Prorogato dal c.d. “Decreto Riaperture” il lavoro agile semplificato

A cura dell’Avv. Enzo Pisa e del Dott. Giovanni Belli

Il D.L. 22 aprile 2021 n. 52, noto come “Decreto Riaperture”, stabilendo un nuovo termine al prossimo 31 luglio per il generale stato d’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha prorogato, inter alia, sino a tale data anche la disciplina emergenziale sul lavoro agile.

Difatti, l’art. 11 del decreto in parola ha disposto che “i termini previsti dalle disposizioni legislative di cui all’allegato 2 sono prorogati fino al 31 luglio 2021, e le relative disposizioni vengono attuate nei limiti delle risorse disponibili autorizzate a legislazione vigente”; e, tra i termini prorogati di cui al predetto allegato 2, al n. 24, vi sono le disposizioni in tema di lavoro agile, di cui all’art. 90, commi 3 e 4, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 luglio 2020, n.77.

Disposizioni, queste ultime, che hanno previsto una procedura semplificata per l’attivazione, da parte del datore di lavoro, pubblico e privato, dello smart working.

Sino a fine luglio p.v., il datore di lavoro potrà continuare, quindi, a ricorrere al lavoro agile senza essere obbligato a stipulare per iscritto un accordo individuale col lavoratore dipendente – così come previsto dall’art. 19 della L. 2 maggio 2017, n.  81, istitutiva di tale modalità d’esecuzione del rapporto di lavoro -, assolvendo agli “obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della medesima legge n. 81 del 2017 […] in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro” (art. 90, c. 4. D.L. 34 cit.).

A tale modalità semplificata d’attivazione dello smart working da parte del datore, fino al 30 giugno 2021 continua ad affiancarsi il diritto a svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile per il lavoratore dipendente “genitore di figlio convivente minore di anni sedici […] alternativamente  all’altro genitore […] per un  periodo corrispondente in tutto o in parte alla durata della sospensione dell’attività  didattica  in  presenza del figlio, alla durata dell’infezione da SARS Covid-19 del figlio, nonché alla durata della quarantena del figlio” (art. 2, c.1, del D.L. 13 marzo 2021, n. 30).

Infine, sino al 30 giugno 2021, è stabilito che i lavoratori fragili per cui è attestata una “condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità […] svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto” (art. 26, cc. 2 e 2bis, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, così come modificato dall’art. 15 del D.L. 22 marzo 2021, n. 41)

Sottoscritta la convenzione per l’anticipo della Cassa Integrazione- Baker McKenzie

Sottoscritta la convenzione per l’anticipo della Cassa Integrazione da parte delle banche ai lavoratori sospesi

 

In seguito alle recenti misure di cassa integrazione attivate per l’emergenza epidemiologica (il c.d. decreto “Cura Italia”, su cui puoi leggere il nostro approfondimento cliccando qui), in data 30 marzo è stato sottoscritto alla presenza del Ministro del Lavoro una convenzione tra l’Associazione Bancaria Italiana (“ABI”) e le parti sociali, volta a consentire l’anticipazione del trattamento di integrazione salariale ai dipendenti ai quali la prestazione è corrisposta direttamente dall’INPS.

Proponiamo di seguito alcune F.A.Q. relative al contenuto della convenzione:

Q: Come le banche supporteranno i lavoratori sospesi e quali sono i dipendenti interessati?
A: La convenzione definisce una procedura per l’anticipazione dei trattamenti di integrazione salariale ordinario e in deroga per l’emergenza CoVid19, a beneficio dei lavoratori per cui le imprese datrici di lavoro abbiano fatto richiesta di accesso alla cassa integrazione ordinaria (CIGO) e in deroga (CIGD); o all’assegno ordinario (FIS) o erogato da fondi di solidarietà alternativi, richiedendo un trattamento a “zero ore” con modalità di pagamento diretto da parte dell’INPS.
Inoltre, la convenzione prevede l’impegno a predisporre la modulistica necessaria ad estendere l’anticipazione anche alle ipotesi di riduzione non a zero ore.
I dipendenti potranno beneficiare dell’anticipo anche in attesa dell’autorizzazione del trattamento di integrazione salariale da parte dell’INPS (o delle Regioni/Ministero del Lavoro, in caso di CIGD).

Q: A quanto ammonta l’anticipo corrisposto dalle banche e quali sono le modalità operative dello stesso?
A: L’anticipazione dell’indennità avverrà tramite l’apertura di credito in un conto corrente apposito, se richiesto dalla Banca, per un importo forfettario complessivo pari a 1.400 €, parametrati a 9 settimane di sospensione a zero ore e ridotto proporzionalmente in caso di durata inferiore e/o di rapporto di lavoro a tempo parziale.
L’apertura di credito cesserà con il versamento da parte dell’INPS del trattamento di integrazione salariale.

Q: Chi dovrà presentare domanda di anticipo alle banche e con quali modalità?
A: La domanda dovrà essere presentata ad una delle banche aderenti, direttamente dal lavoratore interessato.
Le Banche adotteranno condizioni di massimo favore con riferimento all’apertura del conto corrente e della apertura di credito.
Le Banche favoriranno il ricorso a modalità operative telematiche, al fine di limitare quanto più possibile l’accesso fisico presso le filiali e potranno in ogni caso subordinare l’apertura del conto alla verifica del merito creditizio del lavoratore richiedente.

Q: Quando termina l’anticipazione?
A: L’apertura del credito in conto corrente cessa con il versamento da parte dell’INPS del trattamento di integrazione salariale, o in caso di esito negativo della domanda.
In proposito, la convenzione prevede l’obbligo del lavoratore o del datore di lavoro di informare tempestivamente la banca interessata circa l’esito della domanda di trattamento di integrazione salariale.
In caso di: (i) mancato accoglimento della richiesta di integrazione salariale; o (ii) decorrenza del termine di sette mesi dall’apertura del credito, qualora non sia intervenuto il pagamento da parte dell’INPS: la banca potrà richiedere l’importo dell’intero debito relativo all’anticipazione al lavoratore beneficiario, che dovrà estinguerlo entro trenta giorni dalla richiesta.

Q: L’anticipo è erogato da tutte le banche?
A: No, solo dalle banche aderenti. A questo fine, ABI e le parti sociali hanno rilasciato in data odierna un comunicato in cui invitano i lavoratori interessati a rivolgersi telefonicamente alla propria banca per avere informazioni circa l’adesione della stessa alla convenzione e per ricevere il supporto necessario alla presentazione della domanda di accesso all’anticipo.

