LINEE GUIDA DELL’INAIL PER LA TUTELA INFORTUNISTICA DA INFEZIONE DA COVID-19 – IMPORTANTI LINEE GUIDA PER I DATORI DI LAVORO

Una nuova circolare fornisce indicazioni sulle prestazioni garantite in caso di contagio di origine professionale. Per il presidente dell’Istituto “questa emergenza conferma che è necessario ampliare la platea degli assicurati”.

Con la circolare n. 13 del 3 aprile 2020 e con successiva lettera circolare n. 5392 del 24 aprile 2020, l’INAIL ha indicato i presupposti della tutela infortunistica prestata nei casi di infezione da coronavirus contratta in occasione di lavoro.

La richiamata circolare dell’INAIL specifica l’ambito della tutela assicurativa prestata ovverosia viene espressamente adottata la locuzione in “occasione di lavoro”, ossia durante la prestazione lavorativa.

L’INAIL chiarisce la presenza di una presunzione semplice di origine professionale dell’infortunio per alcune categorie di lavoratori e in particolare per personale sanitario e per i lavoratori che hanno un costante contatto con il pubblico/utenza.

Tuttavia non solo le categorie sopra richiamate godono della tutela prevista dall’INAIL, è infatti fatta espressa riserva di valutare ì anche di situazioni in cui non vi sia prova di specifici episodi contagianti o comunque di indizi “gravi precisi e concordanti” tali da far scattare la presunzione semplice. In questi casi, si applicherà l’ordinaria procedura di accertamento medico-legale che si avvale di elementi epidemiologici, clinici, anamnestici e circostanziali.

La sopra menzionata Circolare distingue poi tra infortunio sul lavoro e malattia professionale: di fatti il primo, l’infortunio sul lavoro è la lesione originata in occasione del lavoro da una causa violenta, che ha un effetto immediato e la seconda è la malattia professionale è l’evento dannoso che influisce sulla capacità lavorativa della persona, trae origine da una causa connessa alla propria attività lavorativa e agisce lentamente sull’organismo del lavoratore.

Ai fini dell’attivazione della tutela assicurativa è indispensabile un certificato medico di avvenuto contagio e la denuncia/comunicazione d’infortunio a cura del datore di lavoro.

Per il datore di lavoro è confermato l’obbligo di denuncia/comunicazione. Il termine iniziale della tutela decorre dal primo giorno di astensione dal lavoro, attestato dalla certificazione medica per avvenuto contagio, ovvero dal primo giorno di astensione dal lavoro coincidente con l’inizio della quarantena, sempre per contagio da nuovo Coronavirus. Il medico certificatore deve predisporre e trasmettere telematicamente all’Inail il certificato medico d’infortunio. Permane inoltre l’obbligo di denuncia/comunicazione di infortunio per il datore di lavoro, quando viene a conoscenza del contagio occorso al lavoratore. In caso di decesso, ai familiari spetta anche la prestazione economica una tantum del Fondo delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, prevista anche per i lavoratori non assicurati con l’Inail.

In favore de i familiari dei lavoratori deceduti per aver contratto il coronavirus sul lavoro, l’INAIL prevede il riconoscimento di tre prestazioni: la rendita o l’assegno funerario.

Pertanto qualora si sia a conoscenza di un dipendente che ha contratto “presumibilmente “il covid 19 all’interno del luogo di lavoro è importante rispettare l’obbligo di denuncia/comunicazione tempestiva.

Avvertenza: Il presente documento ha il solo scopo di fornire aggiornamenti e informazioni di carattere generale. Non costituisce pertanto un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica. Per valutazioni più specifiche si invita a contattare l’avv. Enrica Caon e gli altri collaboratori dello studio – avv.caon@vis-legis.it

a cura dell’avv. Enrica Caon

I CONTRATTI DI AGENZIA INTERNAZIONALI

1. Le definizioni:

Si definisce agente di commercio colui che si assume, stabilmente, per conto dell’altra parte, detta preponente, l’incarico di promuovere la conclusione di operazioni commerciali in cambio della corresponsione di una provvigione, costituita di norma da una parte del fatturato derivante dai negozi promossi o conclusi.

Nel panorama internazionale vi sono numerose forme di remunerazione, tra le quali:

  • Clausola “all’incasso”: si applica quando l’agente è legittimato a far valere i crediti nell’interesse del preponente;
  • Clausola dello “star del credere”: si applica quando l’agente si assume il rischio del buon esito del negozio procacciato.

A questo punto, giova cercare di riassumere quale sia il rapporto tra l’agente e il preponente nel contratto di agenzia prima di analizzare il contratto internazionale.

L’agente infatti può limitarsi ad agire come mero intermediario oppure può, ai sensi dell’art. 1752 c.c., agire con “rappresentanza”.

In tale ipotesi, l’agente non solo fa da intermediario tra i potenziali clienti e il preponente, al fine di favorire un aumento della produzione degli affari dello stesso preponente, bensì agisce in prima persona spendendo il nome del preponente e concludendo in suo nome i contratti.

Il potere di rappresentanza deve essere conferito espressamente, in mancanza, l’agente eserciterà una mera attività di intermediazione limitandosi, così come previsto nell’art. 1742 c.c., a promuovere la conclusione di operazioni commerciali, in una zona determinata senza poterli sottoscrivere personalmente.

Di particolare importanza è, a tal proposito, la sentenza del 21.11.2018 emanata dalla CGUE (Corte di Giustizia dell’Unione Europea), sez. IV, causa C452/17: “può essere qualificato come agente di commercio ai sensi della suddetta direttiva (86/653/CEE), anche colui che, svolgendo la propria attività all’interno della sede dell’impresa preponente, sia incaricato in maniera permanente di trattare, per un’altra persona la vendita o l’acquisto di merci oppure di trattare e di concludere tali operazioni per conto della stessa, purchè ciò non impedisca a detto soggetto di esercitare la propria attività in maniera indipendente”.

2. Il panorama internazionale:

Fatta questa breve introduzione occorre soffermarsi sui contratti internazionali. Sovente le imprese hanno necessità di effettuare transazioni con soggetti situati fuori dai confini nazionali e quindi con sistemi giuridici diversi al fine di stipulare dei veri e propri contratti internazionali, a seconda dei casi, di vendita di merci, di agenzia o distribuzione, di subfornitura, oppure di transazioni più complesse.

Innanzitutto, il contratto è internazionale quando, alternativamente:

  1. le parti non risultano domiciliate nello stesso paese;
  2. il patrimonio di ciascun contraente (o gran parte di esso) si trova nel paese in cui risiede;
  3. la transazione commerciale oggetto del contratto sia sottoposta alla normativa di un paese

diverso;

  1. la prestazione oggetto del contratto, o parte di essa, deve essere eseguita in un paese diverso da quello in cui una od entrambe le parti

In tali ipotesi può non essere semplice per le imprese capire come negoziare e come redigere i contratti internazionali.

La prima scelta da fare riguarda la legge applicabile, ovvero la legge che sarà chiamata a disciplinare il contratto in caso di insorgenza di una controversia. È facile comprendere come l’applicazione di una legge piuttosto che di un’altra possa incidere sensibilmente sui contenuti di un contratto, non solo per quanto riguarda i punti non regolati dalle parti (che verranno integrati da una differente normativa, a seconda della legge applicabile al contratto), ma anche con riguardo agli aspetti espressamente disciplinati.

Si vedrà meglio lungo questa trattazione che, ad esempio, se si applicano le leggi francesi l’agente di commercio avrà diritto, in caso di cessazione del rapporto, ad una indennità di clientela basata sulla «riparazione del pregiudizio» calcolata intorno ai due anni, mentre se la legge applicabile è quella italiana lo stesso agente riceverà un’indennità non superiore ad un anno di provvigioni.

Le parti, quindi, prima di redigere il contratto dovranno scegliere la legge applicabile tra le possibili alternative. Nell’esempio di cui sopra o la normativa italiana, o quella francese oppure la cosiddetta lex mercatoria, cioè i principi generali ed usi del commercio internazionale. In ogni caso, qualunque legge si preferisca essa avrà sia dei risvolti positivi che negativi. La legge italiana è difatti una legge “conosciuta” al contrario di quella francese che potrebbe risultare meno facilmente comprensibile ma più adatta alle esigenze della controparte. Non sempre scegliere la legge italiana, che pur consente più delle altre una standardizzazione, è la soluzione migliore per quelle imprese intente nella stesura di contratti internazionali. Per quanto riguarda l’ultima opzione, quella del ricorso alla lex mercatoria essa può rivelarsi opportuna al fine di evitare l’applicazione delle legislazioni nazionali, tuttavia non si può non notare come spesso risulti in qualche modo “incerta”.

Ne deriva che, in assenza di una scelta espressa dalle parti, la legge applicabile al contratto sarà stabilita avendo riguardo alle norme che disciplinano i conflitti di legge. In ogni caso, in presenza di conflitto, il giudice dovrà cercare di interpretare la volontà delle parti, desumendola dalle disposizioni contenute nel contratto e dalle circostanze del caso concreto.

3. La legge applicabile:

In linea di principio, in base ai criteri previsti dal Regolamento comunitario 864/2007 concernente la legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (“Roma II”), la legge applicabile sarà:

  1. quella del paese in cui si verifica il danno; o, in mancanza,
  2. quella del paese in cui risiedono abitualmente sia il presunto responsabile, sia la parte lesa

nel momento in cui il danno si verifica; o, in mancanza,

  1. quella del paese con cui il fatto illecito presenta collegamenti manifestamente più stretti rispetto ai paesi di cui sopra.

