Programma Comunicazione

PROGRAMMA COMUNICAZIONE

Programma Comunicazione Social

Diamo voce alla Spagna presente in Italia

Progetto realizzato con lo scopo di dare voce alla Spagna presente in Italia.  

In che cosa consiste? L’obiettivo del Programma è quello di condividere e diffondere notizie di carattere imprenditoriale, economico, culturale e sociale che siano di interesse e di ispirazione per gli spagnoli e per le aziende che lavorano con entrambi i Paesi.

Sei spagnolo? Hai un progetto da raccontarci? Vuoi condividere la tua storia con la comunità spagnola in Italia? Contattaci!

twitter-logo-final

facebook tondolinkedin

Progetto co-finanziato da:

marca ministerio

LE STORIE #14

PROGRAMMA COMUNICAZIONE – LE STORIE #14

         Intervista a Javier Gomez Palacios, Co-founder e Managing Director di Tiger Italia

IMMAG TIGER

 

D: Javier, grazie per aver accettato il nostro invito. Come mai uno spagnolo che lavorava in Fiat ha deciso di importare un modello di business danese in Italia? Come è nata quest’idea?

R: Lavoravo per la Fiat a Madrid e nel 2001 mi hanno mandato a seguire un progetto per Alfa nell’ headquarter di Torino, al termine del quale sarei dovuto tornare in Spagna. Mi hanno però proposto poi di restare e di dedicarmi stavolta a seguire i modelli più innovativi del marchio Alfa Romeo.

A fine 2004, però, ho lasciato la Fiat: è stata una buona “palestra” per me e ho appreso molto ma era una situazione troppo statica. Successivamente, all’incirca per un anno, ho lavorato in una società di consulenza per poi diventare consulente in proprio: nel 2007, infatti, con un collega che avevo conosciuto in Fiat e che viveva in USA, abbiamo aperto una società di ricerche di mercato.

Nell’estate del 2010, passeggiavo per Calle Alcalá con mia moglie e la nostra attenzione è ricaduta su un negozietto “Tiger”. Ci ha colpito molto e, una volta ritornati a Torino, abbiamo cercato dove fossero i punti vendita in Italia: non ce n’erano. Abbiamo quindi cercato i contatti di Tiger in Danimarca per capire come poter diventare loro partner italiani; ci è stato richiesto un cv e un Business Plan triennale e, nonostante non avessimo tutti i requisiti … anzi, quasi nessuno (ride, ndr)… ci siamo candidati. Eravamo 5 soci: io, mia moglie il mio socio (della società di consulenza, ndr) e una coppia di amici. Abbiamo conosciuto i responsabili danesi di Tiger nel dicembre del 2010 e, prima ancora di incontrarli e di ricevere una risposta definitiva, avevamo già affittato il locale che avrebbe ospitato il primo negozio Tiger in Italia. Può sembrare una follia ma era veramente un’ottima occasione, perché in centro città e con una buona visibilità.  Per fortuna l’incontro è andato bene.

D: Qual è il modello di business di Tiger, quali sono i punti di forza?

R: Ogni partnership di Tiger nel mondo riproduce la stessa struttura ossia una joint venture, 50% capitale sociale e 50% proveniente dalla casa madre. Dalla casa madre ci forniscono concept e prodotti mentre noi ci occupiamo delle operazioni locali.

Non abbiamo mai avuto grandi occasioni di visitare altri partner per vedere come gestivano il loro business e quindi molti aspetti abbiamo dovuto deciderli da soli. Per quanto riguarda la logistica, per esempio, era molto un ‘’fai da te’’. Ora, ormai, per i nuovi partner è tutto molto più chiaro. Ammetto che prendere alcune decisioni su come gestire il brand in Italia non è stato affatto facile… ma vi è era assoluta autonomia da parte della sede centrale in Danimarca.

Iniziamo sempre con contratti standard, non abbiamo mai assunto un responsabile di negozio; dopo un anno di contratto determinato, scatta quello a tempo indeterminato. È un modello che al momento sta funzionando.

Conoscevamo già il modello di business da utilizzare. Così tanta varietà a prezzi davvero competitivi può forse sembrare un paradosso ma ciò dipende soprattutto dal fatto che non vi sono intermediari tra il produttore e il cliente: vendiamo i prodotti al costo di produzione e il guadagno vi è comunque. Vi è un margine del 50% su tutti i mercati, nonostante le differenze tra paese e paese in cui Tiger è presente: se in Italia lo scontrino medio è di 5€, in Svizzera e in Norvegia raggiunge anche i 9€.

D: Da dove nascono le idee dei prodotti?

R: I responsabili danesi di Tiger vanno a molte fiere di settore (soprattutto in Asia) per scoprire nuove tendenze e raccogliere idee da riproporre poi nei negozi Tiger. Sono molto attenti alle novità proposte dal mercato e le sanno ben declinare all’interno del brand.

D: L’Italia è la patria del design anche nel mondo dell’oggettistica. Il fatto di offrire design low cost è stato ben accolto dagli italiani?

R: Direi assolutamente ben accolto. Pensa che tutti i prodotti ci vengono inviati dalla Danimarca e sono gestiti direttamente dalla casa madre. Non si possono opinare e, anche se talvolta ho avuto delle riserve a proposito di alcuni oggetti, spesso si sono rivelati invece un grande successo anche in Italia. Eclatante il caso del nano da giardino, sul quale personalmente non avrei mai scommesso… e invece qui in Italia è andato davvero a ruba, ha spopolato. Ci è stato richiesto addirittura da un’agenzia di Torino come testimonial di una campagna pubblicitaria!

Naturalmente ci sono tipologie di prodotti che vendono di più nel sud Europa piuttosto che nei paesi nordici (l’oggettistica per la spiaggia, ad esempio).

D: Se confrontiamo la risposta dell’Italia rispetto ad altri paesi del mondo, dove si colloca l’Italia? Il modello di Tiger in che mercati ha avuto più successo?

R: Il business è stato sempre basato sin dall’inizio sulla formula “design + prezzi stracciati”. In Italia, a differenza della Danimarca, si è anche voluto evidenziare molto di più il lato scherzoso del brand. L’ambiente e l’aspetto ludico infatti mancavano nel concept danese. Siamo stati i primi a far travestire i commessi con prodotti Tiger e ora è un aspetto imprescindibile di tutti i negozi del gruppo. Da luglio solo in Italia si lancerà una stampante 3D, un prodotto locale e all’avanguardia sviluppato a Torino.

Sebbene in Italia non ci sia mai stata tanta concorrenza per Tiger (a differenza di paesi come la Spagna e del Portogallo, ad esempio), non è stato comunque affatto facile avviare tale business. Aprire nuovi negozi Tiger nei centri storici delle città, per esempio, è davvero complesso: bisogna seguire così tante normative… e i tempi di attesa per avviare un’attività aumentano a dismisura.  Bisogna anche dire che vendere diverse categorie merceologiche a 1/10 dei prezzi presenti sul mercato non ti rende simpatico a molti… Non sai quanto tempo ho trascorso tra Tribunali e Camere di Commercio negli ultimi anni!

In Italia però ci sono anche aspetti positivi; ad esempio, il fatto che il locatario ha molti più vantaggi sull’affitto dei locali.

D: Un negozio Tiger a Milano e uno a Seul, per esempio, si presentano nello stesso modo?

R: La differenza tra ogni store sta nella società che vi è dietro: anche all’interno dello stesso paese, come accade per esempio in Italia, i negozi Tiger possono essere gestiti da società differenti che hanno quindi possibilità di intervenire e dare l’indirizzo che ritengono più adeguato rispetto al mercato.