Q: Che responsabilità ha il datore di lavoro?
A: Il datore di lavoro è responsabile in solido con il lavoratore per il debito contratto con la banca, nei casi in cui abbia omesso informazioni necessarie o fornito errate comunicazioni alla banca; nonché nei casi in cui il mancato accoglimento – totale o parziale – della richiesta di integrazione dipenda da una responsabilità del datore. In tali casi, la banca richiederà l’importo del debito al datore di lavoro, che provvederà ad estinguerlo entro trenta giorni.

COVID-19: data privacy & security survey- Baker McKenzie

As COVID-19 quickly spreads across the globe and has now been officially declared a pandemic, many companies are facing difficult business and legal challenges and are required to make some urgent decisions in order to keep their workforce safe and ensure business continuity. Data plays a crucial role in containing the spread of the virus but not every data processing can be justified on that basis. A balance must be found between protecting public health and personal privacy.

Baker McKenzie is pleased to provide you with a guide designed to assist employers assess whether or not certain data processing they may consider in light of COVID-19 is compliant with data privacy regulation.

Click here to access the guide, which features high-level views on five common questions companies are facing from Baker McKenzie lawyers.

This updated version now includes 39 jurisdictions.

Attestazioni camerali sulla sussistenza di cause di forze maggiore per Covid-19- Studio Legale Vis Legis

Attestazioni camerali su dichiarazioni delle imprese di sussistenza cause di forza maggiore per emergenza COVID-19 secondo la circolare Ministero Sviluppo Economico

A cura dell’avv. Enrica Caon – Owner Studio Legale Vis-Legis

La diffusione del CoViD-19 e le misure di urgenza adottate per contenerla stanno incidendo sull’esecuzione dei contratti, ritardandone o impedendone l’adempimento. Tali ritardi e inadempimenti stanno di conseguenza creando difficoltà alle imprese che non riescono ad eseguire nei tempi concordati le prestazioni contrattuali a causa dell’emergenza da Covid19.
In concreto, ci si domanda su quali basi giuridiche le aziende possano invocare la causa di forza maggiore e a quali condizioni.
La causa di forza maggiore può essere fatta valere nei contratti commerciali direttamente dalle imprese purché siano rispettate delle condizioni. Innanzitutto, occorre che le imprese, non appena vengono a conoscenza dell’inadempimento del contratto dovuto a COVID-19, provvedano a notificare alle controparti tale prevedibile inadempimento a causa di forza maggiore. Dopodiché dovranno fornire la prova della sussistenza della forza maggiore.
Ai sensi dell’articolo 118 della legge cinese sui contratti, ad esempio, le parti che invocano la forza maggiore devono fornire le prove relative alla forza maggiore. Sebbene la grave circostanza del COVID-19 sia ben nota e conosciuta da tutti, anche le aziende italiane dovranno comunque dimostrare che il mancato adempimento delle prestazioni è direttamente causato dall’epidemia.
Per capire invece quando si può invocare la causa di forza maggiore occorre richiamare la già citata Convenzione di Vienna, la quale, salvo diverso accordo delle parti, dispone che essa si applica:
– A seguito di specifici accordi tra il venditore e il compratore nel contratto di vendita (che la indicano quindi nel contratto come legge applicabile),
– Qualora non sia presente un esplicito accordo, l’art.1 della Convenzione prevede che essa
comunque si applichi, salvo patto contrario, ai contratti di vendita fra parti aventi sede d’affari in Stati diversi:
a) quando tali Stati sono Stati contraenti della Convenzione;
b) quando le norme di diritto internazionale privato portano all’applicazione della legge di uno Stato contraente.
Va sottolineato però che, al fine di sostenere le imprese che si trovano in difficoltà causa Pandemia, Confindustria sta sollecitando l’Europa affinché delinei un orientamento comune volto a facilitare la prova della cd. causa di forza maggiore ed evitare l’applicazione di eventuali penali per i ritardi nell’adempimento.
Si attende quindi una pronuncia a livello comunitario che indirizzi gli Stati membri ad attribuire, in via generale, al Coronavirus la natura di forza maggiore ovvero a favorire il rilascio di certificati di forza maggiore alle imprese impossibilitate – anche temporaneamente– all’adempimento.
Nel frattempo, le imprese possono inoltrare alle Camere di commercio una dichiarazione in cui, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle autorità di governo e allo stato di emergenza in atto, affermano di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattualiprecedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diramato a Unioncamere, CCIAA e Associazioni imprenditoriali, una circolare sulla possibilità, per le stesse Camere, di rilasciare alle imprese dichiarazioni sullo stato di emergenza conseguente all’epidemia da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla Legge per il contenimento dell’epidemia.

Tali dichiarazioni saranno rilasciate in lingua inglese e con riferimento ai contratti con controparti estere, affinché le imprese possano esibirle a queste ultime per giustificare l’impossibilità di assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali già assunti, per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Per rispondere alla domanda se il Covid19 può essere considerato causa di forza maggiore la risposta è presumibilmente di sì. Questo perché, come è avvenuto per la SARS del 2003, l’epidemia di COVID-19 è così improvvisa che in meno di due mesi il numero dei contagi è aumentato in modo incontrollato. Inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il 30 gennaio 2020ha dichiarato l’emergenza da COVID-19 come Pandemia.
Considerando le circostanze impreviste, l’ampia diffusione, la grande influenza e la difficoltà nel controllo e nella prevenzione dell’epidemia, ci sono quindi i presupposti per poter ritenere che lo scoppio di COVID-19 potrebbe essere considerato forza maggiore nei contratti commerciali generali.

Información ayudas autónomos y PYMES- Studio Legale Giorgia Gallo

Pymes y autónomos son dos de los principales actores de la economía española, y a la vez están entre los más vulnerables, por lo que se han convertido en grandes protagonistas de la crisis económica que está provocando la lucha contra el coronavirus en España.

Ante esta situación, son muchas las ayudas y prestaciones que se han anunciado estos días para tratar de mitigar su sufrimiento, y desde muchos ámbitos. Empezando por la banca, que ha preconcedido más de 70.000 millones en créditos para este colectivo, como otras grandes empresas, que han decidido aplazarles sus facturas o mejorar sus condiciones para que no se vean afectados por la nueva situación laboral.

Prestación extraordinaria de autónomos

  • ¿Quién puede solicitar la prestación extraordinaria?

