L’economia della Spagna alla prova del Covid-19: on-line l’analisi di BFF Banking Group

BFF Banking Group, operatore leader specializzato nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali vantati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni in Europa, ha pubblicato l’analisi “Macro Perspectives on Spain and its regional governments’ financesCoping in the era of Covid-19, che è parte di una serie più ampia, 4 nell’anno, per facilitare la comprensione dell’economia spagnola.

Lo studio, relativo al primo trimestre 2020, si apre con l’analisi dell’incertezza e della volatilità causate dalla pandemia, per proseguire con alcune evidenze macroeconomiche: l’aumento del deficit pubblico, i settori più colpiti, le differenze rispetto agli shock economici del passato. Riporta anche le prime ipotesi di una possibile ripresa.

L’analisi è disponibile in inglese e spagnolo sul sito bffgroup.com, nell’area Media.

Per consultare il report in lingua inglese cliccate qui.

COVID-19: Verti, attraverso la Fundación Mapfre, supporta con una donazione il settore sanitario

Verti, compagnia assicurativa digitale del gruppo MAPFRE con sede a Cologno Monzese, supporta le attività dell’Ospedale San Gerardo di Monza e della Casa di Riposo Beato Don Guanella di Milano, attraverso un fondo istituto a seguito dell’emergenza sanitaria, grazie al sostegno e l’impegno di Fundación MAPFRE, l’istituzione non-profit fondata nel 1975 da MAPFRE S.A. – il gruppo assicurativo internazionale presente in Italia attraverso VERTI Assicurazioni.
La compagnia digitale intende anticipare le imminenti esigenze della cosiddetta “Fase 2”, fornendo risorse utili anche a reperire il materiale sanitario necessario a gestire il rientro dei pazienti dislocati in altri ospedali e a rafforzare l’attività di prevenzione sulle fasce più a rischio. Contestualmente, si cerca di accelerare la ripresa delle attività che attualmente sono state sospese per dedicare interi reparti al Covid -19.

Dottor Enrique Flores Calderón, CEO di Verti: “In questa battaglia epocale che ci vede tutti coinvolti abbiamo pensato di aiutare concretamente chi è in prima linea, chi ha agito per contenere questa pandemia e salvare vite. Abbiamo scelto l’ospedale San Gerardo perché è uno degli istituti che, sul territorio, ha svolto un ruolo fondamentale durante quest’emergenza sanitaria. Vogliamo ringraziare il loro impegno contribuendo alla ripartenza, alla Fase 2.”

L’Ospedale San Gerardo di Monza, oltre a essere il quarto centro sanitario più grande della Lombardia con 8 aree di specializzazione e circa 4.300 dipendenti, è in questo momento particolare della storia anche un luogo-chiave nella gestione dell’emergenza Covid-19 nell’Italia settentrionale. L’ospedale è diventato infatti la struttura di riferimento per la battaglia
contro la pandemia, in seguito all’allestimento di circa 525 posti letto ad hoc per accogliere i pazienti affetti da Coronavirus.

L’ASST di Monza è una delle principali aziende sanitarie di Regione Lombardia, è sede Universitaria e ospedale di riferimento (hub), con il Presidio San Gerardo di Monza, di diverse alte specialità chirurgiche e cliniche e serve un bacino di utenza di quasi 1 milione di cittadini.

Dottor Mario Alparone, direttore generale ASST Monza: «Stiamo progressivamente ed in sicurezza, per i nostri pazienti e dipendenti, riprendendo le attività chirurgiche ed ambulatoriali che ci hanno reso un punto di riferimento regionale, partendo da quelle più urgenti e che si sono purtroppo accumulate in questi due mesi di epidemia. La nostra Azienda ha gestito circa 600 malati Covid con quasi 100 persone in terapia intensiva, uno sforzo enorme che è stato reso possibile dalla eccezionale abnegazione dei nostri dipendenti. Ringrazio Verti per il sostegno e il contributo che ci aiuterà ad affrontare la Fase 2 dell’emergenza che è altrettanto delicata e complicata quanto la Fase 1 proprio perché deve far convivere le due anime della nostra attività in sicurezza.”

Dario Allevi, Sindaco di Monza: “Ringrazio di cuore Verti per aver voluto riconoscere la professionalità e la dedizione dei nostri sanitari che nel pieno dell’emergenza sono diventati il punto di riferimento per molti malati Covid-19, provenienti anche da tante altre province lombarde. La nostra comunità è fiera ed orgogliosa del suo Ospedale, che anche in questa pandemia ha confermato di costituire un’eccellenza per la cura: il partenariato di aiuti e di collaborazione che si è creato in questa occasione, come dimostra la generosa donazione di Fundación MAPFRE, resterà a lungo un patrimonio di relazioni e di stima reciproca, che non dimenticheremo.”

La Casa di Riposo Beato Don Guanella di Milano è una struttura che accoglie 128 ospiti degenti, circa 120 dipendenti ed alcuni liberi professionisti.

Il supporto di Verti all’Ospedale San Gerardo di Monza e alla Casa di Riposo Beato Don Guanella di Milano conferma l’impegno di Fundación MAPFRE, istituzione no-profit creata da MAPFRE, anche in Italia. Fundación MAPFRE ha infatti stanziato un ingente contributo in tutto il mondo, con lo scopo di dare il proprio sostegno nella lotta alla pandemia Covid-19. Oltre all’acquisizione di attrezzature mediche in 27 Paesi nel mondo, l’istituzione no-profit garantisce il supporto alla ricerca su Covid-19, alla tutela dell’occupazione e alla fornitura di consulenza ai lavoratori autonomi.

Il trasferimento di residenza fiscale in Italia ai tempi del Covid-19

A cura dell’avv. Enrica Caon

 Le misure volte al contenimento della diffusione del contagio da Covid-19 hanno imposto forti limitazioni alla libertà di spostamento, costringendo di fatto molte persone a rimanere in un determinato Paese, con conseguenze in termini di radicamento della residenza fiscale.

