ATTESTAZIONI CAMERALI SU DICHIARAZIONI DELLE IMPRESE DI SUSSISTENZA CAUSE DI FORZA MAGGIORE PER EMERGENZA COVID-19 SECONDO LA CIRCOLARE MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO

A cura dell’avv. Enrica Caon – Owner Studio Legale Vis-Legis

 

La diffusione del CoViD-19 e le misure di urgenza adottate per contenerla stanno incidendo sull’esecuzione dei contratti, ritardandone o impedendone l’adempimento. Tali ritardi e inadempimenti stanno di conseguenza creando difficoltà alle imprese che non riescono ad eseguire nei tempi concordati le prestazioni contrattuali a causa dell’emergenza da Covid19.
In concreto, ci si domanda su quali basi giuridiche le aziende possano invocare la causa di forza maggiore e a quali condizioni.
La causa di forza maggiore può essere fatta valere nei contratti commerciali direttamente dalle imprese purché siano rispettate delle condizioni. Innanzitutto, occorre che le imprese, non appena vengono a conoscenza dell’inadempimento del contratto dovuto a COVID-19, provvedano a notificare alle controparti tale prevedibile inadempimento a causa di forza maggiore. Dopodiché dovranno fornire la prova della sussistenza della forza maggiore.
Ai sensi dell’articolo 118 della legge cinese sui contratti, ad esempio, le parti che invocano la forza maggiore devono fornire le prove relative alla forza maggiore. Sebbene la grave circostanza del COVID-19 sia ben nota e conosciuta da tutti, anche le aziende italiane dovranno comunque dimostrare che il mancato adempimento delle prestazioni è direttamente causato dall’epidemia.
Per capire invece quando si può invocare la causa di forza maggiore occorre richiamare la già citata Convenzione di Vienna, la quale, salvo diverso accordo delle parti, dispone che essa si applica:
– A seguito di specifici accordi tra il venditore e il compratore nel contratto di vendita (che la indicano quindi nel contratto come legge applicabile),
– Qualora non sia presente un esplicito accordo, l’art.1 della Convenzione prevede che essa
comunque si applichi, salvo patto contrario, ai contratti di vendita fra parti aventi sede d’affari in Stati diversi:
a) quando tali Stati sono Stati contraenti della Convenzione;
b) quando le norme di diritto internazionale privato portano all’applicazione della legge di uno Stato contraente.
Va sottolineato però che, al fine di sostenere le imprese che si trovano in difficoltà causa Pandemia, Confindustria sta sollecitando l’Europa affinché delinei un orientamento comune volto a facilitare la prova della cd. causa di forza maggiore ed evitare l’applicazione di eventuali penali per i ritardi nell’adempimento.
Si attende quindi una pronuncia a livello comunitario che indirizzi gli Stati membri ad attribuire, in via generale, al Coronavirus la natura di forza maggiore ovvero a favorire il rilascio di certificati di forza maggiore alle imprese impossibilitate – anche temporaneamente
– all’adempimento.
Nel frattempo, le imprese possono inoltrare alle Camere di commercio una dichiarazione in cui, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle autorità di governo e allo stato di emergenza in atto, affermano di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali

precedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diramato a Unioncamere, CCIAA e Associazioni imprenditoriali, una circolare sulla possibilità, per le stesse Camere, di rilasciare alle imprese dichiarazioni sullo stato di emergenza conseguente all’epidemia da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla Legge per il contenimento dell’epidemia.

Tali dichiarazioni saranno rilasciate in lingua inglese e con riferimento ai contratti con controparti estere, affinché le imprese possano esibirle a queste ultime per giustificare l’impossibilità di assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali già assunti, per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Per rispondere alla domanda se il Covid19 può essere considerato causa di forza maggiore la risposta è presumibilmente di sì. Questo perché, come è avvenuto per la SARS del 2003, l’epidemia di COVID-19 è così improvvisa che in meno di due mesi il numero dei contagi è aumentato in modo incontrollato. Inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 30 gennaio 2020ha dichiarato l’emergenza da COVID-19 come Pandemia.
Considerando le circostanze impreviste, l’ampia diffusione, la grande influenza e la difficoltà nel controllo e nella prevenzione dell’epidemia, ci sono quindi i presupposti per poter ritenere che lo scoppio di COVID-19 potrebbe essere considerato forza maggiore nei contratti commerciali generali.

EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19: PROROGA DEI TERMINI PER L’APPROVAZIONE DEI BILANCI 2019 E CONSEGUENTE DIFFERIMENTO DEI TERMINI DI VERSAMENTO DELLE IMPOSTE DIRETTE E DELL’IRAP

Con il D.L. 17 Marzo 2020, n.18 (c.d. “Cura Italia”), recante misure urgenti per imprese, lavoratori e famiglie a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus (Covid-19), sono stati prorogati i termini entro i quali è possibile approvare il bilancio dell’esercizio 2019 ed adottati alcuni accorgimenti tesi a facilitare il concreto svolgimento delle assemblee, a prescindere dall’argomento posto all’ordine del giorno.

Inoltre, la diffusione del Coronavirus produce effetti rilevanti anche ai fini della predisposizione, attualmente in corso, dei bilanci relativi all’esercizio 2019.

Le principali problematiche conseguenti a tale diffusione attengono, in particolare:

  • ai fatti successivi alla chiusura dell’esercizio;
  • all’informativa da fornire nella Nota integrativa e nella Relazione sulla gestione;
  • alla continuità

ASSEMBLEA DI APPROVAZIONE DEL BILANCIO 2019

Rinvio dei termini di convocazione dell’assemblea

Con l’art.106 del D.L. n.18 del 17 Marzo 2020, viene stabilito, in via generale, che, in deroga sia a quanto normativamente previsto sia alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria può essere convocata, ai fini dell’approvazione del bilancio chiuso al 31 Dicembre 2019, entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (vale a dire, entro il 28 Giugno 2020).

L’utilizzo di tale termine più ampio si presenta, pertanto, quale mera facoltà per le società che, in ogni caso, possono tenere l’assemblea nella data ritenuta maggiormente adeguata rispetto alle proprie esigenze. Inoltre, l’utilizzo del termine più ampio (riferito alla data di prima convocazione dell’assemblea) non deve necessariamente essere motivato dalla società, apparendo sufficiente darne atto nella eventuale Relazione sulla gestione.

Effetti sui termini di versamento delle imposte dirette e dell’Irap

Ai sensi dell’art.17 del D.P.R. 7 Dicembre 2001, n.435, in relazione ai soggetti Ires, i versamenti del saldo e della prima rata di acconto delle imposte derivanti dai modelli Redditi ed Irap devono essere effettuati entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, ferma restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

In relazione ai soggetti Ires con esercizio sociale coincidente con l’anno solare chiuso il 31 Dicembre 2019, i termini di versamento del saldo relativo al 2019 e del primo acconto del 2020 sono, quindi, stabiliti:

  • al 30 Giugno 2020, senza maggiorazione dello 0,40%;
  • ovvero, al 30 Luglio 2020, con la maggiorazione dello 0,40%.

Tuttavia, per i soggetti Ires che, in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio oltre il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, è stabilito che i suddetti versamenti devono avvenire entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio, ferma restando la possibilità di differire il versamento di 30 giorni, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Tale disposizione è applicabile anche per effetto del differimento del termine di convocazione dell’assemblea ordinaria disposto dall’art.106 del D.L. 17 Marzo 2020, n.18, a seguito dell’emergenza da Covid-19.

Pertanto, in relazione a tutte le società che approveranno i bilanci dell’esercizio 2019 dal 1° al 28 Giugno 2020, beneficiando di tale proroga generalizzata, i versamenti del saldo 2019 e del primo acconto 2020 delle imposte dirette e dell’Irap avranno quale scadenza il 31 Luglio 2020, ovvero il 31 Agosto 2020 con la maggiorazione dello 0,40%, salvo ulteriori proroghe.

Semplificazioni procedurali per la tenuta delle assemblee

Con l’art.106 del D.L. 17 Marzo 2020, n.18, si stabilisce, inoltre, sempre in via generale, che, con l’avviso di convocazione delle assemblee, sia ordinarie che straordinarie, le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le mutue assicuratrici possono prevedere, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.

Tutte le società sopra ricordate possono, altresì, prevedere che l’assemblea si svolga, “anche esclusivamente”, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, senza, in ogni caso, la necessità che si trovino nel medesimo luogo, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio.

Con particolare riguardo alle società a responsabilità limitata, si tiene conto della peculiarità che consente ai loro soci l’espressione del voto mediante consultazione scritta o mediante consenso espresso per iscritto, precisandosi come tale modalità operativa possa essere sempre utilizzata, anche in deroga ai limiti normativi ed alle diverse disposizioni statutarie.

Tali modalità, quindi, sembrerebbero poter essere utilizzate anche quando:

  • non siano previste dall’atto costitutivo;
  • la decisione riguardi modifiche dell’atto costitutivo oppure decisioni relative ad operazioni che comportino una sostanziale modifica dell’oggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti dei soci o perdite del capitale superiore a un terzo;
  • vi sia una richiesta di utilizzare la deliberazione assembleare da parte di amministratori o di un numero qualificato di

Ulteriori misure tese ad agevolare il ricorso alle deleghe di voto sono, inoltre, previste per le società per azioni quotate, le società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione, le società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante, le banche popolari, le banche di credito cooperativo, le società cooperative, le mutue assicuratrici e le società a controllo pubblico.

Ambito temporale di operatività delle nuove previsioni

Si tenga presente, infine, che le esaminate novità sono destinate a presentare una valenza limitata nel tempo; esse, infatti, si applicano alle assemblee convocate entro il 31 Luglio 2020 o, comunque, se successiva, entro la data fino alla quale sarà in vigore lo stato di emergenza relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza della epidemia da Covid-19.

Allo stato, quindi, tali previsioni dovrebbero valere anche per le assemblee di approvazione dei bilanci 2019 che, in prima convocazione, non dovessero raggiungere i prescritti quorum costitutivi (da riconvocare entro 30 giorni dalla data della prima convocazione).

EFFETTI DELLA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS SUL BILANCIO 2019

Il Coronavirus si è diffuso, nel nostro Paese, a partire dal mese di Febbraio 2020 e, quindi, con riferimento ai soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare, successivamente alla chiusura dell’esercizio 2019.

Facendo applicazione delle indicazioni contenute nell’art.2427, comma 1, n.22-quater, del Codice Civile e nei principi contabili nazionali (in particolare, nel documento OIC 29), l’emergenza epidemiologica non rientra tra i fatti successivi alla chiusura dell’esercizio che devono essere recepiti nei valori (delle attività e delle passività) di bilancio, in quanto è sorta dopo la data di bilancio ed è, quindi, di competenza dell’esercizio 2020, ma, in considerazione della sua rilevanza, rientra tra i fatti successivi che devono essere illustrati in Nota Integrativa.

L’epidemia è, infatti, assimilabile ad una calamità naturale avvenuta nell’esercizio successivo a quello cui si riferisce il bilancio.

Obbligo di fornire l’informativa in funzione della tempistica di approvazione del bilancio

Secondo i principi contabili, devono essere indicati in bilancio i fatti che si verificano entro la data di redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori, ove producano un effetto rilevante sul bilancio, anche gli eventi che si verificano tra la data di redazione del progetto di bilancio e la data di approvazione da parte dell’organo assembleare. In questo caso, il progetto di bilancio (già predisposto) deve essere adeguatamente modificato.

Ove l’assemblea per l’approvazione dei bilanci 2019 sia convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio (ovvero, entro il prossimo 28 Giugno) in base alle disposizioni statutarie o usufruendo del rinvio disposto dal D.L. 18/2020 (c.d. “Cura Italia”), per le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata, il progetto di bilancio dovrebbe essere predisposto entro il 29 Maggio 2020.

In tali ipotesi (che dovrebbero rappresentare la maggioranza), l’emergenza si manifesterebbe prima della redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori e di essa dovrebbe, quindi, opportunamente tenersi conto.

Per i soggetti che approvano il bilancio entro termini diversi da quelli previsti per le società di capitali, occorre valutare la tempistica di evoluzione dell’epidemia in relazione alla tempistica di approvazione del bilancio.

Non devono fornire informazioni in bilancio soltanto i soggetti che hanno approvato il bilancio entro il mese di Febbraio 2020, quando il virus non aveva ancora avuto una diffusione tale da poter considerare rilevante l’effetto sui dati di bilancio stesso.

Diversamente, ove il progetto di bilancio fosse stato redatto entro il mese di Febbraio, ma il bilancio non fosse stato ancora approvato, la diffusione dell’epidemia impone, data la sua portata, la modifica del progetto di bilancio, con l’inserimento della relativa informativa.

Contenuto dell’informativa

Si ritiene opportuno indicare in Nota integrativa l’effetto che l’epidemia produce sulla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa.

A tal fine, occorre fare luogo a stime; ove non sia possibile effeture previsioni attendibili, è necessario indicare le ragioni per cui gli effetti sulla società sono da ritenere non determinabili.

Tale ultima situazione potrebbe verificarsi con frequenza, considerata la continua evoluzione del fenomeno: in questo caso, occorre comunque dare conto nella Nota integrativa della situazione di generale incertezza determinata dall’epidemia.

Analoga informativa deve essere fornita nei bilanci redatti in forma abbreviata, mentre risultano escluse le micro imprese, salvo che le stesse redigano la Nota integrativa in via volontaria.

Le informazioni da inserire nella Nota integrativa devono essere coordinate con le analisi fornite nella Relazione sulla gestione, in relazione alle quali si dirà nel prosieguo della presente circolare.

Rilevazioni di fondi rischi ed oneri – Esclusione

L’epidemia non può determinare la rilevazione, nel bilancio 2019, di un fondo rischi ed oneri. Difatti, tali poste contabili non possono essere utilizzate per rettificare i valori dell’attivo, coprire rischi generici od effettuare accantonamenti per oneri o perdite derivanti da eventi avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio e relativi a situazioni non in essere alla data di bilancio.

L’epidemia potrà, invece, incidere sulla scelta di distribuire gli utili relativi all’esercizio 2019, essen- do auspicabile un accantonamento degli stessi a riserva, al fine di far fronte alla situazione di emergenza sanitaria emersa nel 2020.

Soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare

Per i soggetti con esercizio sociale non coincidente con l’anno solare, generalmente la diffusione del

Coronavirus rientra tra i fatti che devono essere recepiti nei valori di bilancio.