Cualquier trabajador por cuenta propia inscrito en el régimen correspondiente afectado por el cierre de negocios ante la declaración del Estado de Alarma cuya facturación este mes recaiga un 75% respecto a la media mensual del semestre anterior.

  • ¿Hay algún periodo mínimo de cotización para pedirla?

No, para solicitarla no es necesario cumplir el periodo mínimo de cotización exigido para otras prestaciones, solo estar de alta en alguno de los regímenes y hallarse al corriente de pago de las cotizaciones sociales.

  1. El Régimen General compuesto por los trabajadores por cuenta ajena de la industria y los servicios.
  2. Los Regímenes Especiales, establecidos en aquellas actividades en que por su naturaleza, sus peculiares condiciones de tiempo y lugar o por la índole de sus procesos productivos, se hiciere preciso para la adecuada aplicación de los beneficios de la Seguridad Social.
  • ¿Se puede acceder incluso teniendo alguna deuda con la Seguridad Social?

Si, se permitirá a quienes no estén al día con los pagos en la fecha de la suspensión de la actividad o de la reducción de la facturación, que ingresan las cuotas debidas en un plazo de 30 días. Una vez producido el pago, se podrá acceder a esta prestación.

  • ¿Pueden pedirla los autónomos con trabajadores a su cargo?

Sí, aquellos que tengan trabajadores a su cargo y hayan tenido que cerrar por la declaración del Estado de alarma o hayan visto caer su facturación un 75% pueden presentar un ERTE para sus trabajadores y solicitar esta prestación extraordinaria.

  • ¿Esta prestación supone que quien no ingrese no paga cotizaciones?

Esta prestación va más allá. La prestación en que quien cause derecho a ella, además de cobrarla, no pagará las cotizaciones y se les tendrá por cotizados.

  • Si cesan la actividad, ¿tienen que renunciar a bonificaciones como la tarifa plana?

No. En este sentido, el Real Decreto-Ley indica que el tiempo que se perciba esta prestación extraordinaria computará como efectivamente cotizado, por lo que podrán solicitarla los autónomos que estén recibiendo estas ayudas y no perderán las bonificaciones condicionadas al mantenimiento de la actividad.

  • ¿Qué sucede con los que están obligados a prestar servicios, como los taxistas?

Podrán acogerse a la prestación si acreditan la caída en la facturación de al menos un 75 %. Si acreditan la reducción no habría ningún problema en compatibilizar la prestación y la actividad.

  • A los que tributen por módulos, ¿Cómo se les va a reconocer la pérdida de la facturación?

Estamos estudiando cómo adaptar esta prestación para aquellos autónomos que no están obligados a emitir factura.

  • ¿Cuánto puede suponer esta prestación?

El equivalente al 70% de la base reguladora. Esto significa que, cuando se haya cotizado por cese de actividad durante al menos 12 meses, el importe es el 70% de la base reguladora, pero para quien haya cotizado menos tiempo, tendrá derecho al 70% de la base mínima de cotización del colectivo al que pertenezca, lo que equivale a unos 665 euros.

  • ¿Durante cuánto tiempo se puede percibir?

Un mes con la posibilidad de ampliación hasta el último día del mes hasta que finalice el Estado de alarma en el supuesto en que este se prorrogue y tenga una duración superior al mes.

  • ¿Cuándo se puede empezar a solicitar?

Para los autónomos cuyo negocio se ha visto obligado a cerrar por el Estado de alarma, desde el 18 de marzo. En el caso de los que tienen que presentar acreditación de la caída de la facturación mensual, desde el momento en que pueda presentar dicha documentación.

Ayudas a pymes

Por otro lado están las ayudas para las pequeñas y medianas empresas, que también han tenido su propia batería de medidas para tratar de frenar los efectos del coronavirus en sus cuentas. El propio presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, anunció el jueves 13 de marzo las primeras medidas para las pymes.

  • Aplazamiento de impuestos

En primer lugar, el gobierno propone el aplazamiento del pago de impuestos para las pymes. Hacienda permitirá que pymes y autónomos aplacen el pago de impuestos ( retenciones del IRPF, cuotas repercutidas del IVA y pagos fraccionados del Impuesto de Sociedades). El aplazamiento (o moratoria) se concederá por un plazo de seis meses, y no se devengarán intereses de demora durante los tres primeros.

  • ¿Para quién está disponibles?

Para optar a esta ayuda, es necesario que el volumen de negocio haya excedido los 6.010 millones de euros en 2019. Además, debe tratarse de declaraciones-liquidaciones cuyo plazo de prestación e ingreso transcurra entre el 13 de marzo y el 30 de mayo de 2020. Y además el importe de la deuda debe ser inferior a los 30.000 euros para no tener que aportar garantía alguna.

Esta medida afectará, por ejemplo, al IVA mensual correspondiente a los meses de febrero, marzo y abril y a los pagos correspondientes al primer trimestre tales como Retenciones, IVA y pagos fraccionados de empresarios y de Sociedades.

  • ¿Cómo se solicita?

Para disfrutar de este aplazamiento, es necesario solicitarlo expresamente a la Agencia Tributaria, a través de la sede electrónica de la AEAT.

Además la AEAT ha publicado en su web unas Instrucciones provisionales para solicitar estos aplazamientos conforme el Real Decreto 7/2020, de 12 de marzo.

Aplazamiento de préstamos de Industria

Además, propone también aplazar el reembolso de préstamos concedidos por la Secretaría General de Industria de la Pequeña y Mediana Empresa. Para ello, es necesario que su plazo de vencimiento sea inferior a 6 meses desde la entrada en vigor del Real Decreto-ley, venga justificado por las consecuencias de COVID-19 (inactividad, menores ventas o interrupciones en el suministro), y la solicitud supondrá la readaptación del calendario de reembolsos.

Ayuda a la innovación

El Ministerio de Ciencia, a través del CDTI, ha lanzado un plan de medidas extraordinarias por el que elimina las garantías para solicitar ayudas para proyectos de I+D+I, en una aceleración de los procesos de gestión y aprobación de proyectos, a través de una ampliación del instrumento LIC-A a todo el territorio nacional y la flexibilización de plazos de justificación para ayudas parcialmente reembolsables.

El CDTI aplicará una reducción de las garantías solicitadas a todos los proyectos de I+D+I (no solo a los proyectos Cervera en cooperación con centros tecnológicos) desarrollados por pymes y que hayan sido aprobados a partir del 14 de marzo de 2020.

