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Cosa può accadere se l’imprenditore non riscuote i propri crediti – si rischia il penale a dirlo  la Sentenza n. 222/2020 emessa dalla Corte di Cassazione

a cura dell’avv. Enrica Caon

L’imprenditore che non agisce in giudizio per riscuotere dai propri clienti il saldo delle fatture emesse rischia una condanna per frode fiscale. Si presume, infatti, che le operazioni siano fittizie.

Ad affermare tale principio per la prima volta è la Corte di Cassazione che ha confermato sia la condanna che la confisca nei confronti di un rappresentante legale di una cooperativa, accusato di aver organizzato una maxi frode fiscale. La sentenza di riferimento è la n.222 dell’8 gennaio 2020.

Ne derivano una conseguenza di estrema importanza: se l’imprenditore non agisce in giudizio per riscuotere quanto gli spetta dai clienti, sulla base delle fatture emessa, si presume che le operazioni non siano vere ma “fittizie”.

Nel caso oggetto della sentenza di Cassazione, l’indizio che ha fatto insospettire la giustizia è stato il fatto che il soggetto, nonostante le molte fatture non pagate, non aveva mai avviato un’azione legale per recuperare il credito che gli sarebbe spettato.

È così che la terza sezione penale ha aderito alla decisione della Corte di appello di Roma, la quale si era soffermata sulla circostanza che le citate fatture risultassero “essere emesse” anche per quei pagamenti non effettuati, “pur trattandosi di servizi per i quali la fattura va obbligatoriamente emessa solo al momento del pagamento della stessa o di acconti”.

Nel caso in esame la situazione è risultata aggravata dal fatto che le due società in questione hanno continuato a emettere fatture all’indirizzo del cliente, “nonostante il mancato pagamento” delle stesse ma soprattutto “senza porre in essere azioni dirette alla riscossione dei crediti”.

 

La condotta dell’imprenditore è stata ritenuta “sintomatica dell’inesistenza delle pretese creditorie” ma anche “illogica” perché le due cooperative “non avevano mai versato l’Iva corrispondente alle fatture emesse nell’anno 2010″. Entrambe avrebbero dovuto agire “per la riscossione dei crediti per onorare i propri debiti fiscali” nel caso in cui le operazioni «fossero state effettivamente svolte”.

Ne deriva pertanto che l’imprenditore che non agisce in giudizio per riscuotere dai clienti il saldo delle fatture emesse rischia una condanna per frode fiscale. Si presume, infatti, che le operazioni siano fittizie. Ma non solo. È rilevante la circostanza per cui il contratto alla base della prestazione preveda un pagamento a sessanta giorni mentre sul titolo ci sia la dicitura rimessa diretta.

Pertanto la sentenza di Cassazione in esame risulta particolarmente importante per quelle aziende che nonostante il mancato pagamento a saldo di fatture da parte dei loro clienti, non iniziano azioni di recupero del credito, e addirittura continuano a emettere fatture verso il cliente moroso, ciò presuppone, a detta degli Ermellini, la “falsità” delle operazioni.

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