LE ISTITUZIONI SPAGNOLE IN ITALIA – INSTITUTO CERVANTES

LE ISTITUZIONI SPAGNOLE IN ITALIA – INSTITUTO CERVANTES

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Intervista al Direttore dell’Instituto Cervantes di Milano,
Sergi Rodriguez Lopez-Ros

D: Buongiorno Direttore, la ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Innanzitutto, da quanto tempo è Direttore dell’Instituto Cervantes di Milano?

R: Sono a Milano da ottobre 2017. È una città moderna e dinamica, eccezionalmente abitabile e, dal punto di vista artistico e letterario, molto d’avanguardia, con grandi industrie culturali. Storicamente fu legata alla Spagna tramite il “Milanesado” (1535-1706), che lasciò una bella traccia nella città.

D: Quali sono le principali funzioni e i principali obiettivi dell’Instituto Cervantes?

R: L’Instituto Cervantes è un organismo pubblico spagnolo, dipendente del Ministero di Affari Esteri e di Cooperazione, che ha per scopo la diffusione della lingua spagnola all’estero e le culture che si esprimono in spagnolo, diventata ormai la seconda lingua globale. Lingua spagnola nel concetto ampio, perché include anche catalano, basco e galego, e cultura in senso amplio, da cinema a design. I suoi centri fanno parte delle Ambasciate di Spagna nel mondo, ed inoltre collaboriamo con le ambasciate dei paesi di lingua madre spagnola.

D: Lo spagnolo, lingua ufficiale in 20 paesi, seconda lingua più parlata al mondo, è senza ombra di dubbio un pilastro fondamentale nella cultura mondiale. Ci racconti dei corsi tenuti dall’Instituto e a chi sono rivolti.

R: Gli utenti dei nostri corsi sono molto diversi. Nei ultimi anni siamo passati da un pubblico giovanile a uno professionista, perché non è più una lingua solo friendly ma uno strumento per il global business. In questo senso, la nostra carta di servizi è amplia: corsi generali (presenziali ed online), corsi specifici (intensivi, spagnolo giuridico, ecc.), esami ufficiali, aggiornamento di docenti e orientamenti per soggiorni linguistici in Spagna.

D: Le andrebbe di raccontarci uno o più progetti significativi portati avanti negli ultimi anni?

R: L’Instituto Cervantes investe gran parte del suo budget annuale (circa 150 milioni di euro) nel miglioramento del suo metodo docente e certificativo. In questo sento abbiamo posizionato il nostro DELE (Diploma di Spagnolo come Lingua Straniera) come un certificato riconosciuto in ogni paese come un titolo ufficiale (per esempio riconosciuto dal MIUR italiano). Abbiamo lanciato anche un certificato “al volo”, rapido e pratico, pensato le aziende e i lavoratori, che si chiama SIELE e che si è sviluppato con la UNAM messicana.

D: Guardando al futuro, qual è la direzione che vuole prendere l’Instituto Cervantes?

R: La nostra istituzione si configura ogni giorno di più come il centro di uno spazio culturale dei paesi in cui lo spagnolo è centrale, che globalmente va dall’Europa (Spagna) e Asia (Filippine) fino all’Africa (Guinea) e a tutta l’America. Ogni centro, nella sua città, diventa la casa madre delle ambasciate, i consolati, le aziende e cittadini di tutti questi paesi.

D: Oggi viviamo in un’era digitale. La tecnologia sta influenzando il vostro business? Se si, come?

R: Parte dei nostri corsi si svolgono tramite l’AVE (Aula Virtuale di Spagnolo), un sistema innovativo che usano tante aziende nel mondo, che funziona con il portatile, i tablet e perfino con i cellulari! E, tra i nostri certificati, il SIELE usa una piattaforma sviluppata con la compagnia spagnola, Telefónica .

D: In cosa consiste il suo ruolo di diffusore della cultura spagnola in Italia?

R: La nostra attività culturale si diffonde tramite parecchie vie. Una è la ricerca di elementi storici e linguistici comuni, cosa evidente a Napoli, in Sicilia, a Milano, a Parma e a Roma. Un’altra è il dialogo culturale, perché tutti i nostri eventi hanno una parte della cultura di invio (cioè la spagnola) e quella che accoglie (cioè la italiana), con autori da entrambi i lati. Una terza sarebbe la ricerca di interessi comuni e influenze reciproche, come accade con la viticultura, la gastronomia, il design oppure la moda.

D: Quali sono gli elementi della cultura spagnola che lei riscontra nella sua quotidianità vivendo in Italia?

R: Penso alla traccia spagnola nella grandi città, come a Milano, con Palazzo Marino, Villa Simonetta, Palazzo del Senato o il Baluarte Velasco. Penso anche all’olio spagnolo oppure ai frutti di mare spagnoli nella cucina italiana. Penso anche ad alcuni binari delle ferrovie che partono dall’antico Cammino spagnolo. Penso alle razze equestri spagnole ed al cavallo persiano. Penso ai rapporti storici di Spagna e Italia con il mondo arabo nel Mediterraneo. E penso, infine, a grandi autori come Cervantes o la Zambrano e ai personaggi storici dai papi Borgia ad Amedeo di Savoia. E last but not least le partite del Real Madrid o il Barcellona ai telegiornali italiani.

D: Oltre che Direttore dell’Instituto Cervantes, lei è professore ed esperto di comunicazione. Ci racconti della sua carriera professionale.

R: Mi considero comunicologo nel senso più ampio del concetto. Nella mia carriera sono giornalista di stampa scritta e tv, direttore di comunicazione di organismi, aziende e istituzioni, e professore universitario di comunicazione. Sono consulente in parecchie materie della Commissione Europee. E mi dedico alla fine alla diplomazia culturale facendo parte del servizio estero dello Stato spagnolo. Faccio parte anche di diverse fondazioni e consigli di amministrazioni.

D: Per concludere, dal suo punto di vista, esistono opportunità di crescita per gli spagnoli che decidono di intraprendere un percorso lavorativo in Italia, soprattutto in ambito culturale?

R: Sono convinto delle grandi opportunità multisettoriali per Spagna e Italia. Siamo i grandi paesi del sud, voi con un grande tessuto produttivo e commerciale, noi con una capacità di influenza globale. L’Italia è anche un paese di grande creatività e innovazione, dove noi possiamo imparare tanto. Sul piano culturale devo dire che gli autori spagnoli sono molto tradotti all’italiano e che la musica, il cinema o i videogiochi spagnoli sono presenti nelle industrie culturali italiane o i grandi festival italiani.

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