Generalmente la scelta della legge applicabile al contratto coincide con quella del foro competente, nel senso che le parti tendono ad individuare un unico Stato, sia per disciplinare il contenuto del proprio contratto che per risolvere eventuali controversie.

La legislazione relativa ai contratti di agenzia è contenuta nella Direttiva 86/653/CEE del 18 dicembre 1986 relativa al coordinamento dei diritti degli Stati Membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, recepita in tutti gli Stati dell’Unione Europea. Tale direttiva delinea il quadro normativo sull’agenzia commerciale, focalizzandosi, in particolare, sui diritti e doveri dei contraenti, sul compenso dell’agente, sulla gestione del contratto, nonché sulla cessazione del contratto stesso con relativa indennità/compensazione a favore dell’agente.

La Direttiva, a differenza dei regolamenti, non è direttamente applicabile negli ordinamenti interni e non ha portata generale, avendo come destinatari formali solo gli Stati membri, pertanto si noti bene, i rapporti di agenzia restano regolati dalla legge nazionale applicabile.

In particolare, la Direttiva è stata attuata nei seguenti Paesi Membri con le relative leggi:

AUSTRIA                    Legge federale dell’11 febbraio 1993

BELGIO                      Legge 13 aprile 1995: art. 70 ss.

DANIMARCA            Legge n. 272 del 2 maggio 1990

ESTONIA                   art. 670 ss. Legge sulle obbligazioni del 5 giugno 2002

FINLANDIA               Legge n. 417 dell’8 maggio 1992

FRANCIA                    Legge n. 91-593 del 25 giugno 1991

GERMANA                 Legge 23 ottobre 1989

GRECIA                       Decr. Pres. n. 219 del 30 maggio 1991

IRLANDA                    Legge n. 33 del 21 febbraio 1994 e Legge n. 31 del 7 gennaio 1997

ITALIA                         Decr. Legisl. n. 303 del 10 novembre 1991

LETTONIA                  art. 45 ss. Legge Commerciale del 13 aprile 2000

LUSSEMBRURGO    Legge del 3 giugno 1994

MALTA                        Codice di Commercio in vigore dal 1° maggio 2004

PORTOGALLO          d.l. n. 178 del 18 giugno 1986

REGNO UNITO        Commercial Agents Council Directive) Regolamento del 1993

SLOVACCHIA           artt. 652 ss. Codice di Commercio (Legge n. 513 del 1991)

SPAGNA                     Legge n. 12 del 27 maggio 1992

SVEZIA                       Legge n. 351 del 2 maggio 1991

UNGHERIA               Legge CXVII del 2000

Va precisato però, che nonostante sia in corso una tendenza al progressivo ravvicinamento delle legislazioni nazionali, vi sono ancora forti discrasie tra i paesi membri dell’UE sui contratti con agenti indipendenti.

Ciò è dovuto agli ampi margini di flessibilità riconosciuti agli Stati membri nel recepimento della Direttiva, nonché al fatto che essa lascia ampia discrezionalità ai legislatori nazionali, i quali possono introdurre normative più favorevoli all’agente di commercio.

Pertanto, continuano a sussistere delle differenze fra le regolamentazioni in tema di agenzia commerciale in vigore all’interno dei singoli Stati membri.

In Spagna, ad esempio, il contratto di agenzia in Spagna è regolato dalla Legge 12/1992 del 27 maggio 1992 (“Ley 12/1992, de 27 de mayo, sobre Contrato de Agencia” da ora, per brevità, LCA). La legge spagnola non prevede alcuna forma particolare per il contratto internazionale. Ai sensi dell’art. 22 LCA tuttavia, in ogni momento ciascuno dei contraenti può pretendere dall’altro una stesura per iscritto dell’accordo.

La norma di chiusura della LCA prevede che, per tutte le controversie derivanti dal contratto di agenzia, sia competente il tribunale della sede dell’agente di commercio, essendo nulla ogni clausola derogatoria. In ragione della libertà contrattuale il diritto applicabile può essere in linea di massima scelto liberamente. Tuttavia, è da preferire l’applicazione del diritto spagnolo.

La legge spagnola sui contratti di agenzia prevede espressamente infatti (art. 3 comma 1 LCA) che le sue norme costituiscono diritto cogente, a meno che non sia la stessa legge a consentire clausole contrattuali diverse.

4. Conclusioni:

Quello che emerge dal quadro che si è delineato è la complessità del panorama legislativo nazionale ed internazionale che deve essere correttamente interpretato dalle imprese per permettere loro di effettuare poi la scelta più idonea ad esempio per quanto concerne la tipologia contrattuale, la legge applicabile o il foro competente, le indennità dovute all’agente in caso di cessazione o modifica del rapporto contrattuale.

a cura dell’avv. Enrica Caon

Per qualsiasi necessità lo studio è a completa disposizione:  avv.caon@vis-legis.it

LA GOLDEN POWER NEL DECRETO LIQUIDITÀ

A causa dell’attuale pandemia globale, i governi mondiali si sono trovati con il gravoso compito di adottare misure atte a fronteggiare non solo con l’emergenza sanitaria, ma anche con la conseguente crisi economica e finanziaria che ne deriva. In contesti di eccezionali di necessità e urgenza, il Governo italiano adotta decreti legge, ossia specifici atti normativi a carattere provvisorio aventi forza di legge che debbono essere poi convertiti in legge dalle camere entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. Il Decreto Legge n. 21 del 15 marzo 2012, e successive modifiche, ha introdotto nel sistema italiano uno scudo normativo, conosciuto come “Golden Power”, in virtù del quale al governo italiano sono assegnati speciali poteri di veto, di condizionare l’acquisto di partecipazioni nel capitale sociale di società italiane o la realizzazione di talune operazioni straordinarie. Il regime di “Golden Power” è stato introdotto al fine di sostituire il regime giuridico di “Golden Share”, che in passato si applicava a imprese risultanti da un processo di privatizzazione (quali ad esempio Telecom Italia, Eni, Enel e Finmeccanica). La Golden Power si applica a società operanti in settori strategici, quali difesa, sicurezza nazionale, comunicazioni elettroniche tramite le tecnologie 5G, energia, trasporti, e comunicazioni, ed è finalizzata alla salvaguardia degli asset di primaria importanza per l’economia del paese. Più nello specifico, il Decreto Legge n. 21/2012 stabilisce che, in caso di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali nei settori strategici (tra cui quelli della difesa e della sicurezza nazionale), il governo italiano possa inter alia opporsi all’acquisto di partecipazioni, esercitare il proprio veto all’adozione di delibere, atti od operazioni adottate dagli organi di amministrazione di una società ritenuta strategica, o imporre specifiche condizioni. Il Decreto Legge n. 21/2012 stabilisce inoltre che le imprese operanti nei menzionati settori strategici debbano notificare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una informativa completa sulla delibera, sull’atto o sull’operazione che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione (tra cui quelle di fusione, scissione, trasferimento dell’azienda o di rami di essa all’estero) entro 10 giorni e comunque prima che ve ne sia data attuazione. Potenziali acquirenti extra europei sono anch’essi soggetti a tali obblighi di notifica. Alla luce dell’attuale situazione di emergenza dovuta alla pandemia in corso, il governo italiano ha deciso, tra le altre misure volte a sostenere la liquidità e il finanziamento alle imprese italiane, di ampliare l’ambito di applicazione del Golden Power, con il Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile 2020 (il “Decreto Liquidità”), volto a proteggere società italiane da possibili scalate ostili da società straniere, le quali potrebbero quindi avvantaggiarsi della crisi in corso. Il Decreto Liquidità ha inoltre modificato gli obblighi di notifica e i relativi poteri attribuiti al governo italiano e ha esteso le misure adottate anche ad operazioni all’interno dell’Unione Europea. Il Decreto Liquidità ha esteso il Golden Power a società attive nei settori di cui all’articolo 4 paragrafo 1, lettere a), b), c), d) e e) del Regolamento (UE) 2019/452 (tra gli altri, infrastrutture critiche fisiche o virtuali, tra cui l’energia, i trasporti, l’acqua, la salute, sicurezza alimentare, accesso a informazioni sensibili, compresi i dati personali, intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, la cibersicurezza, le nanotecnologie e le biotecnologie. Il Decreto Liquidità, che ha dato attuazione anticipata al Regolamento (UE) 2019/452 – che si applica dall’11 ottobre 2020 – riflette l’importanza accordata a certi settori in questo particolare periodo di emergenza, e al contributo che talune imprese sono in grado di dare al sistema economico nazionale.
22.04. 2020

UDIENZE TELEMATICHE: OPPORTUNITÀ (PERSA) O RISCHIO?

