14
  • nel caso di cessioni di crediti tra società che sono tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell’art. 2359 c.c. e alle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso

La presente Newsletter ha il solo scopo di fornire aggiornamenti e informazioni di carattere generale.

Non costituisce pertanto un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica.

 

 

 

23 Marzo 2020

EMERGENZA COVID-19: MISURE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITÀ ATTRAVERSO IL SISTEMA BANCARIO

Ampliamento del Fondo centrale di garanzia per le PMI

L’art. 49 del Decreto Legge n. 18, denominato Cura Italia, del 17 marzo 2020 prevede nuove misure a sostegno della liquidità finanziaria delle imprese colpite dall’emergenza epidemiologica da Covid-19. In particolare, attraverso il Fondo centrale di garanzia PMI e per la durata di 9 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, si applicano le seguenti misure:

  • la garanzia è concessa a titolo gratuito
  • viene elevato a €5 milioni l’importo massimo garantito per singola impresa
  • per gli interventi di garanzia diretta, la percentuale di copertura è pari all’80% dell’ammontare di ciascuna operazione di finanziamento per un importo massimo garantito per singola impresa di €1,5 milioni. Per gli interventi di riassicurazione, la percentuale di copertura è pari al 90% dell’importo garantito dal Confidi o da altro fondo di garanzia, a condizione che le garanzie da questi rilasciate non superino la percentuale massima di copertura dell’80% e per un importo massimo garantito per singola impresa di €1,5 milioni
  • sono ammissibili alla garanzia del Fondo i finanziamenti che nascono da operazioni di rinegoziazione del debito, sempre che il nuovo finanziamento preveda l’erogazione di credito aggiuntivo almeno pari al 10% del debito residuo del finanziamento in essere
  • nel caso in cui le banche o altri intermediari finanziari abbiano accordato la sospensione delle rate, o della sola quota capitale, a fronte dell’emergenza, la durata del Fondo viene estesa di conseguenza
  • ai soli fini dell’accesso al Fondo, la probabilità di inadempienza delle imprese è determinata esclusivamente sulla base del modulo economico finanziario di valutazione di cui alla parte IX, lettera A del Decreto Ministeriale del 12/02/2019. Sono escluse in ogni caso le imprese che presentino posizioni classificate come “sofferenze” o “inadempienze probabili” ai sensi della disciplina bancaria o che siano “imprese in difficoltà” ai sensi dell’art. 2, punto 18 del Regolamento (UE) 651/2014
  • non è dovuta la commissione per il mancato perfezionamento delle operazioni finanziarie
  • per operazioni di investimento immobiliare nei settori turistico, alberghiero e delle attività immobiliari, con durata minima di 10 anni e di importo superiore a €500.000, la garanzia del Fondo può essere cumulata con altre forme di garanzia acquisite sui finanziamenti
  • la garanzia del Fondo può essere elevata del 50% (70% nel caso di intervento di più garanti) sulla quota della tranche junior di portafogli di investimenti appartenenti a imprese danneggiate direttamente dall’emergenza oppure appartenenti per almeno il 60% a filiere e settori colpiti dall’epidemia
  • i nuovi finanziamenti a 18 mesi meno un giorno di importo inferiori a €3.000, in favore delle persone fisiche esercenti attività di impresa e professionisti danneggiati dall’emergenza Covid-19 sono garantiti gratuitamente e senza valutazione dal Fondo all’80%, nel caso di garanzia diretta, e al 90%, in caso di riassicurazione
  • le Amministrazioni di settore, anche unitamente alle associazioni e agli enti di riferimento, possono conferire risorse al Fondo per sostenere l’accesso al credito per determinati settori economici o filiere d’impresa
  • sono prorogati per tre mesi tutti i termini riferiti agli adempimenti amministrativi relativi alle operazioni assistite dalla garanzia del Fondo. Con successivo decreto possono essere individuate ulteriori misure di sostegno finanziario alle imprese.

Misure per il credito all’esportazione

Ai sensi dell’art. 53 del decreto legge Cura Italia per l’anno 2020, il MEF è autorizzato a rilasciare la garanzia dello Stato in favore di SACE spa, società attiva nell’export credit, al fine di sostenere il credito all’esportazione nei settori interessati dall’emergenza sanitaria (non più, dunque, solo a favore del settore turistico).

