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DORNA SPORTS

Dorna Sports: Invested in Italy

Dorna Sports is the commercial rights holder of MotoGP™, the oldest motorsport World Championship in the world which, in 2018, encompasses 18 motorcycle Grands Prix. Hundreds of staff travel to each of those race weekends as Dorna organises and stages events across five continents, bringing the fastest motorcycle racing show on Earth to global crowds and TV audiences alike. Two of the most important events on the MotoGP™ calendar take place on Italian soil, and Italy is a cornerstone of MotoGP™ – on and off track.

The most successful rider in history is Italian, Giacomo Agostini, and the man who has been chasing his records since the 1990s is the Riviera di Rimini’s own Valentino Rossi – nine-time World Champion and a name often cited in the debate of the greatest of all time. Italian riders have taken more than 800 Grand Prix victories and Italian manufacturer Ducati are World Championship winners; soon to be joined in the MotoGP™ paddock by MV Agusta as the Italian marque return to Grand Prix racing, this time in Moto2™.

Italian circuits also host two incredible blue-ribbon events. Misano World Circuit Marco Simoncelli was recently confirmed on the calendar until 2021 – a year that will mark the 25th Grand Prix to be held at the venue, with the first having taken place in 1980. Misano welcomes MotoGP™ to the Adriatic and the Autodromo del Mugello hosts the sport in Tuscany; the two making for spectacular, often sell-out events with more than 150,000 people attending over a race weekend.

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MotoGP™, Moto2™ and Moto3™ will be back at Misano in 2019 – and the all-new FIM Enel MotoE™ World Cup will be joining them. The calendar for the inaugural season of MotoE™ was announced at the Adriatic venue and Misano will host the fifth and final round of this new parallel path of racing. Enel are the title sponsor and Italian manufacturer Energica supply the machinery – with the 2019 Energica Ego Corsa streamlined into a competition-ready frontrunner in the world of electric mobility. With partners such as Dell’Orto, Regina, Brembo and Marchesini, the FIM Enel MotoE™ World Cup showcases the best of Italy – including teams such as Trentino Gresini Racing and SIC58 Squadra Corse flying the flag on track.

The relationship between Dorna Sports and Italy continues to grow. A nation steeped in racing history, technological excellence and passion for motorsport, Italy is home to great champions, great manufacturers and some of the greatest venues and crowds on Earth – with that only set to continue into an increasingly exciting future.

EVENTO 19 NOVEMBRE

Lunedì 19 novembre avrà luogo l’evento organizzato da IESE Business SchoolStrategic Agility and HR Flexibility.

L’evento, che si terrà presso l’eFM Engaging Places in Via Statuto 11 a Milano, inizierà alle ore 18:30.

In quest’occasione si conterà sulla partecipazione di Marta Elvira, professoressa di Strategic Management and Managing People in Organizations presso IESE  Business School.

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MISSIONE COMMERCIALE CON BURGOS ALIMENTA

La Camera di Commercio Ufficiale di Spagna in Italia sta collaborando con la Cámara de Comercio de Burgos e Burgos Alimenta per accompagnare un gruppo di aziende in un tour alla scoperta del panorama agroalimentare italiano, in particolare dell’Emilia Romagna.

La missione commerciale si terrà dal 5 all’8 novembre e prevede incontri con imprenditori e professionisti locali nelle città di Bologna e Parma oltre che una visita al parco FICO Eataly World.  Durante 4 giorni, le aziende avranno la possibilità di conoscere la realtà della food valley emiliana, attraverso retail tourriunioni B2B con importanti distributori.

5-8 novembre 2018

Obiettivo della missione è quello di far conoscere alle aziende spagnole i metodi di vendita e distribuzione della regione emiliana, così come valutare le possibilità di posizionamento  dei prodotti spagnoli nel mercato italiano.

 

 

AENOR

Calendario Formazione – Corsi a catalogo

Aenor è un ente privato, indipendente e riconosciuto a livello nazionale ed internazionale che contribuisce da oltre 20 anni a migliorare la qualità delle aziende, i loro prodotti e i loro servizi, facendo della certificazione uno strumento di competitività.
Ecco a seguire l’elenco dei corsi di formazione in partenza dal 12 ottobre fino alla fine dell’anno.