L’OCSE, in un documento dello scorso 3 aprile ha dettato alcune linee guida sull’argomento, richiamando il Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni e le regole ivi previste.

Preliminarmente occorre richiamare i principi generali in vigore nell’ordinamento giuridico italiano circa l’acquisizione della residenza fiscale.

Ai sensi dell’art. 2, comma 2, TUIR, “si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”. Le risultanze anagrafiche, il domicilio e la residenza sono, quindi, ai sensi di tale disposizione i tre presupposti necessari per l’acquisizione della residenza fiscale italiana. Al fine di stabilire la residenza fiscale in Italia è dunque sufficiente che la persona fisica, abbia per la maggior parte dell’anno (vale a dire per un lasso di tempo superiore a 183 giorni nell’arco di un anno solare) la residenza, il domicilio in Italia o sia iscritta presso le anagrafi della popolazione.

L’iscrizione ai registri anagrafici costituisce infatti per la Suprema Corte di Cassazione (sent. n. 21970/2015) presunzione assoluta di residenza in Italia, senza possibilità, quindi, di prova contraria, mentre la residenza, è, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del codice civile “il luogo in cui la persona ha la dimora abituale”. Ne deriva che essa è determinata, da un lato dal fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo, dall’altro dall’elemento soggettivo proprio della volontà di rimanervi. La residenza pertanto non viene meno per assenze più o meno prolungate dovute alle particolari esigenze della vita quali ragioni di studio, di lavoro, di cura o di svago. Con riguardo, infine, al domicilio, esso, ai sensi dell’art. 43, comma 1, c.c., è il luogo in cui una persona “ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi”.

Come anticipato nell’introduzione, le misure imposte dal governo per l’emergenza derivante da Covid-19 hanno fortemente ostacolato la libera circolazione delle persone, determinando di fatto un “immobilismo” o un “attivismo” forzato.

Si parla di “attivismo” forzato quando il cittadino italiano, residente all’estero, si trova costretto a tornare in Italia a causa, ad esempio, della pandemia in corso al fine di prestare assistenza ai propri familiari, viceversa si definisce “immobilismo” forzato la situazione di stasi o blocco per la quale il cittadino, sia italiano che non, non può tornare nel proprio paese di origine.

Un esempio è quello del cittadino italiano, regolarmente iscritto ai registri anagrafici, provvisoriamente all’estero per esigenze lavorative/studio/salute, che sia rimasto “bloccato” fuori dal proprio paese di origine. In tale caso continuerà ad operare la presunzione assoluta di residenza in Italia, tuttavia potrebbero sorgere dubbi circa un’ipotetica “doppia residenza” determinata dalla circostanza di dover restare, contro la propria volontà, in una residenza diversa. In tal caso bisognerà far riferimento all’art. 4 M-OCSE che prevede, al par. 2, una serie di regole (le cd. “tie breaker rules”) volte a individuare, convenzionalmente, il Paese di residenza del percettore del reddito.

Per quanto attiene invece alle nozioni di residenza e domicilio occorre, come detto, fare riferimento all’art. 2 TUIR. Per l’acquisizione della residenza civilistica, secondo la giurisprudenza prevalente, occorrono due presupposti che devono sussistere contestualmente, ovvero il vincolo con il territorio, dato dal termine “dimora”, e l’elemento soggettivo della volontarietà, che risulta dal concetto di “abitualità”. Ne deriva che la residenza non viene meno quando la persona, ad esempio per questioni di lavoro o per altra causa personale, si sposti al di fuori del comune di residenza, a patto che conservi l’abitazione e vi rientri non appena possibile con l’intenzione di fermarvisi stabilmente.

In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione, la quale ha evidenziato che “il requisito dell’abitualità della dimora, necessario affinché la dimora stessa costituisca residenza (art. 43, comma 2, c.c.), presuppone non soltanto l’oggettivo protrarsi della permanenza in un determinato luogo, ma anche la volontà di rimanere stabilmente nel luogo medesimo. Ne consegue che un prolungato allontanamento dalla residenza non vale, di per sé, a dimostrare lo spostamento della residenza medesima nel luogo di dimora, occorrendo a tal fine la prova che esso si ricolleghi ad una volontà di stabile inserimento in quel diverso luogo, e, quindi, non a motivi e ragioni di ordine contingente” (Corte di Cass., 23 febbraio 1977, n. 792).

Nel caso sopra esaminato, nessun dubbio sussiste circa l’elemento soggettivo del cittadino italiano rimasto bloccato causa Covid-19 all’estero per lavoro/vacanza/studio, avente la residenza fiscale italiana. Come ripetuto più volte, la residenza non viene infatti meno quando la persona, per questioni di lavoro o per altra causa, si sposti al di fuori del Comune di residenza, conservandovi l’abitazione e rientrandovi quando possibile, dimostrando l’intenzione di mantenere un legame stabile con il luogo.

Quanto invece alla sussistenza dell’elemento soggettivo nel caso del cittadino italiano, ma residente all’estero, che abbia deciso di ritornare in Italia poco prima o durante lo scoppio della pandemia occorre qualche valutazione in più. In primis è necessario stabilire, infatti, quali sono nel concreto le effettive motivazioni che hanno spinto il soggetto a ritornare in Italia, poiché non è possibile escludere che tale ritorno rappresenti espressione di una volontà di ricongiungimento al proprio centro di interessi, integrando di fatto la nozione di “domicilio” di cui all’art. 43, comma 1, c. c.