Gracias a esta medida, las pymes y empresas de mediana capitalización quedarán exentas de aportar garantías, siempre y cuando la adecuación empresa/proyecto cumpla con la mínima solvencia económica exigida por el CDTI.

Esta extensión de la exención de garantías es aplicable a todas las ayudas parcialmente reembolsables del CDTI: proyectos de I+D (incluidos CIEN y Proyectos de Cooperación Tecnológica), Proyectos de I+D Transferencia Cervera y Líneas de Innovación LIC y LIC-A. Se espera poder movilizar un volumen total de ayudas sin garantías por un valor cercano a los 500 millones de euros.

Ayuda para la compra de ordenadores

También se incluye una línea de financiación de hasta 200 millones de euros a través del Instituto de Crédito Oficial para atender las necesidades financieras de las pymes para la compra y leasing de equipamiento y servicios para la digitalización entre otras y, en particular, para la dotación de soluciones de trabajo no presencial.

Seguro a la exportación

Se establece una línea de cobertura aseguradora de hasta 2.000 millones de euros para pequeñas y medianas empresas exportadoras. Se aplicará a los créditos de circulante y hay que acreditar que la empresa se enfrenta a un problema de liquidez o a dificultades de financiación por la crisis del coronavirus.

ERTE

Aunque no se trata de una medida específica para las pymes, sino para todas las empresas, las pequeñas compañías también van a poder beneficiarse de la flexibilización y facilitación de los trámites de autorización de los ERTE como consecuencia del coronavirus. En este sentido, destaca la exoneración a la empresa durante el periodo de suspensión de jornada. Será total para las empresas de menos de 50 trabajadores, y del 75% para las que tienen 50 o más empleados.

Ayudas de las Comunidades Autónomas

Más allá de las medidas anunciadas desde el Gobierno central, desde algunas Comunidades Autónomas también han lanzado propuestas que complementan las ayudas a pymes y autónomos. En algunos casos, se trata de medidas que solo están anunciadas, pero que aún no han sido desarrolladas.

Información adicional Trabajadores y Empresarios:

Derecho de la adaptación de las condiciones de trabajo y reducción de jornada por circunstancias excepcionales derivadas del Covid-19 (art. 6)

  1. A) Tendrán derecho los trabajadores por cuenta ajena que acrediten deberes de cuidado a personas (cónyuge o pareja de hecho y familiares por consanguinidad hasta el segundo grado) cuando concurran circunstancias excepcionales relacionadas con las actuaciones necesarias para evitar la transmisión comunitaria del Covid-19.
  2. B) Dichas circunstancias excepcionales son:
  • Que sea necesaria la presencia del trabajador para el cuidado por razones de edad, enfermedad o discapacidad que, como consecuencia directa del COVID-19, necesite cuidado personal y directo.
  • Que existan decisiones adoptadas por las Autoridades gubernativas relacionadas con el Covid-19 que impliquen cierre de centros educativos o de cualquier otra naturaleza que dispensaran cuidado o atención a la persona necesitada;
  • Cuando la persona que hasta el momento se hubiera encargado del cuidado o asistencia directos de cónyuge o familiar hasta segundo grado de la persona trabajadora no pudiera seguir haciéndolo por causas justificadas relacionadas con el covid-19.
  1. C) El ejercicio del derecho deberá ser justificado, razonable y proporcionado en relación con la situación de la empresa.
  1. D) Si la persona trabajadora ya venía disfrutando de reducción o adaptación de jornada, podrá renunciar temporalmente a los términos fijados o bien imponer su modificación si concurren dichas circunstancias excepcionales. En este caso, la petición deberá acomodarse a las necesidades concretas de cuidado que debe dispensar la persona trabajadora, debidamente acreditadas, así como a las necesidades de organización de la empresa, presumiéndose que la solicitud está justificada, es razonable y proporcionada salvo prueba en contrario.

Derecho de adaptación

Teniendo en cuenta las necesidades concretas de cuidado, debidamente acreditadas, y las necesidades de organización de la empresa.

Finalidad:

  • Cumplimiento de los deberes de cuidado por circunstancias excepcionales relacionadas con el Covid-19.
  • Su concreción inicial corresponde al trabajador, tanto en alcance como en contenido.

La petición debe estar justificada, ser razonable y proporcionada.

Duración de la medida limitada a la excepcionalidad.

Reducción especial de la jornada.-

  • Deberá ser proporcional a la reducción del salario.
  • Aplicación supletoria de los artículos 37.6 y 37.7 del Estatuto de los Trabajadores.
  • Puede suponer la reducción del 100% de la jornada y, por lo tanto, del salario (siempre y cuando exista una justificación razonable y proporcionada en atención a la situación de la empresa).

Causa di forza maggiore nei contratti internazionali- Franzosi Dal Negro Setti

Il Ministero dello Sviluppo Economico Italiano in data 25 marzo 2020 ha preso atto dell’esigenza manifestata da diverse imprese alle Camere di Commercio, Industria e Artigianato di dover documentare le condizioni di forza maggiore derivante dall’attuale fase di emergenza sanitaria da COVID-19. Ciò soprattutto perché le clausole presenti in molti contratti di fornitura in essere con l’estero comportano la necessità di produrre tali attestazioni per poter invocare la forza maggiore e far fronte all’inadempimento delle obbligazioni.

Su richiesta della singola impresa, pertanto, le Camere di commercio potranno rilasciare dichiarazioni in lingua inglese sullo stato di emergenza in Italia conseguente all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla legge per il contenimento dell’epidemia. Nei prossimi giorni verranno pubblicate sulle varie pagine delle Camere di commercio i moduli con i quali le imprese potranno domandare alla Camera di commercio di appartenenza il rilascio dell’attestazione.

GLI EFFETTI DEL COVID-19 SUI MODELLI ORGANIZZATIVI EX D. LGS 231/2001

L’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 pone le imprese italiane di fronte alla rinnovata necessità di verificare l’adeguatezza dei propri presidi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, al fine di fronteggiare un evento così straordinario e imprevedibile. 