DURATA

(ore)

TITOLO CORSO NORMA DI RIFERIMENTO DATA LUOGO

8

DALLA OHSAS 18001 ALLA ISO 45001 ISO 45001 venerdì 12/10/2018 TORINO

8

RISK MANAGEMENT: LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA E IL PROCESSO DECISIONALE ISO 31000 venerdì 26/10/2018 TORINO

4

SISTEMI DI GESTIONE PER LA SICUREZZA ALIMENTARE SEMINARIO (GRATUITO) ISO 22000 venerdì 26/10/2018 TORINO

8

RISK MANAGEMENT: LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA E IL PROCESSO DECISIONALE ISO 31000 venerdì
9/11/2018
MILANO

8

DALLA OHSAS 18001 ALLA ISO 45001 ISO 45001 venerdì 16/11/2018 MILANO

8

AGGIORNAMENTO DELLA QUALIFICA DI LEAD AUDITOR SETTORE ALIMENTARE ISO 9001 venerdì 23/11/2018 TORINO

40

CORSO PER AUDITOR DI SISTEMI DI GESTIONE PER LA QUALITA’ (ASGQ) – 40 ORE ISO 9001 09, 16, 23, 29, 30 novembre VITERBO

40

CORSO PER AUDITOR DI SISTEMI DI GESTIONE PER LA QUALITA’ (ASGQ) – 40 ORE ISO 9001 26,27,28,29,30 novembre TORINO

8

LA ISO 9001:2015 NEL SETTORE ALIMENTARE ISO 9001 lunedì

10/12/2018

TORINO

8

LA ISO 9001:2015 NEL SETTORE SERVIZI ISO 9001 martedì 11/12/2018 TORINO

8

LA RINTRACCIABILITA’ NELLE FILIERE AGRO-ALIMENTARI ISO 22005:2018 Gennaio 2019 TORINO

16

AUDITOR INTERNI SISTEMI DI AUTOCONTROLLO HACCP Gennaio 2019 TORINO

 

Per ulteriori informazioni su altre date e/o costi rivolgersi a Gabriella Materazzini gmaterazzini@aenor.com oppure contattare il seguente numero di telefono 011/3816400.

VERTI

VERTI ED ESSELUNGA INSIEME PER UNA PARTNERSHIP DA VERI #P1ONIERI!

VERTI Assicurazioni, da sempre in prima linea nella ricerca di soluzioni intelligenti e innovative per i propri clienti, rinnova la partnership con Esselunga, nota realtà italiana nella Grande Distribuzione Organizzata. Esselunga e VERTI sono unite da un valore comune: la capacità di mettere i clienti sempre al centro e la creazione di proposte al passo con i tempi.

La collaborazione, celebre per essere stata la prima in Italia all’interno del mondo loyalty fra la GDO e il settore assicurativo, è nata nel 2001 con quella che allora si chiamava Royal Insurance. Gli accordi negli anni successivi sono stati rinnovati con Direct Line. Per la prima volta i clienti Esselunga avevano avuto la possibilità di guadagnare un consistente ammontare di Punti Fragola grazie alla sottoscrizione di una nuova polizza Auto. Nel corso del 2017 è stato introdotto uno speciale coupon per l’acquisto di parte della nuova polizza assicurativa proprio utilizzando i Punti Fragola accumulati. Dal 2018 è stato possibile estendere l’uso del coupon anche per il rinnovo di una polizza già attiva.

I clienti di Esselunga che acquisteranno una Nuova Polizza Auto di Verti fino al 14 novembre riceveranno in regalo due imperdibili peluche della divertente collezione “Cattivissimo Me”, e inoltre potranno scegliere tra ricevere 3000 Punti Fragola oppure usufruire di un buono acquisto fino a 80€.

Per celebrare il rinnovo e il consolidamento di questa partnership, VERTI arricchisce, inoltre, il Catalogo Premi di Esselunga con una serie di altre promozioni, tutte interamente attuabili online, per un’esperienza 100% digitale.

Offerta Punti Fragola per le assicurazioni Auto, Moto e Casa e Famiglia

3000 Punti Fragola per chi acquista una nuova polizza Auto di VERTI e 1500 punti per chi rinnova. 1500 Punti Fragola per chi sottoscrive una nuova polizza Moto, Casa e Famiglia e 750 Punti Fragola per la riconferma.