Come anticipato, l’OCSE, mediante un documento dello scorso 3 aprile sottoscritto dal proprio segretario generale, in considerazione dell’esplosione della pandemia Covid-19, ha ritenuto opportuno dettare alcune linee guida anche in materia di residenza fiscale delle persone fisiche. In particolare, si fa riferimento a due scenari: il primo riguarda colui che temporaneamente è lontano da casa (in vacanza o per lavoro) perché rimasto bloccato nel Paese ospitante a causa della crisi del Covid-19 ove ottiene la residenza nazionale e il secondo colui che lavora in un Paese (il “Paese d’origine attuale”) e vi ha acquisito lo status di residente, ma ritorna temporaneamente nel “Paese d’origine precedente” a causa dell’emergenza Covid-19. Si tratta di un soggetto che potrebbe non aver mai perso lo status di residente del precedente Paese di origine in base alla legislazione nazionale, oppure che potrebbe riacquistare lo status di residente al suo ritorno.

Nel primo caso, secondo le linee guida OCSE, è improbabile che la persona acquisisca lo status di residente nel Paese in cui si trova temporaneamente a causa di circostanze straordinarie. Nel secondo caso, per le linee guida, è ancora una volta improbabile che la persona riacquisti lo status di residente per essere temporaneamente ed eccezionalmente nel precedente Paese di origine.

Avvertenza: Il presente documento ha il solo scopo di fornire aggiornamenti e informazioni di carattere generale. Non costituisce pertanto un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica. Per valutazioni più specifiche si invita a contattare l’avv. Enrica Caon e gli altri collaboratori dello studio – avv.caon@vis-legis.it

LINEE GUIDA DELL’INAIL PER LA TUTELA INFORTUNISTICA DA INFEZIONE DA COVID-19 – IMPORTANTI LINEE GUIDA PER I DATORI DI LAVORO

Una nuova circolare fornisce indicazioni sulle prestazioni garantite in caso di contagio di origine professionale. Per il presidente dell’Istituto “questa emergenza conferma che è necessario ampliare la platea degli assicurati”.

Con la circolare n. 13 del 3 aprile 2020 e con successiva lettera circolare n. 5392 del 24 aprile 2020, l’INAIL ha indicato i presupposti della tutela infortunistica prestata nei casi di infezione da coronavirus contratta in occasione di lavoro.

La richiamata circolare dell’INAIL specifica l’ambito della tutela assicurativa prestata ovverosia viene espressamente adottata la locuzione in “occasione di lavoro”, ossia durante la prestazione lavorativa.

L’INAIL chiarisce la presenza di una presunzione semplice di origine professionale dell’infortunio per alcune categorie di lavoratori e in particolare per personale sanitario e per i lavoratori che hanno un costante contatto con il pubblico/utenza.

Tuttavia non solo le categorie sopra richiamate godono della tutela prevista dall’INAIL, è infatti fatta espressa riserva di valutare ì anche di situazioni in cui non vi sia prova di specifici episodi contagianti o comunque di indizi “gravi precisi e concordanti” tali da far scattare la presunzione semplice. In questi casi, si applicherà l’ordinaria procedura di accertamento medico-legale che si avvale di elementi epidemiologici, clinici, anamnestici e circostanziali.

La sopra menzionata Circolare distingue poi tra infortunio sul lavoro e malattia professionale: di fatti il primo, l’infortunio sul lavoro è la lesione originata in occasione del lavoro da una causa violenta, che ha un effetto immediato e la seconda è la malattia professionale è l’evento dannoso che influisce sulla capacità lavorativa della persona, trae origine da una causa connessa alla propria attività lavorativa e agisce lentamente sull’organismo del lavoratore.

Ai fini dell’attivazione della tutela assicurativa è indispensabile un certificato medico di avvenuto contagio e la denuncia/comunicazione d’infortunio a cura del datore di lavoro.

Per il datore di lavoro è confermato l’obbligo di denuncia/comunicazione. Il termine iniziale della tutela decorre dal primo giorno di astensione dal lavoro, attestato dalla certificazione medica per avvenuto contagio, ovvero dal primo giorno di astensione dal lavoro coincidente con l’inizio della quarantena, sempre per contagio da nuovo Coronavirus. Il medico certificatore deve predisporre e trasmettere telematicamente all’Inail il certificato medico d’infortunio. Permane inoltre l’obbligo di denuncia/comunicazione di infortunio per il datore di lavoro, quando viene a conoscenza del contagio occorso al lavoratore. In caso di decesso, ai familiari spetta anche la prestazione economica una tantum del Fondo delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, prevista anche per i lavoratori non assicurati con l’Inail.

In favore de i familiari dei lavoratori deceduti per aver contratto il coronavirus sul lavoro, l’INAIL prevede il riconoscimento di tre prestazioni: la rendita o l’assegno funerario.

Pertanto qualora si sia a conoscenza di un dipendente che ha contratto “presumibilmente “il covid 19 all’interno del luogo di lavoro è importante rispettare l’obbligo di denuncia/comunicazione tempestiva.

Avvertenza: Il presente documento ha il solo scopo di fornire aggiornamenti e informazioni di carattere generale. Non costituisce pertanto un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica. Per valutazioni più specifiche si invita a contattare l’avv. Enrica Caon e gli altri collaboratori dello studio – avv.caon@vis-legis.it

a cura dell’avv. Enrica Caon

CODERE OFFRE IL CENTRO CITIBANAMEX COME UNITÀ OSPEDALIERA TEMPORANEA COVID-19 IN MESSICO

Messico/Madrid 21 aprile 2020 Codere, multinazionale leader nel settore del gioco privato, sostiene la lotta contro la pandemia da coronavirus fornendo le strutture del Citibanamex Center in Messico – il più importante centro congressi, esposizioni e convegni in America Latina – in modo che possa essere utilizzato come unità ospedaliera temporanea.

Un progetto coordinato dal governo di Città del Messico con il sostegno dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) che, attraverso la Facoltà di Medicina, ha assunto la direzione tecnica, medica e ospedaliera, e che insieme ad altre società e fondazioni messicane, ha reso possibile la creazione della sede in tempi record.

