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EVENTO 4 MARZO

La Camera di Commercio Ufficiale di Spagna in Italia sta organizzando per lunedì 4 marzo una tavola rotonda per alti dirigenti e imprenditori spagnoli e latinoamericani in Italia.

Tra gli obiettivi dell’evento, possiamo evidenziarne alcuni: avvicinare tra loro altri dirigenti e imprenditori spagnoli e latinoamericani, discutere temi e progetti di interesse comune e identificare possibili collaborazioni.

L’evento, che si realizzerà grazie alla collaborazione dello studio DE LORENZI MICCICHÈ SCALERA SPADA AVVOCATI ASSOCIATI, avrà inizio alle ore 18.30.

1 MESA REDONDA

La Cámara de Comercio está organizando una mesa redonda para Altos Ejecutivos y Empresarios Españoles y Latinoamericanos en Italia, que se llevará a cabo el próximo 4 de marzo.

Entre los objetivos del evento, podemos destacar los siguientes: crear un acercamiento entre los Altos Ejecutivos y Empresarios Españoles y Latinoamericanos en Italia,  discutir temas y proyectos de interés común e identificar posibles colaboraciones.

El evento, que se celebrará gracias a la colaboración con el estudio DE LORENZI MICCICHE’ SCALERA SPADA AVVOCATI ASSOCIATI, dará comienzo a las 18:30 horas.

NICOLINI COMMERCIALISTI ASSOCIATI

WEB TAX 2019 IN ITALIA

Tra le novità della Legge di Bilancio 2019 ( L.145/2018)  c’è l’imposta sui servizi digitali; essa va a sostituire la “vecchia” web tax introdotta dalla L. 205/2017, peraltro mai entrata in vigore. L’imposta sui servizi digitali (nuova Web Tax) è applicata quindi nella misura del 3% sull’ammontare dei ricavi tassabili delle grandi imprese del web.   L’imposta entrerà in vigore a partire dal 60° giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DM attuativo della disciplina (art. 1 co. 47 della L. 145/2018). 

Soggetti passivi

L’imposta sui servizi digitali si applica nei confronti delle imprese che, da sole o a livello di gruppo, realizzano nel corso di un anno solare, congiuntamente:

  • un ammontare complessivo di ricavi, ovunque realizzati, almeno pari a 750 milioni di euro;
  • un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati in Italia almeno pari a 5,5 milioni di euro. 

Tali requisiti sono stati  mutuati nella sostanza dalla proposta di Direttiva COM(2018)148final sulla Digital Service Tax comunitaria, la quale si applicherebbe alle imprese con ricavi a livello mondiale superiori a 750 milioni di euro e ricavi prodotti nell’Unione europea superiori a 50 milioni di euro. 

Soggetti non residenti senza stabile organizzazione

Disciplina particolare riguarda le società non residenti volta a combattere i fenomeni di elusione fiscale: infatti secondo l’art. 1 co. 43 della L. 145/2018 – Legge di Bilancio 2019-, i soggetti non residenti senza una stabile organizzazione in Italia e senza una partita IVA italiana che nel corso di un anno solare integrano i requisiti dimensionali di cui sopra, devono richiedere all’Agenzia delle Entrate un numero identificativo ai soli fini dell’imposta sui servizi digitali.

I soggetti residenti in Italia che fanno parte dello stesso gruppo di tali soggetti non residenti sono solidalmente responsabili con questi ultimi per gli obblighi legati all’imposta sui servizi digitali.

Territorialità dell’imposta

La territorialità dell’imposta sui servizi digitali è quindi legata alla “localizzazione” in Italia degli utenti finali dei servizi assoggettati all’imposta. Pertanto:

  • la web tax è dovuta se i fruitori dei servizi digitali (“privati”, imprese o di qualunque natura) si considerano localizzati in Italia;
  • l’imposta non è, invece, dovuta se gli utenti si considerano localizzati all’estero.