Il DL 18/20 ha previsto, tra le misure in tema di giustizia adottate per prevenire il rischio di diffusione del contagio da coronavirus, la possibilità che le udienze si tengano in maniera diversa da quelle previste dalla normativa vigente. La situazione contingente impone di evitare l’assembramento di tante persone e l’apertura a nuove modalità, essenzialmente telematiche, potrebbe essere un segnale e una spinta verso l’innovazione. Bisogna tuttavia comprendere se le modalità operative e la prassi porteranno effettivamente ad una positiva innovazione. Per le udienze civili, la norma prevede che fino al 30 giugno (data ultima in cui al momento sembrano applicarsi le misure di limitazione di assembramento) le udienze in cui non sia necessaria la presenza di altri soggetti oltre ai difensori e alle parti avvengano con collegamento da remoto e che quelle che prevedono la presenza solo dei difensori avvengano mediante scambio e deposito di note scritte. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha adottato linee guida in proposito, con proposte di protocollo, raccomandando che i dirigenti degli uffici giudiziari, cui è rimessa l’adozione delle opportune misure, ricordino che la ratio della norma è appunto quella di evitare ogni possibile forma di contatto, onde limitare la possibilità di contagio. Le regole specifiche praticamente proposte, e che sono già state o verranno adottate nei protocolli tra consigli dell’ordine degli avvocati e capi degli uffici giudiziari, sono abbastanza minuziose: prevedono per le udienze telematiche un relativamente congruo preavviso; la verifica dell’identità dei partecipanti; il rispetto del contraddittorio; le modalità per contattare i legali in caso il collegamento non funzioni; come procedere in caso il collegamento “salti”. Analogamente, si prescrive nel dettaglio il modo in cui debba avvenire lo scambio di note scritte e anche la possibilità di replicare brevemente qualora ciò sia reso necessario dal deposito delle note scritte avversarie. Sembrerebbe non esserci nulla da eccepire, se non fosse per la possibilità, che pur sempre rimane, di rinviare semplicemente ad una udienza ordinaria più in là nel tempo, e al fatto che risulta abbastanza chiaro che tutta l’attività telematica richiede – se non durante l’udienza, almeno prima e dopo – una attività da parte del personale degli uffici, attività che è chiaramente detto può esser svolta solo mediante presenza fisica. Dunque, maggior numero di persone negli uffici giudiziari e nessuna modalità di lavoro “smart”: certo un grosso limite all’effettiva soluzione del problema originario.

Ma a fronte di tutta questa macchina organizzativa, che andrà verificata in concreto, preoccupa un elemento forse non immediatamente percepibile. A ben guardare, la norma ha previsto udienze civili telematiche solo per il caso in cui siano presenti soggetti “altri” oltre agli avvocati. Quando l’udienza preveda la presenza dei “soli” avvocati, allora essa diventa una “non udienza”, o una “udienza scritta”, posto che è previsto solo lo scambio e il deposito telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni. Il concetto stesso di udienza, di discussione davanti a chi deve decidere, viene sacrificato. Al momento, sembrerebbe, solo per un tempo limitato; le innovazioni di questo tipo rischiano, però, di durare, se non altro perché allo stato è difficile pensare che dal 1° luglio 2020 il rischio COVID 19 sia eliminato alla radice. La misura emergenziale è dettata da esigenze di salute pubblica, che sembrano giustificare qualsiasi decisione. Senza dubitare del diritto alla salute, non si può comunque non interrogarsi su quali altri diritti possano per esso venire sacrificati: se il diritto alla privacy viene in effetti invocato quando si parla di controllo dei movimenti delle persone, l’amministrazione della giustizia mediante una compressione del diritto al contraddittorio orale non sembra creare problemi. Il trend, invece, sembra ben chiaro anche per quanto riguarda il processo amministrativo: la norma prevede che, sempre per il periodo fino al 30 giugno, le controversie passino in decisione sulla base degli scritti depositati senza discussione orale, salva la possibilità di deposito di note – necessariamente contenute – e senza alcuna previsione di discussione orale. Una iniziale apertura all’udienza telematica, prevista dal DL 11/2020, è stata semplicemente abolita. Con la stessa semplicità con cui si è abolita la presenza degli avvocati e della loro voce in udienza. Che tale non è più, tant’è che è camera di consiglio – telematica, questa si! – che esclude ogni partecipazione dei difensori. In altre parole: i magistrati si riuniscono telematicamente e possono in tale maniera validamente prendere decisioni (sia in ambito amministrativistico, sia civile – dal Tribunale alla Cassazione). Ovvero: la giustizia va avanti, ma senza avvocati. L’affermazione è forse estrema, e non valida nella totalità dei casi, ma la preoccupazione è reale. Il rischio COVID-19 non può e non deve, in uno stato di diritto lungimirante, tramutarsi in una surrettizia modifica del diritto processuale (che è certo lecita, ma come tale va chiamata, studiata e poi adottata) o, peggio, nella compromissione del diritto di difesa. 22.04.2020

DISPOSIZIONI TEMPORANEE IN CASO DI PERDITA DEL CAPITALE SOCIALE: ATTIVITÀ E RESPONSABILITÀ DEL MANAGEMENT

Il D. L. 8 aprile 2020 n. 23, pubblicato in G.U. in data 9 aprile 2020, interviene – tra l’altro – su alcune fondamentali disposizioni normative per tentare di supportare le imprese nell’attuale situazione di emergenza e nella fase successiva, laddove si è certi che la ripresa “ordinaria” delle attività sarà certamente rallentata, se non nei casi più gravi impedita, dalla crisi economica destinata a proseguire per un periodo a oggi ancora difficile da stimare.

La breve disamina che segue ha lo scopo di fornire agli imprenditori e al management alcuni spunti di riflessione utili per meglio indirizzare le rispettive scelte operative in tale contesto, anche nell’ottica di valutare l’opportunità di ricorrere alle misure finanziarie messe a disposizione dal Governo con il citato D.L.

In particolare, l’art. 6 del citato D.L. dispone la sospensione – dal 9 aprile 2020 (data di entrata in vigore del medesimo) al 31 dicembre 2020 – dell’applicazione degli obblighi previsti dagli articoli 2446, commi secondo e terzo, 2447 c.c. – per quanto riguarda le società per azioni e in accomandita per azioni, e degli articoli 2482 bis, commi quarto, quinto e sesto, e 2482 ter c.c., per riguarda le società a responsabilità limitata, in caso di riduzione o perdita del capitale sociale al disotto del minimo legale.

Viene, di conseguenza, disposta la sospensione, durante il medesimo periodo, anche della causa di scioglimento automatico prevista – dagli articoli 2484, n. 4, e 2545 duodecies c.c. – al verificarsi della suddetta riduzione o perdita del capitale sociale.

La ragione di tale intervento risiede, come la stessa Relazione al D.L. espone con chiarezza, nella consapevolezza che la situazione di crisi determinata dall’emergenza sanitaria è talmente anomala ed eccezionale da coinvolgere anche imprese “sane”, comportando – di fatto – una “patologica perdita di capitale che non riflette le effettive capacità e potenzialità delle imprese coinvolte”.

In tale contesto in cui – nonostante il massiccio intervento del Governo – vi sarà un’obiettiva difficoltà a reperire adeguati (e tempestivi) fondi necessari alla ripresa e al rilancio delle attività di impresa, la sospensione degli obblighi di legge di cui sopra è chiaramente volta ad evitare che la perdita di capitale, dovuta alla crisi da Covid-19, ponga gli amministratori di un gran numero di imprese (anche performanti in condizioni di normalità) nella difficile posizione di dover scegliere – in modo palesemente abnorme – tra l’immediata messa in liquidazione, con conseguente perdita della prospettiva di continuità aziendale, ed il rischio per gli amministratori di esporsi a responsabilità personale per gestione non conservativa, ai sensi dell’articolo 2486 c.c., per non aver rilevato tempestivamente la perdita (procedendo a ricapitalizzazione o a scioglimento della società) ed avere proseguito nell’attività.

Si ricorda, a tale proposito, che, in caso sia accertata la responsabilità dell’organo amministrativo, l’obbligo conseguente di risarcimento del danno potrebbe ammontare, salvo prova contraria e in determinate condizioni, addirittura alla differenza tra attivo e passivo accertata in sede concorsuale, in applicazione di quanto disposto dall’art. 2486 c.c.

Fermo quanto sopra, se la sospensione ha lo scopo di “congelare” l’applicazione di quegli obblighi di legge che – in condizioni di normalità – sono considerati quali primi possibili indici di una potenziale “sofferenza” della società, richiedendo il tempestivo intervento degli amministratori (pena, in condizioni normali, la loro personale responsabilità), la medesima non può e non deve portare imprenditori e management a “sottovalutare” o “disattendere” – in questo periodo – gli obblighi di “corretta e prudente gestione” ai medesimi imposti.

Si rammenta, infatti, che restano pienamente operativi, tra gli altri, tutti gli adempimenti di cui all’art. 2086 c.c. (nella versione in vigore dal 16 marzo 2019), in forza dei quali le società sono tenute a predisporre tutti gli strumenti (amministrativi, organizzativi e contabili) necessari – in proporzione alla natura e dimensione delle imprese – per permettere di valutare tempestivamente l’eventuale perdita della continuità aziendale e di attivarsi, conseguentemente e senza indugio, per l’adozione di tutte le misure a disposizione per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale, ove possibile.

Resta, pertanto, pienamente valido, anche durante il predetto periodo di sospensione delle disposizioni di ricapitalizzazione e/o scioglimento, l’obbligo di operare secondo i principi di prudente gestione dell’attività e conservazione del patrimonio sociale, implementando le normali attività di monitoraggio già in essere.

In tale ottica, gli imprenditori ed il management sono tenuti – in applicazione dei principi di cui sopra – a monitorare costantemente, e date le circostanze in modo ancora più attento, l’andamento dell’azienda e soprattutto la sua liquidità, valutando, tra l’altro, se l’accesso e l’utilizzo delle misure finanziarie di natura eccezionale messe a disposizione dal Governo siano (o meno) di per sé sufficienti a garantire il permanere della continuità aziendale.