In Italia, appunto, coesistono 3 società Tiger: Tiger Italia Nord, Centro e Sud/Isole. Tiger Italia Nord è quello che fattura di più rispetto tutta la catena considerata a livello globale. Pensa che nella top 5 mondiale, dopo New York e Tokio, vi sono 3 negozi che si trovano a Milano, per la precisione quelli di Corso Buenos Aires, via Meravigli e del centro commerciale di Arese.

Al momento In Italia sono aperti 123 negozi che, proprio per quello che dicevo prima, tra loro possono essere gestiti anche in modo molto diverso.

I prodotti da spiaggia al nord e al sud vendono in maniera diversa e sarebbe ancora più carino sapersi differenziarsi di più.

D: Come mai Tiger non ha ancora un canale e-commerce?

R: Il successo ottenuto sin da subito da Tiger in Italia ha fatto sì che l’e-commerce non fosse esattamente una priorità. Ad oggi, nelle località dove Tiger non è presente, si effettuano consegne dei nostri prodotti ma non è ancora possibile acquistare online dal sito. 

A febbraio solo in Italia è uscita l’App di Tiger, un progetto sviluppato in collaborazione con una start up torinese. In tre mesi abbiamo raggiunto oltre 80000 download, e tantissimi user. Anche al sud, infatti, è possibile scaricare la nostra App, ma non usarla… ancora, ma stiamo collaborando con i nostri colleghi del centro e sud dell’Italia per renderla disponibile anche ai loro clienti.

In ogni caso grazie alla digitalizzazione, stiamo facendo dei veri passi da gigante. Siamo in grado di segmentare il target molto più facilmente e questo aiuta moltissimo nella comunicazione dei prodotti, riuscendo a indirizzare loro offerte personalizzate.

D: Sappiamo che tu e la tua socia (nonché moglie), Ana Combalia, non vi fermate di certo qui e che volete introdurre in Italia altri business model di successo. Cosa puoi raccontarci dei tuoi progetti futuri?

R: Al momento stiamo puntando su Depiline, che in realtà è un progetto di Ana. Sono dei centri estetici in franchising dal concept innovativo, aperti dal lunedì al sabato con orario continuato dalle 10 alle 20 e nei quali non è necessario prendere appuntamento. Ciò garantisce grande flessibilità alle clienti e si adatta molto bene allo stile di vita moderno. In Spagna sono già stati aperti circa 80 centri (è infatti un concept spagnolo) ed è la prima volta che il brand esce dal Paese. Il primo centro in Italia lo abbiamo aperto a Torino e, nonostante la formula necessiti un po’ di tempo, i primi risultati sono davvero molto buoni. Sono inoltre sempre più vicino al mondo delle start up, soprattutto a quelle che gravitano nella zona di Torino.

In bocca al lupo Javier!

                                                                   Progetto co-finanziato con:

marca ministerio

LE STORIE #13

PROGRAMMA COMUNICAZIONE – LE STORIE #13

Intervista a Carmen Perèz Ruiz, giovane blog editor spagnola in Italia

DSC09683

D: Ciao Carmen, grazie innanzitutto per aver accettato di rispondere alle nostre domande. È un piacere poterti intervistare nell’ambito del Programma Comunicazione.
Raccontaci un po’ di te e di cosa ti ha portato a vivere in Italia.

R: Ciao. Grazie a voi per quest’opportunità. Sono di Málaga, ho 35 anni e ho studiato Pubblicità. Sono molto curiosa, inquieta e amo viaggiare; vedere il mondo è un sogno che mi accompagna sin da piccola. Per questo motivo, quando ne ho avuto l’opportunità sono andata via dalla mia città: ho partecipato ad un programma di scambio culturale con il Club dei Leoni in Irlanda mentre studiavo presso una Scuole di Lingue, ho vissuto 5 anni a Madrid, dove ho lavorato in una agenzia di media e ho frequentato un Master in Comunicazione Sociale. Ho deciso quindi di spostarmi e sono arrivata a casa di una famiglia indiana a Oxford con l’obiettivo di migliorare il mio inglese. Dopo tutte queste avventure, sono tornata alla mia città d’origine, dove ho cominciato a lavorare come insegnante di attività culturali e guida turistica mentre studiavo un master per insegnare lo spagnolo a stranieri. Un anno dopo essere tornata a Málaga, ho conosciuto mio marito (di origine italiana). Proprio lì, nella mia città, un pezzo di Italia è venuto a cercarmi…. E mi ha trovata. 

Altre cose su di me: mi piace moltissimo la fotografia, scrivere racconti e le passeggiate in campagna all’alba.

D: Come ti trovi in Veneto? È stato facile integrarti?

R: Mi trovo bene. Adesso, dopo quasi 5 anni, una parte importante di me è qui. Mi piace dove abito, la mia casa, i dintorni, la campagna verde. Treviso è una città incantevoleIl primo anno è stato un po’ difficile, ma a dir la verità non troppo. Ero arrivata 26 dicembre con moltissime speranze. Queste mi hanno aiutato a combattere il clima (tanto diverso rispetto a quello della mia città. Anche la ricerca di lavoro è stata un passaggio fondamentale: il mio obiettivo primario era trovare qualcosa d’interessante a cui dedicarmi, affine al mio profilo professionale. Per un anno ho insegnato spagnolo a ragazzi della scuola media e superiore e ho anche lavorato a Inlingua Mestre per 4 mesi. Alla fine, a un anno dal mio arrivo, sono entrata a far parte del team di Pixartprinting, lavorando nel reparto di marketing insieme ad altre 40 persone.

D: Qual è il tuo rapporto con la comunità spagnola presente in Italia?

R: Devo dire che conosco pochissimi spagnoli qui. Il mio lavoro mi ha permesso di entrare in contatto con due persone del mio paese, ma a livello personale ho molta più relazione con gli italiani.

D: Dopo quasi cinque anni che vivi in Italia, sai dirci quali sono le principali differenze che hai potuto notare tra l’Italia e la Spagna?

R: Sicuramente la più significativa riguarda il carattere della gente. Devo dire che il clima di Malaga aiuta tantissimo a definire come sono le persone. Vengo da una città solare, cosmopolita, dove la gente passa gran parte della sua giornata all’aperto. A noi, “los malagueños”, piace goderci la città, le sue strade, il centro, i bar con le sue tapas e gli amici. Siamo abituati a parlare con sconosciuti e ad accettare e accogliere diverse tipologie di persone. Trovo che la gente qui in Italia è più conservatrice e gelosa della propria intimità rispetto a noi. D’altra parte, mi piace molto il forte senso civico e il carattere discreto. Sicuramente il clima, più freddo e instabile, contribuisce a questo atteggiamento. Una cosa che mi piace molto qui riguarda gli animali domestici: puoi portarli con te dappertutto, al supermercato, a fare shopping, in autobus, etc.: questo mi piace molto e non succede nel mio paese.

D: Cosa ti manca di più del tuo paese di origine?

R: La famiglia e il mare. A volte anche il cibo.

D: La tua attuale professione?

R: Sono content specialist in Pixartprinting. Concretamente il mio ruolo è quello di Blog editor: mi occupo di gestire il Blog dell’azienda che è presente in 5 paesi (IT, SP, FR, UK, DE). Nello specifico mi occupo di ideare il contenuto del Blog insieme ad un team esterno formato da più di 20 copywriter internazionali. Coordino autonomamente il loro lavoro, definisco il calendario editoriale e seguo la produzione del contenuto. Parallelamente partecipo nella gestione di altre attività del team di comunicazione: creazione dei video commerciali (storytelling e produzione) e supporto all’attività di link building principalmente.