L’epidemia provocherà, in prima battuta, una riduzione del fatturato, ma potrà incidere, altresì, a seconda del settore di attività in cui opera l’impresa, della sua localizzazione geografica, del modello di business adottato, su altre poste contabili, determinando, ad esempio, necessità quali: svalutare le attività materiali ed immateriali; svalutare le rimanenze di magazzino; rilevare svalutazioni e/o perdite su crediti; svalutare partecipazioni e titoli di debito.

INFORMATIVA NELLA RELAZIONE SULLA GESTIONE

L’assoluta rilevanza dell’attuale emergenza sanitaria rende necessario che ne venga data opportuna informativa, con riferimento al bilancio chiuso al 31 Dicembre 2019, oltre che nella Nota Integrativa (come evento successivo alla chiusura del bilancio), anche nella Relazione sulla gestione (con particolare riguardo alla evoluzione prevedibile della gestione). In particolare, nella Relazione sulla gestione relativa al bilancio chiuso al 31 Dicembre è opportuno fornire:

  • nella cosiddetta “Parte generale”, un iniziale inquadramento dell’attuale situazione di emergenza e dei relativi impatti sull’operatività e sulle performance economiche e finanziarie dell’impresa e del settore in cui opera;
  • nella sezione conclusiva “Evoluzione prevedibile della gestione”, un focus sugli effetti, consuntivati e stimati, dell’emergenza sull’andamento dei primi mesi del 2020 e sulla restante parte dell’esercizio, nonché una descrizione dei rischi individuati (che possono inficiare, ad esempio, la continuità aziendale).

Informativa nella Parte generale

La Parte generale della Relazione sulla gestione, che solitamente contestualizza l’attività d’impresa nell’ambiente di riferimento, evidenziando le condizioni generali che possono portare all’evoluzione futura aziendale, può essere dettagliata in informazioni esterne ed interne relative all’impresa.

In particolare, le informazioni esterne possono riferirsi ai:

  • fattori economici generali di mercato (quali, ad esempio, l’andamento del livello dei consumi, l’esistenza di nuove tecnologie, le condizioni politiche e legislative che interessano l’attività, la congiuntura economica, l’andamento dei cambi o dei tassi di interesse, );
  • fattori economici specifici dell’ambiente in cui l’impresa opera (quali, ad esempio, l’andamento del settore o dei settori di riferimento, lo sviluppo della domanda, la situazione dei mercati di approvvigionamento, l’introduzione di disposizioni normative che possono impattare sull’attività operativa, l’ingresso di nuove forze competitive sul mercato, ).

Nel documento “Relazione sulla gestione”, a cura del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e di Confindustria (pubblicato nel Giugno 2018), si evidenzia come sia auspicabile che i punti sopra riportati vengano analizzati sia retrospettivamente sugli ultimi esercizi che “prospetticamente rispetto all’analisi dei rischi, attraverso l’utilizzo di strumenti descrittivi, numerici e di sintesi utili a meglio rappresentare tutte le grandezze qualitative e quantitative”. In ogni caso, continua il documento, le informazioni che si dovrebbero poter desumere sono i rischi che possono compromettere il going concern o l’evoluzione prospettica della società.

Inoltre, come sottolineato nel documento “Informativa alle associate n.513”, predisposto da Assirevi e datato 13 Marzo 2020), in considerazione della continua evoluzione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, appare particolarmente complesso prevedere gli effetti dell’attuale situazione di emergenza sulle attività economiche in generale e delle imprese in particolare. In tale situazione, è auspicabile che le società valutino l’opportunità di rinviare i termini di approvazione del bilancio d’esercizio al fine di avere un lasso di tempo più ampio per finalizzare la predisposizione del fascicolo di bilancio e avere a disposizione un quadro maggiormente definito della crisi.

In tale sezione potrebbe ritenersi opportuno, ad esempio, illustrare le misure adottate dal Governo fino al momento della redazione della Relazione sulla gestione, con particolare riferimento all’introduzione di ammortizzatori sociali ed agli interventi a favore delle imprese.

Informativa relativa all’evoluzione prevedibile della gestione

La Relazione sulla gestione solitamente si chiude con l’esame della prevedibile evoluzione della gestione, espressamente richiesta dall’art.2428 del Codice Civile, secondo cui, nell’allegato al bilancio è necessario riportare, in ogni caso, tra le altre informazioni, “le attività di ricerca e sviluppo; l’evoluzione prevedibile della gestione; in relazione all’uso di strumenti finanziari: gli obiettivi e le politiche della società in materia di gestione e copertura del rischio finanziario, l’esposizione al rischio di prezzo, di credito, di liquidità, di variazione dei flussi finanziari”.

Tale parte della Relazione sulla gestione è dedicata all’analisi degli aspetti prospettici, già introdotti nell’analisi della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione, effettuata sulla base degli strumenti di pianificazione e programmazione della società quali, ad esempio, budget e piani industriali, oltre che da situazioni di periodo aggiornate.

A questo riguardo, considerate anche le informazioni ottenute nel corso del periodo che va dalla chiusura dell’esercizio alla formazione del bilancio, si possono fornire alcuni orientamenti generali dell’azienda e per settore.

Nella situazione di crisi attuale, pertanto, è richiesto agli amministratori di aggiornare le situazioni economiche e finanziare prospettiche predisposte prima dell’emersione dell’emergenza, sulla base dei dati consuntivati nei primi mesi del 2020 e della prospettata evoluzione per l’intero esercizio, valutando l’ampio spettro di fattori connessi alla situazione economica avversa.

Tale attività, risulterebbe, presumibilmente, meno onerosa ed aleatoria qualora si decida di beneficiare del rinvio dell’approvazione dei bilanci, aumentando, così, l’orizzonte temporale dei dati consuntivati e riducendo la finestra temporale prospettica.

Azioni di mitigazione attuate dalla società

Sebbene il comma 1 dell’art.2428 del Codice Civile non richieda esplicitamente di inserire le azioni di mitigazione attuate dalla società con riferimento ai rischi descritti, la loro indicazione può rappresentare un’opportunità per rendere le informazioni pubblicate maggiormente complete ed esaustive, aumentando nel contempo la loro trasparenza e qualità, nonché la reputazione aziendale.

Nel contesto attuale può assumere particolare rilevanza la descrizione: delle decisioni assunte dalla società con riferimento alla gestione del personale (quali, ad esempio, ricorso allo smart working, azioni intraprese volte a favorire la fruizione di periodi di congedo e ferie, eventuale ricorso alla cassa integrazione); di eventuali piani di ristrutturazione; di accordi presi con i principali clienti e fornitori (relativi, ad esempio, alla rivisitazione dei termini di incasso e pagamento); degli impatti sulla capacità di rimborso dell’indebitamento (e di eventuali accordi aggiuntivi stipulati con gli istituti di credito ed altri finanziatori, quali, ad esempio, altre società del gruppo); dei benefici connessi agli interventi del Governo a favore delle imprese; di eventuali rischi specifici individuati.

CONTINUITÀ AZIENDALE

L’emergenza Coronavirus potrebbe far venire meno il presupposto della continuità aziendale o going concern (ai sensi dell’art.2423-bis, comma 1, n.1, del Codice Civile), cioè la capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un arco temporale futuro di almeno 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio. In relazione all’esercizio “solare” 2019, occorre, quindi, riferirsi almeno al periodo 1 Gennaio – 31 Dicembre 2020.

In particolare, laddove gli amministratori manifestino motivatamente l’intendimento di proporre la liquidazione della società o di cessare l’attività operativa, oppure laddove le condizioni gestionali della società (risultato di gestione e posizione finanziaria) peggiorino, occorre considerare se, nella redazione del bilancio 2019, sia ancora appropriato basarsi sul presupposto della continuità aziendale.

Se tale presupposto non risulta essere più appropriato al momento della redazione del bilancio, occorre riflettere in tale documento l’effetto che l’epidemia determina sulla situazione patrimoniale e finanziaria e sul risultato economico alla data di chiusura dell’esercizio.

Incertezze sulla continuità aziendale

Nei casi in cui, a seguito della valutazione prospettica, siano identificate significative incertezze in merito alla continuità aziendale, nella Nota Integrativa devono essere chiaramente fornite le informazioni relative ai fattori di rischio, alle assunzioni effettuate ed alle incertezze identificate, nonché ai piani aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze. Devono, inoltre, essere esplicitate le ragioni che qualificano come significative le incertezze esposte e le ricadute che esse possono avere sulla continuità aziendale.

Prospettiva della cessazione dell’attività senza accertamento dello scioglimento

Ove la valutazione prospettica della capacità dell’azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito porti la direzione aziendale a concludere che, nell’arco temporale futuro di riferimento, non vi siano ragionevoli alternative alla cessazione dell’attività, ma non si siano ancora accertate cause di scioglimento, la valutazione delle voci di bilancio è pur sempre fatta nella prospettiva della continuazione dell’attività, tenendo peraltro conto, nell’applicazione dei principi di volta in volta rilevanti, del limitato orizzonte temporale residuo.

La Nota Integrativa deve descrivere adeguatamente tali circostanze e gli effetti delle stesse sulla situazione patrimoniale ed economica della società.

Il mutato (ridotto) orizzonte temporale di riferimento può determinare, ad esempio, la revisione della vita utile e del valore residuo delle immobilizzazioni o la determinazione del valore recuperabile delle immobilizzazioni, al fine di una eventuale svalutazione, in base al fair value e non al valore d’uso.

Prospettiva della cessazione dell’attività con accertamento dello scioglimento

Quando viene accertata dagli amministratori una delle cause di scioglimento della società, la valutazione delle voci in bilancio non è fatta nella prospettiva della continuità aziendale. Tuttavia, si applicano ancora i criteri di funzionamento, tenendo conto dell’ancor più ristretto orizzonte temporale di riferimento.

L’adozione di criteri di liquidazione non è, infatti, consentita prima del formale avvio della procedura liquidatoria, anche quando tale accertamento avviene tra la data di chiusura dell’esercizio e quella di redazione del bilancio.

Informativa nella Relazione sulla gestione

Qualora siano presenti dubbi sulla continuità aziendale, è opportuno che la società, richiamando anche il contenuto della Nota Integrativa, esponga le modalità e le attività per mezzo delle quali si auspica un ripristino dell’equilibrio economico e finanziario o altrimenti le operazioni da porre in essere per reagire alla crisi in corso.

In particolare, le informazioni contenute nella Nota Integrativa, se rilevanti, sono riproposte ed ampliate nella Relazione sulla gestione, tenendo in considerazione elementi non sempre riportati nella Nota integrativa, quali le connessioni con le operazioni intraprese per garantire la continuità aziendale con l’evoluzione strategica e futura dell’attività, l’illustrazione delle assunzioni alla base del piano e un esame più dettagliato concernente l’analisi macro e micro economica considerata.

“Fonte: Circolare Eutekne elaborata da Studio Nicolini”

EMERGENZA COVID 19: CONTRATTI INTERNAZIONALI- FORZA MAGGIORE

Il Ministero dello Sviluppo Economico Italiano in data 25 marzo 2020 ha preso atto dell’esigenza manifestata da diverse imprese alle Camere di Commercio, Industria e Artigianato di dover documentare le condizioni di forza maggiore derivante dall’attuale fase di emergenza sanitaria da COVID-19. Ciò soprattutto perché le clausole presenti in molti contratti di fornitura in essere con l’estero comportano la necessità di produrre tali attestazioni per poter invocare la forza maggiore e far fronte all’inadempimento delle obbligazioni.

Su richiesta della singola impresa, pertanto, le Camere di commercio potranno rilasciare dichiarazioni in lingua inglese sullo stato di emergenza in Italia conseguente all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla legge per il contenimento dell’epidemia. Nei prossimi giorni verranno pubblicate sulle varie pagine delle Camere di commercio i moduli con i quali le imprese potranno domandare alla Camera di commercio di appartenenza il rilascio dell’attestazione.

GLI EFFETTI DEL COVID-19 SUI MODELLI ORGANIZZATIVI EX D. LGS 231/2001

L’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 pone le imprese italiane di fronte alla rinnovata necessità di verificare l’adeguatezza dei propri presidi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, al fine di fronteggiare un evento così straordinario e imprevedibile. 