In particolare, sarà importante analizzare in modo critico (e prospettico) i rapporti contrattuali pendenti al fine di identificare quelli che possano presentare potenziali criticità in grado di aggravare ulteriormente la situazione di crisi. Da un lato, vi potrebbero, infatti, essere contratti in cui l’impresa si trova a dover adempiere in favore di controparti in difficoltà e quindi non in grado di adempiere a loro volta alla propria controprestazione (anche di pagamento). Dall’altro lato, vi potrebbero essere contratti di cui l’impresa non potrebbe di fatto beneficiare per gli scopi originariamente pattuiti o il cui equilibrio è stato sostanzialmente alterato a suo discapito.

Valutate le diverse situazioni, nell’ottica di cui sopra, l’imprenditore potrà decidere di avvalersi dei rimedi di legge a sua disposizione volti a gestire tali criticità. Si pensi, ad esempio, all’eccezione di inadempimento o alla possibilità di richiedere ulteriori garanzie per il caso di difficoltà della controparte. Si pensi invece a rimedi dell’eccessiva onerosità o impossibilità sopravvenuta, in caso di variazioni sostanziali dell’equilibrio contrattuale.

In conclusione, il periodo tra il 9 aprile e 31 dicembre 2020 non può e non deve essere considerato come una sorta di “periodo di grazia” nel corso del tutto è possibile; al contrario imprenditori e management dovranno attentamente valutare la possibilità di poter continuare ad operare in una situazione di continuità anche con l’utilizzo delle misure straordinarie a disposizione, dovendo altrimenti organizzarsi per accedere alle ordinarie procedure per il superamento della crisi di impresa.

Per chiarimenti e/o ulteriori informazioni: fdamico@abbatescianni.eu

Avv. Francesca D’Amico

Partner – Abbatescianni e Associati Studio Legale e Tributario

LA GUIDA 2020 DI DENTONS SUGLI INVESTIMENTI NELLE ENERGIE RINNOVABILI IN EUROPA

Milano, 2 aprile 2020 – Dopo diversi anni in cui è stato registrato un calo degli investimenti nelle energie rinnovabili, l’Europa sta entrando in una nuova fase di transizione energetica. La Commissione Europea ha infatti annunciato di voler portare entro il 2030 l’obbiettivo di riduzione delle emissioni al 55%, rispetto all’attuale target del 40%.

Nell’edizione 2020 della guida “Investing in renewable energy projects in Europe” pubblicata di recente, Dentons, il più grande studio legale al mondo, ha messo in evidenza le principali novità normative e le potenziali prospettive di sviluppo dei progetti di energia pulita, in 20 giurisdizioni differenti tra Europa e Asia centrale (la guida può essere scaricata a questo link https://www.dentons.com/en/insights/guides-reports-and-whitepapers/2020/february/4/investing-in- renewable-energy-projects-in-europe-2020).

Il mercato delle rinnovabili ha raggiunto nella maggior parte dei Paesi europei un buon livello di maturità e competitività. La domanda di energia pulita è sempre più alta, dal settore dei trasporti a quello del riscaldamento residenziale e industriale, e per rispondere in maniera adeguata sono necessari interventi statali per favorire la decarbonizzazione, un tema che riguarda tanto la politica industriale quanto la regolamentazione del mercato.

La tecnologia è certamente tra i driver ad impatto crescente sull’economia dei progetti di energia rinnovabile; non è ancora ben chiaro, però, quando e se potenziali sviluppi come l’adozione di massa di veicoli elettrici o la produzione di idrogeno «verde» inizieranno ad avere un effetto trasformativo.

Nel 2019 il Governo italiano ha emanato il Piano nazionale per l’energia e il clima (PNIEC) che prevede la graduale eliminazione del carbone e l’aggiunta di circa 40 gigawatt di capacità di energia rinnovabile entro il 2030. Gli impianti solari rappresentano il motore principale, con 30 gigawatt di nuova capacità. L’Italia conta di raggiungere il suo obiettivo intermedio nel 2025 con 13 gigawatt di energia pulita, composti maggiormente dal solare fotovoltaico (ca. 7 gigawatt) e dall’ eolico onshore (ca. 6 gigawatt).

L’obiettivo posto dal PNIEC di aggiungere circa 40 gigawatt di capacità di energia rinnovabile entro il 2030 è estremamente ambizioso.” Ha commentato Carsten Steinhauer, responsabile della practice Energy di Dentons, “Dati i tempi lungi per autorizzare gli impianti buona parte delle nuove costruzioni si realizzerà nella seconda metà del decennio. Nel frattempo occorrerà rafforzare la rete di trasmissione e sviluppare sistemi di stoccaggio. Se consideriamo poi il ruolo delle energie rinnovabili per l’elettrificazione dei trasporti e per la produzione dell’idrogeno verde, possiamo aspettarci una crescita degli investimenti nel settore che non ha precedenti.”

 A fare da apripista al “Green New Deal” italiano è stata l’entrata in vigore ad agosto 2019 del Decreto FER1, che prevede investimenti di 1 miliardo di euro all’anno per una stima di sviluppo di circa 8 gigawatt di capacità di nuova energia da fonti rinnovabili, e procedure di registro e asta per accedere ai meccanismi d’incentivazione dell’energia elettrica. Alla prima asta che si è svolta nell’ottobre 2019 ne seguiranno altre sei tra il 2020 e il 2021.

Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di energie rinnovabili in Italia occorreranno molte altre risorse. La maggior parte delle nuove installazioni dovrà essere sviluppata senza incentivi, con il rischio di esporsi alla volatilità dei prezzi. I grandi player, tuttavia, sono in grado di negoziare accordi complessi che prevedano la compravendita dell’energia prodotta a lungo termine a prezzi fissi.

Certo l’emergenza sanitaria da Coronavirus rende la sfida italiana in tema di rinnovabili ancora più difficile nel breve termine, ma posto che la decarbonizzazione non è rinunciabile il settore delle rinnovabili dovrebbe essere proprio uno di quelli su cui continuare a investire per far ripartire il Paese dopo la crisi sanitaria.

MISURE DI SOSTEGNO FINANZIARIO ALLE IMPRESE MEDIANTE MORATORIA. DUBBI INTERPRETATIVI

I primi giorni di applicazione del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 (il “Decreto Cura Italia”) hanno visto emergere alcuni problemi interpretativi delle norme emergenziali che hanno generato dubbi sulla loro applicazione. Tra questi, la pratica segnala con frequenza quello relativo alla possibilità o meno per il debitore di invocare le misure di sostegno previste dal Decreto Cura Italia per richiedere la sospensione delle rate interessi relative ai finanziamenti con rimborso del capitale non rateale (bullet) con scadenza contrattuale successiva al 30 settembre 2020.

Come noto, l’articolo 56 del Decreto Cura Italia prevede, tra le ipotesi di moratoria straordinaria volte al sostegno finanziario delle micro, piccole e medie imprese colpite dall’epidemia di COVID-19, con riferimento alle esposizioni debitorie nei confronti di banche, di intermediari finanziari previsti dall’art. 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario) e degli altri soggetti abilitati alla concessione del credito, che le imprese possano avvalersi, previa comunicazione al finanziatore e autocertificazione di aver subito una temporanea carenza di liquidità determinata dall’epidemia di COVID-19, della proroga al 30 settembre 2020, alle medesime condizioni e senza alcuna formalità, dei contratti relativi a prestiti non rateali con scadenza contrattuale anteriore al 30 settembre 2020, unitamente ai rispettivi elementi accessori (articolo 56, comma 2, lettera b) del Decreto Cura Italia).

L’articolo 56, comma 2, lettera c) del Decreto Cura Italia, invece, per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, prevede, sempre previa comunicazione al finanziatore e autocertificazione dell’impresa delle predette circostanze, la sospensione del pagamento delle rate (o dei canoni di leasing) in scadenza prima del 30 settembre 2020, sino al 30 settembre 2020 e la dilazione del piano di rimborso delle rate (o dei canoni) oggetto di sospensione, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti. La norma consente inoltre all’impresa di richiedere la sospensione dei soli i rimborsi in conto capitale.

A fronte a questo impianto normativo, la pratica solleva il problema di quale debba essere il trattamento delle rate interessi rispetto a quei finanziamenti il cui rimborso del capitale non sia rateale ma dovuto alla scadenza contrattuale (bullet) – mentre durante la durata contrattuale maturano rate di interessi – e la scadenza contrattuale sia successiva al 30 settembre 2020.

Il tenore letterale dell’articolo 56, comma 2, lettera b) del Decreto Cura Italia sembra escludere che la norma abbia rilievo rispetto a questa fattispecie. Essa dispone infatti la sola proroga della scadenza contrattuale e quindi dell’obbligo di restituzione del capitale fino al 30 settembre 2020 per i contratti con scadenza anteriore, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, quindi con le garanzie (la cui proroga della durata opererebbe dunque ex lege senza ulteriori formalità) e gli interessi (con neutralità dal punto di vista attuariale per finanziatori e imprese come precisato dalla Relazione illustrativa del Decreto Cura Italia).

D’altra parte, il tenore letterale dell’articolo 56, comma 2, lettera c) del Decreto Cura Italia sembra limitare l’applicazione della norma ai soli finanziamenti in cui il rimborso del capitale abbia natura rateale, come si evince dall’individuazione tipologica dell’ambito di applicazione in cui l’elemento identificativo – i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale – poggia su una vicenda, il rimborso, che attiene essenzialmente alla restituzione del capitale ed, a contrario, dalla previsione della facoltà per l’impresa di optare per la richiesta di sospensione dei soli rimborsi in conto capitale. Non sembra quindi possibile, sulla base dell’interpretazione letterale, applicare l’articolo 56, comma 2, lettera c) del Decreto Cura Italia ai pagamenti rateali dei finanziamenti con rimborso bullet.