D: Tra tutti i progetti che hai seguito, ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

R: I primi due anni e mezzo in azienda ho lavorato a progetti editoriali complessi che avevano l’obiettivo di diventare virali. Pensavo ad un tema, cercavo i collaboratori più adatti e muovevo tutti i fili per organizzare il lavoro. Mi occupavo anche della produzione, anche se quello supponeva spostarmi di paese, come accadeva speso. Mi è rimasto nel cuore il progetto Paris re-tale, uno sguardo alle facciate di alcuni negozi di Parigi, alla vita che scorre dietro di esse. Qui potete leggere il tema: (https://www.pixartprinting.it/content/tinsegno-parigi/)

La serie si completa con altre due città: Milan re-tale e Lisbon re-tale (https://www.pixartprinting.it/content)

D: Parlarci del blog che stai seguendo.

R: Il blog nasce un anno fa con lo scopo di offrire strumenti utili al target di Pixartprinting (graphic designer, stampatori, agenzie di comunicazioni), risorse per aiutarlo nella sua crescita professionale e anche per ispirarlo. Partiamo con un piccolo team di 4 collaboratori che scrivono articoli ogni settimana e senza avere un riferimento diretto; nel senso, nessuno dei nostri competitor aveva un Blog complesso come quello che volevamo creare. Comunque questo non impedisce segnarci un obiettivo chiaro: aumentare 5 volte il volume di traffico durante il primo anno di vita del progetto editoriale. Un anno dopo, ci troviamo con un team di 25 copywriter internazionali, tanti articoli posizionati nella SERP di Google e un traffico superiore a quello che avevamo indicato. Pubblichiamo 3 articoli alla settimana e cerchiamo sempre il modo di offrire contenuti utili e accattivanti. Inoltre ai temi, questo anno abbiamo messo online: un ebook, un calendario internazionale di eventi, la sezione consigli di lettura e una survey per misurare il grado di soddisfazione dei lettori.

Il Blog è un progetto appassionante che mi permette mettermi alla prova, conoscere persone con diversi tipi di competenze ed essere aggiornata sul mondo del graphic design e anche della stampa. Partecipano anche alla cura del progetto: Patrizia Baggio, Head of Communication in Pixartprinting, e la mia collega Giulia Giglio, Social specialist.

D: Quali sono i tuoi piani per il prossimo futuro?

R: Il prossimo anno sarò abbastanza impegnata con un nuovo arrivo: tra due mesi nascerà mio figlio, pertanto nel futuro più immediato mi dedicherò a lui. Passato il periodo di maternità però tornerò al lavoro, sicuramente con una grande voglia di riprendere il progetto del blog e magari altre nuove sfide.

D: Consiglieresti agli spagnoli di venire in Italia per fare un’esperienza di studio/lavoro?

R: Assolutamente sì.

Progetto co-finanziato con: 

marca ministerio

 

LE STORIE #12

PROGRAMMA COMUNICAZIONE – LE STORIE #12 

Intervista a Luis Vos, Senior Operation Manager di thyssenkrupp Elevator Italia

Ing_Luis_Vos

D: Buongiorno Luis, la ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Ci racconti il suo percorso professionale.

R: Buongiorno, è un piacere condividere con voi la mia straordinaria esperienza professionale e personale in Italia.

Nel 2002 stavo ultimando lo stage in European Aeronautic Defence and Space Company a Madrid e nel frattempo preparavo la tesi di laurea come Ingegnere Industriale specializzato in Meccanica, ed infine nel 2003 sono stato assunto alla thyssenkrupp Elevadores come Supervisore di Servizi e Ammodernamenti, con l’incarico di organizzare al meglio la nostra principale forza lavoro in una filiale a Sud di Madrid. In questo periodo ho avuto l’opportunità di imparare dai migliori Supervisori Senior arricchendo la mia esperienza lavorando con professionisti immersi da decenni nel business degli ascensori.

Nel pieno del boom immobiliare spagnolo sono stato scelto per fare parte del Team Supervisori per le Nuove Istallazioni, è stata un’esperienza molto intensa, che mi ha permesso di collegare l’attività delle nostre fabbriche con le maggiori imprese di costruzioni.

Dopo otto anni di esperienza in filiale e ultimati  gli studi da Ingegnere Industriale Executive, nel 2011 ho ricevuto un’offerta per lavorare nell’Headquarter di thyssenkrupp Elevator Southern Europe, Africa & Middle East situato a Madrid come Manager di Mergers & Acquisitions, questo ruolo mi ha offerto la grande opportunità sia di viaggiare in tanti paesi interessanti, tra cui Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano, Israele, Turchia e Italia, sia di vivere una forte crescita a livello formativo soprattutto in ambito tecnico-finanziario, riportando direttamente ai colleghi della casa madre in Germania. Infine ho potuto comprendere altri modi di gestire piccole e medie aziende locali del nostro settore.

D: Qual è stato il motivo principale che l’ha spinta a trasferirsi in Italia?

R: Le diverse collaborazioni nate durante il periodo Mergers & Acquisitions con l’Italia mi hanno portato a stringere un ottimo rapporto con l’allora Business Development Manager che da quattro anni è il nostro Amministratore Delegato, il Dottore Luigi Maggioni, con il quale ho uno straordinario rapporto umano e professionale. Questo fattore ha reso molto più facile per me accettare l’offerta ricevuta nel 2013 per costruire un dipartimento Operation in Italia, destinato a rinforzare il business dei Servizi e degli Ammodernamenti.

D: Quali sono, secondo lei, le principali differenza tra Spagna e Italia?

R: Senza ombra di dubbio in Italia è molto forte l’identità culturale, la storia, la cultura, il cibo e tante altre cose; a livello professionale riconosco la forte capacità imprenditoriale nonostante le grandi difficoltà nate negli ultimi anni di crisi economica.

Ho compreso come questa piccola penisola sia diventata una potenza mondiale: sono gli stessi italiani a farne un fiore all’occhiello con la loro preparazione. La nota astuzia italiana è presente in ogni ambito e come dice spesso un collega: “da ogni problema nasce sempre un’opportunità”: questo secondo me è l’approccio che fa la differenza.

D: I pro e i contro per uno spagnolo che vive Italia?

R: Elementi “contro” non ne ho ancora trovati, se non quello di essere lontano da una parte della famiglia che è rimasta in Spagna e che lamenta il fatto di avere poche occasioni per trascorrere del tempo insieme. Dall’altra parte però i ricongiungimenti nei classici periodi di ferie sono molto più attesi e festosi.

Pro? Direi tutto! Il carattere latino che tanto assomiglia a quello spagnolo, l’accoglienza e la facilità di fare amicizia (sia tra adulti che bambini), un fattore importante specialmente per chi sta pensando di portare la famiglia con sé. L’Italia è sicuramente il paese più compatibile.

Inoltre Milano è una location unica, a poche ora da stupende valli e montagne che si estendono dalla Valle d’Aosta al Veneto, passando per il Piemonte. Anche le meravigliose Toscana ed Emilia-Romagna sono portata di mano.

D: Di cosa si occupa thyssenkrupp Elevator Italia, azienda per la quale lavora?

R: thyssenkrupp Elevator Italia è una società leader nel settore ascensoristico, specializzata nell’installazione e manutenzione di sistemi di trasporto passeggeri sia in ambito pubblico che privato. Ogni giorno migliaia di persone utilizzano i nostri impianti attraversando aeroporti, stazioni ferroviarie e metropolitane, visitando complessi commerciali, poli fieristici o semplici condomini privati. Con oltre 400 risorse garantiamo la sicurezza e la mobilità dei nostri passeggeri, offrendo un servizio di assistenza e supporto tecnico attivo su tutto il territorio nazionale, 24h/24h – 365 giorni all’anno.

Siamo presenti su tutto il territorio italiano con oltre 20 sedi e in soli 10 anni abbiamo consolidato la nostra Leadership nel settore realizzando progetti di grande rilievo come Torre Intesa San Paolo (TO), Palazzo della Regione Lombardia (MI), EXPO 2015, Stazione Centrale (MI), Stazione Porta Nuova (TO) e la nuova Linea C della Metropolitana di Roma, solo per citarne alcune.