L’imposta è dovuta indipendentemente dalla residenza del fornitore dei servizi, che può essere italiana o estera. Da ciò ne deriva quindi che la territorialità dell’imposta è, quindi, stabilita in funzione della localizzazione dell’utente e non di quella del fornitore dei servizi web. Ove l’utente finale non si consideri localizzato in Italia secondo i parametri normativi, l’imposta non è dovuta. La norma inoltre esclude dall’imposta i ricavi derivanti da servizi digitali resi nei confronti delle società appartenenti ad uno stesso gruppo.

 Aliquota e base imponibile

L’imposta è dovuta nella misura del 3% dei ricavi tassabili realizzati dal soggetto passivo in ciascun trimestre solare (art. 1 co. 41 della L. 145/2018). 
I ricavi tassabili sono assunti al lordo dei costi e al netto dell’IVA e di altre imposte indirette (art. 1 co. 39 della L. 145/2018). 

Dichiarazione e versamenti

Il periodo d’imposta della tassazione sui servizi digitali è l’anno solare (art. 1 co. 40 della L. 145/2018). I soggetti passivi sono tenuti alla presentazione di un’apposita dichiarazione annuale dei servizi tassabili entro quattro mesi dalla chiusura del periodo d’imposta (ovvero, entro il 30 aprile di ciascun anno, con riferimento all’anno precedente). 
L’imposta è versata dai soggetti passivi entro il mese successivo a ciascun trimestre solare (art. 1 co. 42 della L. 145/2018). 

Le modalità applicative del nuovo tributo saranno comunque stabilite da un apposito DM attuativo, da emanare entro il 30.4.2019. 

Lo Studio rimane a disposizione per gli approfondimenti sull’argomento.

Studio Nicolini Commercialisti Associati

GIORGIA GALLO

Schema riassuntivo sulle differenze tra una società anonima (S.a) e una società limitata (S.L.)

di Giorgia Gallo

Da un punto di vista giuridico le differenze tra una S.A. ed una S.L. non sono particolarmente rilevanti. In effetti, fondamentalmente le due particolarità più importanti da tenere in conto sono la costituzione del capitale sociale minimo (S.A. 60.000,00 Euro), (S.L. 3.000,00 Euro) e il trasferimento di azioni, poichè in una S.L. è praticamente libera mentre per una S.A. è leggermente più limitata e protetta.

Pertanto la distinzione occorre farla non tanto a livello giuridico quanto più a livello pratico.

In effetti per decidere la convenienza o meno di costituire una S.A. o una S.L. occorre tenere conto dei seguenti punti:

  • Attività da svolgere.
  • Numero di soci.
  • Capitale sociale iniziale.
  • Maggiore o minore rigidità formale nel funzionamento della società (vale a dire, se si preferisce una maggiore flessibilità e meno controlli sui soci ed amministratori o meno).

Attività da svolgere

Una S.L. può svolgere qualunque attività; nonostante ciò esistono attività che sono riservate per Legge alle S.A., ad esempio, Società Bancarie, Farmaceutiche, Leasing, Assicurazioni ed altre, cosí come devono altresì obbligatoriamente rivestire la forma giuridica di una S.A., le Società quotate in borsa.

Numero soci

La S.A. è una società eminentemente capitalista, vale a dire, che è più importante il capitale sociale che versa ogni socio rispetto alle caratteristiche personali degli stessi e per tale motivo è una società adatta per svolgere una attività dove si preveda la partecipazione di un gran numero di soci, cosí come un maggiore movimento di fondi della società. Nella S.L., pur essendo una Società capitalista, si concede anche importanza alle caratteristiche personali del socio; pertanto è più adatta per attività dove si preveda un numero ridotto di soci; ciò significa che nella S.L. si tiene in particolare conto l`identità e la personalità dei soci, assente invece nella S.A.

Capitale Sociale

Come abbiamo già detto la normativa spagnola stabilisce un capitale sociale minimo sia per la S.A. che per la S.L.. Il capitale sociale della S.L. (3.000,00 Euro) deve essere interamente versato al momento della costituzione e non esistendo alcun limite massimo. Mentre il capitale minimo della S.A. (60.000,00 Euro), può essere versato inizialmente in un 25% ed il resto entro il termine stabilito dallo statuto sociale. Pertato una S.A. può essere costituita con un capitale iniziale di 15.000,00.- Euro.