Se si accede a questa interpretazione letterale delle norme esaminate (coerente peraltro con i principi di ermeneutica legislativa dettati dall’articolo 12 delle Disposizioni sulla legge in generale del Codice Civile, secondo i quali la legge deve essere interpretata innanzitutto nel suo senso letterale), si giunge quindi alla conclusione che, rispetto ai finanziamenti non rateali con scadenza contrattuale successiva al 30 settembre 2020, il pagamento delle rate interessi con maturazione fino a quella data non possano essere oggetto di sospensione su richiesta dell’impresa, con ciò evidenziandosi una disparità di trattamento, avuto riguardo alla possibilità di sospendere le rate interessi fino al 30 settembre 2020, rispetto alle imprese indebitate sulla base di finanziamenti rateali (a parità di temporanea carenza di liquidità determinata dall’epidemia di COVID-19) che appare in effetti priva di giustificazione.

È verosimile ritenere che, nel dover normare nella fretta dettata dall’emergenza, il legislatore sia incorso in una vera e propria svista con riferimento ad una tipologia di finanziamento invero diffusa nella prassi, ma … ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit. Non si può escludere peraltro che qualche giudice possa essere tentato, disapplicando le regole generali di ermeneutica legislativa, nell’indagare i principi ispiratori della norma emergenziale e ritenere l’interpretazione letterale illegittima, anche ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, per disparità di trattamento. Se è vero, infatti, che la norma emergenziale ha l’intento di dare respiro finanziario alle imprese colpite dal Covid-19, appare difficile comprendere perché gli interessi dovuti da una impresa per finanziamenti a rimborso del capitale rateale e finanziamenti con rimborso del capitale bullet debbano essere trattati diversamente.

La prassi di questi primi tempi ha d’altronde evidenziato un approccio da parte di banche e intermediari finanziari teso a superare le “maglie strette” del perimetro di applicazione delle misure di sostegno finanziario di cui all’articolo 56 del Decreto Cura Italia ed una disponibilità ad applicare proroghe e sospensioni al di là delle ipotesi normativamente previste. Un simile approccio potrà trovare spazio verosimilmente anche con riferimento alla fattispecie esaminata.

La scelta di opzioni interpretative diverse e più estensive pone infine comunque un problema di collegamento con la disciplina della garanzia del fondo centrale di garanzia per le PMI istituito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662 (il “Fondo di garanzia PMI”). A copertura dei pagamenti contrattualmente previsti per interessi e capitale e degli altri finanziamenti prorogati, infatti, su richiesta del soggetto finanziatore, è prevista la garanzia di un’apposita sezione speciale Fondo di garanzia PMI (per un importo pari al 33% delle rate in scadenza entro il 30 settembre 2020 e dei finanziamenti prorogati). Poiché, ai sensi dell’articolo 56, comma 6, la garanzia del Fondo di garanzia PMI è ammessa per le “operazioni oggetto delle misure di sostegno di cui al comma 2”, è evidente come qualunque incertezza interpretativa con riferimento a fattispecie di dubbia riconducibilità alle “operazioni oggetto delle misure di sostegno di cui al comma 2” è destinata a riverberarsi sull’ammissione dell’operazione considerata alla garanzia e questa sia questione non priva di rilievo per i finanziatori.

Analogo problema si pone inoltre con riferimento all’adozione di prassi applicative più estensive da parte delle banche e degli intermediari finanziari, secondo quanto sopra indicato. Non sembra infatti che possa spingere a conclusioni diverse la previsione di cui all’articolo 13, comma 1, lettera f) del Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile 2020 (il “Decreto Liquidità”) secondo la quale “per le operazioni per le quali banche o gli intermediari finanziari hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento, o della sola quota capitale, ovvero l’allungamento della scadenza dei finanziamenti, in connessione degli effetti indotti dalla diffusione del COVID-19, su operazioni ammesse alla garanzia del Fondo, la durata della garanzia del Fondo è estesa in conseguenza”. La norma del Decreto Liquidità non sembra infatti ampliare il novero delle sospensioni o proroghe ammesse alla garanzia del Fondo di garanzia PMI per includervi anche quelle accordate da banche e intermediari finanziari al di là delle ipotesi normativamente previste (né fornire spunti interpretativi nuovi rispetto a quanto sopra esposto), ma soltanto estendere la durata della garanzia fino al 31 dicembre 2020 per le sospensioni o proroghe già ammesse alla garanzia e ciò anche nei casi in cui esse siano state accordate da banche o intermediari finanziari di propria iniziativa (anziché su iniziativa dell’impresa).

In conclusione, le problematiche evidenziate suggeriscono l’auspicio di un intervento correttivo (o almeno chiarificatore) del legislatore in sede di conversione del Decreto Cura Italia.

15.04 2020

LE MISURE PREVISTE DAL DECRETO «CURA ITALIA» CON RIFERIMENTO AL BILANCIO DI ESERCIZIO

​Il Decreto “Cura Italia” contiene le misure economiche per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19 e con riferimento al bilancio di esercizio sinteticamente sono previste le misure illustrate qui di seguito:

ASSEMBLEA DI APPROVAZIONE DEL BILANCIO 2019

In deroga a quanto previsto dalle disposizioni del codice civile ed alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria ai fini dell’approvazione del bilancio chiuso al 31.12.2019 è convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio e quindi entro il 28.6.2020.
L’utilizzo di tale termine è una “facoltà” ma deve essere data una adeguata informativa nella Relazione sulla Gestione.

TERMINI DI VERSAMENTO DELLE IMPOSTE

Per i soggetti IRES i versamenti del saldo e della I rata di acconto delle imposte devono essere effettuati entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, fermo restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni con la maggiorazione dello 0,4%.
I soggetti IRES che, in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio oltre il termine di 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, devono versare le imposte entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio.
Tale disposizione è applicabile anche per effetto del differimento del termine a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
Per i soggetti IRES che approveranno i bilanci dell’esercizio 2019 dal 1.6.2020 al 28.6.2020, quindi, i versamenti del saldo 2019 e della I rata di acconto 2020 delle imposte dirette e dell’IRAP avranno quale scadenza il 31.7.2020, ovvero il 31.8.2020 con la maggiorazione dello 0,4%.

SEMPLIFICAZIONI PER LA TENUTA DELLE ASSEMBLEE

Con l’avviso di convocazione delle assemblee, sia ordinarie che straordinarie, tutte le società (s.p.a.,  s.a.p.a., s.r.l., società cooperative e mutue assicuratrici) possono prevedere l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione, anche in deroga alle disposizioni statutarie.
Tutte le società possono prevedere che l’assemblea si svolga esclusivamente mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, senza la necessità che si trovino nel medesimo luogo il presidente, il segretario o il notaio.
Tali novità si applicano alle assemblee convocate entro il 31.7.2020 o comunque entro la data fino alla quale sarà in vigore lo stato di emergenza connesso all’emergenza sanitaria da COVID-19.

EFFETTI SUL BILANCIO AL 31.12.2019

  • Informativa in nota integrativa
L’emergenza sanitaria da COVID-19 rientra tra i fatti successivi la chiusura dell’esercizio che devono essere illustrati nella nota integrativa ma che non devono essere recepiti nei valori di bilancio in quanto di competenza dell’esercizio 2020 (art. 2427 co. 1 n. 22-quater c.c. e principi contabili nazionali – Documento OIC 29).
Secondo i principi contabili l’emergenza rappresenta un  fatto che si verificato entro la data di redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori e che ha prodotto un effetto rilevante sul bilancio, anche se verificato tra la data di redazione del progetto di bilancio e la data di approvazione da parte dell’organo assembleare.
In nota integrativa, quindi, va indicato l’effetto e la situazione di generale incertezza che l’emergenza sanitaria da COVID-19 produce sulla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa.
L’emergenza sanitaria da COVID-19 non può determinare la rilevazione, nel bilancio 2019, di un fondo rischi e oneri in quanto tali poste contabili non possono essere utilizzate per effettuare accantonamenti per oneri o perdite derivanti da eventi avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio.
L’emergenza sanitaria da COVID-19 incide, invece, sulla distribuzione degli utili relativi all’esercizio 2019, essendo opportuno un accantonamento degli stessi a riserva al fine di far fronte alla situazione di emergenza sanitaria da COVID-19 emersa nel 2020.
  • Informativa nella Relazione sulla gestione
L’informativa contenuta nella nota integrativa deve trovare indicazione anche nella Relazione sulla gestione.
Nella Sezione “Parte generale” deve essere illustrata l’attuale situazione di emergenza e i relativi impatti sull’operatività e sulle performance economiche e finanziarie dell’impresa e del settore in cui opera, attraverso l’analisi di informazione interne ed esterne, evidenziando i fattori e le variabili che possono influenzare la futura vita aziendale.
Più precisamente per informazioni “esterne” si intendono variabili macroeconomiche quali l’andamento generale del mercato, il livello dei consumi, fasi di congiuntura economica, fluttuazioni dei tassi di interessi o variabili più specifiche relative all’andamento del settore di appartenenza, lo sviluppo della domanda.
In considerazione della continua evoluzione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, appare particolarmente complesso prevedere gli effetti dell’attuale situazione di emergenza sulle attività economiche in generale e delle imprese in particolare.
Appare quindi opportuno, in tale sezione, illustrare le misure adottate dal Governo, con particolare riferimento all’introduzione di ammortizzatori sociali e agli interventi a favore delle imprese.
Nella Sezione “Evoluzione prevedibile della gestione” devono essere forniti i prevedibili effetti sull’andamento dei primi mesi del 2020 e sulla restante parte dell’esercizio.
Deve altresì essere fornita una descrizione dei rischi che potrebbero condizionare la continuità aziendale sulla base degli strumenti di pianificazione e programmazione della società quali budget, piani industriali, situazioni di periodo aggiornate sulla base dei dati consuntivati nei primi mesi del 2020 in particolare tendendo conto della situazione attuale nella simulazione dei relativi dati forecast.
Nella situazione di crisi attuale, pertanto, risulta essenziale aggiornare le situazioni economiche e finanziare prospettiche predisposte prima dell’emersione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, sulla base dei dati consuntivati nelle prime settimane del 2020 e della prospettata evoluzione per l’intero esercizio, valutando tutti i fattori connessi alla situazione critica economica.
Con riferimento ai rischi assume particolare rilevanza la descrizione:
  1. delle decisioni assunte dalla società con riferimento alla gestione del personale (ricorso allo smart working, fruizione di periodi di congedo e ferie, eventuale ricorso alla cassa integrazione);
  2. di eventuali piani di ristrutturazione;
  3. di accordi presi con i principali clienti e fornitori;
  4. degli impatti sulla capacità di rimborso dell’indebitamento e di eventuali accordi aggiuntivi stipulati con gli istituti di credito;
  5. dei benefici connessi agli interventi del Governo a favore delle imprese;
  6. di eventuali altri rischi specifici.