D: Lei è Senior Operation Manager di thyssenkrupp Elevator Italia. Quali sono le principali mansioni che svolge all’interno dell’azienda?

R: In questo ruolo sono responsabile diretto dei Servizi, attività che svolgiamo dal piccolo condominio ai più importanti grattacieli, inclusi i clienti pubblici con cui abbiamo ormai istaurato forti e solide relazioni, come aeroporti, stazioni metropolitane e ferroviarie.

Parallelamente all’attività di manutenzione emerge anche l’importanza di migliorare la sicurezza e l’efficienza del parco impianti presente in Italia (il 60% degli ascensori a più di vent’anni) e molto spesso dobbiamo proporre ai clienti dei piccoli e grandi ammodernamenti, talvolta anche sostituzioni complete, attività nella quale primeggiamo sui nostri competitor.

Ricade sotto la mia responsabilità anche l’Ufficio Tecnico che supporta a 360 gradi tutte le linee di business, offrendo soluzioni su misura per ogni esigenza e garantendo il rispetto normativo di tutti gli impianti appena collaudati così come per quelli più datati.

Fanno parte della squadra tutti i Supervisori Servizi e Ammodernamenti e anche i tecnici dedicati alla manutenzione che tutti i giorni affrontano con competenza e passione il mestiere più complesso e importante: mantenere in perfetto stato di funzionamento e sicurezza gli impianti affidati alla nostra organizzazione.

Per ultimo ma non meno importante, coordino una straordinaria squadra di Adjuster, tecnici super-specializzati nel risolvere situazioni complesse o poco comuni, e per concludere vi sono i Project Manager ed i Supervisori centralizzati che danno supporto in tutto il territorio soprattutto per i grossi progetti quando si tratta di nuove costruzioni o importanti ammodernamenti.

D: Nel corso di questi anni all’interno di thyssenkrupp Elevator Italia quali cambiamenti ha avuto l’azienda e quali orientamenti ha seguito?

R: Lavorando in Italia dal 2013 posso testimoniare che l’azienda ha vissuto grandi cambiamenti, soprattutto da un punto di vista manageriale e ancora oggi posso dire che l’azienda sia in continua evoluzione, selezionando solo le migliori risorse capaci di farci crescere in modo sostenibile.

A livello globale thyssenkrupp non è più la nota realtà legata principalmente all’acciaio, bensì un industria diversificata e leader in molti settori, diventando a tutti gli effetti un’organizzazione orientata all’ingegneria, al futuro e alla collaborazione: Non è un caso se il nostro claim, la promessa del nostro brand è “engineering. tomorrow. together.”.

Un esempio iconico di questa identità ingegneristica così innovativa è il nostro MULTI, il primo e unico ascensore al mondo, capace di muoversi sia in verticale che in orizzontale, senza funi, sfruttando la levitazione magnetica. Una rivoluzione per tutto il settore.

https://www.youtube.com/watch?v=E7QlAsxJP-g

D: Ci racconti un progetto che lei e il suo Team avete portato a termine e che l’ha particolarmente colpita.

 R: Negli ultimi anni sono tanti davvero tanti i progetti, ma se devo sceglierne uno dove il lavoro di squadra ci ha condotto ad un risultato straordinario, citerei un imponente ammodernamento eseguito a Roma nello Store di La Rinascente in via del Tritone, completato a settembre dello scorso anno. Un successo non solo per l’intera squadra Operation ma anche per il Team Commerciale e tutto il management, dove ogni funzione ha collaborato perfettamente.

Una realizzazione con un alto grado di complessità tecniche sia per gli ascensori che per le 16 scale mobili istallate. Uno dei principali costruttori (con cui non avevamo mai lavorato prima) è rimasto molto colpito dal nostro operato, ma ancora di più lo è stato il cliente, La Rinascente, che continua ad affidarci l’ammodernamento di altri importanti Store su tutto il territorio italiano.

D: Progetti futuri che thyssenkrupp Elevator Italia ha in cantiere?

R: Un progetto iconico che è già in corso e prevede il montaggio di 10 ascensori nell’ambito del prestigioso ammodernamento (con relativa messa a norma) di tutti gli impianti presenti  nella sede di Unipol Sai in Via Castillia 23, nel cuore di Milano (quartiere Isola-Porta Nuova.)

Sorge nel cuore della nuova zona di sviluppo milanese e siamo riusciti ad offrire al cliente una soluzione confezionata su misura: anche questo è il nostro core business.

D: Per concludere quali consigli si sentirebbe di dare ad uno spagnolo che è appena arrivato in Italia e che vuole intraprendere una carriera in questo paese?

R: Prima di tutto, fargli i complimenti per aver scelto un paese dove con grande probabilità potrà crescere professionalmente ed allo stesso tempo conoscere una cultura unica al mondo.

Il consiglio che però mi sentirei di dare in assoluto è di costruire la propria carriera sulle fondamenta culturali e professionali spagnole, lasciando però sempre le porte aperte a tanti nuovi modi di pensare e approcciare la vita ed il business che imparerà in Italia.

LE STORIE #11

PROGRAMMA COMUNICAZIONE – LE STORIE #11

Intervista a Mikel Amilburu, co-fondatore di Realisti.co, startup del settore immobiliare. 

mikel-foto

D: Ciao Mikel, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito. Parlaci un po’ di te.
R: Ciao, sono nato ad Avilés ma sono cresciuto nei Paesi Baschi fino a quando ho deciso di venire a studiare a Torino a fine 2006. A Torino ho intrapreso un percorso di laurea specialistica al Politecnico di Torino che è durato fino al 2009 durante il quale ho iniziato a lavorare e collaborare con alcune aziende nella città. Alla conclusione della mia laurea ho deciso di rimanere in Italia per provare a sviluppare il mio percorso lavorativo in parte perché in quel periodo la situazione in Spagna attraversava serie difficoltà dovute alla crisi economica e in parte perché mi sentivo motivato a trovare fortuna a Torino.

D: Da dove è nata l’idea di fondare Realisti.co, startup del settore immobiliare?
R: Realisti.co, immagino che come tante altre startup o imprese, nasce da una situazione di frustrazione personale che coincide con una serie di progetti professionali sviluppati parallelamente. Era un periodo in cui sia io sia il mio socio Edoardo ci siamo trovati a dover affrontare, o avevamo affrontato da poco, la ricerca di una casa attraverso i portali immobiliari. Credo che non sia necessario spiegare la quantità di tempo sprecato tra ricerche infruttuose, appuntamenti mancati, tempo perso attraversando la città per finire a vedere immobili che centravano poco o niente con le aspettative generate dall’annuncio. Come dicevo, contemporaneamente avevamo acquisito un expertise con la tecnologia 360° a livello lavorativo che ci ha fatto collegare i cavi e pensare alla serie di soluzioni che oggi compongono Realisti.co.

D: Realisti.co è una startup nata in Italia ma con l’obiettivo di espandersi anche nel mercato spagnolo. Quali difficoltà stai riscontrando in questa fase di internazionalizzazione?
R: Realisti.co in origine ha puntato soltanto al mercato italiano, dire il contrario sarebbe non essere completamente onesti. Tuttavia, non è passato troppo tempo da quando abbiamo iniziato a capire che c’erano delle buone possibilità di poter esportare il modello nel mercato spagnolo. Da una parte è stato un po’ più semplice grazie al fatto che abbiamo iniziato a lavorare insieme ad una persona di cittadinanza spagnola come me che abbiamo conosciuto quando stavamo lanciando il prodotto sul mercato italiano. Questa persona stava per tornare a Madrid dopo la sua esperienza all’estero si è dimostrata entusiasta di unirsi a noi in questa avventura di lanciare il prodotto internazionalmente.