Questo ospedale da campo dovrebbe accogliere pazienti colpiti dal virus in modo lieve e moderato e consentire il decongestionamento degli ospedali del sistema sanitario di Città del Messico.

Il complesso ha la capacità di ospitare 854 letti per pazienti che necessitano del supporto di ossigeno, oltre ad avere 36 spazi di terapia intermedia, aree mediche e di laboratorio, nonché spazi adibiti al trasferimento di pazienti in unità di terapia intensiva. Quando sarà completamente abilitato, il Ministero della Salute di Città del Messico ne assumerà la direzione medica

Tutti uniti per la lotta conto il COVID 19. “Insieme per il Messico” 

Codere sta lanciando diverse iniziative nelle sue unità di business a supporto della lotta contro questa pandemia internazionale. Per Vicente Di Loreto, CEO di Codere, “questa crisi sanitaria può essere superata solo attraverso un’efficace cooperazione, ed è essenziale che individui e aziende uniscano le forze in questa lotta globale. Ecco perché in Codere “siamo insieme per il Messico”.

Rodrigo González Calvillo, direttore regionale di Codere México, è orgoglioso di collaborare con gli alleati commerciali di questo progetto: Fundación Carlos Slim, Fundación Telmex Telcel, Fundación Inbursa, CIE, Walmart México y Centroamérica, Bimbo, Barceló, Fundación Sertull, Citbanamex, Fundación Alfredo Harp Helú, Fundación Coca Cola México, Coca Cola FEMSA, Goldman Sachs, HSBC y Coppel. “Grazie a tutti loro siamo riusciti ad ottenere questo spazio per poterci mettere al servizio dei cittadini il prima possibile

Per maggiori informazioni sul progetto: sumamospor.mx

Per informazioni: Telf.: +34 91 354 28 00 Email: comunicacion@codere.com

Su Codere Su Codere Codere è una multinazionale spagnola di riferimento nel settore del gioco, con presenza in sette paesi dell’Europa – Spagna e Italia – e America Latina – Argentina, Messico, Panama, Colombia e Uruguay, che gestisce 57.000 macchine, 30.000 postazioni di bingo e circa 8.600 terminali di scommesse sportive in America Latina, Spagna e Italia attraverso punti vendita che includono 149 sale da gioco, 1.162 sale di intrattenimento, 9.300 esercizi, 261 sale scommesse e 4 ippodromi. La società sviluppa anche giochi online.

I CONTRATTI DI AGENZIA INTERNAZIONALI

1. Le definizioni:

Si definisce agente di commercio colui che si assume, stabilmente, per conto dell’altra parte, detta preponente, l’incarico di promuovere la conclusione di operazioni commerciali in cambio della corresponsione di una provvigione, costituita di norma da una parte del fatturato derivante dai negozi promossi o conclusi.

Nel panorama internazionale vi sono numerose forme di remunerazione, tra le quali:

  • Clausola “all’incasso”: si applica quando l’agente è legittimato a far valere i crediti nell’interesse del preponente;
  • Clausola dello “star del credere”: si applica quando l’agente si assume il rischio del buon esito del negozio procacciato.

A questo punto, giova cercare di riassumere quale sia il rapporto tra l’agente e il preponente nel contratto di agenzia prima di analizzare il contratto internazionale.

L’agente infatti può limitarsi ad agire come mero intermediario oppure può, ai sensi dell’art. 1752 c.c., agire con “rappresentanza”.

In tale ipotesi, l’agente non solo fa da intermediario tra i potenziali clienti e il preponente, al fine di favorire un aumento della produzione degli affari dello stesso preponente, bensì agisce in prima persona spendendo il nome del preponente e concludendo in suo nome i contratti.

Il potere di rappresentanza deve essere conferito espressamente, in mancanza, l’agente eserciterà una mera attività di intermediazione limitandosi, così come previsto nell’art. 1742 c.c., a promuovere la conclusione di operazioni commerciali, in una zona determinata senza poterli sottoscrivere personalmente.

Di particolare importanza è, a tal proposito, la sentenza del 21.11.2018 emanata dalla CGUE (Corte di Giustizia dell’Unione Europea), sez. IV, causa C452/17: “può essere qualificato come agente di commercio ai sensi della suddetta direttiva (86/653/CEE), anche colui che, svolgendo la propria attività all’interno della sede dell’impresa preponente, sia incaricato in maniera permanente di trattare, per un’altra persona la vendita o l’acquisto di merci oppure di trattare e di concludere tali operazioni per conto della stessa, purchè ciò non impedisca a detto soggetto di esercitare la propria attività in maniera indipendente”.

2. Il panorama internazionale:

Fatta questa breve introduzione occorre soffermarsi sui contratti internazionali. Sovente le imprese hanno necessità di effettuare transazioni con soggetti situati fuori dai confini nazionali e quindi con sistemi giuridici diversi al fine di stipulare dei veri e propri contratti internazionali, a seconda dei casi, di vendita di merci, di agenzia o distribuzione, di subfornitura, oppure di transazioni più complesse.

Innanzitutto, il contratto è internazionale quando, alternativamente:

  1. le parti non risultano domiciliate nello stesso paese;
  2. il patrimonio di ciascun contraente (o gran parte di esso) si trova nel paese in cui risiede;
  3. la transazione commerciale oggetto del contratto sia sottoposta alla normativa di un paese

diverso;

  1. la prestazione oggetto del contratto, o parte di essa, deve essere eseguita in un paese diverso da quello in cui una od entrambe le parti

In tali ipotesi può non essere semplice per le imprese capire come negoziare e come redigere i contratti internazionali.

La prima scelta da fare riguarda la legge applicabile, ovvero la legge che sarà chiamata a disciplinare il contratto in caso di insorgenza di una controversia. È facile comprendere come l’applicazione di una legge piuttosto che di un’altra possa incidere sensibilmente sui contenuti di un contratto, non solo per quanto riguarda i punti non regolati dalle parti (che verranno integrati da una differente normativa, a seconda della legge applicabile al contratto), ma anche con riguardo agli aspetti espressamente disciplinati.