La protezione dell’integrità psicofisica dei dipendenti, anche dai rischi biologici cui sono esposti nello svolgimento delle attività lavorative, rappresenta un obbligo specifico per il datore di lavoro. In particolare, occorre considerare – accanto alla previsione generale dell’art. 2087 c.c. – le disposizioni del D. Lgs. 81/2008 (cd. “T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”) la cui violazione, a determinate condizioni, potrebbe esporre le società alle sanzioni di cui al D. Lgs. 231/2001 sulla responsabilità da reato degli enti.
È infatti da sottolineare che, laddove le misure di prevenzione attuate non fossero idonee ad evitare la propagazione del Coronavirus tra i dipendenti, la malattia o – nei casi più gravi – il decesso dei lavoratori contagiati, potrebbero integrare i reati di lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) o di omicidio colposo (art. 589 c.p.) commessi con violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro, con conseguente responsabilità del datore di lavoro ove sussistesse un nesso causale tra la violazione di tali norme e il contagio.
Non di meno, se da tali eventi potesse poi inferirsi un interesse o un vantaggio per la società (ad esempio, nel mantenimento della regolare prosecuzione della produzione in assenza di un’adeguata valutazione dei rischi e dell’adozione delle necessarie precauzioni, o nel risparmio dei costi per il mancato acquisto dei dispositivi di protezione individuale e/o collettiva), l’ente potrebbe subire una contestazione ai sensi dell’art. 25septies del D. Lgs. 231/2001 – “Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro”.
Il rischio per quest’ultimo appare tutt’altro che trascurabile poiché, al di là del danno reputazionale, la suddetta disposizione contempla una sanzione amministrativa pecuniaria che nel massimo può giungere sino a 1.549.000 Euro, oltre a sanzioni di tipo interdittivo (dal divieto di pubblicizzare beni o servizi fino all’interdizione dall’esercizio dell’attività), applicabili anche in via cautelare nel corso del procedimento penale. Nel contesto attuale, così drammatico e inedito, le scelte da compiere sono estremamente delicate, essendo necessario contemperare le esigenze di salute dei lavoratori con l’obiettivo di garantire, per quanto possibile e in condizioni di sicurezza, una certa continuità aziendale. Ciò anche al fine di mitigare i danni economici derivanti dall’emergenza COVID-19.
Come fare a prevenire un rischio così alto? Il quesito, peraltro, appare ancor più stringente in quei contesti lavorativi in cui la continuità della produzione richieda la necessaria presenza dei dipendenti in azienda e non sia possibile ricorrere totalmente a forme di lavoro agile.
In questo senso è necessario ribadire come, anche avvalendosi del supporto dei propri Organismi di Vigilanza, le imprese debbano costantemente monitorare i numerosi provvedimenti di urgenza che le istituzioni italiane hanno adottato – e continuamente aggiornano – sin dall’inizio della crisi.
Ci riferiamo, in particolare, alle recenti misure aggiuntive introdotte dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri l’11 marzo 2020 (“Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”). Nonché al “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto dalle organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro e dai sindacati lo scorso 14 marzo. Entrambi i provvedimenti, infatti, forniscono alle imprese linee guida da seguire al fine di coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative.
Alla luce di ciò, il primo passo sarà quello di verificare se il DVR sia appropriato rispetto alle esigenze sorte a causa della diffusione del virus o richieda un adeguamento in virtù della nuova situazione e del nuovo specifico rischio biologico.
Le imprese, poi, a titolo esemplificativo dovranno adeguarsi alle seguenti prescrizioni:
  • informare i propri dipendenti e chiunque entri in azienda sulle misure anti-contagio adottate, anche attraverso l’affissione di dépliant informativi all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali; raccomandata è anche la creazione di mailing list interne o di chat aziendali (ad esempio, utilizzando WhatsApp) per informare adeguatamente dipendenti e collaboratori su tutte le misure adottate, se possibile in un momento precedente all’ingresso nei luoghi di lavoro;
  • disciplinare le modalità di accesso in azienda di dipendenti, eventualmente prevedendo il controllo della temperatura corporea (nel rispetto della vigente disciplina sulla privacy) ovvero escludendo l’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19;
  • individuare procedure di ingresso, transito e uscita dei fornitori esterni, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti/uffici coinvolti;
  • assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro, degli spogliatoi e delle aree comuni e di svago;
  • dotare i dipendenti di dispositivi di protezione individuale e implementare le misure di precauzione igienica personale, mettendo a loro disposizione, in relazione alle esigenze lavorative, mascherine, guanti, occhiali, tute, cuffie, camici conformi alle prescrizioni delle autorità scientifiche e sanitarie, nonché idonei liquidi detergenti per le mani;
  • contingentare l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano;
  • prevedere misure di riorganizzazione delle attività aziendali, chiudendo tutti i reparti non essenziali alla produzione, incentivando l’utilizzo di alternative digitali (oltre a favorire il cd. smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza) che consentano di partecipare a conferenze e riunioni di lavoro a distanza – in modo che i viaggi possano essere limitati ai casi strettamente necessari -, assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili;
  • predisporre una procedura per la gestione di dipendenti con sintomatologia da Coronavirus, al fine di isolare il soggetto interessato, dotarlo di una mascherina protettiva e avvertire le autorità sanitarie competenti che provvederanno ad effettuare i relativi ulteriori interventi.
Va da sé che, al fine di garantire l’implementazione e il rispetto delle predette misure, sarà necessaria una stretta collaborazione tra l’organo direttivo, i soggetti responsabili della sicurezza sul lavoro (RSPP, RLS, Medico Competente, Preposti alle emergenze) e i responsabili delle risorse umane, anche attraverso la costituzione di apposite “Task force” che possano essere un punto di riferimento per i dipendenti in caso di necessità.
Infine, per verificare la tenuta del sistema in relazione alle prescrizioni del D. Lgs. 231/2001 e del Modello Organizzativo adottato dalla società, significativo sarà anche il ruolo dell’Organismo di Vigilanza. Questi, dovrà infatti assicurare l’intensificazione di tempestivi flussi informativi reciproci con l’organo direttivo e gli altri soggetti deputati alla gestione del rischio, nonché promuovere apposite verifiche straordinarie sull’idoneità preventiva delle misure adottate in materia di salute e sicurezza sul lavoro.  Il tutto corroborato da un’adeguata rendicontazione interna e verso l’Organismo di Vigilanza di tutte le iniziative intraprese dalla società a protezione dei lavoratori.

MASCHERINE AD USO MEDICO PRIVE DI MARCATURA CE: CONFINDUSTRIA DISPOSITIVI MEDICI E ISS INDIVIDUANO I REQUISITI FONDAMENTALI PER L’IMMISSIONE SUL MERCATO

D’intesa tra Confindustria Dispositivi Medici e l’Istituto Superiore di Sanità, è stata adottata la scheda tecnica che individua i requisiti fondamentali per l’immissione in commercio di mascherine ad uso medico prive di marcatura CE ai sensi dell’articolo 15, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020, c.d. Decreto “Cura Italia”. Tale disposizione ha, infatti, introdotto la possibilità per fabbricanti e gli importatori di immettere sul mercato italiano mascherine e altri dispositivi di protezione individuale in deroga alla normativa vigente, fino al termine dello stato di emergenza da COVID-19.

Con particolare riferimento alle mascherine ad uso medico, la scheda tecnica fornisce chiarimenti circa le modalità con cui i fabbricanti e gli importatori di tali dispositivi devono attestare il rispetto di determinati requisiti per potersi avvalere della deroga.

Fabbricanti ed importatori sono tenuti ad attestare e provare, mediante autocertificazione, la conformità dei dispositivi ai requisiti di efficacia a sicurezza previsti dalla Direttiva 93/42/CEE, attuata in Italia con il Decreto legislativo n. 46/1997, o, in mancanza di questi, il possesso dei tre requisiti minimi di seguito indicati, che saranno oggetto di valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità:

  • Conformità ai requisiti di fabbricazione, progettazione e prestazione e ai metodi di prova sulla capacità filtrante delle maschere facciali ad uso medico destinate a limitare la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altri contesti medici, di cui alla norma tecnica UNI EN 14683:2019 “Maschere facciali ad uso medico – Requisiti e metodi di prova”. A tal riguardo, sono previsti due standard differenti di approvazione in considerazione del fatto che la mascherina sia destinata a (i) operatori sanitari o assimilabili (forze dell’ordine/operatori a contatto con il pubblico) o (ii) lavoratori delle imprese/cittadini;
  • Rispondenza ai requisiti di biocompatibilità applicati ai dispositivi medici di cui alla norma tecnica UNI EN ISO 10993-1:2010 “Valutazione biologica dei dispositivi medici – Parte 1: Valutazione e prove all’interno di un processo di gestione del rischio”;
  • Predisposizione ed attuazione, da parte del fabbricante, di un sistema di gestione della qualità per garantire e regolare, mantenere e controllare i requisiti di base relativi all’attività di produzione.

L’Istituto Superiore di Sanità ha inoltre reso disponibile sul proprio sito web il modulo di autodichiarazione attestante il possesso dei requisiti necessari all’immissione in commercio in deroga alla normativa vigente.

Necessaria l’autorizzazione all’esportazione per i dispositivi di protezione individuale: il Regolamento di Esecuzione della Commissione europea

Lo scorso 14 marzo la Commissione europea ha adottato il Regolamento di esecuzione 2020/402/UE che ha introdotto la necessità di una specifica autorizzazione ai fini dell’esportazione nei Paesi extra UE di alcuni dispositivi di protezione individuale, anche non originari dell’UE.

Restano esentate dall’obbligo di autorizzazione le esportazioni di dispositivi di protezione individuale verso i Paesi EFTA (Islanda, Lichtenstein, Norvegia e Svizzera), verso le Isole Faroe, Andorra, San Marino e lo Stato della Città del Vaticano nonché verso i paesi e territori d’oltremare elencati nell’Allegato II al Trattato sul funzionamento dell’UE.

In particolare, in base al suddetto Regolamento è soggetta ad autorizzazione preventiva, da rilasciarsi a cura dalle autorità competenti dello Stato membro in cui è stabilito l’esportatore (in Italia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sentita la Protezione Civile), l’esportazione dei dispositivi di protezione appartenenti alle seguenti categorie di cui all’Allegato I al Regolamento stesso (i) occhiali e visiere o schermi protettivi, (ii) visiere o schermi facciali, (iii) dispositivi per la protezione di bocca e naso, (iv) indumenti protettivi e (v) guanti.

Per quanto concerne l’Italia, il rilascio delle autorizzazioni avverrà, laddove ricorrano i necessari presupposti, entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione della relativa richiesta. Tuttavia, nel caso in cui i dispositivi di protezione individuale si trovino in uno Stato membro diverso dall’Italia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dovrà prima acquisire il nulla osta dello Stato membro interessato, che potrà accordarlo o negarlo entro 10 giorni dalla richiesta.

L’introduzione della citata autorizzazione all’esportazione si inserisce nell’ambito delle misure adottate dall’UE allo scopo di fronteggiare l’ingente richiesta di dispositivi essenziali per prevenire l’ulteriore diffusione del COVID-19 e salvaguardare la salute del personale sanitario che tratta pazienti infetti, e tiene conto del fatto che, all’interno dell’UE, la produzione di dispositivi di protezione individuale è attualmente concentrata in un numero limitato di Stati (i.e. Repubblica Ceca, Francia, Germania e Polonia) e che le scorte esistenti potrebbero risultare insufficienti a soddisfare le esigenze del mercato interno.

Il suddetto Regolamento è entrato in vigore il 15 marzo 2020 e trova applicazione per un periodo di sei settimane a decorrere da tale data.

La Commissione europea approva il regime italiano di Aiuti di Stato a sostegno della produzione e fornitura di apparecchiature mediche e mascherine durante la pandemia di coronavirus

Lo scorso 20 marzo, la Commissione europea ha approvato il regime italiano di aiuti pari a 50 milioni di euro a sostegno della produzione e fornitura di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (e.g. ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza) per fronteggiare l’incremento di domanda di tali prodotti dovuto all’emergenza da COVID-19 tutelando al contempo la salute degli operatori sanitari.

In particolare, la Commissione ha stabilito che le misure approvate dall’Italia siano necessarie, opportune e proporzionate per porre rimedio al grave turbamento dell’economia italiana in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo in materia di Aiuti di Stato a sostegno dell’economia nel contesto dell’epidemia di COVID-19 adottato dalla Commissione stessa il 19 marzo 2020.

Più precisamente, il regime italiano prevede che gli aiuti saranno erogati sotto forma di sovvenzioni dirette o anticipi rimborsabili, che potranno essere convertiti in sovvenzioni dirette se i beneficiari forniranno alle autorità italiane i dispositivi in tempi rapidi. I destinatari di tali aiuti, che non potranno superare l’ammontare di 800.000 euro per singolo beneficiario, sono le imprese di qualsiasi dimensione che (i) istituiscono nuovi impianti per la produzione di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale; (ii) ampliano la produzione delle loro strutture esistenti che realizzano tali dispositivi; o (iii) convertono la loro linea di produzione in tal senso. I beneficiari del sostegno dovranno mettere i loro prodotti a disposizione delle autorità italiane ai prezzi di mercato applicati al dicembre 2019, prima dello scoppio dell’epidemia in Italia.

COVID-19: la Commissione europea annuncia la proposta di rinviare la data di applicazione del Regolamento sui Dispositivi Medici

Con comunicato del 25 marzo 2020 la Commissione europea ha annunciato che sono in corso i lavori per la predisposizione di una proposta avente ad oggetto il rinvio di un anno della data di applicazione del Regolamento sui Dispositivi Medici (“MDR”), attualmente prevista per il 26 maggio 2020. L’obiettivo della Commissione è quello di presentare il testo della proposta ad inizio aprile così che il Parlamento e il Consiglio possano adottarla entro la fine di maggio, e dunque prima della scadenza del termine per l’applicazione del MDR.

Lo scopo della proposta è quello di ridurre la pressione sulle autorità nazionali, gli organismi notificati, i fabbricanti e gli altri operatori del settore e di consentire agli stessi di concentrarsi pienamente sulle priorità legate all’emergenza COVID-19.

Attualmente, resta invece fermo il termine per l’applicazione del Regolamento sui dispositivi medico-diagnostici in vitro fissato per il 26 maggio 2022, sebbene l’industria biomedicale abbia chiesto il rinvio anche per tale Regolamento.

Il Ministero della Salute aggiorna le indicazioni relative alla diagnosi di laboratorio di casi di infezione da SARS-CoV-2

In considerazione della diffusione del SARS-CoV-2 sul territorio nazionale e in base alle recenti indicazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie riguardanti la diagnostica di laboratorio, con Circolare del 20 marzo 2020, il Ministero della Salute ha aggiornato le indicazioni relative alla diagnosi di laboratorio dei casi di infezione da SARS-CoV-2 e l’elenco dei laboratori abilitati ad effettuare la diagnosi molecolare su campioni clinici respiratori secondo protocolli specifici di Real Time Polymerase Chain Reaction (“RT-PCR”) per SARS-CoV-2.

In particolare, la Circolare affida ai laboratori di riferimento regionali la funzione di coordinamento e supporto dei laboratori aggiuntivi identificati dalle regioni ad effettuare la diagnosi SARS-CoV-2 stabilendo che, ai fini della valutazione delle capacità diagnostiche per infezione da COVID-19 di tali laboratori, è sufficiente un riscontro dei risultati di diagnosi riguardanti i loro primi 5 campioni positivi e 10 campioni negativi con quanto rilevato presso i laboratori di riferimento regionali.

La Circolare prevede altresì che, laddove vi sia ancora una limitata trasmissione di COVID-19, la conferma della diagnosi di campioni positivi può essere effettuata dallo stesso laboratorio che esegue la diagnosi SARS-CoV-2 mediante test RT-PCR mentre, nelle aree con diffusa trasmissione COVID-19, è considerata sufficiente quale diagnosi di laboratorio la positività al test RT-PCR. Test di conferma devono essere effettuati solo per i campioni in cui il risultato è difficilmente interpretabile.

Al fine di monitorare l’epidemiologia molecolare di SARS-CoV-2, la Circolare stabilisce inoltre che i laboratori devono procedere al solo invio di un numero rappresentativo di campioni clinici al Laboratorio di Riferimento Nazionale presso l’Istituto Superiore di Sanità. Da ultimo, viene chiarito che, nei laboratori autorizzati per le analisi dei tamponi, la presentazione di campioni afferenti a personale sanitario dovrà ottenere priorità assoluta e la comunicazione del risultato dovrà avvenire in un arco di tempo massimo di 36 ore.