Le difficoltà prima di tutto stanno nel trovare le persone che possano farsi carico di portare avanti un progetto come quello di internazionalizzare un prodotto nel paese sul quale si vuole puntare. Penso sia l’aspetto più difficile perché tutti gli altri problemi si risolvono man mano si trovano le misure giuste da prendere.È importante nel nostro caso avere un sistema logistico efficiente ed un servizio di vendita e post vendita all’altezza del servizio che offriamo ma, come dicevo prima, tutto questo arriva dopo che si è formata una squadra che sia in grado di affrontare le tante difficoltà che bisogna risolvere tutti i giorni in un’azienda.

D: Quali sono le tipologie di finanziamento su cui hai potuto contare nella fase di apertura della startup?
R: Tornando alle difficoltà di cui si parlava nella domanda precedente quando si parlava di internazionalizzazione devo dire che probabilmente è su questo un’aspetto dove abbiamo trovato più difficoltà in alcuni momenti della storia di Realisti.co. Tuttavia abbiamo trovato persone che hanno creduto nel nostro progetto e ci hanno supportato con apporti di capitale di diverso peso e colgo quest’occasione per ringraziarli per il loro appoggio.
Per poter fare fronte ad una serie di investimenti durante la fase di avvio del progetto abbiamo anche appellato ad un credito di impresa tramite il Mediocredito Italiano che ci è stato felicemente concesso.

D: Quali sono gli obiettivi ed i principali benefici di Realisti.co per il settore immobiliare?
R: Come accennavo prima all’inizio dell’intervista cerchiamo di rendere più semplice la ricerca di un’abitazione ad una persona. Questo è senz’altro il nostro primo obiettivo, paradossalmente per ottenerlo ci siamo focalizzati soprattutto sui professionisti che lavorano all’interno del mercato immobiliare. I benefici del nostro servizio possono essere misurati dunque in due aspetti ben diversi che abbiamo cercato di combinare al meglio possibile. Da una parte, creando uno strumento che permettesse all’agente immobiliare di creare visite virtuali dei propri immobili in autonomia facile e velocemente. Dall’altro mettendo nelle mani dell’agente uno strumento che gli permettesse di mostrare i suoi immobili in un modo molto più trasparente, completo e ad alta qualità ai suoi clienti.

D: Vuoi parlarci di un momento importante, di cui hai un bel ricordo, del tuo percorso di imprenditore?
Ricordo bene il momento in cui i nostri clienti hanno caricato le prime 1000 visite virtuali dei loro immobili a portfolio. Ci siamo guardati indietro e abbiamo realizzato quanto fosse straordinario avere creato un nuovo processo che si è introdotto così bene all’interno del lavoro degli agenti immobiliari. Come spiegavo prima un aspetto speciale e che ci da tante soddisfazioni è il fatto che siano gli stessi agenti immobiliari a generarsi il contenuto che poi usufruiscono.

R: Cosa suggeriresti ai ragazzi che, come te, vorrebbero fondare una startup? Quali sono i passaggi fondamentali da seguire per dare vita ad un progetto come il vostro?
Non è facile rispondere a questa domanda. La prima cosa che suggerirei ai ragazzi e ragazze che vogliono intraprendere un percorso di fondazione di una startup, è che non si fermino all’idea. La mia esperienza, anche se umile, mi dice che dedicare il proprio impegno allo sviluppo di un qualcosa che assomigli a quella che sarebbe la funzionalità più di base del prodotto/servizio dice molto delle persone che lo portano avanti. A volte si pensa che l’idea sia la parte più importante del percorso imprenditoriale e si pensa erroneamente di aver concluso il lavoro. Secondo il mio parere anche se è l’idea è fondamentale credo che l’esecuzione di essa sia ancora più importante e dimostri anche la dedizione e capacità della squadra nel portare avanti un progetto.

D: Per concludere quali consigli daresti più in generale ad uno spagnolo che è appena arrivato in Italia e che vuole intraprendere una carriera in questo paese?
R: Consiglio a tutti coloro che vogliano venire in Italia a intraprendere una carriera o a studiare di mischiarsi il più possibile con gli italiani. E’ il modo migliore di assorbire tutta la cultura e di godersi al massimo questo straordinario paese.

 

                                                             Progetto co-finanziato da:

marca ministerio

LE ISTITUZIONI SPAGNOLE IN ITALIA – INSTITUTO CERVANTES

_DSC0214

Intervista al Direttore dell’Instituto Cervantes di Milano,
Sergi Rodriguez Lopez-Ros

D: Buongiorno Direttore, la ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Innanzitutto, da quanto tempo è Direttore dell’Instituto Cervantes di Milano?

R: Sono a Milano da ottobre 2017. È una città moderna e dinamica, eccezionalmente abitabile e, dal punto di vista artistico e letterario, molto d’avanguardia, con grandi industrie culturali. Storicamente fu legata alla Spagna tramite il “Milanesado” (1535-1706), che lasciò una bella traccia nella città.

D: Quali sono le principali funzioni e i principali obiettivi dell’Instituto Cervantes?

R: L’Instituto Cervantes è un organismo pubblico spagnolo, dipendente del Ministero di Affari Esteri e di Cooperazione, che ha per scopo la diffusione della lingua spagnola all’estero e le culture che si esprimono in spagnolo, diventata ormai la seconda lingua globale. Lingua spagnola nel concetto ampio, perché include anche catalano, basco e galego, e cultura in senso amplio, da cinema a design. I suoi centri fanno parte delle Ambasciate di Spagna nel mondo, ed inoltre collaboriamo con le ambasciate dei paesi di lingua madre spagnola.

D: Lo spagnolo, lingua ufficiale in 20 paesi, seconda lingua più parlata al mondo, è senza ombra di dubbio un pilastro fondamentale nella cultura mondiale. Ci racconti dei corsi tenuti dall’Instituto e a chi sono rivolti.

R: Gli utenti dei nostri corsi sono molto diversi. Nei ultimi anni siamo passati da un pubblico giovanile a uno professionista, perché non è più una lingua solo friendly ma uno strumento per il global business. In questo senso, la nostra carta di servizi è amplia: corsi generali (presenziali ed online), corsi specifici (intensivi, spagnolo giuridico, ecc.), esami ufficiali, aggiornamento di docenti e orientamenti per soggiorni linguistici in Spagna.

D: Le andrebbe di raccontarci uno o più progetti significativi portati avanti negli ultimi anni?

R: L’Instituto Cervantes investe gran parte del suo budget annuale (circa 150 milioni di euro) nel miglioramento del suo metodo docente e certificativo. In questo sento abbiamo posizionato il nostro DELE (Diploma di Spagnolo come Lingua Straniera) come un certificato riconosciuto in ogni paese come un titolo ufficiale (per esempio riconosciuto dal MIUR italiano). Abbiamo lanciato anche un certificato “al volo”, rapido e pratico, pensato le aziende e i lavoratori, che si chiama SIELE e che si è sviluppato con la UNAM messicana.

D: Guardando al futuro, qual è la direzione che vuole prendere l’Instituto Cervantes?

R: La nostra istituzione si configura ogni giorno di più come il centro di uno spazio culturale dei paesi in cui lo spagnolo è centrale, che globalmente va dall’Europa (Spagna) e Asia (Filippine) fino all’Africa (Guinea) e a tutta l’America. Ogni centro, nella sua città, diventa la casa madre delle ambasciate, i consolati, le aziende e cittadini di tutti questi paesi.

D: Oggi viviamo in un’era digitale. La tecnologia sta influenzando il vostro business? Se si, come?

R: Parte dei nostri corsi si svolgono tramite l’AVE (Aula Virtuale di Spagnolo), un sistema innovativo che usano tante aziende nel mondo, che funziona con il portatile, i tablet e perfino con i cellulari! E, tra i nostri certificati, il SIELE usa una piattaforma sviluppata con la compagnia spagnola, Telefónica .

D: In cosa consiste il suo ruolo di diffusore della cultura spagnola in Italia?