Procedure societarie

  • Le cariche degli Amministratori di una S.A. devono essere obbligatoriamente rinnovate ogni sei anni, mentre in una S.L. gli amministratori hanno la possibilità di essere eletti per durata indeterminato.
  • Le convocazioni di Assemblea di una S.A., devono obbligatoriamente essere pubblicate su due giornali diversi, mentre in una S.L. la pubblicazione non è obbligatoria a meno che non venga esplicitamente stabilito nello statuto dai soci.
  • In generale le procedure societarie sono più semplici e meno formali per una S.L. che per una S.A. essendo pertanto soggette a meno controlli (per esempio per una S.L. non risulta obbligatorio l’intervento di terzi specialisti (revisori ufficiali, esperti tecnici, ecc.) nelle fusioni, scissioni, ed altri, eccetto casi eccezionali) con la relativa e non indifferente, riduzione dei costi.

Conclusioni

È più conveniente costituire una S.L. quando:

  • Si prevede un capitale sociale inferiore a 60.000,00 Euro.
  • Il numero dei soci è più ridotto e più personale.
  • Si vuole ridurre i costi e le formalità di funzionamento della società.

È più conveniente costituire una S.A. quando:

  • Si pretende ottenere i capitali da un gran numero di persone estranee tra di loro.
  • Si preveda un importante movimento di fondi economico-finanziari nell’attività sociale.
  • I soci pretendano ottenere un rigore e controllo più formalista nella realizzazione degli atti societari.

 

ABBATESCIANNI

Le criptovalute nell’aumento di capitale delle srl. Due pronunce che creano incertezza

di Francesco Lirangi

L’utilizzo delle criptovalute (valuta virtuale) quale mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi è, come noto, un fenomeno in continua espansione. Basti pensare che secondo una stima del Parlamento Europeo a oggi esistono almeno 1.500 tipologie diverse di criptovalute.

Nel nostro ordinamento tale fenomeno riceve una prima regolamentazione attraverso il D. Lgs. 25 maggio 2017, n. 90, il quale definisce la criptovaluta come: “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”. Il medesimo decreto esclude poi che le valute virtuali siano assimilabili al denaro contante, la cui nozione ricomprende esclusivamente “le banconote e le monete metalliche, in euro o in valute estere, aventi corso legale”, mentre sono da includersi nella definizione di mezzi di pagamento nella cui nozione, in via residuale, rientra “ogni altro strumento a disposizione che permetta di trasferire, movimentare o acquisire, anche per via telematica, fondi, valori o disponibilità finanziarie”.

Sulla base della normativa richiamata, pertanto, sembrerebbe che le criptovalute rivestano natura giuridica di “beni”, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 810 c.c.

Orbene, individuate quelle che sono le principali caratteristiche delle valute virtuali, è ora necessario, ai fini del presente lavoro, capire se queste siano o meno compatibili con i principi sistematici dettati dal nostro ordinamento a tutela della effettività, integrità e intangibilità del capitale sociale nelle società a responsabilità limitata.

Le prime e finora uniche decisioni che si sono occupate del tema sono il decreto n. 7556/2018 del 18 luglio 2018 e il decreto n. 26/2018 del 30 ottobre 2018, rispettivamente del Tribunale e dalla Corte di Appello di Brescia.

Nel caso di Brescia, una moneta virtuale era stata utilizzata quale conferimento per l’aumento di capitale di una società a responsabilità limitata.

Alla richiesta di iscrizione nel registro delle imprese della delibera che decretava l’aumento, tuttavia, era seguito il diniego da parte del notaio, le cui censure investivano proprio la parte di delibera riguardante il conferimento della moneta virtuale, in riferimento alla quale evidenziava che le criptovalute, stante la loro volatilità, “non consentono una valutazione concreta del quantum destinato alla deliberazione dell’aumento di capitale sottoscritto” né di valutare “l’effettività del conferimento”.

Avverso tale diniego ricorreva in giudizio l’amministratore unico della società.