I CONTRATTI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

  1. INTRODUZIONE

La presente è la quarta di una serie di brevi note che Orsingher Ortu – Avvocati Associati si propone di rendere disponibili a supporto dell’impresa in relazione alla situazione venutasi a determinare a seguito della, e in relazione alla, diffusione dell’infezione da Covid-19 (Coronavirus). Di seguito alcune indicazioni circa la funzione e l’utilità della inclusione di clausole cosiddette di Material Adverse Change (o, più semplicemente, M.A.C.) nei contratti aventi ad oggetto l’acquisto di partecipazioni sociali o di complessi aziendali. Risulterà peraltro evidente dalle brevi notazioni svolte che questo tipo di clausole può risultare molto utile anche in altre tipologie contrattuali della pratica del commercio.

  • Abstract

Il Coronavirus ha indotto la maggior parte degli operatori a sospendere trattative in attesa dell’evolversi della situazione.

Con il semplice passare del tempo, questo si è tradotto o si tradurrà in definitiva cessazione.

Le clausole che prevedono a beneficio di una o più parti la possibilità di sciogliersi dal vincolo contrattuale al ricorrere di eventi predeterminati potrebbero essere impiegate per rendere accettabile il rischio di stipulare il contratto (grazie alla prospettiva di poterne uscire all’occorrenza). Esse presentano, rispetto alle generali previsioni di legge, sicuri vantaggi in termini di

  • Libertà: estrema libertà nella individuazione degli eventi futuri che danno il diritto di uscire dal contratto
  • Certezza applicativa: insindacabilità della natura straordinaria o imprevedibile degli eventi (che diviene irrilevante)
  • Flessibilità: possibilità di attribuire il diritto a più o tutte le parti del contratto (anche stabilendo circostanze diverse per ciascuna di loro)
  • Economicità e tempestività: non è necessario attendere i tempi e sostenere i costi di un giudizio per sciogliersi dal contratto

  1. I RIMEDI DEL CODICE CIVILE

La legge italiana fornisce degli strumenti volti a porre rimedio a gravi situazioni intervenute successivamente alla stipulazione di un contratto. Come è evidente, i rimedi predisposti per situazioni abnormi, in linea di principio, possono ed anzi debbono svolgere anche un ruolo incentivante dello sviluppo dei rapporti contrattuali (nel senso che la presenza del rimedio rende più accettabile per l’operatore l’assunzione del rischio del loro verificarsi). Tuttavia, il codice civile italiano si rivela da questo punto di vista alquanto inefficace in quanto attribuisce alla parte di un contratto ad esecuzione continuata o periodica oppure a d esecuzione differita, la possibilità di uscire dal vincolo contrattuale se ed in quanto, per il verificarsi di eventi straordinari ed imprevedibili, la prestazione è divenuta eccessivamente onerosa.

Per la norma di legge è necessario che la parte interessata presenti una domanda al giudice competente e sarò dunque il giudice a pronunciare la risoluzione del contratto, se e solo se, con i tempi di un giudizio come tristemente noto non proprio celeri, riterrà che nella specie ricorrono i requisiti non solo di straordinarietà bensì anche di imprevedibilità.

3.   LE CLAUSOLE MAC

Ebbene, le clausole MAC consentono alle parti di disciplinare in maniera diversa i loro rapporti, precisamente nel senso di:

– escludere la necessità di ricorrere ad un Giudice perché il rapporto contrattuale venga sciolto (il Giudice potrà semmai essere adito dalla parte che dovesse contestare l’effettivo ricorrere dei presupposti indicati nella clausola ma, frattanto, il rapporto sarà sciolto per effetto della semplice dichiarazione in tal senso della parte cui tale facoltà è stata convenzionalmente attribuita);

– predeterminare con significativa libertà il numero e la natura degli eventi da cui scaturisce la possibilità di sciogliersi dal contratto (così rendendo irrilevante qualsiasi giudizio successivo circa la loro natura imprevedibile e straordinaria);

– attribuire all’una, all’altra, ad entrambe o a tutte le parti del contratto il diritto di invocare la clausola; – formulare clausole di diversa portata a valere per le diverse parti del rapporto avuto riguardo al loro concreto interesse.

4.  CONCLUSIONE

Poco o nulla sembrerebbe importare al lettore di sapere che le clausole di MAC debbono essere redatte in maniera da potersi considerare, a norma di codice civile, condizioni risolutive (con espressa previsione, se questo è l’effetto desiderato, del fatto che sono poste nell’interesse di una, dell’altra o dell’altra parte ancora del rapporto contrattuale); nulla o quasi sembrerebbe importare al lettore che il patto non debba essere scritto come una clausola risolutiva espressa (che presuppone l’inadempimento dell’altra parte e conseguentemente l’accertamento il suo carattere colpevole). Si tratta tuttavia di aspetti dal significativo rilievo pratico in fase di eventuale applicazione.

Un buon legale sarà inoltre in grado di ritagliare la previsione secondo l’effettiva esigenza dell’imprenditore, come testimoniato dall’ampia e variegata casistica della pratica commerciale

PRINCIPAL LEGISLACIÓN ESPAÑOLA SOBRE EL COVID-19 Y RESUMEN DE SUS IMPLICACIONES JURÍDICAS DE INTERÉS

Principal Legislación Española sobre el COVID-19 y resumen de sus implicaciones jurídicas de interés.

I.- Principal Normativa estatal COVID-19.

  • Real Decreto-ley 6/2020, de 10 de marzo, por el que se adoptan determinadas medidas urgentes en el ámbito económico y para la protección de la salud pública.
  • Real Decreto-ley 7/2020, de 12 de marzo, por el que se adoptan medidas urgentes para responder al impacto económico del COVID-19.
  • Real Decreto 463/2020, de 14 de marzo, por el que se declara el estado de alarma para la gestión de la situación de crisis sanitaria ocasionada por el COVID-19.
  • Real Decreto 465/2020, de 17 de marzo, por el que se modifica el Real Decreto 463/2020, de 14 de marzo, por el que se declara el estado de alarma

para la gestión de la situación de crisis sanitaria ocasionada por el COVID-19.

  • Real Decreto-ley 8/2020, de 17 de marzo, de medidas urgentes extraordinarias para hacer frente al impacto económico y social del COVID-19.

II.- Principales medidas del Real Decreto 463/2020, de 14 de marzo, por el que se declaró el estado de alarma.

  1. Movilidad: Se suspende la circulación por vías de uso público excepto para determinados supuestos:

–              Adquisición de alimentos, productos farmacéuticos o de primera necesidad.

–              Asistencia a centros sanitarios.

–              Por motivos laborales.

–              Desplazamiento a entidades financieras o de seguros.

–              Retorno a residencia habitual.

–              Cuidado de mayores, menores, dependientes, discapacitados o especialmente vulnerables.

–              Situación de necesidad.

  1. Suspensión de actividad educativa presencial en todos los centros educativos.
  2. Suspensión de apertura al público de actividad comercial, equipamientos culturales, establecimientos y actividades recreativos, actividades de hostelería y restauración, excepto:

–              Establecimientos de alimentación, farmacéuticos, sanitarios, prensa y otros productos y servicios de primera necesidad.

–              Hostelería y restauración salvo entregas a domicilio.

  1. Régimen sancionador: Se establecen distintas sanciones para quien no respete las reglas establecidas por el Real Decreto, que pueden ir desde multas a detenciones.
  2. Plazos procesales: Se suspenden términos y se interrumpen plazos previstos en las leyes procesales para todos los órdenes jurisdiccionales. Los plazos se reanudarán cuando cese el estado de alarma. Se recogen excepciones por necesidades de urgencia para la jurisdicción penal y otras jurisdicciones.
  3. Plazos administrativos: Se suspenden términos y se interrumpen plazos para la tramitación de los procedimientos de las entidades del sector público (con ciertas excepciones).
  4. Plazos de prescripción y caducidad: Se suspenden los plazos de prescripción de derechos y acciones mientras dure el estado de alarma.

III.- Principales medidas del Real Decreto-ley 8/2020, de 17 de marzo, de medidas urgentes extraordinarias para hacer frente al impacto económico y social del COVID-19.

Este Real Decreto-ley está orientado a los siguientes objetivos:

  1. Reforzar la protección de los trabajadores, las familias y los colectivos vulnerables.
  2. Apoyar la continuidad de la actividad productiva y el mantenimiento del empleo.
  3. Reforzar la lucha contra la enfermedad.
  1. En cuanto a medidas laborales y sociales, esta norma incluye las siguientes:
  2. a) Los expedientes de regulación temporal de empleo (ERTE) de suspensión o reducción de jornada que se justifiquen en la pérdida de actividad debidamente acreditada ocasionada por el COVID-19 tendrán la consideración de causados por fuerza mayor. Su tramitación se reduce por tanto a cinco días, como máximo, para autorizarlos. Como ejemplos de pérdida de actividad serían: suspensión o cancelación de actividades, cierre temporal de locales de afluencia pública, restricciones en la movilidad de las personas o mercancías, falta de suministros que impidan gravemente continuar la actividad, situaciones urgentes debidas al contagio de la plantilla o casos en los que la autoridad sanitaria imponga medidas de aislamiento.

Cuando la relación entre la causa de fuerza mayor y el coronavirus no pueda demostrarse directamente, las empresas podrán optar por un ERTE por causas económicas, organizativas, técnicas o de producción.

No hará falta acreditar el periodo mínimo de cotización exigido para tener derecho a la prestación contributiva. El tiempo en que se perciba esta prestación

no computará a efectos de futuras prestaciones por desempleo (dicho coloquialmente, no se consume paro). No se podría aplicar estos beneficios a los contratos celebrados con posterioridad a la fecha de esta publicación (18 de marzo). No se pierden derechos por presentar la solicitud fuera de plazo. Tampoco será necesario hacer la renovación como demandante de empleo mientras se mantenga la actual situación de limitación de movilidad ciudadana.

Las empresas que se hayan beneficiado de las medidas aprobadas en el Real Decreto se comprometen a mantener al menos el mismo número de trabajadores que antes del ERTE durante los 6 meses siguientes a la finalización de las medidas de suspensión de contrato o reducción de la jornada.

  1. b) Estos expedientes autorizados en base a fuerza mayor, implicarán una exoneración de cuotas a la Seguridad Social del 100% si la empresa tiene hasta 50 trabajadores y del 75% si tiene 50 trabajadores o más. Esta exoneración ha de instarse por la empresa a la Tesorería General de la Seguridad Social y se liga a un compromiso de mantenimiento de la plantilla.
  2. c) En casos de suspensión o reducción de la jornada por causas económicas, técnicas, organizativas o de producción relacionadas con el COVID-19, pero que no vengan amparadas en la fuerza mayor, se reducen los plazos, puesto que el período de consultas será de siete días (hasta ahora 15).
  3. d) Se permite a los trabajadores por cuenta ajena, cuando acrediten que por causa del COVID-19 deben cuidar de dependientes (cónyuge, pareja de hecho o familiares por consanguinidad hasta segundo grado), adaptar su jornada y, en su caso, incluso reducirla con disminución proporcional del salario. Esta reducción puede llegar a ser del 100% de la jornada. El trabajador ha de comunicar que va a ejercer este derecho con 24 horas de antelación a su empresa.
  4. e) Se indica que la empresa debe dar preferencia al trabajo a distancia, siempre que sea técnica y razonablemente posible y el esfuerzo de adaptación sea proporcionado. La implantación de teletrabajo como consecuencia del COVID- 19 implica la exoneración de realizar la evaluación de riesgos laborales por parte de la empresa sobre estas nuevas situaciones, sustituyéndose por una autoevaluación voluntaria de los trabajadores.
  5. f) Se crea una nueva prestación extraordinaria de cese de actividad para los autónomos que han tenido que cerrar el negocio o han experimentado una disminución de ingresos del 75% con respecto a la media del semestre anterior.

Esta prestación solamente durará un mes, ampliable hasta el último día del mes en que finalice el actual estado de alarma. Consistirá en el 70% de su base reguladora o el 70% de la base mínima de cotización si el autónomo no tiene acreditado el periodo mínimo de cotización.

  1. g) Los trabajadores enfermos o sometidos a cuarentena serán considerados excepcionalmente como asimilados a accidente de trabajo, solo a efectos de prestación, lo que significa que no lo es a efectos de complementos empresariales ni seguros.
  2. h) Moratoria en las deudas hipotecarias por la vivienda habitual del deudor y extensible a los fiadores y avalistas cuando pasen a estar desempleados, o sus ingresos sufran una merma significativa.
  3. i) No se podrán suspender o interrumpir las comunicaciones (teléfono, internet…) que ya estuviesen contratadas previamente a la publicación de este RD
  4. j) Se interrumpen todos los plazos de devolución de productos adquiridos tanto en tienda física como on-line (al cerrar comercios y servicios de paquetería, no sería posible hacerlo en los plazos establecidos).
  5. k) Prórroga del DNI, de modo que seguirá siendo válido, aunque se sobrepase la fecha de caducidad durante esta crisis sanitaria al no poder efectuar la renovación en comisaría.
  1. Medidas de garantía de liquidez para sostener la actividad económica.

–             Ampliar la capacidad de endeudamiento neto del Instituto de Crédito Oficial para facilitar liquidez adicional a las empresas, especialmente a las pymes y a los autónomos, a través de las Líneas de ICO de financiación ya existentes.

–             Línea de avales por cuenta del Estado para empresas y autónomos, que cubra tanto la renovación de préstamos como nueva financiación por entidades de crédito, establecimientos financieros de crédito, entidades de dinero electrónico y entidades de pagos, para atender sus necesidades derivadas, entre otras, de la gestión de facturas, necesidad de circulante u otras necesidades de liquidez, incluyendo   las   derivadas   de   vencimientos   de   obligaciones   financieras o tributarias.

–             Con el fin de reforzar la liquidez de las empresas exportadoras, se refuerza la capacidad de CESCE para el aumento de la cobertura por cuenta del estado de sus garantías.

–             Se agilizan los trámites aduaneros de importación en el sector industrial.

Para todas estas medidas, queda pendiente el desarrollo legislativo que determinará los requisitos para acceder a las mismas. Lo que sí parece evidente es que dichas ayudas “especiales”, pasarán por acreditar que las pérdidas que necesiten de financiación se deben a la situación creada por el COVID-19.