Offerta buoni per polizza Auto con Punti Fragola

Con 5000 Punti Fragola è possibile ricevere un buono da 80€ per l’acquisto di una nuova polizza Auto. Con 3000 Punti Fragola è possibile ricevere un buono da 50€ per il rinnovo di una polizza Auto.

MENICHETTI

LA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA ILLEGITTIMO IL CRITERIO DI DETERMINAZIONE DELL’INDENNITÀ DI LICENZIAMENTO

di Dott.ssa Elena Bissoli

Con comunicato stampa dello scorso 26 settembre la Corte Costituzionale ha trasmesso la propria decisione in merito alla dichiarazione d’illegittimità dell’art. 3, c. 1, del D.Lgs. 23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti relativamente alla parte, non oggetto di modifica da parte del c.d. “Decreto Dignità” (D.Lgs. 87/2018), che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustamente licenziato.

In particolare, la Consulta ha ritenuto che la “previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza”. Si rileva che il recente “Decreto Dignità” ha mutato il quantum degli indennizzi in caso di licenziamento illegittimo, rideterminandone il minimo e il massimo e innalzandoli rispettivamente a 6 e 36 mesi, ma nulla ha modificato circa il meccanismo di determinazione degli stessi, rimasto legato al criterio dell’anzianità di servizio.

Nell’attesa di poter esaminare più nello specifico, una volta depositate, le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, è possibile intuire dall’ordinanza di rimessione del Tribunale di Roma del 26.07.2017 quale sia il tema fondamentale del ragionamento seguito dai giudici della Consulta.

Infatti, tale ordinanza rimarca, anche in relazione al caso di specie, la rilevante differenza di tutela tra i lavoratori coperti dalla disciplina dell’art. 18, c. 7, L. 300/1970 e coloro che, essendo stati assunti dopo il 7 marzo 2015, sono soggetti agli artt. 3 e 4 del D.Lgs. 23/2015; in quest’ultimo caso, il criterio di determinazione dell’indennità risulta essere scevro da qualsiasi valutazione discrezionale del giudice e rigidamente basato sull’anzianità di servizio (precisamente due mensilità per ogni anno di servizio).

La Corte Costituzionale ha ritenuto che il riconoscimento di un’indennità risarcitoria, in tal modo determinata, risulterebbe contrario ai principi di ragionevolezza e uguaglianza e contrastante con il diritto e la tutela del lavoro espressi negli artt. 4 e 35 della Costituzione.

La norma relativa all’individuazione dell’entità dell’indennizzo si rivelerebbe, per la sua rigidità e fissità, priva di capacità d’adeguamento alla fattispecie concreta, slegata da ogni valutazione in merito alla gravità della violazione, al generale comportamento delle parti e allo sfruttamento d’occasioni di lavoro da parte del lavoratore, diminuendo, in un certo senso, la discrezionalità dei giudici stessi.

Si rischierebbe, dunque, di trattare in modo differente delle situazioni tra loro simili.

Censurato il meccanismo legato all’anzianità, la prospettiva futura potrebbe essere quella di tornare, per l’appunto, a quei criteri di calcolo dell’indennità di licenziamento, che affidavano ai giudici l’opportunità d’operare una valutazione caso per caso, sempre all’interno d’un ventaglio d’indennizzi predeterminato.

E’ certamente auspicabile un nuovo intervento del Legislatore.

RUCELLAI & RAFFAELLI

Tutela rafforzata del know-how e delle informazioni aziendali riservate

alla luce del D.lgs. n. 63/2018

di Avv. Enrico Sisti

Il 22 giugno 2018 è entrato in vigore il D.lgs. 11 maggio 2018, n. 63 (“Decreto”), che ha recepito in Italia la Direttiva (UE) 2016/943, dell’8 giugno 2016, sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti.

Il Decreto ha modificato diverse norme del Codice della Proprietà Industriale (D. Lgs. 30/2005, “CPI”) e gli articoli 388 e 623 del Codice Penale, nell’ottica di rafforzare la tutela dei segreti commerciali.