La protezione dell’integrità psicofisica dei dipendenti, anche dai rischi biologici cui sono esposti nello svolgimento delle attività lavorative, rappresenta un obbligo specifico per il datore di lavoro. In particolare, occorre considerare – accanto alla previsione generale dell’art. 2087 c.c. – le disposizioni del D. Lgs. 81/2008 (cd. “T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”) la cui violazione, a determinate condizioni, potrebbe esporre le società alle sanzioni di cui al D. Lgs. 231/2001 sulla responsabilità da reato degli enti.
È infatti da sottolineare che, laddove le misure di prevenzione attuate non fossero idonee ad evitare la propagazione del Coronavirus tra i dipendenti, la malattia o – nei casi più gravi – il decesso dei lavoratori contagiati, potrebbero integrare i reati di lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) o di omicidio colposo (art. 589 c.p.) commessi con violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro, con conseguente responsabilità del datore di lavoro ove sussistesse un nesso causale tra la violazione di tali norme e il contagio.
Non di meno, se da tali eventi potesse poi inferirsi un interesse o un vantaggio per la società (ad esempio, nel mantenimento della regolare prosecuzione della produzione in assenza di un’adeguata valutazione dei rischi e dell’adozione delle necessarie precauzioni, o nel risparmio dei costi per il mancato acquisto dei dispositivi di protezione individuale e/o collettiva), l’ente potrebbe subire una contestazione ai sensi dell’art. 25septies del D. Lgs. 231/2001 – “Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro”.
Il rischio per quest’ultimo appare tutt’altro che trascurabile poiché, al di là del danno reputazionale, la suddetta disposizione contempla una sanzione amministrativa pecuniaria che nel massimo può giungere sino a 1.549.000 Euro, oltre a sanzioni di tipo interdittivo (dal divieto di pubblicizzare beni o servizi fino all’interdizione dall’esercizio dell’attività), applicabili anche in via cautelare nel corso del procedimento penale. Nel contesto attuale, così drammatico e inedito, le scelte da compiere sono estremamente delicate, essendo necessario contemperare le esigenze di salute dei lavoratori con l’obiettivo di garantire, per quanto possibile e in condizioni di sicurezza, una certa continuità aziendale. Ciò anche al fine di mitigare i danni economici derivanti dall’emergenza COVID-19.
Come fare a prevenire un rischio così alto? Il quesito, peraltro, appare ancor più stringente in quei contesti lavorativi in cui la continuità della produzione richieda la necessaria presenza dei dipendenti in azienda e non sia possibile ricorrere totalmente a forme di lavoro agile.
In questo senso è necessario ribadire come, anche avvalendosi del supporto dei propri Organismi di Vigilanza, le imprese debbano costantemente monitorare i numerosi provvedimenti di urgenza che le istituzioni italiane hanno adottato – e continuamente aggiornano – sin dall’inizio della crisi.
Ci riferiamo, in particolare, alle recenti misure aggiuntive introdotte dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri l’11 marzo 2020 (“Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”). Nonché al “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto dalle organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro e dai sindacati lo scorso 14 marzo. Entrambi i provvedimenti, infatti, forniscono alle imprese linee guida da seguire al fine di coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative.
Alla luce di ciò, il primo passo sarà quello di verificare se il DVR sia appropriato rispetto alle esigenze sorte a causa della diffusione del virus o richieda un adeguamento in virtù della nuova situazione e del nuovo specifico rischio biologico.
Le imprese, poi, a titolo esemplificativo dovranno adeguarsi alle seguenti prescrizioni:
  • informare i propri dipendenti e chiunque entri in azienda sulle misure anti-contagio adottate, anche attraverso l’affissione di dépliant informativi all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali; raccomandata è anche la creazione di mailing list interne o di chat aziendali (ad esempio, utilizzando WhatsApp) per informare adeguatamente dipendenti e collaboratori su tutte le misure adottate, se possibile in un momento precedente all’ingresso nei luoghi di lavoro;
  • disciplinare le modalità di accesso in azienda di dipendenti, eventualmente prevedendo il controllo della temperatura corporea (nel rispetto della vigente disciplina sulla privacy) ovvero escludendo l’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19;
  • individuare procedure di ingresso, transito e uscita dei fornitori esterni, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti/uffici coinvolti;
  • assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro, degli spogliatoi e delle aree comuni e di svago;
  • dotare i dipendenti di dispositivi di protezione individuale e implementare le misure di precauzione igienica personale, mettendo a loro disposizione, in relazione alle esigenze lavorative, mascherine, guanti, occhiali, tute, cuffie, camici conformi alle prescrizioni delle autorità scientifiche e sanitarie, nonché idonei liquidi detergenti per le mani;
  • contingentare l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano;
  • prevedere misure di riorganizzazione delle attività aziendali, chiudendo tutti i reparti non essenziali alla produzione, incentivando l’utilizzo di alternative digitali (oltre a favorire il cd. smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza) che consentano di partecipare a conferenze e riunioni di lavoro a distanza – in modo che i viaggi possano essere limitati ai casi strettamente necessari -, assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili;
  • predisporre una procedura per la gestione di dipendenti con sintomatologia da Coronavirus, al fine di isolare il soggetto interessato, dotarlo di una mascherina protettiva e avvertire le autorità sanitarie competenti che provvederanno ad effettuare i relativi ulteriori interventi.
Va da sé che, al fine di garantire l’implementazione e il rispetto delle predette misure, sarà necessaria una stretta collaborazione tra l’organo direttivo, i soggetti responsabili della sicurezza sul lavoro (RSPP, RLS, Medico Competente, Preposti alle emergenze) e i responsabili delle risorse umane, anche attraverso la costituzione di apposite “Task force” che possano essere un punto di riferimento per i dipendenti in caso di necessità.
Infine, per verificare la tenuta del sistema in relazione alle prescrizioni del D. Lgs. 231/2001 e del Modello Organizzativo adottato dalla società, significativo sarà anche il ruolo dell’Organismo di Vigilanza. Questi, dovrà infatti assicurare l’intensificazione di tempestivi flussi informativi reciproci con l’organo direttivo e gli altri soggetti deputati alla gestione del rischio, nonché promuovere apposite verifiche straordinarie sull’idoneità preventiva delle misure adottate in materia di salute e sicurezza sul lavoro.  Il tutto corroborato da un’adeguata rendicontazione interna e verso l’Organismo di Vigilanza di tutte le iniziative intraprese dalla società a protezione dei lavoratori.