Il Tribunale, concordando sulla natura giuridica di bene delle criptovalute, prendeva in considerazione tre requisiti fondamentali che ciascun bene deve rispettare per poter essere oggetto di conferimento:

  • l’idoneità del bene a essere oggetto di valutazione in un dato momento storico;
  • l’esistenza di un mercato del bene in questione, presupposto di qualsivoglia attività valutativa, che impatta poi sul grado di liquidità del bene stesso e, quindi, sulla velocità di conversione in denaro contante;
  • l’idoneità del bene a essere bersaglio dell’aggressione da parte dei creditori sociali, ossia l’idoneità a essere oggetto di forme di esecuzione.

Non ritenendo tuttavia che la specifica moneta utilizzata possedesse i requisiti elencati, rigettava il ricorso.

Le argomentazioni utilizzate dal Collegio al fine di decidere la causa rivestono fondamentale importanza, perché il Tribunale seppur nel caso specifico afferma l’inidoneità della moneta in esame a costituire oggetto di conferimento nel capitale sociale, in generale sembra ammettere l’utilizzo a tal fine delle criptovalute, qualora la natura e le caratteristiche in concreto delle stesse siano in grado di integrare i presupposti di cui all’art. 2464, secondo comma, c.c.

 La Corte d’appello, investita della questione, mischia le carte in tavola e pur confermando il rigetto del ricorso, utilizza motivazioni contrapposte a quelle dei giudici di primo grado.

La Corte, facendo riferimento alla “funzione di pagamento” della moneta virtuale, attribuisce alle criptovalute natura giuridica di “moneta” e non di “bene”. Essa serve “per fare acquisti proprio come l’Euro, sia pure non universalmente ma in un mercato limitato, ed in tale ambito opera quale marcatore (cioè quale contropartita), in termini di valori di scambio, dei beni, servizi o altre utilità ivi oggetto di contrattazione”.

Trattandosi di moneta e non di bene, viene esclusa la possibilità di determinarne il valore attraverso il meccanismo previsto dal combinato disposto degli artt. 2464 e 2465 c.c.

Inoltre, non esistendo allo stato attuale un sistema di scambio idoneo a determinare l’effettivo valore delle criptovaluta ad una certa data, non è possibile attribuire alle stesse un controvalore in euro effettivo e certo.

Sulla base di tali motivazioni, la Corte conferma il rigetto del ricorso, escludendo a priori l’utilizzo delle criptovalute quale oggetto di conferimento nel capitale sociale.

Le due pronunce riportate rischiano di creare molta incertezza circa l’utilizzo ai fini societari di uno strumento il cui uso nel mercato odierno è ormai generalizzato. Si auspica pertanto che la successiva giurisprudenza possa dettare un indirizzo stabile a favore del mercato.

 

BAKER MCKENZIE

“Caso Foodora”: la sentenza della Corte di Appello di Torino

di avv. Sergio Antonelli, avv. Uberto Percivalle e dott.ssa Angela Hadil Mawed 

Con la sentenza n. 26/2019, la Corte di Appello di Torino si è finalmente pronunciata sul “caso Foodora”, che vede quali parti del procedimento cinque fattorini su ciclomotori (c.d. riders) e una delle più grandi aziende di food delivery.

I giudici di secondo grado hanno riformato parzialmente la sentenza di primo grado, che, ricordiamo, aveva respinto le pretese avanzate dai fattorini di riconoscimento dello status di lavoratori subordinati e di conseguente reintegra e riconoscimento del trattamento economico e normativo applicabile ai dipendenti del settore trasporto-logistica. 

La Corte ha infatti riconosciuto il diritto dei riders di ottenere la retribuzione prevista dal CCNL del settore della logistica, applicato ai dipendenti di Foodora.

La decisione si basa sull’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015 che equipara i rapporti di collaborazione che si concretizzano “in prestazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro” ai rapporti di lavoro subordinato.

Secondo la Corte, infatti, dall’applicazione di questa disposizione deriverebbe “il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione alla attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore dell’appellata (Foodora) sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del V livello CCNL logistica trasporto merci, dedotto quanto percepito”.

La riforma della sentenza di primo grado è stata, però, solo parziale in quanto la Corte d’ Appello non ha riqualificato il rapporto di lavoro, confermando la pronuncia di primo grado circa la natura autonoma del lavoro prestato dai riders.

Si attendono ora le motivazioni della sentenza che chiariranno meglio l’iter decisionale della Corte.