  1. Medidas en el ámbito tributario.

–             Se flexibilizan los plazos para el pago de las deudas tributarias, tanto en período voluntario como en período ejecutivo, así como el pago derivado de los acuerdos de aplazamiento y fraccionamiento.

–             Se flexibilizan los plazos con los que cuenta el contribuyente para favorecer su derecho a alegar y probar y facilitar el cumplimiento del deber de colaborar con la Administración Tributaria del Estado y de aportar los documentos, datos e información de trascendencia tributaria de que se trate.

  1. Medidas en el ámbito mercantil y societario.

–             Se establecen una serie de medidas extraordinarias aplicables al funcionamiento de los órganos de gobierno de las personas jurídicas de derecho privado e igualmente se establecen una serie de medidas extraordinarias aplicables al funcionamiento de los órganos de gobierno de las sociedades anónimas cotizadas.

Se dará plena validez a las decisiones de los órganos de gestión o dirección de las personas jurídicas que no tuvieran en su reglamentación interna o estatutos previsto el sistema de reuniones por videoconferencias u otros medios a distancia. Tan sólo haría falta autentificar la identidad de los miembros participantes para ser válidos y se entenderá celebrada la reunión en el domicilio de la persona jurídica o sede social.

Se permite igualmente celebrar las reuniones mediante votación por escrito y sin sesión cuando lo decida el Presidente o al menos, dos de los miembros del órgano de gestión.

–             Se suspende el plazo de tres meses desde el cierre del ejercicio para formular las cuentas anuales (todo tipo de cuentas anuales y documentos anexos) por el órgano de administración de una persona jurídica. Dicho plazo de tres meses se volverá iniciar desde la fecha de finalización del estado de alarma.

–             Se interrumpe el plazo fijado en la Ley 22/2003, de 9 de julio, Concursal para que el deudor que se encuentre en estado de insolvencia no tenga el deber de solicitar la declaración de concurso mientras dure el estado de alarma.

Si el órgano de administración hubiese formulado las cuentas anuales con anterioridad al 14 de marzo de 2020 (declaración de alarma) y estuviese en la obligación de auditarse, el plazo para emitir el informe de auditoría será de dos meses a contar desde el momento en el que finalice el estado de alarma.

–             En materia contractual, estimamos útiles las siguientes recomendaciones:

  1. Contratos vigentes.

En los contratos en los que se regule la fuerza mayor o evento análogo habrá de estarse a lo estipulado por las partes.

En aquellos que no se contemple la fuerza mayor y que estén sometidos a la Ley española, habrá de estarse a lo dispuesto en el artículo 1105 del Código Civil, que permite a las partes liberarse total o parcialmente de sus obligaciones contractuales siempre que se den cita supuestos de hecho que se configuren como causas de fuerza mayor o caso fortuito.

Los supuestos de fuerza mayor también podrían eximir de responsabilidad extracontractual derivada de las relaciones comerciales.

  1. Nuevos contratos.

Aconsejamos que los nuevos contratos que se firmen contemplen la fuerza mayor y los efectos de la misma, contemplando en concreto la casuística del COVID-19 según afecten al sector del que se trate. 7

  1. Contratación internacional.

Según cual sea la ley aplicable deberá estudiarse el concepto de fuerza mayor en esa jurisdicción para avaluar si perjudica o favorece a la empresa en la situación actual.

  1. En caso de conflicto.

Es muy probable que la situación de emergencia en la que nos encontramos lleve a incumplimientos contractuales que derivarán en posibles litigios. Es aconsejable evitarlos y llegar a un acuerdo equilibrado entre las partes, entre otras cosas por la previsible saturación de los juzgados, lo que generaría una dilación de los plazos judiciales. Una alternativa es la sumisión a mediación o arbitraje voluntariamente por las partes.

EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA COVID-19: SOCIETARIO E SOCIETÀ QUOTATE

  1. Decreto Cura Italia

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo 2020 il decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, (c.d. decreto “Cura Italia”, in seguito “Decreto Cura Italia” o “DL”) recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, entrato in vigore contestualmente alla sua pubblicazione.

Tra le misure del Decreto Cura Italia, si segnala in particolare l’articolo 106, rubricato “Norme in materia di svolgimento delle assemblee di società”, contenente talune previsioni, applicabili alle società di capitali, volte a fronteggiare l’impatto del Covid- 19 sulle assemblee e sulle decisioni dei soci.

Tali previsioni consentono sostanzialmente alle società di prorogare il termine per la convocazione dell’assemblea annuale per l’approvazione del bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2019 nonché di facilitare la partecipazione dei soci ricorrendo a mezzi alternativi alla presenza di persona, nel rispetto delle disposizioni di cui al DPCM 8 marzo 2020(1) (i.e. con il quale sono state introdotte, al fine di ridurre il rischio di contagio, apposite restrizioni allo svolgimento di attività che comportino la presenza di più persone in un unico luogo).

Di seguito viene illustrata, in dettaglio, la disciplina dettata dall’articolo 106 del Decreto Cura Italia, siccome applicabile, ai sensi del comma 7 del suddetto articolo, alle assemblee convocate entro il 31 luglio 2020, ovvero entro la diversa data, se successiva, sino alla quale resterà in vigore lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza della epidemia da COVID-19.

Svolgimento delle assemblee di approvazione dei bilanci

Il comma 1 dell’articolo 106 prevede un maggior termine per la convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2019.

In particolare, in deroga a quanto previsto dagli articoli 2364, comma 2, e 2478-bis del Codice Civile o alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio potrà essere convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. È quindi possibile, per tutte le società, prorogare il termine ordinario di 120 giorni(2); e ciò indipendentemente dal fatto che lo statuto contempli o meno una clausola che consenta di avvalersi del termine di 180 giorni (nel caso di società che redigono il bilancio consolidato o quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura o all’attività della società).

Modalità di intervento e di esercizio del voto

Il comma 2 dell’articolo 106 contempla la facoltà per le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le mutue assicuratrici di prevedere, dandone apposita indicazione nell’avviso di convocazione delle assemblee ordinarie e straordinarie, l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza nonché l’intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione(3), anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie.

Le predette società possono altresì prevedere che l’assemblea si svolga, anche esclusivamente, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2370, comma 4, 2479-bis, comma 4, e 2538, comma 6, del Codice Civile senza che vi sia la necessità che, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio siano presenti nello stesso luogo(4).

I commi 3, 4, 5 e 6 dell’articolo 106 contengono regole specifiche per talune tipologie di società, e in particolare:

    • Pianificazione della continuità operativa – tutti i partecipanti ai mercati finanziari, comprese le infrastrutture, dovrebbero essere pronti ad applicare i loro piani di emergenza, compreso l’impiego di misure di continuità operativa, per garantire la continuità operativa in linea con gli obblighi
    • Informativa di mercato – gli emittenti dovrebbero comunicare al più presto qualsiasi informazione rilevante riguardante gli impatti dell’epidemia COVID-19 sui loro fondamentali, sulle loro prospettive o sulla loro situazione finanziaria in conformità con gli obblighi di trasparenza dettati ai sensi del Regolamento UE n. 596/2014 in materia di abusi di
      1. i) e ii) ed inferiore alle soglie di cui all’art. 120 comma 2 del Tuf, è tenuto a darne comunicazione con le modalità ed i termini previsti dal citato art. 120, comma 2, del Tuf, entro 10 giorni lavorativi decorrenti dalla suddetta data”.Informativa finanziaria – gli emittenti dovrebbero fornire trasparenza sugli impatti reali e potenziali di COVID-19, per quanto possibile sulla base di una valutazione sia qualitativa che quantitativa della loro attività, della loro situazione finanziaria e dei risultati economici nella loro relazione finanziaria di fine anno (2019), se questi non sono stati ancora finalizzati o altrimenti nell’informativa finanziaria infra- annuale.
        • Banche popolari, banche di credito cooperativo, società cooperative e mutue assicuratrici (art. 106, comma 6, DL): anche in deroga all’articolo 150-bis, comma 2-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993 n. 385 (“TUB”), all’art. 135- duodecies del TUF e all’articolo 2539, comma 1, del Codice Civile e alle disposizioni statutarie che prevedono limiti al numero di deleghe conferibili ad uno stesso soggetto, possono designare per le assemblee ordinarie o straordinarie il rappresentante previsto dall’articolo 135-undecies del TUF. Le medesime società possono altresì prevedere nell’avviso di convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il predetto rappresentanteSocietà a responsabilità limitata (art. 106, comma 3, DL): è consentita, anche in deroga all’articolo 2479, comma 4, del Codice Civile, che l’espressione del voto avvenga anche mediante consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto; per effetto di tale deroga, pertanto, le società a responsabilità limitata potranno avvalersi delle modalità di espressione del voto sopra indicate, non solo nell’ipotesi in cui non vi sia, in statuto, un’apposita previsione, ma altresì (i) con riferimento alle modifiche dell’atto costitutivo e alle decisioni di compiere operazioni checomportano una modificazione sostanziale dell’oggetto sociale o una modificazione rilevante dei diritti dei soci, (ii) nel caso previsto dall’articolo 2482- bis, comma 4, del Codice Civile(5) o (iii) sia richiesto da parte di un numero qualificato di amministratori o soci di utilizzare il meccanismo della deliberazione assembleare.
          • Società con azioni quotate e società ammesse alle negoziazioni su sistemi multilaterali di negoziazione e società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante (art. 106, commi 4 e 5, DL): le società con azioni quotate possono designare per le assemblee ordinarie o straordinarie il rappresentante previsto dall’articolo 135-undecies del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (“TUF”), anche ove lo statuto disponga

          Le medesime società possono altresì prevedere nell’avviso di convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il rappresentante designato ai sensi dell’articolo 135-undecies del TUF, in deroga alle disposizioni vigenti che riconoscono al socio la facoltà di conferire la delega al rappresentante designato; al predetto rappresentante designato possono essere conferite anche deleghe o sub-deleghe ai sensi dell’articolo 135-novies del TUF, in deroga all’art. 135-undecies, comma 4(6).

          Tali disposizioni, per espressa previsione del comma 5 dell’articolo 106 del DL, sono rese applicabili anche alle società ammesse alle negoziazioni su sistemi multilaterali di negoziazione e alle società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante. È previsto inoltre che non trovi applicazione l’articolo 135-undecies, comma 5, del TUF.

        Infine, il termine per il conferimento della delega di cui all’art. 135-undecies, comma 1, del TUF, è fissato dal DL al secondo giorno precedente la data di prima convocazione dell’assemblea.

        1.        Delibera CONSOB – Comunicazioni ex art. 120 TUF

        CONSOB, con delibera del 17 marzo 2020, ha disposto, con riferimento a talune società ad elevata capitalizzazione specificamente individuate in allegato alla predetta delibera, che per un periodo di tempo di tre mesi (salvo revoca anticipata) gli obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti di cui all’articolo 120 del TUF scattino anche in ipotesi di superamento delle seguenti soglie: (i) 1% per le società di cui alla Sezione A dell’elenco allegato e (ii) 3% per le società qualificabili PMI ai sensi dell’art. 1 w-quater.1 del TUF, di cui alla Sezione B(8) dell’elenco allegato.

        Restano ferme le esenzioni dagli obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti previste dall’art. 119-bis del regolamento adottato con delibera CONSOB n. n. 11971 del 14 maggio 1999, come successivamente modificato e integrato.

        La delibera dispone altresì che, ai sensi dell’art. 114, comma 5, del TUF, chiunque, alla data di entrata in vigore della stessa, “detenga una partecipazione al capitale votante delle società quotate di cui all’allegato elenco superiore alle soglie sopra previste sub

      1.        Raccomandazioni ESMA

      L’ESMA, in data 11 marzo 2020, a seguito dell’esame della situazione del mercato e delle misure di emergenza adottate dai soggetti sottoposti a vigilanza, ha formulato talune raccomandazioni ai partecipanti ai mercati finanziari, tra le quali:

    2.        Emittenti STAR – Avviso di Borsa

    Con Avviso di borsa n. 5319 in data 11 marzo 2020, Borsa Italiana ha ricordato che al fine di mantenere la qualifica di STAR gli emittenti devono, tra l’altro, “rendere disponibile al pubblico il resoconto intermedio di gestione entro 45 giorni dal termine del primo, terzo e quarto trimestre dell’esercizio”, con la precisazione che “gli emittenti sono esonerati dalla pubblicazione del quarto resoconto se mettono a disposizione del pubblico la relazione finanziaria annuale, unitamente agli altri documenti di cui all’articolo 154-ter, comma 1, del TUF entro 90 giorni dalla chiusura dell’esercizio” (articolo 2.2.3, comma 3, lettera a), del Regolamento dei Mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana).

    Avendo ricevuto richieste di chiarimenti da parte di alcuni emittenti STAR nel contesto dell’attuale situazione legata al Covid-19, Borsa Italiana conferma la permanenza degli obblighi sopra richiamati, salvo che sussistano oggettivi impedimenti.

    In tale ultima evenienza, Borsa Italiana raccomanda agli emittenti interessati di fornire tempestiva disclosure al mercato circa i tempi previsti per la pubblicazione della relazione finanziaria annuale, esplicitando la natura dell’impedimento.

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L’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA «COVID-19»

L’emergenza epidemiologica da «COVID-19»1 in atto nel nostro Paese ha importanti ricadute sui rapporti di lavoro dipendente.

Dal punto di vista normativo, la situazione è particolarmente fluida e in continuo aggiornamento: occorre, quindi, mantenerla costantemente monitorata, perché ciò che è valido oggi, potrebbe non esserlo più domani.

Le informazioni di seguito riportate sono aggiornate al D.l. 17 marzo 2020 n. 18, il c.d. “Decreto Cura Italia”, recante “misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

1.       L’obbligo datoriale di tutelare l’integrità psico-fisica dei lavoratori

In termini generali, il datore di lavoro è giuridicamente tenuto ad adottare tutte le misure di sicurezza necessarie a garantire l’integrità fisica e la personalità morale dei suoi dipendenti e, in base al D.lgs. 81/2008, ha la specifica “responsabilità di tutelare i lavoratori dall’esposizione a rischio biologico”, quale è certamente il caso del virus SARS-CoV-2.