MASCHERINE PRIVE DI MARCATURA CE: STABILITI I REQUISITI PER L’IMMISSIONE SUL MERCATO

Mascherine ad uso medico prive di marcatura CE: Confindustria Dispostivi Medici e ISS individuano i requisiti fondamentali per l’immissione sul mercato

 

D’intesa tra Confindustria Dispositivi Medici e l’Istituto Superiore di Sanità, è stata adottata la scheda tecnica che individua i requisiti fondamentali per l’immissione in commercio di mascherine ad uso medico prive di marcatura CE ai sensi dell’articolo 15, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020, c.d. Decreto “Cura Italia”. Tale disposizione ha, infatti, introdotto la possibilità per fabbricanti e gli importatori di immettere sul mercato italiano mascherine e altri dispositivi di protezione individuale in deroga alla normativa vigente, fino al termine dello stato di emergenza da COVID-19.

Con particolare riferimento alle mascherine ad uso medico, la scheda tecnica fornisce chiarimenti circa le modalità con cui i fabbricanti e gli importatori di tali dispositivi devono attestare il rispetto di determinati requisiti per potersi avvalere della deroga.

Fabbricanti ed importatori sono tenuti ad attestare e provare, mediante autocertificazione, la conformità dei dispositivi ai requisiti di efficacia a sicurezza previsti dalla Direttiva 93/42/CEE, attuata in Italia con il Decreto legislativo n. 46/1997, o, in mancanza di questi, il possesso dei tre requisiti minimi di seguito indicati, che saranno oggetto di valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità:

  • Conformità ai requisiti di fabbricazione, progettazione e prestazione e ai metodi di prova sulla capacità filtrante delle maschere facciali ad uso medico destinate a limitare la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altri contesti medici, di cui alla norma tecnica UNI EN 14683:2019 “Maschere facciali ad uso medico – Requisiti e metodi di prova”. A tal riguardo, sono previsti due standard differenti di approvazione in considerazione del fatto che la mascherina sia destinata a (i) operatori sanitari o assimilabili (forze dell’ordine/operatori a contatto con il pubblico) o (ii) lavoratori delle imprese/cittadini;
  • Rispondenza ai requisiti di biocompatibilità applicati ai dispositivi medici di cui alla norma tecnica UNI EN ISO 10993-1:2010 “Valutazione biologica dei dispositivi medici – Parte 1: Valutazione e prove all’interno di un processo di gestione del rischio”;
  • Predisposizione ed attuazione, da parte del fabbricante, di un sistema di gestione della qualità per garantire e regolare, mantenere e controllare i requisiti di base relativi all’attività di produzione.

L’Istituto Superiore di Sanità ha inoltre reso disponibile sul proprio sito web il modulo di autodichiarazione attestante il possesso dei requisiti necessari all’immissione in commercio in deroga alla normativa vigente.

Necessaria l’autorizzazione all’esportazione per i dispositivi di protezione individuale: il Regolamento di Esecuzione della Commissione europea

Lo scorso 14 marzo la Commissione europea ha adottato il Regolamento di esecuzione 2020/402/UE che ha introdotto la necessità di una specifica autorizzazione ai fini dell’esportazione nei Paesi extra UE di alcuni dispositivi di protezione individuale, anche non originari dell’UE.

Restano esentate dall’obbligo di autorizzazione le esportazioni di dispositivi di protezione individuale verso i Paesi EFTA (Islanda, Lichtenstein, Norvegia e Svizzera), verso le Isole Faroe, Andorra, San Marino e lo Stato della Città del Vaticano nonché verso i paesi e territori d’oltremare elencati nell’Allegato II al Trattato sul funzionamento dell’UE.

In particolare, in base al suddetto Regolamento è soggetta ad autorizzazione preventiva, da rilasciarsi a cura dalle autorità competenti dello Stato membro in cui è stabilito l’esportatore (in Italia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sentita la Protezione Civile), l’esportazione dei dispositivi di protezione appartenenti alle seguenti categorie di cui all’Allegato I al Regolamento stesso (i) occhiali e visiere o schermi protettivi, (ii) visiere o schermi facciali, (iii) dispositivi per la protezione di bocca e naso, (iv) indumenti protettivi e (v) guanti.

Per quanto concerne l’Italia, il rilascio delle autorizzazioni avverrà, laddove ricorrano i necessari presupposti, entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione della relativa richiesta. Tuttavia, nel caso in cui i dispositivi di protezione individuale si trovino in uno Stato membro diverso dall’Italia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dovrà prima acquisire il nulla osta dello Stato membro interessato, che potrà accordarlo o negarlo entro 10 giorni dalla richiesta.

L’introduzione della citata autorizzazione all’esportazione si inserisce nell’ambito delle misure adottate dall’UE allo scopo di fronteggiare l’ingente richiesta di dispositivi essenziali per prevenire l’ulteriore diffusione del COVID-19 e salvaguardare la salute del personale sanitario che tratta pazienti infetti, e tiene conto del fatto che, all’interno dell’UE, la produzione di dispositivi di protezione individuale è attualmente concentrata in un numero limitato di Stati (i.e. Repubblica Ceca, Francia, Germania e Polonia) e che le scorte esistenti potrebbero risultare insufficienti a soddisfare le esigenze del mercato interno.

Il suddetto Regolamento è entrato in vigore il 15 marzo 2020 e trova applicazione per un periodo di sei settimane a decorrere da tale data.

La Commissione europea approva il regime italiano di Aiuti di Stato a sostegno della produzione e fornitura di apparecchiature mediche e mascherine durante la pandemia di coronavirus

Lo scorso 20 marzo, la Commissione europea ha approvato il regime italiano di aiuti pari a 50 milioni di euro a sostegno della produzione e fornitura di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (e.g. ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza) per fronteggiare l’incremento di domanda di tali prodotti dovuto all’emergenza da COVID-19 tutelando al contempo la salute degli operatori sanitari.

In particolare, la Commissione ha stabilito che le misure approvate dall’Italia siano necessarie, opportune e proporzionate per porre rimedio al grave turbamento dell’economia italiana in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo in materia di Aiuti di Stato a sostegno dell’economia nel contesto dell’epidemia di COVID-19 adottato dalla Commissione stessa il 19 marzo 2020.

Più precisamente, il regime italiano prevede che gli aiuti saranno erogati sotto forma di sovvenzioni dirette o anticipi rimborsabili, che potranno essere convertiti in sovvenzioni dirette se i beneficiari forniranno alle autorità italiane i dispositivi in tempi rapidi. I destinatari di tali aiuti, che non potranno superare l’ammontare di 800.000 euro per singolo beneficiario, sono le imprese di qualsiasi dimensione che (i) istituiscono nuovi impianti per la produzione di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale; (ii) ampliano la produzione delle loro strutture esistenti che realizzano tali dispositivi; o (iii) convertono la loro linea di produzione in tal senso. I beneficiari del sostegno dovranno mettere i loro prodotti a disposizione delle autorità italiane ai prezzi di mercato applicati al dicembre 2019, prima dello scoppio dell’epidemia in Italia.