Attuazione del Fondo solidarietà mutui “prima casa”

L’art. 54 del citato Decreto Legge estende per un periodo di 9 mesi l’ammissione ai benefici del Fondo anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che autocertifichino di aver subito una riduzione di oltre un terzo del fatturato nel trimestre successivo al 21 febbraio 2020, rispetto all’ultimo trimestre 2019, ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, a causa della chiusura o restrizione della propria attività lavorativa dovuta all’emergenza epidemiologica. Per l’accesso al Fondo non è necessario presentare l’attestazione ISEE. Il Fondo, su richiesta del mutuante provvede al pagamento del 50% degli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo di sospensione dei pagamenti rateali. A tale fine, al Fondo sono assegnati €400 milioni.

Misure di sostegno finanziario alle imprese

In forza dell’art. 55 del decreto Cura Italia, nel caso in cui una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2020, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori inadempienti (ovvero quando il mancato pagamento si protrae per oltre 90 giorni), può trasformare in credito d’imposta le attività per imposte anticipate riferite a: • perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile alla data della cessione • importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto non ancora dedotto né fruito tramite credito d’imposta alla data della cessione. Ai fini della determinazione del credito d’imposta spettante, i predetti componenti possono essere considerati per un ammontare massimo non eccedente il 20% del valore nominale dei crediti ceduti fino a un massimo di nominali €2 miliardi, tenendo conto anche delle cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 dalle società tra loro legate da rapporti di controllo, anche indiretto. I crediti d’imposta derivanti dalla trasformazione non producono interessi, non concorrono alla formazione del reddito di impresa e possono essere utilizzati in compensazione senza limiti di importo ex art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997, oppure ceduti oppure chiesti a rimborso. Il presente articolo non si applica a società per le quali sia stato accertato il rischio o lo stato effettivo di dissesto, oppure lo stato di insolvenza.

Misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese

Al fine di sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dall’epidemia, le imprese le cui esposizioni debitorie non siano classificate come “deteriorate”, grazie alla previsione dell’art. 56 del decreto Cura Italia, potranno avvalersi delle seguenti misure di sostegno finanziario, previa comunicazione:

  1. per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti alla data del 29 febbraio 2020 o, se superiori, a quella di pubblicazione del presente decreto, gli importi accordati non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata
  2. per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020 sono prorogati i contratti, unitamente ai rispettivi elementi accessori, fino al 30 settembre 2020 alle medesime condizioni
  3. sono sospesi fino al 30 settembre 2020 i pagamenti delle rate dei mutui, di altri finanziamenti a rimborso rateale e dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020. Inoltre, viene dilazionato il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.

Alla comunicazione sopracitata deve essere allegata la dichiarazione con la quale l’impresa autocertifica ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000 di aver subito una temporanea riduzione parziale o totale dell’attività quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid-19.

Il Fondo generale di garanzia per le PMI, con una dotazione estesa per €1.730 milioni, garantisce per un importo pari al 33%:

  • i maggiori utilizzi alla data del 30 settembre 2020 rispetto all’importo utilizzato all’importo utilizzato alla data di pubblicazione del presente decreto dei prestiti di cui alla lett. a)
  • i prestiti e i finanziamenti non rateali di cui alla lett. b)
  • i mutui e i finanziamenti a rimborso rateale o canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 e sospesi fino al 30 settembre 2020 di cui alla lett. c).

Sospensione dei termini per il rimborso del Fondo 394/81

L’art. 58 del Decreto Legge 18/2020 dispone la sospensione, fino a 12 mesi, dei pagamenti delle quote capitali e delle quote interessi delle rate di rimborso dei finanziamenti agevolati rilasciati tramite il Fondo istituito con Legge 394/1981 in scadenza nel 2020 con conseguente traslazione del piano di ammortamento per un periodo corrispondente.

Si ricorda che in data 19 marzo è stata redatta un’altra circolare, la numero 9, con il dettaglio delle principali misure fiscali a sostegno della liquidità delle famiglie e delle imprese adottate dal decreto Cura Italia. Potete scaricare il documento dal nostro sito, nel caso in cui non l’abbiate ricevuta. I nostri professionisti hanno fatto approfondimenti specifici legati alla emergenza anche su altre tematiche, quali le disposizioni emergenziali in materia di Giustizia, le proroghe per la crisi d’impresa, le norme per lo smart working, i provvedimenti per il settore spettacolo-cinema-audiovisivo. Tutte le circolari sono disponibili sul nostro sito nella pagina Covid-19.

I professionisti di Andersen Tax & Legal Italia sono a Vostra completa disposizione per fornire la più ampia consulenza in merito ai temi evidenziati nella presente circolare.

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