Si segnalano le seguenti modifiche che richiedono una particolare attenzione, non solo perché introducono una tutela civile e penale dei segreti commerciali rafforzata, di cui possono giovarsi le società, ma anche perché, dall’altro lato, possono avere notevoli ripercussioni sulle responsabilità delle stesse società o dei loro dipendenti nel caso violino segreti commerciali di terzi.

i) Responsabilità civile

Sono considerate condotte illecite l’acquisizione, l’utilizzazione e la rivelazione dei segreti commerciali non solo quando vengono compiute intenzionalmente con finalità abusiva (come previsto prima del Decreto), ma anche in caso di colpa del soggetto che acquisisce, utilizza o rivela il segreto. In particolare, perché dette condotte siano considerate illecite è sufficiente che il soggetto responsabile sappia, o ignori per colpa, che i segreti provengono da un terzo che li ha utilizzati o divulgati in modo illecito (art. 99, comma 1-bis, CPI).

Sono considerate illecite anche la produzione, l’offerta, la commercializzazione, l’importazione, l’esportazione o lo stoccaggio di merci quando il soggetto che svolge tali condotte sa, o ignora per colpa, che dette merci costituiscono violazione di segreti commerciali (art. 99, comma 1-ter, CPI).

Tali modifiche richiedono pertanto un maggiore livello di attenzione da parte delle società, le quali dovranno elaborare appropriati presidi organizzativi – o rafforzare quelli esistenti – per poter dimostrare di aver adottato la massima diligenza nel tentativo di identificare la provenienza delle informazioni riservate ricevute o delle merci con cui operano.

ii) Responsabilità penale

L’art. 623, comma 1, c.p. – che è rimasto sostanzialmente immutato rispetto al testo precedente – prevede che sia punito con la reclusione fino a due anni, chiunque, venuto a conoscenza, per ragioni del suo stato, ufficio, professione o arte, di segreti commerciali o di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche, li riveli o impieghi a proprio o altrui profitto.

A tale previsione, il Decreto ha aggiunto una nuova fattispecie di reato, in forza della quale è punito, sempre con la reclusione fino a due anni, chiunque riveli o impieghi a proprio o altrui profitto segreti commerciali da esso acquisiti in modo abusivo (art. 623, comma 2, c.p.). A seguito del Decreto, l’ambito di applicazione delle sanzioni penali per rivelazione o utilizzo di informazioni riservate viene esteso quindi ai soggetti che hanno acquisito dette informazioni in modo abusivo al di fuori dell’esercizio della propria professione.

In considerazione dell’ampliamento dei casi di responsabilità civile e penale connessi con l’utilizzo di segreti commerciali, le società sono quindi chiamate a rivedere i propri presidi al fine di verificare l’efficacia degli stessi o, viceversa, la necessità di colmare eventuali gap rispetto al nuovo quadro normativo.

BLU STUDIO

REGIME DEL GRUPPO IVA: ATTUAZIONE IN ITALIA E IN SPAGNA

Di Federico Broglia

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato lo scorso 20 settembre, è stato approvato il Modello con relative istruzioni ministeriali per la dichiarazione di costituzione del Gruppo IVA.

Ricordiamo che la Legge di Bilancio 2017 ha previsto come, a partire dall’anno 2018, i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato esercenti attività d’impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo, possano presentare l’opzione per applicare il Regime del Gruppo IVA. In Italia il nuovo regime avrà decorrenza effettiva a partire dal prossimo 1° gennaio 2019.

In data 6 aprile 2018, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il decreto attuativo relativo alla disciplina del Gruppo IVA, con il quale oltre a stabilire che per questo primo anno la dichiarazione di opzione dovrà essere presentata entro il maggior termine del 15 novembre 2018, ha provveduto a disciplinare i principali aspetti operativi del nuovo regime.

Ricordiamo che l’articolo 11 della direttiva 2006/112/EC del Consiglio (di seguito anche “Direttiva IVA”), del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune dell’Imposta sul Valore Aggiunto, offre agli Stati membri la possibilità di introdurre regimi unitari di applicazione dell’imposta riservati alle entità appartenenti ad un gruppo societario. La formulazione della norma dal punto di vista letterale è oltremodo semplice ed immediata: “Previa consultazione del comitato  consultivo  dell’imposta  sul  valore aggiunto (in seguito denominato  «comitato  IVA»),  ogni  Stato  membro  può considerare  come  un  unico  soggetto  passivo  le  persone  stabilite  nel territorio dello stesso Stato membro che siano giuridicamente  indipendenti, ma strettamente vincolate fra loro  da  rapporti  finanziari,  economici  ed organizzativi”.