R: La nostra attività culturale si diffonde tramite parecchie vie. Una è la ricerca di elementi storici e linguistici comuni, cosa evidente a Napoli, in Sicilia, a Milano, a Parma e a Roma. Un’altra è il dialogo culturale, perché tutti i nostri eventi hanno una parte della cultura di invio (cioè la spagnola) e quella che accoglie (cioè la italiana), con autori da entrambi i lati. Una terza sarebbe la ricerca di interessi comuni e influenze reciproche, come accade con la viticultura, la gastronomia, il design oppure la moda.

D: Quali sono gli elementi della cultura spagnola che lei riscontra nella sua quotidianità vivendo in Italia?

R: Penso alla traccia spagnola nella grandi città, come a Milano, con Palazzo Marino, Villa Simonetta, Palazzo del Senato o il Baluarte Velasco. Penso anche all’olio spagnolo oppure ai frutti di mare spagnoli nella cucina italiana. Penso anche ad alcuni binari delle ferrovie che partono dall’antico Cammino spagnolo. Penso alle razze equestri spagnole ed al cavallo persiano. Penso ai rapporti storici di Spagna e Italia con il mondo arabo nel Mediterraneo. E penso, infine, a grandi autori come Cervantes o la Zambrano e ai personaggi storici dai papi Borgia ad Amedeo di Savoia. E last but not least le partite del Real Madrid o il Barcellona ai telegiornali italiani.

D: Oltre che Direttore dell’Instituto Cervantes, lei è professore ed esperto di comunicazione. Ci racconti della sua carriera professionale.

R: Mi considero comunicologo nel senso più ampio del concetto. Nella mia carriera sono giornalista di stampa scritta e tv, direttore di comunicazione di organismi, aziende e istituzioni, e professore universitario di comunicazione. Sono consulente in parecchie materie della Commissione Europee. E mi dedico alla fine alla diplomazia culturale facendo parte del servizio estero dello Stato spagnolo. Faccio parte anche di diverse fondazioni e consigli di amministrazioni.

D: Per concludere, dal suo punto di vista, esistono opportunità di crescita per gli spagnoli che decidono di intraprendere un percorso lavorativo in Italia, soprattutto in ambito culturale?

R: Sono convinto delle grandi opportunità multisettoriali per Spagna e Italia. Siamo i grandi paesi del sud, voi con un grande tessuto produttivo e commerciale, noi con una capacità di influenza globale. L’Italia è anche un paese di grande creatività e innovazione, dove noi possiamo imparare tanto. Sul piano culturale devo dire che gli autori spagnoli sono molto tradotti all’italiano e che la musica, il cinema o i videogiochi spagnoli sono presenti nelle industrie culturali italiane o i grandi festival italiani.

Progetto co-finanziato da:

marca ministerio

LE STORIE #10

PROGRAMMA COMUNICAZIONE – LE STORIE #10

        Intervista a  Juan Vicente Marín Villanueva, Delegato LaLiga spagnola di calcio

Foto corporativa 2

D: Ciao Juan. Grazie per il tuo tempo e per aver aderito al nostro Programma Comunicazione. Parlarci un po’ di te

R: Grazie a voi per il lavoro che svolgete dalla Camera e per la costante crescita del networking. Ho 30 anni e sono nato a Valencia. Appena posso, mi piace trascorrere il mio tempo sia con la mia famiglia che con i miei amici d’infanzia. Finora ho sviluppato tutta la mia carriera professionale in ambito internazionale e penso che questo possa cambiare la mentalità di una persona. Sono una persona molto attiva e, quando ne ho il tempo, mi piace prender parte a qualsiasi iniziativa, soprattutto quando si tratta di viaggiare e mangiare,

D: Da quanto tempo vivi in Italia? Conoscevi già la lingua?

R: Vivo a Milano da un anno, ma 9 anni fa ho vissuto a Torino: per questo motivo conoscevo già la lingua. Inoltre, nel mio lavoro precedente ho viaggiato molto anche per l’Italia.

D: Qual è esattamente il tuo ruolo all’interno della Liga? In cosa consiste?

R: Mi occupo dell’Italia nella strategia di sviluppo internazionale che LaLiga ha implementato all’interno del progetto Global Network. In questo modo possiamo essere vicini ai nostri stakeholders locali, come, tra gli altri, , il broadcaster ufficiale che trasmette le nostre partite, i sponsors e le istituzioni. 

D: Essendo il delegato della Liga in Italia, che relazione hai con gli altri delegati che svolgono le tue stesse mansioni, in giro per l’Europa?

R: Abbiamo un bel rapporto tra di noi. Siamo connessi e ogni tanto organizziamo dei congressi per condividere informazioni e implementarle nei nostri mercati quando è possibile. Inoltre, abbiamo convissuto a Madrid prima di trasferirci nei diversi paesi d’Europa.

D: Quali sono le prospettive per la prossima stagione calcistica spagnola

R: Senz’altro quelle di far crescere e sviluppare sempre di più il marchio LaLiga, seguendo i nostri valori come l’integrità, l’impegno e il fair play in tutti gli ambiti, sia sportivo che finanziario. Infine, lavoriamo per l’entertainment sulla base dello sport e dobbiamo trasmettere alle giovani generazioni cose e valori positivi per incoraggiarle a seguirci.

D: Sei anche tu un tifoso? La tua squadra del cuore?

R: Certo, mi piace tanto il calcio e tifo per il Real, ma mi piace anche seguire le altre squadre, soprattutto quelle che giocano in attacco e con un buon possesso palla.

D: Oltre al calcio, segui qualche altro sport?

R: Sono un appassionato di ciclismo e pratico regolarmente questo sport. Mi piace tanto anche il tennis, taddle e lo sci. Oltre a praticarli, li seguo in tv.

D: Calcio Italiano e Calcio Spagnolo: quali sono le principali differenze

R: Ti dirò che tutti e due sono fortissimi. In Italia ci sono dei club storici e prima o poi raggiungeranno il loro livello di competitività internazionale perchè ci sono le squadre e i tifosi. Questo è molto importante per poter crescere, servono mentalità e tifoseria in grado di assorbire la crescita sia dell’affluenza agli stadi che del numero di abbonati TV.

In Spagna abbiamo lavorato tanto sulle accademie per stabilire uno stile calcistico che ci permetta di ottenere risultati positivi. Come Liga, lavoriamo per far crescere le squadre in tutti gli ambiti e quindi aumentare il livello di competitività tra tutte.

D: Cosa ti manca più della Spagna?

R: Come valenciano mi manca un po ‘ di sole in inverno e, di tanto in tanto, una buona paella. Per fortuna riesco ad andare in Spagna una volta al mese per mantenere il mio lato spagnolo.

D: Cosa invece ti piace di più dell’Italia? 

R: Mi piace l’Italia in generale, mi trovo bene a Milano ed è affascinante poter scoprire nuovi posti durante il tempo libero. Inoltre, mi piace anche il modo di vivere degli italiani, il loro concetto di famiglia e il rispetto che vi è per le generazioni più anziane. È un paese bellissimo e lo sento come la mia seconda casa.

D: Come ti vedi tra 10 anni?

R: Sono una persona che ama le sfide ed essere in grado di superare gli ostacoli a livello professionale è sempre gratificante. A livello personale sono soddisfatto della mia situazione attuale, ma nonostante ciò, non penso a quello che accadrà tra 10 anni. Ecco perchè mi piace la frase de “El Cholo” Simeone: “partido a partido”.

Progetto co-finanziato da:

marca ministerio

 

LE STORIE #9

Intervista a Cristina Baselga Cervera,
giovane spagnola promotrice del progetto “Women with Ambition” in Italia

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

D: Buongiorno, Cristina. Grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.
Qual è stato il percorso che l’ha portata in Italia?