 

  • Continuità aziendale
L’emergenza sanitaria da COVID-19 potrebbe far venire meno il presupposto della continuità aziendale (going concern) di cui l’art. 2423-bis co. 1 n. 1 c.c., cioè la capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un arco temporale futuro di almeno 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio.
Se per effetto dell’emergenza sanitaria da COVID – 19 i risultati gestionali e la posizione finanziaria netta della società peggiorano, gli amministratori devono valutare se è corretto basare la redazione del bilancio al 31.12.2019 sul presupposto della continuità aziendale.
Tali decisioni, in particolar modo legate all’effetto dell’epidemia in corso e agli effetti che determina sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, devono riflettersi sul bilancio.
Nel caso in cui tale presupposto non risulta essere più appropriato, l’informativa in bilancio deve riflettere l’effetto che l’emergenza sanitaria da COVID – 19 determina sulla situazione, economica, patrimoniale e finanziaria.
In Nota Integrativa devono essere fornite le informazioni relative ai rischi evidenziati, alle incertezze, alle ragioni che portano insicurezza e difficoltà nella continuazione della mission aziendale, nonché alle soluzioni intraprese per affrontarli.

ATTESTAZIONI CAMERALI SU DICHIARAZIONI DELLE IMPRESE DI SUSSISTENZA CAUSE DI FORZA MAGGIORE PER EMERGENZA COVID-19 SECONDO LA CIRCOLARE MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO

A cura dell’avv. Enrica Caon – Owner Studio Legale Vis-Legis

 

La diffusione del CoViD-19 e le misure di urgenza adottate per contenerla stanno incidendo sull’esecuzione dei contratti, ritardandone o impedendone l’adempimento. Tali ritardi e inadempimenti stanno di conseguenza creando difficoltà alle imprese che non riescono ad eseguire nei tempi concordati le prestazioni contrattuali a causa dell’emergenza da Covid19.
In concreto, ci si domanda su quali basi giuridiche le aziende possano invocare la causa di forza maggiore e a quali condizioni.
La causa di forza maggiore può essere fatta valere nei contratti commerciali direttamente dalle imprese purché siano rispettate delle condizioni. Innanzitutto, occorre che le imprese, non appena vengono a conoscenza dell’inadempimento del contratto dovuto a COVID-19, provvedano a notificare alle controparti tale prevedibile inadempimento a causa di forza maggiore. Dopodiché dovranno fornire la prova della sussistenza della forza maggiore.
Ai sensi dell’articolo 118 della legge cinese sui contratti, ad esempio, le parti che invocano la forza maggiore devono fornire le prove relative alla forza maggiore. Sebbene la grave circostanza del COVID-19 sia ben nota e conosciuta da tutti, anche le aziende italiane dovranno comunque dimostrare che il mancato adempimento delle prestazioni è direttamente causato dall’epidemia.
Per capire invece quando si può invocare la causa di forza maggiore occorre richiamare la già citata Convenzione di Vienna, la quale, salvo diverso accordo delle parti, dispone che essa si applica:
– A seguito di specifici accordi tra il venditore e il compratore nel contratto di vendita (che la indicano quindi nel contratto come legge applicabile),
– Qualora non sia presente un esplicito accordo, l’art.1 della Convenzione prevede che essa
comunque si applichi, salvo patto contrario, ai contratti di vendita fra parti aventi sede d’affari in Stati diversi:
a) quando tali Stati sono Stati contraenti della Convenzione;
b) quando le norme di diritto internazionale privato portano all’applicazione della legge di uno Stato contraente.
Va sottolineato però che, al fine di sostenere le imprese che si trovano in difficoltà causa Pandemia, Confindustria sta sollecitando l’Europa affinché delinei un orientamento comune volto a facilitare la prova della cd. causa di forza maggiore ed evitare l’applicazione di eventuali penali per i ritardi nell’adempimento.
Si attende quindi una pronuncia a livello comunitario che indirizzi gli Stati membri ad attribuire, in via generale, al Coronavirus la natura di forza maggiore ovvero a favorire il rilascio di certificati di forza maggiore alle imprese impossibilitate – anche temporaneamente
– all’adempimento.
Nel frattempo, le imprese possono inoltrare alle Camere di commercio una dichiarazione in cui, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle autorità di governo e allo stato di emergenza in atto, affermano di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali

precedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diramato a Unioncamere, CCIAA e Associazioni imprenditoriali, una circolare sulla possibilità, per le stesse Camere, di rilasciare alle imprese dichiarazioni sullo stato di emergenza conseguente all’epidemia da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla Legge per il contenimento dell’epidemia.

Tali dichiarazioni saranno rilasciate in lingua inglese e con riferimento ai contratti con controparti estere, affinché le imprese possano esibirle a queste ultime per giustificare l’impossibilità di assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali già assunti, per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Per rispondere alla domanda se il Covid19 può essere considerato causa di forza maggiore la risposta è presumibilmente di sì. Questo perché, come è avvenuto per la SARS del 2003, l’epidemia di COVID-19 è così improvvisa che in meno di due mesi il numero dei contagi è aumentato in modo incontrollato. Inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 30 gennaio 2020ha dichiarato l’emergenza da COVID-19 come Pandemia.
Considerando le circostanze impreviste, l’ampia diffusione, la grande influenza e la difficoltà nel controllo e nella prevenzione dell’epidemia, ci sono quindi i presupposti per poter ritenere che lo scoppio di COVID-19 potrebbe essere considerato forza maggiore nei contratti commerciali generali.

EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19: PROROGA DEI TERMINI PER L’APPROVAZIONE DEI BILANCI 2019 E CONSEGUENTE DIFFERIMENTO DEI TERMINI DI VERSAMENTO DELLE IMPOSTE DIRETTE E DELL’IRAP

Con il D.L. 17 Marzo 2020, n.18 (c.d. “Cura Italia”), recante misure urgenti per imprese, lavoratori e famiglie a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus (Covid-19), sono stati prorogati i termini entro i quali è possibile approvare il bilancio dell’esercizio 2019 ed adottati alcuni accorgimenti tesi a facilitare il concreto svolgimento delle assemblee, a prescindere dall’argomento posto all’ordine del giorno.

Inoltre, la diffusione del Coronavirus produce effetti rilevanti anche ai fini della predisposizione, attualmente in corso, dei bilanci relativi all’esercizio 2019.

Le principali problematiche conseguenti a tale diffusione attengono, in particolare:

  • ai fatti successivi alla chiusura dell’esercizio;
  • all’informativa da fornire nella Nota integrativa e nella Relazione sulla gestione;
  • alla continuità

ASSEMBLEA DI APPROVAZIONE DEL BILANCIO 2019

Rinvio dei termini di convocazione dell’assemblea

Con l’art.106 del D.L. n.18 del 17 Marzo 2020, viene stabilito, in via generale, che, in deroga sia a quanto normativamente previsto sia alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria può essere convocata, ai fini dell’approvazione del bilancio chiuso al 31 Dicembre 2019, entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (vale a dire, entro il 28 Giugno 2020).

L’utilizzo di tale termine più ampio si presenta, pertanto, quale mera facoltà per le società che, in ogni caso, possono tenere l’assemblea nella data ritenuta maggiormente adeguata rispetto alle proprie esigenze. Inoltre, l’utilizzo del termine più ampio (riferito alla data di prima convocazione dell’assemblea) non deve necessariamente essere motivato dalla società, apparendo sufficiente darne atto nella eventuale Relazione sulla gestione.