Al fine di agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio, il 14 marzo 2020 le Parti Sociali – in attuazione dell’art. 1, comma 1, n. 9), del DPMC 11 marzo 2020, che, in relazione alle attività produttive, ha raccomandato intese tra organizzazioni datoriali e sindacali – hanno sottoscritto un “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

Anche in attuazione del Protocollo, è, anzitutto, opportuno che, previa consultazione con il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il Medico Competente e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), nel caso anche territoriale (RLST), il datore di lavoro:

  • proceda a una nuova valutazione del rischio, anche biologico, e al relativo aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), dando conto delle misure precauzionali assunte per tutelare i propri dipendenti dal rischio di contagio;
  • predisponga appositi protocolli anti-contagio – in linea con le indicazioni concordate dalle Parti Sociali, a livello nazionale, nel Protocollo del 14 marzo 2020

– aggiornando le procedure e i piani di emergenza (che dovranno essere tempestivamente portati a conoscenza dei lavoratori) tenendo conto delle specificità di ogni singola unità produttiva e delle situazioni territoriali;

  • predisponga la documentazione informativa sulle precauzioni anti-contagio e sulle condotte da tenere sul posto di lavoro e sui numeri di emergenza aziendali, regionali e nazionali da contattare, consegnando e/o affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, appositi dépliant informativi (che riportino, tra il resto, l’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico e l’autorità sanitaria, e l’obbligo di dichiarare tempestivamente il manifestarsi di tali sintomi anche successivamente all’ingresso in azienda, ecc.);
  • attui il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile o smart working per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza (v. infra);
  • disponga la sospensione delle attività nei reparti non indispensabili per la produzione (v. infra) e, comunque, provveda al contingentamento di accessi e spostamenti all’interno dei locali aziendali (g. locali mensa o bagni);
  • adotti tutte le misure necessarie per garantire la sanificazione degli ambienti di lavoro, assicurando la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni (nonché, in particolare, a fine turno, delle tastiere, degli schermi touch, dei mouse, ecc.), con adeguati detergenti, sia negli uffici sia nei reparti produttivi, con la possibilità di organizzare interventi particolari/periodici di pulizia ricorrendo agli ammortizzatori sociali, anche in deroga (v. infra);
  • provveda all’aggiornamento del Documento unico per la valutazione dei rischi interferenziali (DUVRI) predisposto in relazione a contratti di appalto e della documentazione informativa da mettere a disposizione di eventuali terzi che dovessero accedere ai locali aziendali e/o entrare in contatto con i dipendenti, aggiornando le procedure di accesso ai medesimi locali aziendali;
  • mettere a disposizione dei dipendenti dispositivi di protezione individuale, quali maschere protettive e guanti monouso per le ipotesi in cui dovesse rivelarsi necessario il loro utilizzo, come nel caso in cui il lavoro imponga di lavorare a una distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative (v. infra);
  • valuti con il Medico Competente ogni intervento necessario e/o opportuna modifica alle procedure per adempiere agli obblighi di sorveglianza sanitaria, che deve proseguire nel rispetto delle misure igieniche contenute nelle indicazioni del Ministero della Salute (c.d. decalogo) e privilegiando le visite preventive, le visite a richiesta e le visite da rientro da malattia;
  • sospenda o annulli tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità “in aula”, anche obbligatoria, ferma restando la possibilità di procedere alla formazione a

Il datore di lavoro è, altresì, tenuto a valutare i dipendenti con particolari condizioni di salute (come, per esempio, le lavoratrici in gravidanza) e ad adottare misure specifiche idonee a tutelarne la salute sul lavoro, come lo svolgimento della prestazione lavorativa da remoto. Il Protocollo del 14 marzo 2020 prevede espressamente che il Medico Competente deve segnalare all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti, fermo restando l’obbligo dell’azienda di provvedere alla loro tutela nel rispetto della privacy (v. infra).

Se il datore di lavoro si accorge della presenza di un soggetto che risponde alla definizione di “caso sospetto”, ha il dovere di procedere al suo immediato isolamento, in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria, nonché a quello degli altri soggetti presenti nei locali aziendali, evitando contatti ravvicinati con la persona che potrebbe avere contratto la malattia e prestando attenzione alle superfici con cui è venuto a contatto. Bisogna, inoltre, fare eliminare direttamente dal soggetto interessato i fazzoletti di carta utilizzati, gettandoli in un sacchetto impermeabile che sarà smaltito con i materiali prodotti durante le attività sanitarie del personale di soccorso. L’azienda dovrà, inoltre, contattare immediatamente i servizi sanitari ai numeri di emergenza forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute.

A seguito dell’entrata in vigore del Decreto Cura Italia, la misura della quarantena con sorveglianza attiva per gli individui che hanno avuto contatti con casi confermati di COVID-19 non si applica ai dipendenti delle imprese che operano nell’ambito della produzione e dispensazione dei farmaci e dei dispositivi medici e diagnostici, nonché delle relative attività di ricerca e della filiera integrata per i subfornitori. Tali lavoratori sospendono l’attività solo nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivi per COVID-19.

In caso di accertata positività di un lavoratore al COVID-19, si dovrà procedere a sanificazione e pulizia straordinaria degli ambienti di lavoro, attenendosi, altresì, a ogni altra prescrizione che dovesse essere imposta dall’Autorità competente.

2.       Le misure da adottare per la gestione del personale dipendente

 Considerata la elevata contagiosità del virus SARS-CoV-2, la normativa emergenziale volta a contrastare e contenere la pandemia (tra cui, in particolare, il DPCM 8 marzo 2020, il DPCM 9 marzo 2020 e il DPMC 11 marzo 2020) ha dapprima vietato ogni spostamento in entrata, in uscita e all’interno del territorio nazionale – se non motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o ragioni di salute – e successivamente disposto, con alcune eccezioni, la sospensione delle attività commerciali e dei servizi di ristorazione e di cura alla persona, dettando delle raccomandazioni specifiche per gli altri settori, non oggetto di sospensione, ivi inclusi i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché le attività produttive e le attività professionali.

Previsioni normative ad hoc sono state, inoltre, dettate con riguardo alle pubbliche amministrazioni e ai servizi di trasporto pubblico locale, automobilistici interregionali e di trasporto ferroviario, aereo e marittimo, con attribuzione al Ministero delle infrastrutture e dei trasposti, di concerto con il Ministero della Salute, nonché alle Regioni, il potere di limitare, per quanto di competenza, tali servizi, assicurando comunque i servizi minimi essenziali.

Il Protocollo del 14 marzo 2020 contiene, poi, le linee guida condivise tra le Parti Sociali riguardanti le misure organizzative straordinarie da adottare al fine di contrastare e contenere la diffusione del virus.

2.1.   La sospensione dell’attività

 Il DPCM 11 marzo 2020 ha imposto la sospensione delle attività commerciali e dei servizi di ristorazione e di cura alla persona, fatta eccezione per le attività individuate negli appositi allegati (e.g. di vendita di generi alimentari e di prima necessità, farmacie, etc.), e fermo restando, per tutte le attività non sospese, l’obbligo di garantire la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

Si segnala che sono espressamente escluse dall’obbligo di sospensione le mense e i catering continuativo su base contrattuale che garantiscano tale distanza di sicurezza. Nel rispetto di tale prescrizione e dei protocolli sanitari in atto presso le imprese, le mense aziendali restano, dunque, attive in favore dei dipendenti. La sospensione dei servizi di cura alla persona è, invece, generalizzata (fatta eccezione, come detto, per le attività indicate nell’apposito allegato, e.g. lavanderie e tintorie) e riguarda, pertanto, anche quelle eventuale svolte nei locali aziendali in favore del personale cui sia stato garantito tale benefit.

Il medesimo DPCM 11 marzo 2020 ha, inoltre, raccomandato alle imprese la sospensione delle attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione.

Stante il tenore letterale delle disposizioni in commento, pare trattarsi di due forme di sospensione differenti: la prima, attuata per decisione dell’autorità; la seconda, disposta soltanto a seguito di una valutazione rimessa al datore di lavoro e su iniziativa di quest’ultimo. Tale differenza appare senz’altro rilevante, tenuto conto delle implicazioni che la sospensione può portare con sé, primo fra tutte l’eventuale venire meno dell’obbligo datoriale di corrispondere la retribuzione.

A questo proposito, sembra corretto affermare che la sospensione obbligatoria dell’attività non sia imputabile al datore di lavoro e che possa, dunque, legittimare quest’ultimo a non corrispondere il trattamento retributivo riferito al periodo di sospensione. Di contro, nel caso della sospensione dell’attività dei reparti aziendali attuata dalle imprese a seguito di una valutazione di non indispensabilità ai fini della produzione, la non imputabilità della stessa potrebbe essere messa in discussione (vuoi in quanto oggetto – quantomeno all’apparenza – di una mera “raccomandazione”, vuoi perché rimessa a una valutazione datoriale), anche se non può escludersi a priori che, a determinate condizioni, pure l’attività produttiva debba essere soppressa in esecuzione dell’obbligo generale incombente sul datore di lavoro di tutelare l’integrità psico-fisica dei propri dipendenti. Nella seconda forma di sospensione, dunque, il venire meno del diritto dei lavoratori sospesi alla retribuzione non appare scontato.

In ogni caso, in entrambe le ipotesi di sospensione, soccorrono gli ammortizzatori sociali (v. infra).

Nel Protocollo del 14 marzo 2020, le Parti Sociali hanno ribadito che la prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino ai lavoratori adeguati livelli di protezione, invitando comunque le imprese a disporre la chiusura fisica di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart working (v. infra).

  • Il lavoro agile o smart working

 Anche a seguito dell’emanazione del DPCM 11 marzo 2020 e alla sottoscrizione del Protocollo, la misura cautelare primaria è rappresentata, per le attività e i servizi non oggetto di sospensione e nella misura in cui sia praticabile, dal cd. lavoro agile o smart working2 il quale è ammesso, anche in assenza di accordi individuali, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 (e, dunque, per il momento, sino al 31 luglio 2020) e rimane attivabile, con il consenso del lavoratore, anche successivamente.

Per tutte le attività non soppresse che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, viene, infatti, raccomandato alle imprese il massimo utilizzo del lavoro agile.

Per agevolarne il ricorso, oltre ad avere temporaneamente attribuito al datore di lavoro il diritto di disporlo unilateralmente, si è prevista la possibilità di adempiere agli obblighi di informativa scritta in materia di sicurezza sul lavoro3 per via telematica, anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’INAIL.

Il Decreto Cura Italia ha, inoltre, previsto che, fino al 30 aprile 2020, a condizione ciò sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa, i lavoratori dipendenti nelle condizioni di disabilità di cui all’art. 3, comma 3, L. 104/1992 o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con tale disabilità hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile (laddove, sul punto, la L. 81/2017 si limita a riconoscere priorità alle richieste di esecuzione della prestazione in modalità agile presentate dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ex L. 104/1992).

Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è stata, poi, riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento della prestazione in modalità agile. Questa previsioni si aggiunge alla priorità riconosciuta direttamente dalla L. 81/2017 alle richieste di esecuzione della prestazione in modalità agile presentate dalle lavoratrici madri nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità.

2.3.   Ferie e congedi

La misura precauzionale individuata dalla normativa emergenziale quale prima alternativa allo smart working è rappresentata dalla fruizione di ferie e congedi (e degli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva).

Tenuto conto del contesto emergenziale in atto, si ritiene che l’azienda possa disporre la fruizione delle ferie e dei congedi in maniera forzosa, e ciò nonostante la previsione in commento sia oggetto di una “raccomandazione” a “incentivarne” l’attuazione. Ove

possibile, il datore di lavoro dovrà, però, prediligere la misura dello smart working, e tenere in ogni caso conto della disciplina di cui alla contrattazione collettiva.

Nel Protocollo del 14 marzo 2020, le Parti Sociali hanno indicato come prioritario il ricorso agli ammortizzatori sociali disponibili, nel rispetto degli istituti contrattuali (i.e. par, rol, banca ore) finalizzati a consentire l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione, limitando l’utilizzo dei periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti ai casi in cui ciò non risulti sufficiente.

1.1.   Protocolli anti-contagio e norme igienico-sanitarie presso le sedi

 Qualora si tratti di attività lavorative non oggetto di sospensione che richiedano la presenza fisica del dipendente sul luogo di lavoro, il datore di lavoro dovrà approntare tutti gli strumenti indicati dagli esperti in grado di migliorare la salubrità dell’ambiente di lavoro, anche alla luce di quanto contenuto nel Protocollo del 14 marzo 2020.

Si tratta, quindi, di procedere alla installazione di erogatori di gel antibatterici, alla sanificazione delle superfici e degli ambienti di lavoro, alla dotazione di mascherine protettive e guanti da potere usare in caso di necessità, nel delle indicazioni delle autorità competenti (v. supra).

Con particolare riferimento agli strumenti di protezione individuale, il DPCM 11 marzo 2020 e il Protocollo del 14 marzo 2020 ne ha raccomandato l’adozione tutte le volte in cui non sia possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro, favorendo, in caso di difficoltà di approvvigionamento, la preparazione da parte dell’azienda del liquido detergente secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’uso di mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni dell’autorità sanitaria.

Sul punto, il Decreto Cura Italia ha previsto che, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 (e, dunque, sino al 31 luglio 2020), per i lavoratori che nello svolgimento delle loro attività sono impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall’art 34, comma 3, D.l. 9/2020. Fino a tale data, è autorizzato l’uso di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio.

Peraltro, il medesimo Decreto Cura Italia ha previsto l’erogazione di contributi alle imprese per l’acquisto di dispositivi e altri strumenti di protezione individuale nonché il riconoscimento, ai soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione, per il periodo di imposta 2020, di un credito di imposta nella misura del 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, sostenute e documentate fino a un massimo di € 20.000 per ciascun beneficiario.

Per le attività produttive, il DPCM 11 marzo 2020 ha, inoltre, raccomandato di limitare al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e di contingentare l’accesso agli spazi comuni. Queste disposizioni perseguono l’evidente obiettivo di limitare al massimo la possibilità di contagio all’interno degli stabilimenti, sia tra il personale impiegato nei singoli reparti, sia tra il personale in forza nei diversi reparti della medesima unità produttiva. Possibili misure attuative potrebbero essere rappresentate dalla riorganizzazione dei turni di lavoro e delle pause, con conseguente riduzione della popolazione contemporaneamente presente negli ambienti condivisi.