Si vedrà meglio lungo questa trattazione che, ad esempio, se si applicano le leggi francesi l’agente di commercio avrà diritto, in caso di cessazione del rapporto, ad una indennità di clientela basata sulla «riparazione del pregiudizio» calcolata intorno ai due anni, mentre se la legge applicabile è quella italiana lo stesso agente riceverà un’indennità non superiore ad un anno di provvigioni.

Le parti, quindi, prima di redigere il contratto dovranno scegliere la legge applicabile tra le possibili alternative. Nell’esempio di cui sopra o la normativa italiana, o quella francese oppure la cosiddetta lex mercatoria, cioè i principi generali ed usi del commercio internazionale. In ogni caso, qualunque legge si preferisca essa avrà sia dei risvolti positivi che negativi. La legge italiana è difatti una legge “conosciuta” al contrario di quella francese che potrebbe risultare meno facilmente comprensibile ma più adatta alle esigenze della controparte. Non sempre scegliere la legge italiana, che pur consente più delle altre una standardizzazione, è la soluzione migliore per quelle imprese intente nella stesura di contratti internazionali. Per quanto riguarda l’ultima opzione, quella del ricorso alla lex mercatoria essa può rivelarsi opportuna al fine di evitare l’applicazione delle legislazioni nazionali, tuttavia non si può non notare come spesso risulti in qualche modo “incerta”.

Ne deriva che, in assenza di una scelta espressa dalle parti, la legge applicabile al contratto sarà stabilita avendo riguardo alle norme che disciplinano i conflitti di legge. In ogni caso, in presenza di conflitto, il giudice dovrà cercare di interpretare la volontà delle parti, desumendola dalle disposizioni contenute nel contratto e dalle circostanze del caso concreto.

3. La legge applicabile:

In linea di principio, in base ai criteri previsti dal Regolamento comunitario 864/2007 concernente la legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (“Roma II”), la legge applicabile sarà:

  1. quella del paese in cui si verifica il danno; o, in mancanza,
  2. quella del paese in cui risiedono abitualmente sia il presunto responsabile, sia la parte lesa

nel momento in cui il danno si verifica; o, in mancanza,

  1. quella del paese con cui il fatto illecito presenta collegamenti manifestamente più stretti rispetto ai paesi di cui sopra.

Generalmente la scelta della legge applicabile al contratto coincide con quella del foro competente, nel senso che le parti tendono ad individuare un unico Stato, sia per disciplinare il contenuto del proprio contratto che per risolvere eventuali controversie.

La legislazione relativa ai contratti di agenzia è contenuta nella Direttiva 86/653/CEE del 18 dicembre 1986 relativa al coordinamento dei diritti degli Stati Membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, recepita in tutti gli Stati dell’Unione Europea. Tale direttiva delinea il quadro normativo sull’agenzia commerciale, focalizzandosi, in particolare, sui diritti e doveri dei contraenti, sul compenso dell’agente, sulla gestione del contratto, nonché sulla cessazione del contratto stesso con relativa indennità/compensazione a favore dell’agente.

La Direttiva, a differenza dei regolamenti, non è direttamente applicabile negli ordinamenti interni e non ha portata generale, avendo come destinatari formali solo gli Stati membri, pertanto si noti bene, i rapporti di agenzia restano regolati dalla legge nazionale applicabile.

In particolare, la Direttiva è stata attuata nei seguenti Paesi Membri con le relative leggi:

AUSTRIA                    Legge federale dell’11 febbraio 1993

BELGIO                      Legge 13 aprile 1995: art. 70 ss.

DANIMARCA            Legge n. 272 del 2 maggio 1990

ESTONIA                   art. 670 ss. Legge sulle obbligazioni del 5 giugno 2002

FINLANDIA               Legge n. 417 dell’8 maggio 1992

FRANCIA                    Legge n. 91-593 del 25 giugno 1991

GERMANA                 Legge 23 ottobre 1989

GRECIA                       Decr. Pres. n. 219 del 30 maggio 1991

IRLANDA                    Legge n. 33 del 21 febbraio 1994 e Legge n. 31 del 7 gennaio 1997

ITALIA                         Decr. Legisl. n. 303 del 10 novembre 1991

LETTONIA                  art. 45 ss. Legge Commerciale del 13 aprile 2000

LUSSEMBRURGO    Legge del 3 giugno 1994

MALTA                        Codice di Commercio in vigore dal 1° maggio 2004

PORTOGALLO          d.l. n. 178 del 18 giugno 1986

REGNO UNITO        Commercial Agents Council Directive) Regolamento del 1993

SLOVACCHIA           artt. 652 ss. Codice di Commercio (Legge n. 513 del 1991)

SPAGNA                     Legge n. 12 del 27 maggio 1992

SVEZIA                       Legge n. 351 del 2 maggio 1991

UNGHERIA               Legge CXVII del 2000

Va precisato però, che nonostante sia in corso una tendenza al progressivo ravvicinamento delle legislazioni nazionali, vi sono ancora forti discrasie tra i paesi membri dell’UE sui contratti con agenti indipendenti.

Ciò è dovuto agli ampi margini di flessibilità riconosciuti agli Stati membri nel recepimento della Direttiva, nonché al fatto che essa lascia ampia discrezionalità ai legislatori nazionali, i quali possono introdurre normative più favorevoli all’agente di commercio.

Pertanto, continuano a sussistere delle differenze fra le regolamentazioni in tema di agenzia commerciale in vigore all’interno dei singoli Stati membri.