Sarà nostra cura tenervi aggiornati, perché pronunce di questo genere potrebbero ripetersi in tante altre situazioni lavorative similari.

ETASS

Progetto stage: Junior Talent altamente specializzati da inserire in stage curriculare

In partenza gli stage curriculari di 4 percorsi IFTS di Alta Formazione realizzati da ETAss in collaborazione con l’Università Bicocca di Milano e prestigiose Scuole del territorio

I CORSI E LE AREE DI SPECIALIZZAZIONE

  1. DIGITAL COMMUNICATION & SOCIAL MEDIA STRATEGY (NEW! prima edizione)
  2. TURISMO | RECEPTION E HOTELLERIE (decima edizione)
  3. TURISMO | FOOD & BEVERAGE (NEW! prima edizione)
  4. MECCANICA, MECCATRONICA E IMPIANTI (quarta edizione)

etass junior talent

 

CARATTERISTICHE DEI PROGETTI

Si tratta di progetti della durata di 1.000 ore altamente professionalizzanti (molto tecnici e pragmatici, così da rendere gli allievi fin da subito operativi in azienda) che prevedono uno stage della durata di circa 500 ore.

Gli stage si attiveranno a partire dal 20 Febbraio,  al termine delle lezioni in aula.

Ogni percorso IFTS (che rilascia un titolo riconosciuto dal MIUR) offre l’opportunità alle Aziende di accogliere in stage curriculare (senza oneri a carico dell’azienda e senza incidere sul numero massimo di stagisti) un allievo (o più) del corso (o dei corsi) di specifico interesse.

 

I VANTAGGI PER LE AZIENDE

Per le AZIENDE gli IFTS costituiscono una vera e propria fonte di talenti perché consentono di accogliere risorse giovani e motivate, con un ampio ventaglio di skills, passione e voglia di mettersi in gioco.

In sintesi:

1) Nessun costo a carico dell’Azienda;

2) Nessun obbligo di inserimento in stage o in organico (solo opportunità di farlo nel caso incontraste elementi di vostro interesse);

3) Completa assistenza da parte di ETAss per tutta la durata del progetto.

 

COME ADERIRE

Se l’opportunità fosse di Vostro interesse e desideraste avere informazioni, scriveteci a selezione@etass.it o chiamateci allo 0362.231231, saremo lieti di darvi ogni utile ragguaglio sull’iniziativa.

 

Link alla sezione del sito dedicata: https://www.etass.it/masterstage/

OSPITA UNO STAGISTA

COCUZZA E ASSOCIATI

Saldi e Outlet Online 

di Stefania Sansò

L’e-commerce – specie nel settore della moda – è ormai esperienza quotidiana e diffusissima.

Sempre più di frequente accade anche che l’offerta online “raddoppi” e che l’operatore commerciale decida di rendere virtuale anche l’outlet, in cui vendere a prezzi ribassati le collezioni delle stagioni precedenti, collezioni create ad hoc, prodotti leggermente difettati oppure articoli di campionario.

Ma quali norme o regolamenti si applicano all’outlet online? Esiste una disciplina sui saldi in questo particolare ambito? La parola saldi è sempre liberamente utilizzabile per identificare i prezzi ribassati praticati nell’outlet virtuale?

Il nostro ordinamento non si è ancora dotato di una normativa organica e specifica relativa al commercio online.

In attesa che ciò accada, si ritiene applicabile la generale normativa sul commercio (L. 114/1998 Legge Bersani) e ciò in virtù di alcuni riferimenti normativi tra i quali si citano

 

  • Il Codice del Consumo (decreto legislativo n. 70/2003) che all’articolo 8 stabilisce:

Art. 8 (Obblighi di informazione per la comunicazione commerciale)

  1. In aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, le comunicazioni commerciali che costituiscono un servizio della società dell’informazione o ne sono parte integrante, devono contenere, sin dal primo invio, in modo chiaro ed inequivocabile, una specifica informativa, diretta ad evidenziare: […] c. che si tratta di un’offerta promozionale come sconti, premi, o omaggi e le relative condizioni di accesso;

La norma richiama dunque per le comunicazioni commerciali che costituiscono un servizio della società dell’informazione gli stessi obblighi previsti dalla Legge Bersani per il commercio “fisico”, in particolare, compie un esplicito riferimento alla disciplina prevista per le vendite promozionali e i saldi.