Nella Comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo n. 325 del 2 luglio 2009, contenente alcune linee guida relativamente all’applicazione dell’articolo 11 della Direttiva IVA, al fine di armonizzare il regime in commento fra i diversi Stati membri, la Commissione Europea ricordava che erano 15 i Paesi membri ad aver adottato, con diverse opzioni, il regime dell’IVA di Gruppo: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Irlanda, Paesi Bassi, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito.

L’Italia, al contrario, sin dal lontano 1979 (art. 73 comma 3 DPR 633/1972 e DM attuativo 13 dicembre 1979) aveva istituito la procedura della “Liquidazione IVA di Gruppo”, che tuttavia non fu considerata quale implementazione dell’opzione concessa dalla Direttiva IVA, in quanto consentiva (e consente) unicamente la compensazione delle posizioni di debito-credito IVA maturate in capo alle singole società aderenti, le quali mantengono agli effetti applicativi del tributo perfetta autonomia.

La Legge di Bilancio 2017 ha pertanto profondamente innovato il sistema tributario italiano, disegnando il nuovo istituto nella versione più ampia e piena concessa dalla Direttiva europea, e ponendosi quindi tra i Paesi europei più avanzati in questo ambito. Di seguito evidenziamo le caratteristiche di funzionamento del nuovo regime, come delineate dal provvedimento attuativo in commento:

  • OPZIONE “ALL-IN”: ai sensi dell’art. 70-quater del D.P.R. 633/1972, il gruppo IVA si costituisce a seguito di un’opzione esercitata da tutti i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato per i quali ricorrano congiun­tamente – al momento dell’esercizio dell’opzione e comunque già dal 1° luglio dell’anno precedente a quello in cui ha effetto l’opzione (art. 1, co. 1, del D.M. 6 aprile 2018) – i vincoli finanziario, economico e organizzativo di cui al precedente art. 70-ter del D.P.R. 633/1972.
  • NUOVO SOGGETTO TRIBUTARIO: al Gruppo viene attribuito un numero di partita IVA unico, a cui verranno associati tutti i codici fiscali dei partecipanti, e l’Agenzia comunicherà i dati dei partecipanti al Gruppo a chi ne faccia richiesta.
  • EFFETTO DI SOSTITUZIONE: l’esercizio dell’opzione determina in capo al Gruppo l’assunzione di tutti i diritti e gli obblighi derivanti dall’applicazione delle disposizioni in materia di Imposta sul Valore Aggiunto; pertanto, le operazioni attive e passive effettuate verso terzi dai singoli partecipanti al Gruppo si considerano realizzate da e verso il Gruppo stesso, il quale attraverso il proprio Rappresentante dovrà adempiere a tutti gli obblighi tributari prescritti dalla Legge IVA.
  • IRRILEVANZA DEGLI SCAMBI INFRAGRUPPO: quale elemento di maggior rilievo, la nascita del Gruppo IVA ha come conseguenza che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra due membri del Gruppo, siano escluse da IVA, ovvero non rilevanti ex art. 2 e 3 del DPR n. 633/1972.

In sintesi i principali vantaggi del Gruppo IVA italiano si possono così riassumere:

  • non rilevanza ai fini IVA delle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate all’interno del Gruppo, con evidenti benefici in caso di entità aderenti che abbiano differenti pro-rata di detrazione, o con posizioni a cronico credito di IVA (si pensi al caso degli esportatori abituali);
  • possibilità per i gruppi societari che effettuano in prevalenza operazioni esenti, prive del diritto alla detrazione dell’imposta, di incorporare nel Gruppo IVA società controllate che forniscano servizi accessori (ad es. servizi informatici, di fornitura di tecnologia ecc…) evitando così il costo occulto derivante dalla mancata detrazione dell’IVA;
  • determinazione di un pro-rata di detrazione unitario per il Gruppo IVA, influenzato unicamente dalle attività che le entità del Gruppo effettuano verso i terzi non appartenenti al Gruppo medesimo;
  • semplificazione amministrativa, in quanto gli obblighi e gli adempimenti relativi al tributo gravano soltanto sul Gruppo IVA come unico soggetto passivo (il che comporta ad esempio che sia il Gruppo e non più i singoli membri a presentare la dichiarazione annuale IVA);
  • consolidazione diretta ed immediata delle posizioni debitorie e creditorie delle diverse entità appartenenti al Gruppo.