R: Buongiorno, grazie a voi per questa interessante iniziativa.
Ho deciso di trasferirmi in Italia per una scelta personale. Ho sempre vissuto a Madrid, fino al 2015, ma poi ho deciso di venire a vivere in Italia insieme a mio marito perché attualmente lavora a Roma per una società spagnola. Avevo sempre avuto voglia di vivere un’esperienza all’estero e in quel momento stavo cercando un cambiamento a livello lavorativo. E ricordo che l’idea di spostarmi mi attirava molto ma allo stesso tempo mi spaventava.

D: Quando nasce la sua passione per l’Italia?

R: La prima volta che sono venuta in Italia è stato nel 2002, per il viaggio di fine liceo.
Ho sempre desiderato visitare Roma e ricordo che l’arte, il cibo e soprattutto la spontaneità degli italiani mi ha sempre fatto voglia di ritornare.
Devo dire che buttare la moneta nella famosa Fontana di Trevi mi ha portata fortuna. (ride, ndr)
In più, qui a Roma, in quel viaggio di scuola, è cominciata la storia con mio marito, quindi l’Italia è stata parte integrante della nostra storia sin da piccoli.

D: Qual è il suo attuale lavoro a Roma? Di cosa si occupa nello specifico?

R: Appena arrivata a Roma, si è presentata l’opportunità di lavorare per una multinazionale nel settore ferroviario, dove ho potuto continuare a sviluppare la mia carriera.
Il mio attuale lavoro si svolge nel dipartimento di Procurement all’interno di un team globale nel quale elaboriamo offerte per la nostra clientela. Nello specifico sono coinvolta nella preparazione di offerte di progetti ferroviari per paesi esteri. Devo dire che ci divertiamo tantissimo, lavorando all’interno di un team multiculturale dove non manca mai il caffè dopo il pranzo.

D: Qual è il valore aggiunto che una donna è in grado di portare all’interno di un’organizzazione aziendale?

R: Nella mia esperienza professionale, che si è sempre svolta all’interno di strutture aziendali ingegneristiche, le donne in posizioni manageriali sono sempre state un supporto, con la forza di andare oltre le aspettative.
Ho avuto anche la fortuna di essere circondata da donne esemplari, alcune di esse parte della mia famiglia e altre amiche di università e master, che sono state in grado di portare avanti progetti imprenditoriali creativi e che sono state in grado di superare nel migliore dei modi le difficoltà.

D: Quali doti deve avere una donna oggi per avere successo nel lavoro?

R: Basandomi sulla mia esperienza personale, credo che la crescita professionale avvenga grazie alla perseveranza nel migliorare, alla capacità di adattamento e alla fiducia nelle persone che ci stanno accanto.
Un consiglio per qualsiasi giovane donna che sta inziando un nuovo lavoro è quello di essere pronta a rinnovarsi e ad imparare dalla nuova realtà.

D: Aldilà del suo impiego attuale, le va di raccontarci il Progetto che sta elaborando?

R: Certo, si tratta di un progetto orientato a giovani donne con ambizione. Il nome è ‘Women with Ambition’ e lo scopo è offrire supporto e formare un network globale di giovani donne imprenditrici con la voglia e l’ambizione di intraprendere un progetto anche all’interno di una azienda.

D: Com’è nata questa idea?

R: Pochi mesi fa mi ha contattato una mia amica del MBA dell’IE Business School a Madrid, darle supporto alla creazione di una start-up a scopo sociale, data la mia esperienza in una grande società. Le due partner di questa società sono cresciute negli Stati Uniti e hanno trovato delle difficoltà a sviluppare i propri progetti in Spagna. Da queste difficoltà, è nata l’idea di dare supporto ad altre donne affinché esse possano portare avanti le loro idee. Grazie all’accoglienza fino ad’ora di questa iniziativa, stiamo progettando un’ulteriore espansione che, speriamo, ci consentirà di ampliarci anche a Roma.

D: E a chi è indirizzato?

R: Women with Ambition è indirizzata a giovani donne con voglia di intraprendere una propria avventura imprenditoriale. L’iniziativa si basa su tre pilastri fondamentali:
– riunioni mensili di gruppi nelle diverse città dove si tengono conferenze e attività per creare una rete di supporto;
– una piattaforma di contenuti e risorse per sviluppare progetti imprenditoriali;
– eventi e trainings orientati ai diversi temi d’interesse.
Inoltre, la società collaborerà con iniziative non profit e offrirà training all’interno di grandi aziende.
Ad oggi contiamo su gruppi a Madrid, Barcellona e Bruxelles. Abbiamo anche ricevuto richieste provenienti da città come Delhi, New York e Miami. In Italia vorremo cominciare a Roma e Milano, sebbene crediamo ci saranno opportunità di espansione in tante altre città. Chi volesse contattarci ci può trovare sullo indirizzo web: womenambition.com

D: Progetti di vita futuri?

R: In questo momento sono focalizzata sullo sviluppo professionale e sul progetto di ‘Women With Ambition’. Vorrei continuare il mio percorso professionale in Italia, cogliendo tutte le opportunità che offre questo meraviglioso Paese.

D: Che consiglio ti sentiresti di dare agli spagnoli che decidono di trasferirsi in Italia per intraprendere un percorso lavorativo/formativo?

R: Consiglierei a tutti di non avere paura dei cambiamenti e di essere aperti a questa splendida cultura imparando la lingua, che è fondamentale per capire la ricchezza e le potenzialità di questo paese. Per me è stato molto importante il supporto della mia “famiglia spagnola in Italia”. Si tratta di un gruppo di amici spagnoli che ha battezzato il proprio gruppo di Whatsapp come “Il ritorno”, in quanto a un certo punto abbiamo scoperto che incontrarci a Roma era come tornare a casa.

 

Progetto co-finanziato da:

marca ministerio

LE STORIE #8

Intervista a Miguel Gutiérrez, uno spagnolo in Italia cittadino del Mondo

miguel

D: Ciao Miguel, grazie davvero per il tuo tempo e per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Raccontaci un po’ di te.

R: Grazie a voi per il lavoro di comunicazione che state facendo, davvero molto interessante.
Ho 33 anni, sono nato a Leon, dove sono rimasto fino ai 24 anni. Vengo da una famiglia di operai molto unita e ho 2 fratelli, piu grandi di me, che sicuramente hanno delineato abbastanza la mia personalità. In poche parole sono una persona solare, come dite qui in Italia, e molto attiva.

D: Da quanto tempo vivi in Italia?

R: Ormai da quasi quattro anni.

D: I motivi che ti hanno portato qui?

R: Mi sono trasferito per un’opportunità di lavoro.

D: Come ti trovi a lavorare in Italia? Hai vissuto in altre città prima di trasferirti a Milano?

R:In Italia e a Milano, per la precisione, mi trovo molto bene. Alcuni anni fa avevo vissuto anche a Roma per un periodo di 6 mesi, perciò conoscevo già, più o meno, come funzionasse l’Italia. Sono arrivato preparato.
Prima di Milano ho vissuto a Swansea in Galles per un anno, dove ho fatto l’ultimo anno di università (Erasmus). In seguito, ho trascorso due anni a Londra, dove ho lavorato in parecchie aziende e posizioni tutte diverse l’una dall’altra.

D: In ambito lavorativo quali sono le differenze tra  l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra?

R: Tra la Spagna e l’Italia non ci sono tante differenze. C’è anche da dire che purtroppo ho lavorato molto poco nel mio paese; infatti, quando ho preso la laurea, la Spagna si trovava in una situazione molto difficile e non c’erano opportunità di lavoro. Non mi sento quindi di paragonare questi due paesi dal mio punto di vista personale.
Invece, tra l’Italia e l’Inghilterra, ci sono parecchi aspetti diversi, soprattutto per quanto riguarda le opportunità, la mobilità dei lavoratori tra aziende e settori, il modo di approcciare gli obiettivi e la stessa giornata di lavoro.