COVID-19: la Commissione europea annuncia la proposta di rinviare la data di applicazione del Regolamento sui Dispositivi Medici

Con comunicato del 25 marzo 2020 la Commissione europea ha annunciato che sono in corso i lavori per la predisposizione di una proposta avente ad oggetto il rinvio di un anno della data di applicazione del Regolamento sui Dispositivi Medici (“MDR”), attualmente prevista per il 26 maggio 2020. L’obiettivo della Commissione è quello di presentare il testo della proposta ad inizio aprile così che il Parlamento e il Consiglio possano adottarla entro la fine di maggio, e dunque prima della scadenza del termine per l’applicazione del MDR.

Lo scopo della proposta è quello di ridurre la pressione sulle autorità nazionali, gli organismi notificati, i fabbricanti e gli altri operatori del settore e di consentire agli stessi di concentrarsi pienamente sulle priorità legate all’emergenza COVID-19.

Attualmente, resta invece fermo il termine per l’applicazione del Regolamento sui dispositivi medico-diagnostici in vitro fissato per il 26 maggio 2022, sebbene l’industria biomedicale abbia chiesto il rinvio anche per tale Regolamento.

Il Ministero della Salute aggiorna le indicazioni relative alla diagnosi di laboratorio di casi di infezione da SARS-CoV-2

In considerazione della diffusione del SARS-CoV-2 sul territorio nazionale e in base alle recenti indicazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie riguardanti la diagnostica di laboratorio, con Circolare del 20 marzo 2020, il Ministero della Salute ha aggiornato le indicazioni relative alla diagnosi di laboratorio dei casi di infezione da SARS-CoV-2 e l’elenco dei laboratori abilitati ad effettuare la diagnosi molecolare su campioni clinici respiratori secondo protocolli specifici di Real Time Polymerase Chain Reaction (“RT-PCR”) per SARS-CoV-2.

In particolare, la Circolare affida ai laboratori di riferimento regionali la funzione di coordinamento e supporto dei laboratori aggiuntivi identificati dalle regioni ad effettuare la diagnosi SARS-CoV-2 stabilendo che, ai fini della valutazione delle capacità diagnostiche per infezione da COVID-19 di tali laboratori, è sufficiente un riscontro dei risultati di diagnosi riguardanti i loro primi 5 campioni positivi e 10 campioni negativi con quanto rilevato presso i laboratori di riferimento regionali.

La Circolare prevede altresì che, laddove vi sia ancora una limitata trasmissione di COVID-19, la conferma della diagnosi di campioni positivi può essere effettuata dallo stesso laboratorio che esegue la diagnosi SARS-CoV-2 mediante test RT-PCR mentre, nelle aree con diffusa trasmissione COVID-19, è considerata sufficiente quale diagnosi di laboratorio la positività al test RT-PCR. Test di conferma devono essere effettuati solo per i campioni in cui il risultato è difficilmente interpretabile.

Al fine di monitorare l’epidemiologia molecolare di SARS-CoV-2, la Circolare stabilisce inoltre che i laboratori devono procedere al solo invio di un numero rappresentativo di campioni clinici al Laboratorio di Riferimento Nazionale presso l’Istituto Superiore di Sanità. Da ultimo, viene chiarito che, nei laboratori autorizzati per le analisi dei tamponi, la presentazione di campioni afferenti a personale sanitario dovrà ottenere priorità assoluta e la comunicazione del risultato dovrà avvenire in un arco di tempo massimo di 36 ore.

AGGIORNAMENTO EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA: ENTRATE IN VIGORE MISURE URGENTI PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEL COVID-19- MODIFICATO L’ELENCO DELLE ATTIVITÀ SOSPESE

È entrato in vigore oggi il nuovo DL 19/2020, che ha riordinato i poteri del Presidente del Consiglio (nonché, in certi limiti, del Ministro della Salute, dei Presidenti di Regione e dei Prefetti), di adottare misure restrittive (molte delle quali già in vigore) per fronteggiare e contenere l’emergenza epidemiologica da COVID-19, adottando anche misure per coordinare tra loro le disposizioni adottate dalle diverse autorità.
In particolare, e fino al 31 luglio 2020, sull’intero territorio nazionale, o su parti di esso:

  • possono essere deliberate misure restrittive di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte;
  • le misure sono deliberate dal Presidente del Consiglio dei Ministri ma, in casi di estrema necessità e urgenza, e nelle more dell’intervento del Presidente del Consiglio, possono essere adottate anche dal Ministro della Salute;
  • sempre nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio, e con efficacia limitata fino a tale momento, anche le Regioni possono introdurre misure ulteriormente restrittive nel loro territorio o in una parte di esso, senza incidere sulle attività produttive e su quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale;
  • Sindaci, invece, non possono più adottare ordinanze dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali;
  • Prefetti possono, se assolutamente necessario per assicurarne l’effettività e la pubblica utilità, e dopo avere sentito “senza formalità le parti sociali interessate”, imporre lo svolgimento delle attività non oggetto di sospensione.
  • Inoltre è stato modificato e inasprito il sistema sanzionatorio (sanzione amministrativa fino a € 3000; chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni; arresto da 3 a 18 mesi in caso di violazione dell’obbligo di quarantena).

Inoltre, ieri 25 marzo 2020 il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministro dell’Economia e delle Finanze (“MISE”) hanno tenuto un confronto con le sigle sindacali nazionali, all’esito del quale è stato emanato in serata il Decreto del MISE che modifica l’elenco delle attività non soggette a sospensione fino al 3 aprile, originariamente contenuto nell’allegato 1 al DPCM 22 marzo (sulla sospensione delle attività produttive ritenute non essenziali, efficace dal 23 marzo scorso, leggi il nostrto approfondimento sul DPCM 22 marzo 2020 cliccando qui).

ll Decreto del MISE:

  • aggiunge al precedente elenco di attività consentite sei nuove attività, dapprima sospese e la cui attività è da oggi invece consentita (clicca qui per visualizzare le nuove attività consentite).Queste imprese, al pari di tutte le imprese non sospese, devono comunque rispettare i contenuti del protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il  contenimento della diffusione del Covid-19 (leggi il nostro approfondimento sul Protocollo cliccando qui).
  • elimina dal precedente elenco di attività consentite, sospendendone l’attività sino al 3 aprile, 28 attività sino a ieri non soggette a sospensione (clicca qui per visualizzare le attività eliminate).Alle imprese che non erano state sospese dal DPCM 22 marzo 2020 e la cui sospensione derivi dal Decreto del Mise del 25 marzo, è consentita la possibilità di ultimare le attività necessarie alla sospensione, inclusa la spedizione della merce in giacenza, fino alla data del 28 marzo 2020.