In Italia, queste ultime settimane dell’anno sono dedicate alle valutazioni: i principali gruppi bancari, finanziari, assicurativi, del settore sanitario e di tutti gli altri settori incisi dalla perdita di IVA conseguente al pro-rata di detrazione, stanno ultimando i propri calcoli di convenienza per decidere se e quando aderire.

E in Spagna (cenni)?

El artículo 11 de la Directiva 2006/112/EC del Consejo (en adelante también “Directiva IVA”) del 28 de noviembre de 2006, relativa al sistema común del Impuesto sobre el Valor Añadido, ha sido incorporada en el régimen tributario español mediante la Ley 36/2006, bajo la denominación de Régimen Especial del Grupo de Entidades (en adelante también REGE).

La normativa española reguladora del REGE está recogida en la Ley del IVA, artículos 120, y 163 quinquies y siguientes de la Ley 37/1992, así como en los artículos 30 y 61 bis y siguientes del Reglamento del IVA. El REGE no permite la creación de un sujeto tributario autonomo.

La finalidad perseguida por el régimen es doble:

  • Evitar costes financieros derivados de la existencia de saldos de IVA a favor y saldos en contra resultantes de las autoliquidaciones presentadas por las distintas entidades integrantes del grupo, mediante la creación de un sistema de compensaciones de dichos saldos.
  • Eliminar, mediante el establecimiento de una nueva regla de determinación de la base imponible, los costes derivados del gravamen del valor añadido generado en el seno del grupo de entidades cuando se realizan operaciones intragrupo cuyo destinatario son entidades sujetas a la regla de prorrata.

El REGE es de aplicación voluntaria y se ha introducido con dos contenidos, ambos de carácter opcional, que pueden denominarse:

  • General: En el que simplemente se compensan entre sí los resultados de las declaraciones-liquidaciones de cada período entre las distintas entidades incluidas en el grupo.
  • Ampliado o avanzado: Comprende además de la compensación de los saldos de las autoliquidaciones, reglas específicas para las operaciones intragrupo, incluyendo la valoración de las mismas y un régimen de deducciones como sector diferenciado ex lege.

La possibilità offerta dalla Direttiva comunitaria è stata attuata nel sistema fiscale spagnolo dalla Legge n. 36/2006, sotto il nome di Regime Speciale del Gruppo di Entità (di seguito anche REGE).

La normativa spagnola relativa al REGE è contenuta nella Legge sull’IVA, agli articoli 120, 163-quinquies e seguenti della Legge n. 37/1992, e negli articoli 30, 61-bis e seguenti del Regolamento IVA. Il REGE non prevede la costituzione di un soggetto passivo autonomo.

L’obiettivo perseguito dal regime in commento è duplice:

  • evitare i costi finanziari derivanti dall’esistenza di saldi IVA a debito e a credito risultanti dalle autoliquidazioni presentate dai vari membri delle entità del gruppo, mediante la creazione di un sistema di compensazione di detti saldi;
  • eliminare, attraverso la definizione di una nuova regola per la determinazione della base imponibile, i costi fiscali derivanti dalla presenza del valore aggiunto generato all’interno del gruppo di società, quando vengono effettuate operazioni infragruppo a favore di entità soggette alla regola del pro-rata.

Il sistema REGE è volontario ed è stato implementato in due modalità, entrambe opzionali, che possono essere così definite:

  • Generale, in cui semplicemente si compensano tra loro i risultati delle dichiarazioni-liquidazioni di ciascun periodo tra le varie entità appartenenti al Gruppo;
  • Avanzato, il quale oltre alla compensazione dei saldi delle autoliquidazioni, prevede norme specifiche per le operazioni infragruppo, tra cui la diversa quantificazione delle medesime e un sistema di deduzioni ex lege.