Effetti sui termini di versamento delle imposte dirette e dell’Irap

Ai sensi dell’art.17 del D.P.R. 7 Dicembre 2001, n.435, in relazione ai soggetti Ires, i versamenti del saldo e della prima rata di acconto delle imposte derivanti dai modelli Redditi ed Irap devono essere effettuati entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, ferma restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

In relazione ai soggetti Ires con esercizio sociale coincidente con l’anno solare chiuso il 31 Dicembre 2019, i termini di versamento del saldo relativo al 2019 e del primo acconto del 2020 sono, quindi, stabiliti:

  • al 30 Giugno 2020, senza maggiorazione dello 0,40%;
  • ovvero, al 30 Luglio 2020, con la maggiorazione dello 0,40%.

Tuttavia, per i soggetti Ires che, in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio oltre il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, è stabilito che i suddetti versamenti devono avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio, ferma restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Tale disposizione è applicabile anche per effetto del differimento del termine di convocazione dell’assemblea ordinaria disposto dall’art.106 del D.L. 17 Marzo 2020, n.18, a seguito dell’emergenza da Covid-19.

Pertanto, in relazione a tutte le società che approveranno i bilanci dell’esercizio 2019 dal 1° al 28 Giugno 2020, beneficiando di tale proroga generalizzata, i versamenti del saldo 2019 e del primo acconto 2020 delle imposte dirette e dell’Irap avranno quale scadenza il 31 Luglio 2020, ovvero il 31 Agosto 2020 con la maggiorazione dello 0,40%, salvo ulteriori proroghe.

Semplificazioni procedurali per la tenuta delle assemblee

Con l’art.106 del D.L. 17 Marzo 2020, n.18, si stabilisce, inoltre, sempre in via generale, che, con l’avviso di convocazione delle assemblee, sia ordinarie che straordinarie, le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le mutue assicuratrici possono prevedere, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.

Tutte le società sopra ricordate possono, altresì, prevedere che l’assemblea si svolga, “anche esclusivamente”, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, senza, in ogni caso, la necessità che si trovino nel medesimo luogo, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio.

Con particolare riguardo alle società a responsabilità limitata, si tiene conto della peculiarità che consente ai loro soci l’espressione del voto mediante consultazione scritta o mediante consenso espresso per iscritto, precisandosi come tale modalità operativa possa essere sempre utilizzata, anche in deroga ai limiti normativi ed alle diverse disposizioni statutarie.

Tali modalità, quindi, sembrerebbero poter essere utilizzate anche quando:

  • non siano previste dall’atto costitutivo;
  • la decisione riguardi modifiche dell’atto costitutivo oppure decisioni relative ad operazioni che comportino una sostanziale modifica dell’oggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti dei soci o perdite del capitale superiore a un terzo;
  • vi sia una richiesta di utilizzare la deliberazione assembleare da parte di amministratori o di un numero qualificato di

Ulteriori misure tese ad agevolare il ricorso alle deleghe di voto sono, inoltre, previste per le società per azioni quotate, le società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione, le società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante, le banche popolari, le banche di credito cooperativo, le società cooperative, le mutue assicuratrici e le società a controllo pubblico.

Ambito temporale di operatività delle nuove previsioni

Si tenga presente, infine, che le esaminate novità sono destinate a presentare una valenza limitata nel tempo; esse, infatti, si applicano alle assemblee convocate entro il 31 Luglio 2020 o, comunque, se successiva, entro la data fino alla quale sarà in vigore lo stato di emergenza relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza della epidemia da Covid-19.

Allo stato, quindi, tali previsioni dovrebbero valere anche per le assemblee di approvazione dei bilanci 2019 che, in prima convocazione, non dovessero raggiungere i prescritti quorum costitutivi (da riconvocare entro 30 giorni dalla data della prima convocazione).

EFFETTI DELLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS SUL BILANCIO 2019

Il Coronavirus si è diffuso, nel nostro Paese, a partire dal mese di Febbraio 2020 e, quindi, con riferimento ai soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, successivamente alla chiusura dell’esercizio 2019.

Facendo applicazione delle indicazioni contenute nell’art.2427, comma 1, n.22-quater, del Codice Civile e nei principi contabili nazionali (in particolare, nel documento OIC 29), l’emergenza epidemiologica non rientra tra i fatti successivi alla chiusura dell’esercizio che devono essere recepiti nei valori (delle attività e delle passività) di bilancio, in quanto è sorta dopo la data di bilancio ed è, quindi, di competenza dell’esercizio 2020, ma, in considerazione della sua rilevanza, rientra tra i fatti successivi che devono essere illustrati in Nota Integrativa.

L’epidemia è, infatti, assimilabile ad una calamità naturale avvenuta nell’esercizio successivo a quello cui si riferisce il bilancio.

Obbligo di fornire l’informativa in funzione della tempistica di approvazione del bilancio

Secondo i principi contabili, devono essere indicati in bilancio i fatti che si verificano entro la data di redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori, ove producano un effetto rilevante sul bilancio, anche gli eventi che si verificano tra la data di redazione del progetto di bilancio e la data di approvazione da parte dell’organo assembleare. In questo caso, il progetto di bilancio (già predisposto) deve essere adeguatamente modificato.

Ove l’assemblea per l’approvazione dei bilanci 2019 sia convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (ovvero, entro il prossimo 28 Giugno) in base alle disposizioni statutarie o usufruendo del rinvio disposto dal D.L. 18/2020 (c.d. “Cura Italia”), per le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata, il progetto di bilancio dovrebbe essere predisposto entro il 29 Maggio 2020.

In tali ipotesi (che dovrebbero rappresentare la maggioranza), l’emergenza si manifesterebbe prima della redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori e di essa dovrebbe, quindi, opportunamente tenersi conto.

Per i soggetti che approvano il bilancio entro termini diversi da quelli previsti per le società di capitali, occorre valutare la tempistica di evoluzione dell’epidemia in relazione alla tempistica di approvazione del bilancio.

Non devono fornire informazioni in bilancio soltanto i soggetti che hanno approvato il bilancio entro il mese di Febbraio 2020, quando il virus non aveva ancora avuto una diffusione tale da poter considerare rilevante l’effetto sui dati di bilancio stesso.

Diversamente, ove il progetto di bilancio fosse stato redatto entro il mese di Febbraio, ma il bilancio non fosse stato ancora approvato, la diffusione dell’epidemia impone, data la sua portata, la modifica del progetto di bilancio, con l’inserimento della relativa informativa.

Contenuto dell’informativa

Si ritiene opportuno indicare in Nota integrativa l’effetto che l’epidemia produce sulla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa.

A tal fine, occorre fare luogo a stime; ove non sia possibile effeture previsioni attendibili, è necessario indicare le ragioni per cui gli effetti sulla società sono da ritenere non determinabili.

Tale ultima situazione potrebbe verificarsi con frequenza, considerata la continua evoluzione del fenomeno: in questo caso, occorre comunque dare conto nella Nota integrativa della situazione di generale incertezza determinata dall’epidemia.

Analoga informativa deve essere fornita nei bilanci redatti in forma abbreviata, mentre risultano escluse le micro imprese, salvo che le stesse redigano la Nota integrativa in via volontaria.

Le informazioni da inserire nella Nota integrativa devono essere coordinate con le analisi fornite nella Relazione sulla gestione, in relazione alle quali si dirà nel prosieguo della presente circolare.

Rilevazioni di fondi rischi ed oneri – Esclusione

L’epidemia non può determinare la rilevazione, nel bilancio 2019, di un fondo rischi ed oneri. Difatti, tali poste contabili non possono essere utilizzate per rettificare i valori dell’attivo, coprire rischi generici od effettuare accantonamenti per oneri o perdite derivanti da eventi avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio e relativi a situazioni non in essere alla data di bilancio.

L’epidemia potrà, invece, incidere sulla scelta di distribuire gli utili relativi all’esercizio 2019, essen- do auspicabile un accantonamento degli stessi a riserva, al fine di far fronte alla situazione di emergenza sanitaria emersa nel 2020.

Soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare

Per i soggetti con esercizio sociale non coincidente con l’anno solare, generalmente la diffusione del

Coronavirus rientra tra i fatti che devono essere recepiti nei valori di bilancio.

L’epidemia provocherà, in prima battuta, una riduzione del fatturato, ma potrà incidere, altresì, a seconda del settore di attività in cui opera l’impresa, della sua localizzazione geografica, del modello di business adottato, su altre poste contabili, determinando, ad esempio, necessità quali: svalutare le attività materiali ed immateriali; svalutare le rimanenze di magazzino; rilevare svalutazioni e/o perdite su crediti; svalutare partecipazioni e titoli di debito.

INFORMATIVA NELLA RELAZIONE SULLA GESTIONE

L’assoluta rilevanza dell’attuale emergenza sanitaria rende necessario che ne venga data opportuna informativa, con riferimento al bilancio chiuso al 31 Dicembre 2019, oltre che nella Nota Integrativa (come evento successivo alla chiusura del bilancio), anche nella Relazione sulla gestione (con particolare riguardo alla evoluzione prevedibile della gestione). In particolare, nella Relazione sulla gestione relativa al bilancio chiuso al 31 Dicembre è opportuno fornire:

  • nella cosiddetta “Parte generale”, un iniziale inquadramento dell’attuale situazione di emergenza e dei relativi impatti sull’operatività e sulle performance economiche e finanziarie dell’impresa e del settore in cui opera;
  • nella sezione conclusiva “Evoluzione prevedibile della gestione”, un focus sugli effetti, consuntivati e stimati, dell’emergenza sull’andamento dei primi mesi del 2020 e sulla restante parte dell’esercizio, nonché una descrizione dei rischi individuati (che possono inficiare, ad esempio, la continuità aziendale).