Nella stessa direzione, il Protocollo del 14 marzo 2020 ha previsto che l’accesso agli spazi comuni (comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi) deve essere contingentato, richiedendo la ventilazione continua dei locali, la previsione di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro tra le persone che li occupano. Le imprese sono state, inoltre, sollecitate a procedere alla rimodulazione dei livelli produttivi, ad assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione, a favorire orari di ingresso e di uscita scaglionati (dedicando, ove possibile una porta di entrata e una di uscita dai locali condivisi), a limitare al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno del sito aziendale e a evitare, per quanto possibile, le riunioni che richiedano la presenza fisica dei lavoratori.

A seguito dell’entrata in vigore del DPCM 9 marzo 2020, nei loro spostamenti da e verso il luogo di lavoro, i lavoratori sono ammessi a comprovare il motivo lavorativo di tali spostamenti con qualsiasi mezzo, ivi compresa una autodichiarazione ai sensi degli artt. 46 e 47 D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, anche sul modello reso disponibile sul sito istituzionale del Ministero dell’Interno.4 Quest’ultimo, nella versione aggiornata, prevede che l’interessato dichiari, tra il resto, di non trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 1, comma 1, lett. c) del DPCM 8 marzo 2020, che reca un divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al COVID-19.

In considerazione della limitazioni agli spostamenti non solo in entrata e in uscita, ma altresì all’interno del territorio nazionale disposte dal DPCM 9 marzo 2020, si ritiene che le trasferte di lavoro debbano essere sospese, ad esclusione di quelle motivate da comprovate esigenze che ne attestino la necessità. Sul punto, nel Protocollo del 14 marzo 2020 le Parti Sociali hanno coerentemente esplicitato che tutte le trasferte e i viaggi di lavoro, anche se già concordati o organizzati, devono essere sospesi o annullati.

In aggiunta, in conformità con le indicazioni dettate dalla circolare del Ministero della Salute il 3 febbraio 2020, il datore di lavoro deve invitare i propri dipendenti a ricorrere alle comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, ossia i sistemi di prevenzione più comuni, quali lavarsi frequentemente e accuratamente le mani, fare attenzione all’igiene delle superfici, evitare contatti stretti con persone che presentano sintomi.

Laddove il datore di lavoro abbia dato puntuale esecuzione alla normativa emergenziale e, in particolare, abbia adottato ogni cautela igienico-sanitaria a tutela dei propri dipendenti, ivi incluse quelle di cui al Protocollo del 14 marzo 2020, l’eventuale rifiuto del lavoratore di prestare l’attività lavorativa non sarebbe giustificato. Il lavoratore si esporrebbe, dunque, a responsabilità disciplinare, essendo il proprio rifiuto legittimo soltanto nel caso in cui l’adempimento della prestazione lavorativa metta in pericolo la sua integrità psico-fisica.

1.       Gli ammortizzatori sociali

 Il D.l. 2 marzo 2020 n. 9 ha, inizialmente, introdotto una serie di misure speciali a sostegno delle aziende ubicate nei Comuni facenti parte delle ormai ex “zone rosse” e, più in generale, di quelle ubicate nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e dei loro dipendenti lì residenti o domiciliati.

Il Decreto Cura Italia ha, poi, dettato delle norme speciali in tema di ammortizzatori sociali (in particolare, gli artt. 19-22), applicabili all’intero territorio nazionale.

A questo proposito, si ricorda che il Protocollo del 14 marzo 2020 ha sollecitato il ricorso agli ammortizzatori sociali, anche in deroga: (i) raccomandando l’utilizzo in via prioritaria degli ammortizzatori sociali disponibili nel rispetto degli istituti contrattuali generalmente finalizzati a consentire l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione; (ii) precisando, in riferimento allo smart working, che in caso di ricorso alla cassa integrazione l’azienda debba valutare la possibilità di assicurare che gli stessi riguardino l’intera compagine aziendale, se del caso anche con opportune rotazioni; e (iii) suggerendo il ricorso a tali misure per organizzare gli interventi particolari/periodici di pulizia nei luoghi di lavoro.

1.1.   Le (ormai ex) “zone rosse”

 In ragione dell’emergenza epidemiologica in atto, l’art. 13 D.L. 9/2020 ha previsto la possibilità per i datori di lavoro delle zone in commento di presentare domanda di cassa integrazione ordinaria e di assegno ordinario, con modalità semplificate, con l’apposita causale “COVID-19 D.l. n. 9/2020”, per un massimo di tre mesi.

L’assegno ordinario è concesso anche ai datori di lavoro iscritti al FIS che occupano mediamente più di 5 dipendenti.

Inoltre, a mente dell’art. 15 D.l. 9/2020, le aziende per le quali non trovano applicazione le tutele in materia di sospensione e riduzione di orario comuni (e, dunque, quelle previste dal noto D.lgs. 148/2015) possono presentare domanda di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e, comunque, per un periodo massimo di tre mesi a decorrere dal 23 febbraio 2020.

Si segnala che lo strumento in commento resta attivabile anche a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Cura Italia e degli ammortizzatori sociali ivi contenuti (v. infra). Al raggiungimento dei limiti di spesa previsti dal D.l. 9/2020, le imprese potranno comunque accedere, nel rispetto delle relative disposizioni normative, ai nuovi strumenti a sostegno del reddito.

Peraltro, il 6 marzo 2020 Assolavoro e le organizzazioni sindacali del settore della somministrazione di lavoro hanno sottoscritto un accordo volto a introdurre una procedura semplificata per l’accesso al trattamento di integrazione salariale per i lavoratori in somministrazione nonché a consentire l’attivazione di un trattamento in deroga nel caso in cui l’utilizzatore non attivi alcun ammortizzatore sociale.

1.2.   Le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

 Al di fuori dei casi di cassa integrazione salariale in deroga prevista per le ex “zone rosse”, i datori di lavoro del settore privato, compreso quello agricolo, che non abbiamo accesso agli ammortizzatori sociali comuni, possono chiedere il riconoscimento, limitatamente ai casi di accertato pregiudizio, in conseguenza delle ordinanze emanate dal Ministero della salute, d’intesa con le Regioni nell’ambito dei provvedimenti assunti con il D.l. 6/2020, e previo accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, del trattamento di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e, comunque, per un periodo massimo di un mese.

A questo proposito, si segnala che il 10 marzo 2020 Regione Veneto e Regione Emilia- Romagna hanno sottoscritto con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative degli accordi volti a consentire l’applicazione del trattamento in deroga sopra indicato. Regione Lombardia e le parti Sociali hanno sottoscritto un accordo quadro riguardante i criteri e le modalità operative per il ricorso alle tipologie di intervento previste.

Al pari della cassa integrazione in deroga prevista dal D.l. 9/2020 per le “zone rosse”, anche lo strumento in commento resta attivabile a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Cura Italia (v. infra). Anche in questo caso, al raggiungimento dei limiti di spesa, le imprese potranno comunque accedere, sussistendone i requisiti, ai nuovi strumenti a sostegno del reddito.

Si segnala, inoltre, che l’ambito di applicazione dell’accordo del 6 marzo 2020 tra Assolavoro e le organizzazioni sindacali del settore della somministrazione di lavoro (v. supra) comprende anche le aree c.d. “gialle” (ed è stato poi esteso all’intero territorio nazionale, v. infra).

1.3.   L’intero territorio nazionale

 In data 10 marzo 2020 Assolavoro e le organizzazioni sindacali del settore della somministrazione di lavoro hanno esteso a tutta l’Italia le procedure di trattamento di integrazione salariale semplificate e di trattamento di integrazione salariale in deroga di cui al precedente accordo del 6 marzo 2020 (v. supra).

Il Decreto Cura Italia ha, da ultimo, dettato delle norme speciali in tema di ammortizzatori sociali, applicabili all’intero territorio nazionale:

  • Trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario: i datori di lavoro che nel 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione del trattamento di cassa integrazione ordinaria o di accesso all’assegno ordinario con l’apposita causale emergenza COVID-19”, per i periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di 9 settimane, e comunque entro il mese di agosto

L’assegno ordinario è concesso anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti.

Il Decreto Cura Italia ha previsto una procedura semplificata, in deroga alla normativa applicabile agli ammortizzatori sociali “comuni”. Tra il resto, il datore di lavoro richiedente è dispensato dall’osservanza dell’art. 14 e dai termini di procedimento dell’art. 15 D.lgs. 148/2015, fermi restando l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto, che devono essere svolti in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

La domanda deve essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività, e non è soggetta alla verifica delle causali di cui all’art. 11 D.lgs. 148/2015, né è dovuto il versamento del contributo addizionale di cui all’art. 5 D.lgs. 148/2015.

I lavoratori destinatari devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti alla data del 23 febbraio 2020, non applicandosi il requisito di cui all’art. 1, comma 2, D.lgs. 148/2020, che postula il possesso di un’anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento.

Gli artt. 20 e 21 del Decreto Cura Italia prevedono la concessione del trattamento ordinario anche per le aziende che si trovano già in CIGS o per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso, nel qual caso il trattamento ordinario sospende e sostituisce il trattamento straordinario o di solidarietà già in corso. Anche in tale caso non è dovuto il versamento del contributo addizionale di cui all’art. 5 D.lgs. 148/2015.

  • Trattamento di integrazione salariale in deroga: i datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario possono chiedere, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, previo accordo con le OO.SS. comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che può essere concluso anche per via telematica, la concessione da parte delle Regioni e delle Province autonome di un trattamento di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a 9 settimane.

L’accordo non è richiesto per i datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti.

Per i lavoratori è riconosciuta la contribuzione figurativa e i relativi oneri accessori.

Il trattamento è concesso con decreto delle Regioni e delle Province autonome, che istruiscono le domande secondo l’ordine cronologico di presentazione.

Le prestazioni di sostegno al reddito sono riconosciute entro determinati limiti massimi di spesa. L’INPS provvede a monitorare le domande affinché i limiti di spesa previsti siano rispettati ed informa, per quanto di competenza, il Ministero del lavoro, le Regioni e le Province autonome dei risultati di tale attività in quanto, in caso di raggiungimento, anche in via prospettica, dei limiti in parola, non potranno in ogni caso essere emessi ulteriori provvedimenti concessori.

2.       Misure in materia di riduzione dell’orario di lavoro e di sostegno ai lavoratori

 Il Decreto Cura Italia ha dettato ulteriori norme speciali, in materia di riduzione dell’orario di lavoro e di sostegno ai lavoratori, che prevedono, tra il resto, il ricorso e l’attuazione delle seguenti misure:

  • Congedo speciale per genitori lavoratori: in conseguenza dei provvedimenti di sospensione dei servizi educativi e per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, è prevista la fruizione di un congedo speciale, per un periodo continuativo o frazionato, comunque non superiore a 15 giorni, per figli di età non superiore ai 12 anni o, senza limite di età, per figli con disabilità in situazione di gravità ex 104/1992 iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, per:
  1. genitori lavoratori dipendenti del settore privato, con diritto a una indennità pari al 50% della retribuzione calcolata ex lgs. 151/2011, con copertura da contribuzione figurativa (e conversione degli eventuali periodi di congedo parentale in corso);
  2. genitori lavoratori iscritti alla Gestione separata INPS, con diritto a una indennità pari, per ciascuna giornata indennizzabile, al 50% di 1/365 del reddito individuato secondo la base di calcolo per la determinazione dell’indennità di maternità;
  3. genitori lavoratori autonomi iscritti all’INPS con diritto a una indennità pari, per ciascuna giornata indennizzabile, al 50% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge (a seconda del tipo di lavoro autonomo svolto).

Il congedo è riconosciuto alternativamente a entrambi i genitori, per un totale di 15 giorni, ed è subordinato alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività o altro genitore disoccupato o non lavoratore.

In alternativa al congedo, per i medesimi lavoratori beneficiari, è prevista la possibilità di scegliere la corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di € 600, erogati mediante il libretto famiglia. Il bonus è erogato anche ai lavoratori autonomi non iscritti all’INPS e, per i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato (medici, infermieri, tecnici di laboratorio, di radiologia medica e degli operatori sanitari) è riconosciuto nel limite massimo complessivo di € 1.000.

  • Diritto di astensione per genitori lavoratori: i lavoratori dipendenti del settore privato, con figli di età compresa tra i 12 e i 16 anni, subordinatamente alla condizione sopra indicata, hanno diritto di astenersi dal lavoro per il periodo di sospensione dei servizi educativi e delle attività didattiche, senza corresponsione di indennità né contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di
  • Estensione durata permessi retribuiti ex art. 33 L. 104/1992: il numero dei giorni di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativa di cui all’art. 33, comma 3, 104/1992 è incrementato di ulteriori complessivi 12 giorni, usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020.
  • Periodo di sorveglianza attiva: il periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva dai lavoratori del settore privato è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto.

Fino al 30 aprile 2020, per i dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ex L. 104/1992 e con certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, il periodo di assenza dal servizio prescritto dalle competenti autorità sanitarie è equiparato al ricovero ospedaliero.

In deroga alle disposizioni vigenti, gli oneri a carico del datore di lavoro e degli enti previdenziali sono a carico dello Stato.

  • Disposizioni INAIL: nei casi accertati di COVID-19 in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL, che assicura la relativa tutela all’infortunato.

Le prestazioni INAIL sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa.

  • Indennità per il mese di marzo 2020: ai seguenti lavoratori è riconosciuta una indennità per il mese di marzo 2020 pari a € 600, che non concorre a formale il reddito ed è erogata dall’INPS:
  1. lavoratori stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, non titolari di pensione e non titolari di rapporto di lavoro dipendente;
  2. operai agricoli a tempo determinato, non titolari di pensione, che nel 2019 abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo;
  3. liberi professionisti titolari di Iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di co.co.co. attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie;
  4. lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’AGO, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie;
  5. lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo, con almeno 30 contributi giornalieri versati nel 2019, con reddito non superiore a € 000, non titolari di pensione e non titolari di rapporto di lavoro dipendente al 17 marzo 2020.

Le indennità sopra indicate sono erogate entro determinati limiti di spesa.

  • Fondo per il reddito di ultima istanza: al fine di garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro, è stato istituito un “Fondo per il reddito di ultima istanza”, volto a garantire il riconoscimento di una indennità, i cui criteri di proprietà e modalità di attribuzione sono demandati a un decreto del Ministero del Lavoro da adottare entro 30 giorni dal 17 marzo
  • Proroga termini domande NASpI e DIS-COLL: per gli eventi di cessazione involontaria dall’attività lavorativa verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2020 e sino al 31 dicembre 2020, i termini di decadenza ex 6, comma 1, e 15, comma 8, D.lgs. 22/2015 per la presentazione delle domande di disoccupazione NASpI e DIS-COLL sono stati ampliati da 68 a 128 giorni.