  • La Circolare Ministeriale n. 3487/C del 1° giugno 2000 (emanata dall’allora Ministero dell’Industria Commercio e Artigianato il 1° giugno 2000), secondo cui la Legge Bersani si applica alle vendite on line in base:

 

  • all’articolo 4 comma 1 lettera h) della Legge Bersani stessa, che fa riferimento – tra l’altro – alle attività di vendita al dettaglio svolte per mezzo di altre forme di comunicazione direttamente indirizzate ai consumatori.
  • all’articolo 18 della Legge Bersani, che recita: “La vendita al dettaglio per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione è soggetta a previa comunicazione al comune nel quale l’esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede legale. L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione”.

 

Con particolare riferimento alle vendite straordinarie, una Risoluzione della Direzione Generale per il Mercato la Concorrenza ed i Consumatori del MISE – Risoluzione n. 3517 del 10 gennaio 2013ha chiarito che la disciplina della Legge Bersani sulle vendite straordinarie prevista per i negozi fisici si estende anche a quelli online.

 

Questa estensione comporta che anche per l’e-commerce:

  1. La regolamentazione delle vendite di fine stagione (saldi) online è demandata alle normative regionali applicabili;
  2. Le vendite promozionali – liberalizzate dalla legge n. 248/2006 di conversione del decreto legge 223/2006 – possono essere effettuate online senza limiti o restrizioni, fermo restando il solo divieto di effettuarle nei periodi antecedenti i saldi.
  • §§

Da quanto precede scaturiscono un postulato ed alcune domande:

  1. Esiste anche per il commercio elettronico il divieto di praticare sconti e vendite promozionali in modo libero e discrezionale durante tutto l’anno.

Anche se non sembrerebbero esservi sanzioni ad hoc, anche se dalle norme non emerge chiaramente neppure l’autorità locale o nazionale che abbia il potere ed il dovere di accertare violazioni ed elevare sanzioni amministrative, non possiamo non dedurre che i saldi online devono sottostare agli stessi obblighi, divieti e limiti applicabili ai saldi praticati nei negozi fisici;

  1. come si concilia il rinvio a norme locali regionali con il commercio elettronico, che per sua stessa natura supera i confini territoriali? Quale deve essere la normativa regionale a cui devono attenersi gli outlet virtuali? Potrebbe essere forse la normativa della regione in cui ha sede legale la società titolare della “licenza alla vendita”? Oppure potrebbe essere quella della regione in cui ha sede il provider che materialmente consente il commercio online?

 

La disciplina di settore non sembra fornire chiarimenti.

Ritroviamo un riferimento nell’articolo 68 del Decreto Legislativo n. 59 del 26 marzo 2010 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno)[1]: chi intraprende un’attività di commercio online deve interloquire con un ente territoriale, ovvero il comune nel quale l’esercente intenda avviare l’attività.  Presso il SUAP di tale comune, l’esercente dovrà depositare la SCIA per la dichiarazione di inizio dell’attività online.

Seppure non risulti agevole coniugare la locuzione “il comune nel quale l’esercente intenda avviare l’attività” con un’attività commerciale non più legata ad un luogo fisico, si può sostenere ragionevolmente che il sito di e-commerce dovrà rispettare la normativa sul commercio della regione in cui il comune individuato ai sensi del sopra citato articolo 68 si trova.

In assenza di norme specifiche – data la mancanza di un riferimento territoriale univoco – tutte le normative regionali sarebbero potenzialmente applicabili agli outlet online. Di conseguenza, si dovrebbe non praticare e non pubblicizzare nell’outlet online sconti e vendite promozionali sui prezzi già ribassati (prezzo outlet) nei periodi in cui anche solo una legge regionale non li consente.

Per fortuna il MiSE ha scongiurato il rischio di dover ricorrere a questa interpretazione di estrema cautela, ma oltremodo penalizzante per gli operatori commerciali.