In Spagna, ad esempio, il contratto di agenzia in Spagna è regolato dalla Legge 12/1992 del 27 maggio 1992 (“Ley 12/1992, de 27 de mayo, sobre Contrato de Agencia” da ora, per brevità, LCA). La legge spagnola non prevede alcuna forma particolare per il contratto internazionale. Ai sensi dell’art. 22 LCA tuttavia, in ogni momento ciascuno dei contraenti può pretendere dall’altro una stesura per iscritto dell’accordo.

La norma di chiusura della LCA prevede che, per tutte le controversie derivanti dal contratto di agenzia, sia competente il tribunale della sede dell’agente di commercio, essendo nulla ogni clausola derogatoria. In ragione della libertà contrattuale il diritto applicabile può essere in linea di massima scelto liberamente. Tuttavia, è da preferire l’applicazione del diritto spagnolo.

La legge spagnola sui contratti di agenzia prevede espressamente infatti (art. 3 comma 1 LCA) che le sue norme costituiscono diritto cogente, a meno che non sia la stessa legge a consentire clausole contrattuali diverse.

4. Conclusioni:

Quello che emerge dal quadro che si è delineato è la complessità del panorama legislativo nazionale ed internazionale che deve essere correttamente interpretato dalle imprese per permettere loro di effettuare poi la scelta più idonea ad esempio per quanto concerne la tipologia contrattuale, la legge applicabile o il foro competente, le indennità dovute all’agente in caso di cessazione o modifica del rapporto contrattuale.

a cura dell’avv. Enrica Caon

Per qualsiasi necessità lo studio è a completa disposizione:  avv.caon@vis-legis.it

LA GOLDEN POWER NEL DECRETO LIQUIDITÀ

A causa dell’attuale pandemia globale, i governi mondiali si sono trovati con il gravoso compito di adottare misure atte a fronteggiare non solo con l’emergenza sanitaria, ma anche con la conseguente crisi economica e finanziaria che ne deriva. In contesti di eccezionali di necessità e urgenza, il Governo italiano adotta decreti legge, ossia specifici atti normativi a carattere provvisorio aventi forza di legge che debbono essere poi convertiti in legge dalle camere entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. Il Decreto Legge n. 21 del 15 marzo 2012, e successive modifiche, ha introdotto nel sistema italiano uno scudo normativo, conosciuto come “Golden Power”, in virtù del quale al governo italiano sono assegnati speciali poteri di veto, di condizionare l’acquisto di partecipazioni nel capitale sociale di società italiane o la realizzazione di talune operazioni straordinarie. Il regime di “Golden Power” è stato introdotto al fine di sostituire il regime giuridico di “Golden Share”, che in passato si applicava a imprese risultanti da un processo di privatizzazione (quali ad esempio Telecom Italia, Eni, Enel e Finmeccanica). La Golden Power si applica a società operanti in settori strategici, quali difesa, sicurezza nazionale, comunicazioni elettroniche tramite le tecnologie 5G, energia, trasporti, e comunicazioni, ed è finalizzata alla salvaguardia degli asset di primaria importanza per l’economia del paese. Più nello specifico, il Decreto Legge n. 21/2012 stabilisce che, in caso di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali nei settori strategici (tra cui quelli della difesa e della sicurezza nazionale), il governo italiano possa inter alia opporsi all’acquisto di partecipazioni, esercitare il proprio veto all’adozione di delibere, atti od operazioni adottate dagli organi di amministrazione di una società ritenuta strategica, o imporre specifiche condizioni. Il Decreto Legge n. 21/2012 stabilisce inoltre che le imprese operanti nei menzionati settori strategici debbano notificare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una informativa completa sulla delibera, sull’atto o sull’operazione che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione (tra cui quelle di fusione, scissione, trasferimento dell’azienda o di rami di essa all’estero) entro 10 giorni e comunque prima che ve ne sia data attuazione. Potenziali acquirenti extra europei sono anch’essi soggetti a tali obblighi di notifica. Alla luce dell’attuale situazione di emergenza dovuta alla pandemia in corso, il governo italiano ha deciso, tra le altre misure volte a sostenere la liquidità e il finanziamento alle imprese italiane, di ampliare l’ambito di applicazione del Golden Power, con il Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile 2020 (il “Decreto Liquidità”), volto a proteggere società italiane da possibili scalate ostili da società straniere, le quali potrebbero quindi avvantaggiarsi della crisi in corso. Il Decreto Liquidità ha inoltre modificato gli obblighi di notifica e i relativi poteri attribuiti al governo italiano e ha esteso le misure adottate anche ad operazioni all’interno dell’Unione Europea. Il Decreto Liquidità ha esteso il Golden Power a società attive nei settori di cui all’articolo 4 paragrafo 1, lettere a), b), c), d) e e) del Regolamento (UE) 2019/452 (tra gli altri, infrastrutture critiche fisiche o virtuali, tra cui l’energia, i trasporti, l’acqua, la salute, sicurezza alimentare, accesso a informazioni sensibili, compresi i dati personali, intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, la cibersicurezza, le nanotecnologie e le biotecnologie. Il Decreto Liquidità, che ha dato attuazione anticipata al Regolamento (UE) 2019/452 – che si applica dall’11 ottobre 2020 – riflette l’importanza accordata a certi settori in questo particolare periodo di emergenza, e al contributo che talune imprese sono in grado di dare al sistema economico nazionale.
22.04. 2020

UDIENZE TELEMATICHE: OPPORTUNITÀ (PERSA) O RISCHIO?