COCUZZA & ASSOCIATI

La Corte di Cassazione riconosce il diritto al risarcimento del danno da Straining ex art. 2087 c.c.

di Avv. Domenica Cotroneo

Lo stress forzato inflitto dal superiore gerarchico al lavoratore, attraverso azioni ostili finalizzate a discriminarlo […] si configura come straining che rappresenta una «forma attenuata di mobbing» […] e giustifica la pretesa risarcitoria del danno patito fondata sull’art. 2087 cod. civ.

Così ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 3977 del 19 febbraio 2018 che mette a fuoco il fenomeno c. d. di straining, una “nuova” tipologia di rischio, ancora molto discussa sia in dottrina che in giurisprudenza, seppur teorizzata per la prima volta già nel 2005 dal Tribunale di Bergamo

Il termine straining, coniato dal dott. H. Ege, psicologo specializzato in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, individua una situazione di grave disagio lavorativo in cui la vittima (il lavoratore), subisce da parte dell’aggressore (lo strainer), almeno un’azione ostile e stressante, i cui effetti negativi sono di durata costante nel tempo.

Perché si possa parlare propriamente di straining, la vittima deve trovarsi in persistente inferiorità rispetto allo strainer, la cui azione è diretta volontariamente contro una o più persone, sempre in maniera ritorsiva, vessatoria e discriminante. È quindi tipico di tale situazione che lo strainer si identifichi con il superiore gerarchico della vittima.

Il fenomeno è spesso confuso con altra tematica conflittuale, molto più conosciuta e spesso presente in ambito lavorativo: vale a dire il mobbing.

Lo straining, tuttavia, si differenzia dal mobbing proprio in virtù delle modalità con cui si realizza la condotta vessatoria. 

In particolare, si parla di mobbing in presenza di una serie di condotte ostili, continue e frequenti nel tempo. Si deve invece parlare di straining in presenza di una sola azione vessatoria, i cui effetti persistano nel tempo.

Pensiamo, per esempio, al demansionamento, alla dequalificazione, all’isolamento o alla privazione degli strumenti di lavoro: si tratta di situazioni altamente stressanti seppur non necessariamente ripetute nel tempo e tutte suscettibili di generare straining in chi le subisce.

Naturalmente affinché il danno derivante da tali condotte sia rilevante è necessario che la condotta incriminata sia intenzionale e sia posta in essere con lo scopo preciso di provocare un peggioramento permanente della condizione lavorativa delle persone coinvolte.

Lo straining, è dunque, una condizione psicologica posta a metà strada tra il mobbing e il semplice stress occupazionale.

Nel nostro ordinamento non si ravvisano molti precedenti in materia e l’analisi e lo sviluppo di tale fattispecie restano, ad oggi, per lo più di matrice dottrinale.

Con la sentenza in esame, la Cassazione ha fatto il punto al riguardo, fornendo ulteriori ed interessanti precisazioni in merito all’indennizabilità del danno correlato.

Protagonista della vicenda è una docente dichiarata inidonea all’insegnamento e perciò assegnata alla segreteria di una scuola.

A seguito di alcune discussioni col dirigente scolastico, a cui la docente aveva rappresentato una carenza di organico e la necessità destinare ulteriore personale all’espletamento dei servizi amministrativi, si sarebbe generato un clima di conflitto con la dirigenza scolastica stessa.

In particolare il dirigente scolastico avrebbe reagito alle rimostranze dell’impiegata con delle condotte giudicate ritorsive, vale a dire: “sottraendole gli strumenti di lavoro”; “attribuendole mansioni didattiche, sia pure in compresenza con altri docenti e nonostante l’accertata inidoneità”; “privandola, infine, di ogni mansione e lasciandola totalmente inattiva”.

Il tribunale di prime cure e la corte d’appello accoglievano il ricorso e confermavano che la condotta, seppure non propriamente mobizzante, integrava un’ipotesi di straining, ossia di: “… stress forzato deliberatamente inflitto alla vittima dal superiore gerarchico con un obiettivo discriminatorio”.

I giudici territoriali ravvisavano quindi una situazione di grave stress inflitto alla vittima dal superiore gerarchico con intento vessatorio e discriminate, rilevante ai fini dell’ordinamento e tutelabile ex art. 2087 cod civ.  seppur tale condotta non integrava talune delle caratteristiche proprie del mobbing (vale a dire la sistematicità e la reiterazione dei comportamenti vessatori nel tempo).