In un recente parere, la Direzione per la Concorrenza ed il Mercato si è espressa nel senso di ritenere che, in base al principio di ragionevolezza, l’impresa che intende effettuare le vendite di fine stagione online debba rispettare quanto stabilito dalla disciplina normativa regionale nel cui ambito territoriale ha stabilito la propria sede. Lo stesso principio territoriale, continua il MiSE, vale anche per le vendite promozionali.

 

In conclusione.

Abbiamo verificato che le restrizioni temporali imposte dalle norme sul commercio a vendite di fine stagione e vendite promozionali si applicano anche al commercio online. In particolare l’operatore è tenuto a rispettare le norme di riferimento vigenti nella regione in cui egli ha stabilito la propria sede legale.

Aggiungiamo che – nel rispetto del principio della corretta completa e veritiera informazione al consumatore, sempre dovuta in base al Codice del Consumo – sarà inoltre opportuno evitare che sul sito dell’outlet online appaiano parole come saldi o fine stagione o altre tipiche espressioni promozionali, nei periodi in cui i saldi e promozioni non sono consentiti ai sensi di quanto precede.

[1]La vendita al dettaglio per corrispondenza, o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione, di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è soggetta a segnalazione certificata di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune nel quale l’esercente, persona fisica o giuridica, intende avviare l’attività, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241”.

everis ITALIA

everis Italia sigla la partnership con Google Cloud per far crescere le imprese italiane

Il 28 febbraio a Milano il primo evento su Image Recognition & Computer Vision

everis, azienda di consulenza multinazionale che offre soluzioni globali di business, dalla  gestione delle operation IT, manutenzione e outsourcing, alle implementazioni di soluzioni integrate e servizi alle imprese, annuncia la collaborazione con il partner Google Cloud per rafforzare il processo di trasformazione digitale in Italia.

La partnership porterà alla realizzazione di un ciclo di eventi che si terranno nella sede everis di Milano, in via Costanza Arconati 1.

Ad aprire questo ciclo, il 28 febbraio, sarà il tema “Image Recognition & Computer Vision”: everis Italia, everis Spagna, ArgoVision e Google Cloud terranno speech su scenari strategi e futuri del Cloud, verranno inoltre presentate interessanti demo live e use case.

Paolo Cederle, Executive Chairman di everis Italia dichiara: “Siamo orgogliosi di questa sinergia con un partner altamente innovativo come Google con cui condividiamo l’intento comune di supportare le aziende italiane in questa delicata fase di evoluzione strutturale e con cui saremo in grado di sostenere un obiettivo ambizioso come quello che ci siamo posti. Questa collaborazione permetterà di sviluppare importanti progetti, implementando e integrando i nostri servizi di Cloud Data Analytics, Machine Learning, Intelligenza Artificiale e IoT.”

EVERIS GOOGLE CLOUD

Il mercato del Cloud è in costante crescita, in Italia vale più di 2,3 miliardi di euro nel 2018, segno questo non solo di trasformazione tecnologica che riconosce nel Cloud una soluzione preferenziale per la realizzazione di nuovi progetti, ma di rinnovamento dell’organizzazione aziendale che permetterà di rispondere più rapidamente alle sfide del futuro.

STUDIO LEGALE MENICHETTI

Lo Studio Legale Menichetti partecipa al XXVI World Jurist Association Biennial Congress

menichetti ebento

Il 19 ed il 20 febbraio 2019 gli avvocati Enzo Pisa e Claudio Damoli parteciperanno, anche come keinote speakers, a Madrid al XXVI World Jurist Association Biennial Congress “The Rule of Law, Guarantor of Freedom” (trad., lo Stato di Diritto, Garante della Libertà).

World Jurist Association (trad. Associazione Mondiale dei Giuristi) è un’organizzazione non governativa, dotata d’uno speciale status ed avente potere consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, che nasce come organismo aperto a coloro i quali operano nel mondo giuridico, ovvero giudici, avvocati, professori di diritto e altri professionisti del settore; solo lavorando insieme e collaborando, infatti, è possibile, secondo i dettami dell’Associazione, migliorare lo stato di diritto e le sue istituzioni, in qualunque nazione del mondo esse si trovino.