Il DL 18/20 ha previsto, tra le misure in tema di giustizia adottate per prevenire il rischio di diffusione del contagio da coronavirus, la possibilità che le udienze si tengano in maniera diversa da quelle previste dalla normativa vigente. La situazione contingente impone di evitare l’assembramento di tante persone e l’apertura a nuove modalità, essenzialmente telematiche, potrebbe essere un segnale e una spinta verso l’innovazione. Bisogna tuttavia comprendere se le modalità operative e la prassi porteranno effettivamente ad una positiva innovazione. Per le udienze civili, la norma prevede che fino al 30 giugno (data ultima in cui al momento sembrano applicarsi le misure di limitazione di assembramento) le udienze in cui non sia necessaria la presenza di altri soggetti oltre ai difensori e alle parti avvengano con collegamento da remoto e che quelle che prevedono la presenza solo dei difensori avvengano mediante scambio e deposito di note scritte. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha adottato linee guida in proposito, con proposte di protocollo, raccomandando che i dirigenti degli uffici giudiziari, cui è rimessa l’adozione delle opportune misure, ricordino che la ratio della norma è appunto quella di evitare ogni possibile forma di contatto, onde limitare la possibilità di contagio. Le regole specifiche praticamente proposte, e che sono già state o verranno adottate nei protocolli tra consigli dell’ordine degli avvocati e capi degli uffici giudiziari, sono abbastanza minuziose: prevedono per le udienze telematiche un relativamente congruo preavviso; la verifica dell’identità dei partecipanti; il rispetto del contraddittorio; le modalità per contattare i legali in caso il collegamento non funzioni; come procedere in caso il collegamento “salti”. Analogamente, si prescrive nel dettaglio il modo in cui debba avvenire lo scambio di note scritte e anche la possibilità di replicare brevemente qualora ciò sia reso necessario dal deposito delle note scritte avversarie. Sembrerebbe non esserci nulla da eccepire, se non fosse per la possibilità, che pur sempre rimane, di rinviare semplicemente ad una udienza ordinaria più in là nel tempo, e al fatto che risulta abbastanza chiaro che tutta l’attività telematica richiede – se non durante l’udienza, almeno prima e dopo – una attività da parte del personale degli uffici, attività che è chiaramente detto può esser svolta solo mediante presenza fisica. Dunque, maggior numero di persone negli uffici giudiziari e nessuna modalità di lavoro “smart”: certo un grosso limite all’effettiva soluzione del problema originario.

Ma a fronte di tutta questa macchina organizzativa, che andrà verificata in concreto, preoccupa un elemento forse non immediatamente percepibile. A ben guardare, la norma ha previsto udienze civili telematiche solo per il caso in cui siano presenti soggetti “altri” oltre agli avvocati. Quando l’udienza preveda la presenza dei “soli” avvocati, allora essa diventa una “non udienza”, o una “udienza scritta”, posto che è previsto solo lo scambio e il deposito telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni. Il concetto stesso di udienza, di discussione davanti a chi deve decidere, viene sacrificato. Al momento, sembrerebbe, solo per un tempo limitato; le innovazioni di questo tipo rischiano, però, di durare, se non altro perché allo stato è difficile pensare che dal 1° luglio 2020 il rischio COVID 19 sia eliminato alla radice. La misura emergenziale è dettata da esigenze di salute pubblica, che sembrano giustificare qualsiasi decisione. Senza dubitare del diritto alla salute, non si può comunque non interrogarsi su quali altri diritti possano per esso venire sacrificati: se il diritto alla privacy viene in effetti invocato quando si parla di controllo dei movimenti delle persone, l’amministrazione della giustizia mediante una compressione del diritto al contraddittorio orale non sembra creare problemi. Il trend, invece, sembra ben chiaro anche per quanto riguarda il processo amministrativo: la norma prevede che, sempre per il periodo fino al 30 giugno, le controversie passino in decisione sulla base degli scritti depositati senza discussione orale, salva la possibilità di deposito di note – necessariamente contenute – e senza alcuna previsione di discussione orale. Una iniziale apertura all’udienza telematica, prevista dal DL 11/2020, è stata semplicemente abolita. Con la stessa semplicità con cui si è abolita la presenza degli avvocati e della loro voce in udienza. Che tale non è più, tant’è che è camera di consiglio – telematica, questa si! – che esclude ogni partecipazione dei difensori. In altre parole: i magistrati si riuniscono telematicamente e possono in tale maniera validamente prendere decisioni (sia in ambito amministrativistico, sia civile – dal Tribunale alla Cassazione). Ovvero: la giustizia va avanti, ma senza avvocati. L’affermazione è forse estrema, e non valida nella totalità dei casi, ma la preoccupazione è reale. Il rischio COVID-19 non può e non deve, in uno stato di diritto lungimirante, tramutarsi in una surrettizia modifica del diritto processuale (che è certo lecita, ma come tale va chiamata, studiata e poi adottata) o, peggio, nella compromissione del diritto di difesa. 22.04.2020

SPAGNA E ITALIA, UN’ EMERGENZA COMUNE

In questo momento entrambi paesi stanno vivendo una situazione veramente terribile, che nessuno poteva neanche immaginare, ed è sicuro che, una volta finito il periodo della quarantena, non torneremo alla precedente normalità per alcuni mesi ancora. Essendo la nostra un’azienda alimentare, dichiarata “essenziale” in quanto produciamo beni di prima necessità, non abbiamo mai fermato l’attività, anzi, abbiamo dovuto rafforzarla per far fronte all’aumento della domanda di prodotto espressa dal mercato, soprattutto nelle prime settimane della quarantena. Ci siamo trovati quindi a dover assumere decisioni veloci e diverse tra loro al fine di garantire prima di tutto la sicurezza dei lavoratori, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, sia che fosse di produzione o di tipo amministrativo e/o commerciale, il tutto tenendo in considerazione le indicazioni guida di entrambi paesi, vale a dire Spagna, dove abbiamo i nostri impianti di produzione, e Italia, dove invece si concentrano gli uffici commerciali e amministrativi e il nostro mercato.

Attenzione verso gli attori della società e i nostri lavoratori

La salute e il benessere di ciascuna persona è stata sin da subito la nostra preoccupazione principale. Per questo motivo stiamo adottando diverse misure affinchè sia possibile garantire sempre il maggior livello di sicurezza, a seconda dell’evolversi dell’emergenza.