In ogni caso, ricordiamo che rimangono consentite le attività:

  • di filiera e “funzionali” a quelle dell’allegato. In tal caso l’azienda deve comunicare al Prefetto competente un elenco delle imprese o amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite. Il Prefetto può sospendere l’attività ove ritenga non sussistenti le condizioni di cui sopra;
  • dei servizi essenziali e di pubblica utilità;
  • di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari o ogni altra attività funzionale a fronteggiare l’emergenza;
  • con impianti a ciclo continuo, previa comunicazione al Prefetto;
  • dell’industria dell’aerospazio e della difesa nonché altre attività strategiche per l’economia previa autorizzazione del Prefetto.

Infine, le attività sospese potranno comunque proseguire con modalità a distanza o lavoro agile.

I contratti ai tempi del coronavirus

I contratti ai tempi del Coronavirus

  1. INTRODUZIONE

La presente è la quarta di una serie di brevi note che Orsingher Ortu – Avvocati Associati si propone di rendere disponibili a supporto dell’impresa in relazione alla situazione venutasi a determinare a seguito della, e in relazione alla, diffusione dell’infezione da Covid-19 (Coronavirus). Di seguito alcune indicazioni circa la funzione e l’utilità della inclusione di clausole cosiddette di Material Adverse Change (o, più semplicemente, M.A.C.) nei contratti aventi ad oggetto l’acquisto di partecipazioni sociali o di complessi aziendali. Risulterà peraltro evidente dalle brevi notazioni svolte che questo tipo di clausole può risultare molto utile anche in altre tipologie contrattuali della pratica del commercio.

  • Abstract

Il Coronavirus ha indotto la maggior parte degli operatori a sospendere trattative in attesa dell’evolversi della situazione.

Con il semplice passare del tempo, questo si è tradotto o si tradurrà in definitiva cessazione.

Le clausole che prevedono a beneficio di una o più parti la possibilità di sciogliersi dal vincolo contrattuale al ricorrere di eventi predeterminati potrebbero essere impiegate per rendere accettabile il rischio di stipulare il contratto (grazie alla prospettiva di poterne uscire all’occorrenza). Esse presentano, rispetto alle generali previsioni di legge, sicuri vantaggi in termini di

  • Libertà: estrema libertà nella individuazione degli eventi futuri che danno il diritto di uscire dal contratto
  • Certezza applicativa: insindacabilità della natura straordinaria o imprevedibile degli eventi (che diviene irrilevante)
  • Flessibilità: possibilità di attribuire il diritto a più o tutte le parti del contratto (anche stabilendo circostanze diverse per ciascuna di loro)
  • Economicità e tempestività: non è necessario attendere i tempi e sostenere i costi di un giudizio per sciogliersi dal contratto
  1. I RIMEDI DEL CODICE CIVILE

La legge italiana fornisce degli strumenti volti a porre rimedio a gravi situazioni intervenute successivamente alla stipulazione di un contratto. Come è evidente, i rimedi predisposti per situazioni abnormi, in linea di principio, possono ed anzi debbono svolgere anche un ruolo incentivante dello sviluppo dei rapporti contrattuali (nel senso che la presenza del rimedio rende più accettabile per l’operatore l’assunzione del rischio del loro verificarsi). Tuttavia, il codice civile italiano si rivela da questo punto di vista alquanto inefficace in quanto attribuisce alla parte di un contratto ad esecuzione continuata o periodica oppure a d esecuzione differita, la possibilità di uscire dal vincolo contrattuale se ed in quanto, per il verificarsi di eventi straordinari ed imprevedibili, la prestazione è divenuta eccessivamente onerosa.

Per la norma di legge è necessario che la parte interessata presenti una domanda al giudice competente e sarò dunque il giudice a pronunciare la risoluzione del contratto, se e solo se, con i tempi di un giudizio come tristemente noto non proprio celeri, riterrà che nella specie ricorrono i requisiti non solo di straordinarietà bensì anche di imprevedibilità.

3.   LE CLAUSOLE MAC

Ebbene, le clausole MAC consentono alle parti di disciplinare in maniera diversa i loro rapporti, precisamente nel senso di:

– escludere la necessità di ricorrere ad un Giudice perché il rapporto contrattuale venga sciolto (il Giudice potrà semmai essere adito dalla parte che dovesse contestare l’effettivo ricorrere dei presupposti indicati nella clausola ma, frattanto, il rapporto sarà sciolto per effetto della semplice dichiarazione in tal senso della parte cui tale facoltà è stata convenzionalmente attribuita);

– predeterminare con significativa libertà il numero e la natura degli eventi da cui scaturisce la possibilità di sciogliersi dal contratto (così rendendo irrilevante qualsiasi giudizio successivo circa la loro natura imprevedibile e straordinaria);

– attribuire all’una, all’altra, ad entrambe o a tutte le parti del contratto il diritto di invocare la clausola; – formulare clausole di diversa portata a valere per le diverse parti del rapporto avuto riguardo al loro concreto interesse.

4.  CONCLUSIONE

Poco o nulla sembrerebbe importare al lettore di sapere che le clausole di MAC debbono essere redatte in maniera da potersi considerare, a norma di codice civile, condizioni risolutive (con espressa previsione, se questo è l’effetto desiderato, del fatto che sono poste nell’interesse di una, dell’altra o dell’altra parte ancora del rapporto contrattuale); nulla o quasi sembrerebbe importare al lettore che il patto non debba essere scritto come una clausola risolutiva espressa (che presuppone l’inadempimento dell’altra parte e conseguentemente l’accertamento il suo carattere colpevole). Si tratta tuttavia di aspetti dal significativo rilievo pratico in fase di eventuale applicazione.

Un buon legale sarà inoltre in grado di ritagliare la previsione secondo l’effettiva esigenza dell’imprenditore, come testimoniato dall’ampia e variegata casistica della pratica commerciale

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