Informativa nella Parte generale

La Parte generale della Relazione sulla gestione, che solitamente contestualizza l’attività d’impresa nell’ambiente di riferimento, evidenziando le condizioni generali che possono portare all’evoluzione futura aziendale, può essere dettagliata in informazioni esterne ed interne relative all’impresa.

In particolare, le informazioni esterne possono riferirsi ai:

  • fattori economici generali di mercato (quali, ad esempio, l’andamento del livello dei consumi, l’esistenza di nuove tecnologie, le condizioni politiche e legislative che interessano l’attività, la congiuntura economica, l’andamento dei cambi o dei tassi di interesse, );
  • fattori economici specifici dell’ambiente in cui l’impresa opera (quali, ad esempio, l’andamento del settore o dei settori di riferimento, lo sviluppo della domanda, la situazione dei mercati di approvvigionamento, l’introduzione di disposizioni normative che possono impattare sull’attività operativa, l’ingresso di nuove forze competitive sul mercato, ).

Nel documento “Relazione sulla gestione”, a cura del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e di Confindustria (pubblicato nel Giugno 2018), si evidenzia come sia auspicabile che i punti sopra riportati vengano analizzati sia retrospettivamente sugli ultimi esercizi che “prospetticamente rispetto all’analisi dei rischi, attraverso l’utilizzo di strumenti descrittivi, numerici e di sintesi utili a meglio rappresentare tutte le grandezze qualitative e quantitative”. In ogni caso, continua il documento, le informazioni che si dovrebbero poter desumere sono i rischi che possono compromettere il going concern o l’evoluzione prospettica della società.

Inoltre, come sottolineato nel documento “Informativa alle associate n.513”, predisposto da Assirevi e datato 13 Marzo 2020), in considerazione della continua evoluzione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, appare particolarmente complesso prevedere gli effetti dell’attuale situazione di emergenza sulle attività economiche in generale e delle imprese in particolare. In tale situazione, è auspicabile che le società valutino l’opportunità di rinviare i termini di approvazione del bilancio d’esercizio al fine di avere un lasso di tempo più ampio per finalizzare la predisposizione del fascicolo di bilancio e avere a disposizione un quadro maggiormente definito della crisi.

In tale sezione potrebbe ritenersi opportuno, ad esempio, illustrare le misure adottate dal Governo fino al momento della redazione della Relazione sulla gestione, con particolare riferimento all’introduzione di ammortizzatori sociali ed agli interventi a favore delle imprese.

Informativa relativa all’evoluzione prevedibile della gestione

La Relazione sulla gestione solitamente si chiude con l’esame della prevedibile evoluzione della gestione, espressamente richiesta dall’art.2428 del Codice Civile, secondo cui, nell’allegato al bilancio è necessario riportare, in ogni caso, tra le altre informazioni, “le attività di ricerca e sviluppo; l’evoluzione prevedibile della gestione; in relazione all’uso di strumenti finanziari: gli obiettivi e le politiche della società in materia di gestione e copertura del rischio finanziario, l’esposizione al rischio di prezzo, di credito, di liquidità, di variazione dei flussi finanziari”.

Tale parte della Relazione sulla gestione è dedicata all’analisi degli aspetti prospettici, già introdotti nell’analisi della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, effettuata sulla base degli strumenti di pianificazione e programmazione della società quali, ad esempio, budget e piani industriali, oltre che da situazioni di periodo aggiornate.

A questo riguardo, considerate anche le informazioni ottenute nel corso del periodo che va dalla chiusura dell’esercizio alla formazione del bilancio, si possono fornire alcuni orientamenti generali dell’azienda e per settore.

Nella situazione di crisi attuale, pertanto, è richiesto agli amministratori di aggiornare le situazioni economiche e finanziare prospettiche predisposte prima dell’emersione dell’emergenza, sulla base dei dati consuntivati nei primi mesi del 2020 e della prospettata evoluzione per l’intero esercizio, valutando l’ampio spettro di fattori connessi alla situazione economica avversa.

Tale attività, risulterebbe, presumibilmente, meno onerosa ed aleatoria qualora si decida di beneficiare del rinvio dell’approvazione dei bilanci, aumentando, così, l’orizzonte temporale dei dati consuntivati e riducendo la finestra temporale prospettica.

Azioni di mitigazione attuate dalla società

Sebbene il comma 1 dell’art.2428 del Codice Civile non richieda esplicitamente di inserire le azioni di mitigazione attuate dalla società con riferimento ai rischi descritti, la loro indicazione può rappresentare un’opportunità per rendere le informazioni pubblicate maggiormente complete ed esaustive, aumentando nel contempo la loro trasparenza e qualità, nonché la reputazione aziendale.

Nel contesto attuale può assumere particolare rilevanza la descrizione: delle decisioni assunte dalla società con riferimento alla gestione del personale (quali, ad esempio, ricorso allo smart working, azioni intraprese volte a favorire la fruizione di periodi di congedo e ferie, eventuale ricorso alla cassa integrazione); di eventuali piani di ristrutturazione; di accordi presi con i principali clienti e fornitori (relativi, ad esempio, alla rivisitazione dei termini di incasso e pagamento); degli impatti sulla capacità di rimborso dell’indebitamento (e di eventuali accordi aggiuntivi stipulati con gli istituti di credito ed altri finanziatori, quali, ad esempio, altre società del gruppo); dei benefici connessi agli interventi del Governo a favore delle imprese; di eventuali rischi specifici individuati.

CONTINUITÀ AZIENDALE

L’emergenza Coronavirus potrebbe far venire meno il presupposto della continuità aziendale o going concern (ai sensi dell’art.2423-bis, comma 1, n.1, del Codice Civile), cioè la capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un arco temporale futuro di almeno 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio. In relazione all’esercizio “solare” 2019, occorre, quindi, riferirsi almeno al periodo 1 Gennaio – 31 Dicembre 2020.

In particolare, laddove gli amministratori manifestino motivatamente l’intendimento di proporre la liquidazione della società o di cessare l’attività operativa, oppure laddove le condizioni gestionali della società (risultato di gestione e posizione finanziaria) peggiorino, occorre considerare se, nella redazione del bilancio 2019, sia ancora appropriato basarsi sul presupposto della continuità aziendale.

Se tale presupposto non risulta essere più appropriato al momento della redazione del bilancio, occorre riflettere in tale documento l’effetto che l’epidemia determina sulla situazione patrimoniale e finanziaria e sul risultato economico alla data di chiusura dell’esercizio.

Incertezze sulla continuità aziendale

Nei casi in cui, a seguito della valutazione prospettica, siano identificate significative incertezze in merito alla continuità aziendale, nella Nota Integrativa devono essere chiaramente fornite le informazioni relative ai fattori di rischio, alle assunzioni effettuate ed alle incertezze identificate, nonché ai piani aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze. Devono, inoltre, essere esplicitate le ragioni che qualificano come significative le incertezze esposte e le ricadute che esse possono avere sulla continuità aziendale.

Prospettiva della cessazione dell’attività senza accertamento dello scioglimento

Ove la valutazione prospettica della capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito porti la direzione aziendale a concludere che, nell’arco temporale futuro di riferimento, non vi siano ragionevoli alternative alla cessazione dell’attività, ma non si siano ancora accertate cause di scioglimento, la valutazione delle voci di bilancio è pur sempre fatta nella prospettiva della continuazione dell’attività, tenendo peraltro conto, nell’applicazione dei principi di volta in volta rilevanti, del limitato orizzonte temporale residuo.

La Nota Integrativa deve descrivere adeguatamente tali circostanze e gli effetti delle stesse sulla situazione patrimoniale ed economica della società.

Il mutato (ridotto) orizzonte temporale di riferimento può determinare, ad esempio, la revisione della vita utile e del valore residuo delle immobilizzazioni o la determinazione del valore recuperabile delle immobilizzazioni, al fine di una eventuale svalutazione, in base al fair value e non al valore d’uso.

Prospettiva della cessazione dell’attività con accertamento dello scioglimento

Quando viene accertata dagli amministratori una delle cause di scioglimento della società, la valutazione delle voci in bilancio non è fatta nella prospettiva della continuità aziendale. Tuttavia, si applicano ancora i criteri di funzionamento, tenendo conto dell’ancor più ristretto orizzonte temporale di riferimento.

L’adozione di criteri di liquidazione non è, infatti, consentita prima del formale avvio della procedura liquidatoria, anche quando tale accertamento avviene tra la data di chiusura dell’esercizio e quella di redazione del bilancio.

Informativa nella Relazione sulla gestione

Qualora siano presenti dubbi sulla continuità aziendale, è opportuno che la società, richiamando anche il contenuto della Nota Integrativa, esponga le modalità e le attività per mezzo delle quali si auspica un ripristino dell’equilibrio economico e finanziario o altrimenti le operazioni da porre in essere per reagire alla crisi in corso.

In particolare, le informazioni contenute nella Nota Integrativa, se rilevanti, sono riproposte ed ampliate nella Relazione sulla gestione, tenendo in considerazione elementi non sempre riportati nella Nota integrativa, quali le connessioni con le operazioni intraprese per garantire la continuità aziendale con l’evoluzione strategica e futura dell’attività, l’illustrazione delle assunzioni alla base del piano e un esame più dettagliato concernente l’analisi macro e micro economica considerata.

“Fonte: Circolare Eutekne elaborata da Studio Nicolini”

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