Anche se siamo una società inquadrata nell’ambito delle attività considerate essenziali, abbiamo ritenuto come un nostro obbligo continuare a mantenere operativa l’attività, così come hanno fatto supermercati, famarcie, distributori di benzina, trasportatori, centri sanitari e molti altri ancora. Ci siamo uniti alla marea di persone che lavorano per il bene comune della società in un momento così complesso, e questo non solo per servire e soddisfare le richieste dei nostri clienti, ma anche per essere in grado di offire il nostro aiuto alle persone più bisognose. Abbiamo infatti inviato diverse donazioni alla Croce Rossa e continueremo a collaborare sia con loro che con altre entità sociali che hanno bisogno di aiuto. Nel concreto abbiamo collaborato con alcune realtà locali vicine alla nostra sede, distribuendo 2.200 mascherine monouso e 350 camici monosuo tra il centro medico del Comune e le località vicine. Abbiamo donato 30.000 lattine di tonno fra diversi organismo sociali, per aiutare le famiglie più bisognose. Inoltre, grazie a una delle imprese del Gruppo, Jealfer, operante nel settore tessile, abbiamo iniziato a confenzionare mascherine sanitarie per donarle.

Nella fase iniziale di diffusione del virus abbiamo predisposto un protocollo per istruire il più possibile tutto il nostro personale attraverso la diffusione interna di una brochure che, oltre ad illustrare la procedura piu corretta da seguire per il lavaggio delle mani, spiegava i sintomi e le modalità di trasmissione, nonchè tutte le raccomandazioni necessarie per prevenire i contagi. Non ci siamo però limitati ad istruire il personale sulle pratiche di pulizia, igiene e sicurezza, ma abbiamo nominato anche degli “ambasciatori di buone pratiche” in ogni settore della fabbricazione, ossia persone incaricate di garantire il rispetto di tali linee guida.

Sempre per la tutela dei lavoratori, abbiamo fornito dispositivi di protezione (come mascherine, guanti, ecc) al personale di tutti i centri di produzione e abbiamo ridotto il numero degli operatori presenti contemporaneamente in un turno per poter aumentare la distanza di sicurezza tra le persone stesse. Inoltre, misuriamo la temperatura corporea a tutti coloro che accedono all’area produttiva e anche durante la giornata di lavoro, e lo facciamo in forma del tutto aleatoria; inoltre abbiamo ridotto i turni di lavoro a 7 ore (anziché 8) per non far coincidere la uscita di un turno con la entrata del seguente, e via dicendo. Le procedure di pulizia e disinfezione delle superfici sono state ulteriormente rafforzate grazie all’impiego di irroratori con ipoclorito di sodio diluito.

In Italia, con il personale amministrativo e commerciale, siamo stati capaci di gestire tutto il lavoro tramite lo smart working, fornendo anche in questo caso un protocollo di buone pratiche. Spostare il luogo di lavoro dall’ufficio alla propria abitazione è stato un forte cambiamento che, almeno in parte, ha influito nel modo di svolgere l’operatività quotidiana. È per questo motivo che continuiamo a fornire anche a questi lavoratori utili consigli affinchè la salute sia comunque sempre una priorità, anche dentro le mura di casa. Per esempio, consigliamo di gestire al meglio il tempo cercando di pianificare una routine e stabilire delle priorità di lavoro, mantenendo sempre una buona comunicazione con il colleghi attraverso interazioni giornaliere e riunioni periodiche. Consigliamo di ricavare una postazione specifica per lavorare, preferibilmente in un posto tranquillo e con luce naturale, e suggeriamo di prestare attenzione alla postura e alla alimentazione, bevendo molto.

Attendiamo di conoscere quali saranno i prossimi nuovi sviluppi relativi all’emergenza, ma ormai che siamo in uno stato d’allarme da molte settimane riteniamo di non poter abbassare la guarda in nessun momento, e pertanto resteremo vigili e attenti per la nostra salute e per quella di tutti.

FIABILIS AL TEMPO DEL COVID-19

Nelle ultime settimane ci siamo trovati tutti a dover affrontare una situazione straordinaria ed inattesa.

FIABILIS Consulting Group ha scelto di mettere al primo posto i suoi dipendenti.

Aiutata anche da una infrastruttura tecnologica in grado di garantire il lavoro da remoto, dal 24 Febbraio ha permesso lo smart working a tutto il suo staff.

Tramite l’ausilio di una piattaforma di comunicazione ha creato sia gruppi di lavoro generici che specifici, al fine di garantire un costante scambio di idee, riflessioni, documenti, soluzioni.

Ha calendarizzato una videocall settimanale chiamata “Che tempo che fa”, con l’obiettivo di monitorare il clima aziendale, condividere aggiornamenti e comunicazioni, ma anche permettere la riunione virtuale di tutti i dipendenti.

Fiabilis ha investito tempo e risorse nel web, intensificando la presenza soprattutto sul canale professionale Linkedin, con una iniziativa di responsabilità sociale: mettere a disposizione delle aziende le proprie competenze per rispondere alle domande relative al Decreto Cura Italia ed alle successive pubblicazioni. Le stesse vengono poi pubblicate sul nostro sito ufficiale, a disposizione di tutti.

E’ aumentata la presenza sul gruppo Whatsapp aziendale, con il rito del “Buongiorno” collettivo e con la condivisione di messaggi e video spiritosi per cercare di sorridere un po’.

Recentemente è stata organizzata la prima lezione di Power Yoga con un’insegnante certificata che permetterà a tutti gli interessati di fare attività fisica da casa in compagnia!

Mentre le persone lavorano da casa gli uffici sono stati sanificati e sono stati installati disinfettanti in più punti.

Tutto è pronto per il rientro graduale ma tanto auspicato perché lavorare da remoto non sostituirà mai una stretta di mano ed una pacca sulla spalla tra colleghi.

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