Resta, invece, salva la decorrenza della prestazione dal sessantottesimo giorno successivo alla data di cessazione involontaria del rapporto di lavoro.

  • Licenziamenti collettivi e individuali: per il periodo di 60 giorni dal 17 marzo 2020:
  1. è precluso l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo;
  2. sono sospese le procedure di licenziamento collettivo pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020;
  3. il datore di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti, non può recedere per giustificato motivo oggettivo ex art. 3 604/1966.

Nessuna disposizione è dettata per il licenziamento individuale del dirigente né in relazione alle conseguenze sanzionatorie eventualmente applicabili ai licenziamenti irrogati in violazione del divieto.

L’art. 47 del Decreto prevede, invece, che, fino al 30 aprile 2020, l’assenza dal posto di lavoro da parte di uno dei genitori conviventi di una persona con disabilità non può costituire giusta causa ex art. 2119 c.c., a condizione che sia preventivamente comunicata e motivata l’impossibilità di accudire la persona con disabilità a seguito della sospensione delle attività dei Centri semiresidenziali, comunque denominati dalle normative regionali, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio sanitario per persone con disabilità.

  • Premio per i lavoratori dipendenti: ai titolari di reddito dipendente che possiedono un reddito complessivo da lavoro dipendente nell’anno precedente di importo non superiore a € 000 spetta un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a € 100 da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese.

Il premio è riconosciuto in via automatica dal datore di lavoro, che lo eroga, se possibile, a partire dalla retribuzione di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno. Il sostituto di imposta recupera il premio erogato attraverso l’istituto della compensazione di cui all’art. 17 D.lgs. 241/1997.

3.       Misure in materia di versamenti di contributi e premi

Il D.l. 9/2020, entrato in vigore il 2 marzo 2020, ha previsto la sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi nei territori dei Comuni al tempo interessati dal diffondersi del COVID-19 nonché la sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi per il settore turistico-alberghiero nell’intero territorio dello Stato.

In particolare, sono stati sospesi i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria: (i) in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020, nei comuni facenti parte delle ormai ex “zone rosse”; (ii) dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020, per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator, aventi domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato.

È stato, poi, previsto che gli adempimenti e i pagamenti sospesi debbano essere effettuati: (i) quanto alla sospensione relativa alle “zone rosse”, a far data dal 1° maggio 2020 ,anche mediante rateizzazione fino a un massimo di cinque rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi; (ii) quanto alla sospensione relativa al settore turistico, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020.

Il Decreto Cura Italia, entrato in vigore il 17 marzo 2020, ha innovato la materia, introducendo una proroga per i versamenti in scadenza al 16 marzo 2020 e la sospensione valevole su tutto il territorio nazionale per i settori e i soggetti più colpiti dall’emergenza.

Anzitutto, sotto il primo profilo, i versamenti relativi ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria, in scadenza al 16 marzo 2020 sono stati prorogati al 20 marzo 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

Sotto il secondo profilo, il Decreto è intervenuto a favore di soggetti maggiormente colpiti, ivi inclusi i titolari di partita iva di minori dimensioni, individuati in base ai ricavi o ai compensi del periodo di imposta precedente. In particolare:

  • ai soggetti operanti, tra gli altri, nei settori dello sport, dell’arte e della cultura, del trasporto, della ristorazione, dell’educazione e dell’assistenza e della gestione di ferie ed eventi, è stata estesa la sospensione sino al 30 aprile 2020 (ovvero al 31 maggio 2020, per le federazioni sportive nazionali, per gli enti di promozione sportiva e per le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche) dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dettata dal

D.l. 9/2020 per le imprese turistico-ricettive;

  • per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione aventi il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente, sono stati sospesi i versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 relativi, tra il resto, ai contributi previdenziali e assistenziali, e ai premi per l’assicurazione

Gli adempimenti e i pagamenti sospesi devono essere effettuati, in entrambe le ipotesi di sospensione, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020 (ovvero, entro il 30 giugno 2020 e a decorrere dal mese di giugno 2020, per le federazioni, associazioni e società sportive). Per espressa previsione di legge, non si fa luogo all’applicazione di sanzioni ed interessi, né al rimborso di quanto già versato.

4.       Indicazioni in materia di privacy del Garante

 Il Garante ha recentemente emesso un provvedimento in relazione alla raccolta di dati, anche relativi alla salute, in concomitanza con l’attuale emergenza sanitaria.5

In particolare, la pronuncia del Garante ha toccato due aspetti:

  • la possibilità, per le aziende, di raccogliere, all’atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di sintomi da COVID-19 e notizie sugli ultimi spostamenti, come misura di prevenzione dal contagio;
  • la possibilità, per i datori di lavoro, di acquisire una “autodichiarazione” da parte dei dipendenti in ordine all’assenza di sintomi influenzali, e vicende relative alla sfera privata.

4.1.   Visitatori e utenti

 Quanto al tema degli accessi di visitatori, utenti e fornitori, i titolari del trattamento, cioè le aziende, sono invitati ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del COVID-19, senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti.

In particolar modo, le aziende devono limitare al massimo l’accesso di soggetti esterni (visitatori, utenti, fornitori, ecc.) e comunicare espressamente (mediante affissioni agli ingressi e specifiche comunicazioni ufficiali ai fornitori, consulenti e/o collaboratori) la necessità di:

  • limitare, per frequenza delle visite e quantità di soggetti, gli accessi alle sedi a quelli strettamente indispensabili;
  • quanto ai fornitori e collaboratori, comunicare tempestivamente l’eventuale insorgere di contagi tra il personale dipendente, indipendentemente dall’effettivo accesso dello stesso alla sede, per poter porre in essere eventuali misure di profilassi ovvero interessare le Autorità Sanitarie.

1.1.   Dipendenti

 I datori di lavoro dovranno astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa.

Resta fermo l’obbligo del lavoratore di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Al riguardo, il Ministro per la pubblica amministrazione ha recentemente fornito indicazioni operative circa l’obbligo per il dipendente pubblico e per chi opera a vario titolo presso la P.A. di segnalare all’amministrazione di provenire da un’area a rischio. In tale quadro il datore di lavoro può invitare i propri dipendenti a fare, ove necessario, tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche predisponendo canali dedicati. Nel caso in cui, nel corso dell’attività lavorativa, il dipendente che svolge mansioni a contatto con il pubblico (es. URP, prestazioni allo sportello) venga in relazione con un caso sospetto di COVID-19, lo stesso, anche tramite il datore di lavoro, provvederà a comunicare la circostanza ai servizi sanitari competenti e ad attenersi alle indicazioni di prevenzione fornite dagli operatori sanitari interpellati.

Permane per il datore di lavoro, nel quadro degli adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori per il tramite del medico competente, la possibilità di sottoporre a una visita straordinaria i lavoratori più esposti.

2.       I risvolti privacy del Protocollo del 14 marzo 2020

2.1.   Informazione

 Come anticipato, l’azienda dovrà informare tutti i lavoratori e chiunque entri in azienda circa le disposizioni delle autorità, consegnando e/o affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, appositi dépliant informativi. Tali informazioni riguarderanno, in particolare, l’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37,5° C) o altri sintomi influenzali o, comunque, di comunicare una variazione delle proprie condizioni di salute che rendano pericolosa la permanenza in azienda; l’impegno a rispettare tutte le disposizioni delle autorità e del datore di lavoro nell’accesso l’azienda (igiene, distanza di sicurezza etc.); la preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID- 19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS.

Qualora si richieda il rilascio di una dichiarazione attestante la non provenienza dalle zone a rischio epidemiologico e l’assenza di contatti, negli ultimi 14 giorni, con soggetti risultati positivi al COVID-19, l’indicazione è di raccogliere solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da COVID-19, evitando, per esempio, di richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva o ai luoghi in concreto frequentati.

2.2.   Ingressi in azienda

 Prima di entrare in azienda, i dipendenti (e i visitatori, ove il loro ingresso fosse necessario) potranno essere sottoposti al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5° C, all’interessato non sarà consentito l’accesso e questi dovrà accettare di essere messo in isolamento temporaneo in attesa di ricevere le indicazioni del medico curante.

Trattandosi di un trattamento di dati, oltretutto relativi alla salute, dovranno essere adottate tutte le accortezze richieste dalla normativa privacy: dall’informativa, che potrà essere fornita anche oralmente, all’individuazione dei soggetti preposti al trattamento, al divieto di diffusione o comunicazione a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative (es. in caso di richiesta da parte dell’autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti” di un lavoratore risultato positivo al COVID-19).

Sarà preferibile evitare di registrare i dati rilevati; in difetto occorrerà prevedere misure di sicurezza adeguate a proteggerli.

3.       La sicurezza dei dati

 La situazione di emergenza rappresenta una grande sfida alla resilienza delle aziende non solo sotto il profilo della loro capacità di cogliere le opportunità dell’evoluzione del lavoro, ma anche sotto quello dell’adeguatezza rispetto al tema della sicurezza dei dati.

Attraverso i propri dispositivi, infatti, lo smart worker entra continuamente in contatto con i database aziendali e tratta una mole non indifferente di informazioni, a volte sensibili. L’accesso, inoltre, non avviene all’interno delle mura aziendali, ma dalla sua abitazione o – peggio – da altri luoghi esterni, amplificando le probabilità che i dati possano essere visualizzati o prelevati da altri (si pensi, a mero titolo di esempio, alle criticità sollevate dalle rete wi-fi libere che si trovano in molti locali che idealmente si prestano a fungere da luoghi di coworking).

L’azienda, in qualità di titolare o responsabile del trattamento, è tenuta a garantire la sicurezza costante dei dati e a mettere in atto le misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato a norma degli articoli 24 e 32 del GDPR, la cui violazione può esporla a sanzioni pecuniarie fino a 10 milioni di euro o fino al 2% del fatturato totale annuo mondiale.

In che modo?

Innanzitutto partendo dalla protezione dei dispositivi attraverso l’installazione di adeguati software antivirus ed efficienti sistemi di backup nonché la messa a punto di strategie di Mobile Device Management (MDM) che prendano in considerazione tecnologie di password authentication, data encryption, remote wipe/lock (per formattare da remoto i dispositivi e cancellare tutti i dati in caso di furto o smarrimento).

Inoltre, dotandosi di adeguate policy e procedure, che non solo vengano portate a conoscenza degli utenti ma con essi condivise attraverso una mirata attività di formazione, che potrà essere svolta anche con l’aiuto del DPO aziendale, se presente, affrontando, nello specifico, proprio quei temi che possono presentare particolari aderenze con lo smart working, come ad esempio i numerosi comportamenti quotidiani che possono portare a potenziali rischi quali lo smarrimento dei device o la navigazione tramite reti non sicure.

Avere fatto una buona formazione in azienda risulterà tanto più fondamentale oggi in considerazione del fatto che, stando agli esperti, in concomitanza con l’attuale crisi sanitaria l’Italia risulta nel mirino dei cyber-criminali, intenzionati ad approfittarsi del minore stato di allerta degli utenti lanciando campagne volte a infettare i computer delle per sottrarre dati o estorcere danaro. Ciascuna campagna comprende più attacchi destinati a più soggetti, comprendendo un numero elevato di aziende e bersagli all’interno di queste.

Spesso gli attacchi sfruttano tecniche di ingegneria sociale per convincere le vittime ad aprire gli allegati o i link, magari sul COVID-19, i quali sono spesso documenti contenenti macro che scaricano e installano i malware.

La migliore tecnica per scongiurare questi attacchi è dare l’indicazione di non aprire mai e in nessun caso allegati da fonti che non siano note e conosciute e comunicare la ricezione al personale IT aziendale. Anche email all’apparenza molto ben fatte e scritte in italiano perfetto possono celare minacce alla sicurezza aziendale. Bisogna, dunque, sempre valutare attentamente cosa si va ad aprire controllando l’oggetto, il mittente, l’indirizzo email di provenienza e così via. Sono controlli semplici che portano via poco tempo, ma che possono già aiutare a scremare le email dannose; in ogni caso è bene sospettare sempre e chiedere sempre aiuto al personale competente.

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AGGIORNAMENTO EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA: EMANATO IL DCPM 22 MARZO 2020, RECANTE NUOVE MISURE URGENTI DI CONTENIMENTO DEL CONTAGIO SULL’INTERO TERRITORIO NAZIONALE

In seguito all’iniziativa di alcune regioni e all’annuncio del Presidente del Consiglio nella notte di Sabato 21 marzo, poco fa è stato emanato un DPCM recante nuove misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.

A fare data dal 23 marzo 2020 e sino al 3 aprile 2020, il Decreto sospende tutte le attività produttive industriali e commerciali ad eccezione:

  • delle attività elencate attraverso i codici ateco in uno specifico allegato (clicca qui per prenderne visione);
  • delle attività di filiera e «funzionali» a quelle dell’allegato.
    In tal caso l’azienda deve comunicare al Prefetto competente un elenco delle imprese o amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite. Il Prefetto può sospendere l’attività ove ritenga non sussistenti le condizioni di cui sopra;
  • dei servizi essenziali e di pubblica utilità;
  • dell’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari o ogni altra attività funzionale a fronteggiare l’emergenza.
  • attività con impianti a ciclo continuoprevia comunicazione al Prefetto.
  • attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa nonché altre attività strategiche per l’economia previa autorizzazione del Prefetto.

Le attività non sospese devono rispettare i contenuti del protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 (leggi il nostro approfondimento sul Protocollo cliccando qui).

Le imprese sospese possono completare le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza.

Il Decreto non sospende le attività professionali, nel rispetto delle raccomandazioni di cui al DPCM 11 marzo 2020 (si veda qui relativa newsletter: massimo utilizzo lavoro agile; incentivo all’uso di ferie e congedi; sospensione attività reparti non indispensabili; assunzione di protocolli anti-contagio e rispetto distanza; sanificazione luoghi di lavoro)

In ogni caso, le attività sospese potranno comunque proseguire con modalità a distanza o lavoro agile.

Il Decreto infine:

  • vieta alle persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi pubblici o privati, dal comune in cui attualmente si trovino, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

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