D: In base alla tua personale esperienza, quali sono i pro e i contro per uno spagnolo che vive in Italia? È stato facile integrarsi nella comunità italiana?

R: Nella mia esperienza ci sono stati soltanto pro. Siamo molto simili nel modo di relazionarci agli amici, ai colleghi di lavoro e alla famiglia. Ci tengo a precisare che mi trovo a Milano, una città dove si lavora tanto e dove è necessario fissare appuntamento in agenda pure per andare al cinema (ride, ndr). Detto ciò, in fin dei conti, abbiamo un animo mediterraneo che, prima o poi, viene fuori… e meno male.

D: Cosa ti manca più della Spagna?

R: La famiglia sopra ogni cosa ed anche alcuni amici; dico alcuni perché, oltre a me, anche molti altri se ne sono andati per mancanza di lavoro e ad oggi, per questioni logistiche, ci ritroviamo in diverse città europee anziché nella nostra. È anche per questo che mi sento sempre di più un cittadino europeo, che non crede nelle barriere. Il seguente passo è quello di diventare un cittadino del Mondo.

D: Consiglieresti agli spagnoli di venire in Italia per fare un’esperienza di studio/lavoro?

R: Senza dubbio. Mi ricordo che la prima esperienza a Roma è avvenuta per caso, pensavo di andare in Francia oppure in Germania. Quando mi hanno comunicato che ero stato scelto per un tirocinio a Roma ho infatti subito pensato alla lingua, che non conoscevo, e a quali competenze avrei potuto raggiungere che mi servissero poi per la mia futura carriera professionale.
All’epoca lo presi quindi più che altro come un periodo per scoprire e godermi l’Italia. Invece, a tre anni di distanza, proprio grazie al periodo trascorso a Roma, ho potuto trovare una buona offerta lavorativa.
Non dobbiamo dimenticare che tra la Spagna e l’Italia c’è un forte legame economico che ci puo offrire tante opportunità di lavoro.

D: Pensando al futuro, dove ti immagini tra 10 anni?

R: Non te lo saprei proprio dire. Il mondo è tanto grande e, finché avrò forza ed energia a sufficienza, mi piacerebbe poterlo girare, magari con un lavoro sul posto: è così infatti che non affronti il mondo con gli occhi del turista ma riesci realmente a conoscerlo, a scoprire la sua gente e la sua cultura.

 

Progetto co-finanziato da:

marca ministerio

LE ISTITUZIONI SPAGNOLE IN ITALIA – CAMACOES ITALIA

felix

Intervista al Presidente della Camera di Commercio Ufficiale di Spagna in Italia, Felix Bonmatí

1) Buongiorno Presidente, la ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Vuole spiegare a tutti gli utenti che ci leggono quali sono le principali mansioni che svolge la Camera di Commercio Ufficiale di Spagna in Italia?

Buongiorno e grazie a voi! Lo scopo di una Camera di Commercio all’estero è quello di favorire l’attività commerciale  delle aziende che lavorano con più mercati. A seconda del momento economico, sono diverse le formule per raggiungere questo scopo. Creare un luogo di incontro per le aziende, aiutare la crescita del business tramite azioni commerciali mirate, creare think-tanks che aiutino a definire delle strategie commerciali, sono infatti solo alcuni esempi della nostra responsabilità.

2) Dopo questi 5 anni in qualità di Presidente della Camera di Commercio, quale evoluzione ha vissuto la Camera?

Cinque anni fa la Camera di Commercio si trovava  in una situazione difficile come d’altronde tante altre Camere all’estero. Si doveva necessariamente affrontare un rinnovo delle strategie potenziali perché le regole del gioco erano cambiate. Data la crisi economica, la Camera non riceveva più sovvenzioni pubbliche ed era necessario ripensare sia il modello di rapporto con le aziende sia il tipo di supporto ed attività da svolgere.

3) Qual è, a suo avviso, il contributo che la Camera può offrire alle aziende spagnole nel mercato italiano?

Quando un’azienda vuole intraprendere una nuova avventura in un mercato diverso sono tanti i fabbisogni da coprire. Non si conoscono le regole del gioco del nuovo scenario, non si hanno i partner adeguati per sviluppare attività di business e nemmeno si conoscono le condizioni legali, fiscali, ecc.
La Camera, per tutti questi motivi, cerca di aiutare le aziende nel proprio processo di internazionalizzazione,  accelerando questo percorso di sviluppo e contribuendo al successo nel nuovo paese.

4) Quali possono essere le aspettative delle aziende spagnole che vogliono venire ad investire qui oggi? 

La relazione commerciale tra i due paesi è davvero importante, essendo l’Italia un mercato di riferimento a livello mondiale per le aziende spagnole.
Stiamo parlando della terza economia dell’Europa. Pertanto, per un’azienda spagnola con vocazione internazionale, fare business in Italia diventa un’assoluta priorità.

5) Spesso sentiamo parlare dei nostri due paesi, Italia e Spagna, come di realtà molto simili tra di loro. Allo stesso tempo, però, le due economie risultano concorrenti quando guardano a mercati terzi. Condivide questa analisi?

Tutti quanti abbiamo la sensazione che Italia e Spagna siano player concorrenti verso terzi mercati. Questo è vero soprattutto per la somiglianza tra le due economie. Tuttavia, come ho detto prima, si tratta più di un’impressione che della realtà. Siamo infatti mercati molto importanti l’uno per l’altra e uno nell’altra troviamo i migliori partner per andare verso altri confini.

6) Secondo lei c’è un interesse da parte delle aziende italiane ad investire in Spagna? La Camera di Commercio come supporta questa procedura?

Assolutamente si. Proprio in questi giorni tra l’altro stiamo vivendo le vicende sul futuro di Abertis, un’azienda di grande successo che passerà ad avere una proprietà congiunta Italo-spagnola.

7) Parliamo delle iniziative della Camera di Commercio?

La Camera ha linee di attività diverse per coprire il suo scopo funzionale. Aiutiamo le aziende a sviluppare il loro business prevalentemente nelle tappe iniziali. Possiamo per esempio favorire spazi di co-working per le aziende che non vogliono ancora fare grandi investimenti nella prima fase. Cerchiamo i partner locali che possano supportare le aziende in tema: legale, fiscale, lavorale, amministrativo, di marketing, ecc. Le accompagniamo poi nella loro vita lavorativa creando delle relazioni di networking. La Camera ha inoltre sviluppato una propria rete di contatti anche con altre Camere all’estero, Business School internazionali, think-tanks, ecc. Siamo anche un’organizzazione sotto la tutela pubblica e questo ci permette anche di facilitare il rapporto con le amministrazioni pubbliche di entrambi paesi.

8) Il progetto più importante gestito nell’ultimo anno dalla Camera Di Commercio?

Parlando di qualcosa di innovativo introdotto nell’ultimo anno dalla Camera, come non citare il programma Young Talent Network?  Si tratta di un progetto che aiuta i dipendenti di grande talento delle nostre aziende associate a crescere professionalmente attraverso incontri on site con il top management delle aziende coinvolte. Ogni mese, sia a Roma che a Milano, il gruppo di giovani impara nuove cose del mondo aziendale, vivendo a pieno la realtà di altri settori. Sono incontri che senza dubbio favoriscono l’attività di networking.

9) Che consiglio si sente di dare a tutti gli spagnoli che decidono di venire in Italia per intraprendere un’attività imprenditoriale?

La mia raccomandazione è di lasciarsi aiutare dalla Camera di Commercio Ufficiale di Spagna in Italia per accelerare l’inserimento all’interno del mercato italiano. Ogni nuovo mercato ha le proprie particolarità che bisogna conoscere per affrontare al meglio una nuova realtà economica. Per  questo la Camera diventa il partner ideale.

Progetto co-finanziato da:

marca ministerio