Ritenendo la decisione ingiusta, il Ministero dell’Istruzione ha fatto ricorso in Cassazione.

La Cassazione partendo da un’interpretazione estensiva all’art. 2087 c.c., è arrivata a dichiarare che l’obbligo del datore di lavoro di garantire la salute e l’integrità psicofisica del lavoratore negli ambienti di lavoro non riguarda solo il campo della “prevenzione antinfortunistica in senso stretto” ma è volto anche ad “impedire che nell’ambiente di lavoro si possano verificare situazioni idonee a mettere in pericolo la salute e la dignità della persona”.

Pertanto, in virtù dell’obbligo suddetto, il datore di lavoro deve “… non solo astenersi da ogni condotta che sia finalizzata a ledere detti beni, ma anche impedire che nell’ambiente di lavoro si possano verificare situazioni idonee a mettere in pericolo la salute e la dignità della persona”.

Secondo la Cassazione, pertanto, la responsabilità del datore di lavoro, di cui all’art. 2087 c.c., sorge in questo caso così come in tutti i casi in cui l’evento dannoso sia riconducibile “all’inadempimento di specifici obblighi legali o contrattuali” del datore di lavoro, “o al mancato rispetto dei principi generali di correttezza e buona fede” da parte del medesimo.

Nel loro ragionamento gli ermellini hanno chiarito che lo straining deve essere considerato “una forma attenuata di mobbing, nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie” e che le azioni che lo integrano, laddove “si rivelino produttive di danno all’integrità psico-fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria fondata sull’art. 2087 c.c.”.

Dunque, la Cassazione ha rigettato il ricorso del MIUR integralmente confermando la decisione dei giudici di merito.

MARE APERTO

Mare Aperto Eletto Prodotto dell’Anno 2018

Grazie alla sua apertura con easy-peel, elemento che distingue il brand Mare Aperto da tutti gli altri attori del mercato delle conserve ittiche in Italia, l’azienda ha vinto il premio Eletto Prodotto dell’Anno. Il premio all’innovazione assegnato in base a una ricerca effettuata su un campione di 12 mila consumatori che hanno riconosciuto il valore aggiunto di questo sistema di apertura. Mare Aperto propone infatti su tutta la sua gamma di prodotti una pellicola al posto del classico coperchio in metallo; questo easy-peel consente di aprire la lattina con rapidità, sicurezza e facilità, riducendo il rischio di tagli accidentali e rendendo così il prodotto adatto a tutti, anche a bambini ed anziani, dal momento che non è necessaria una eccessiva forza per aprire la lattina. Una innovazione quindi che garantisce funzionalità e affidabilità e che rappresenta una novità significativa all’interno di un mercato come quello delle conserve ittiche che da sempre è molto tradizionale.

I consumatori che nella ricerca di mercato hanno valutato positivamente l’innovazione dell’easy-peel hanno apprezzato anche la qualità delle materie prime e il gusto del tonno Mare Aperto, che per i suoi formati in olio di oliva ha optato per la specie di tonno Katsuwonus pelamis (tonnetto striato), una specie questa più saporita, di ottime qualità organolettiche e soprattutto più sostenibile secondo l’ultimo report di ISSF (International Seafood Sustainability Foundation). Il brand Mare Aperto fa parte del Gruppo Jealsa Rianxeira, prima industria conserviera in Spagna e secondo gruppo a livello europeo, che aderisce a questa organizzazione globale no-profit che, riunendo industria, scienziati e biologi marini, ONG e WWF International, è il punto di riferimento sul tema della sostenibilità della pesca.

La volontà di Mare Aperto di portare innovazione non termina qui. In seguito al restyling che ha coinvolto il brand a partire dal 2015, anno in cui la marca fu interamente acquistata dal gruppo spagnolo dopo una partnership quindicinale con il socio italiano Star, l’azienda si è presentata con un nuovo logo, un restyling del pack e una campagna pubblicitaria distintiva, nella quale si è investito in comunicazione in tv e in radio con spot ironici, divertenti e simpatici, che hanno reso la marca meno tradizionale rispetto alla concorrenza e più attrattiva per i consumatori giovani, dai 44 anni in giù-

Mare Aperto si afferma così come brand emergente nel mercato italiano e in continua crescita negli ultimi due anni, grazie a innovazione, qualità e sostenibilità.

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