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EXTENDA

Extenda a IMEX 2019

Anche quest’anno l’ufficio di Extenda Italia sarà presente all’IMEX, la più importante fiera in Spagna di International Business e commercio estero, dove incontrerà gli imprenditori locali dell’Andalusia per presentare tutti i servizi di consulenza attivi per il mercato italiano.

L’evento si celebrerà a Malaga il 13 e14 di novembre e vi parteciperanno le principali amministrazioni, enti e consulenti internazionali, provenienti da 120 paesi. 

I giorni precedenti all’incontro il personale di Extenda, assieme al Segretario generale della Camera, suo socio locale, sarà impegnato a Siviglia nelle riunioni annuali di pianificazione aziendale, durante le quali verranno definite le strategie settoriali e le azioni commerciali previste per il prossimo 2020.

Lo staff di Extenda tornerà operativo a Milano da lunedì 18 novembre.

Per qualunque comunicazione, è possibile reperirlo via mail a italia@extenda.es

EDITORIALE CAMERA – NOVEMBRE 2019

Novembre 2019

Cari Soci,

Manca ormai pochissimo all’evento di punta della nostra Istituzione: il 26 novembre prossimo celebreremo la Cena di Natale e consegneremo il Premio alla Migliore Impresa spagnola in Italia a Banco Santander. Al termine della cena, a grande richiesta, torna Gin Puerto de Indias che insieme e acqua tonica Original fornirà i propri prodotti per accompagnare il momento di networking.

Sono inoltre orgogliosa di annunciarvi che la Camera si è aggiudicata il Programa PICE per i prossimi tre anni. Questo progetto ci consentirà di continuare a offrirvi la possibilità di accogliere giovani professionisti spagnoli nelle vostre aziende affinché realizzino tirocini formativi.

L’assegnazione del programma riafferma la posizione delle Camera come partner strategico per diverse istituzioni spagnole nel mercato italiano e garantisce una continuità nella nostra crescita e un’importante diversificazione dei nostri ricavi.

Dall’11 al 14 novembre sarò in Andalusia insieme al team di Extenda per definire con gli uffici centrali il piano strategico e le linee d’azione 2020. In seguito parteciperemo all’IMEX (fiera del commercio internazionale e degli investimenti) per incontrare aziende e imprenditori locali e presentare loro le opportunità del mercato italiano. Vi informeremo sulle novità al rientro.

Nel mese di ottobre i membri del Consiglio Direttivo hanno incontrato l’Ambasciatore di Spagna in Italia e l’ICEX, per coordinare le diverse attività nelle relazioni bilaterali Italia-Spagna.

Ci vediamo alla Cena di Natale!

Buon proseguimento a tutti,

Yolanda Gimeno

COPYR

Nuovo azionista per Zelnova Zeltia – Copyr: il Gruppo si rafforza per traguardi sempre più importanti

Un nuovo, importante azionista entra in Copyr, portando un ulteriore contributo al processo di continua crescita dell’azienda. Allentia Invest, infatti, subentra a PharmaMar, acquisendo il 100% delle azioni del Gruppo Zelnova Zeltia S.A. – Copyr S.p.A. Il processo di vendita, appena conclusosi, è stato intenso e altamente competitivo e ha visto la partecipazione di numerosi candidati, tra cui investitori industriali e fondi di investimento, spinti all’acquisizione dall’importante tasso di crescita finanziario e commerciale registrato anno dopo anno.
Acquisizione che ha tra gli obiettivi principali quello economico, con una previsione di crescita del fatturato di cento milioni di euro in cinque anni, e quello strategico, attraverso l’apertura a nuovi mercati internazionali ed il lancio di nuove linee di prodotti. Pedro Gonzàlez, Direttore Generale di Zelnova e Amministratore Delegato di Copyr, afferma che una delle linee strategiche comuni nella quale stanno investendo entrambe le compagnie è lo sviluppo di prodotti ancora più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.
In un contesto di mercato esigente e sfidante, regolamentato da normative sempre più stringenti, come quello degli insetticidi e della cura della casa, il Gruppo Zelnova Zeltia – Copyr risulta rafforzato e capace di generare grandi risultati grazie anche a progettualità, investimenti e sinergie condivise. Juan Carlos Ameneiro, Presidente di Copyr, Spa. e Amministratore Delegato di Zelnova Zeltia, S.A. , ha dichiarato che la compagnia ha già in atto un piano strategico per la crescita e che si proseguirà per darle ancora maggior impulso attraverso l’espansione del business internazionale e l’ingresso in nuovi mercati.
L’acquisizione da parte della Allentia Invest è anche la conferma delle scelte vincenti intraprese da Copyr in termini di competitività e posizionamento alto nel mercato di riferimento. Acquisizione che fa da ulteriore stimolo per l’azienda di Milano, pronta a raccogliere le nuove sfide del mercato e confermare le linee guida in essere e future.

COCUZZA & ASSOCIATI

La tutela “ultra-merceologica” dei marchi che godono di rinomanza

di Giacomo Gori

Il codice della proprietà intellettuale, all’art. 20, prevede che il titolare del marchio d’impresa ha il diritto di vietare ai terzi, salvo proprio consenso, l’uso di un segno:

  1. a) identico al marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato;
  2. b) identico o simile al marchio registrato, per prodotti o servizi identici o affini, se a causa dell’identità o somiglianza fra i segni e dell’identità o affinità fra i prodotti o servizi, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni;
  3. c) identico o simile al marchio registrato per prodotti o servizi anche non affini, se il marchio registrato goda nello stato di rinomanza e se l’uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi.

Analoghe disposizioni si rinvengono nell’art. 9, n. 2 nel Regolamento (UE) 2017/1001 sul Marchio dell’Unione Europea anche se in questo caso si parla di marchi che godono di notorietà.

Le prime due ipotesi riguardano la maggior parte dei marchi e sono tese dirimere il conflitto tra due segni che siano identici per prodotti o servizi identici (sub a), cosiddetta doppia identità, oppure tra due marchi che siano identici o simili per prodotti o servizi identici o affini, se a causa dell’identità o somiglianza fra i segni e dell’identità o affinità fra i prodotti o servizi, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico (sub b).

Per “affinità” si intende una similarità merceologica tra i prodotti o i servizi (ad esempio tra calze e filati) oppure un collegamento tra i bisogni che i prodotti o i servizi intendono soddisfare (come spesso accade nel settore della moda, in cui è abituale ad esempio che lo stesso produttore di calzature offra in vendita anche cinture). Non a caso, benché la rilevanza sia amministrativa e non volta delineare l’affinità, al momento del deposito della domanda di registrazione di un marchio, il richiedente deve indicare i prodotti e/o dei servizi per i quali vuole ottenere la protezione tra i beni ed i servizi presenti nella Classificazione internazionale di Nizza di cui al relativo accordo del 1957 (giunto oggi all’undicesima edizione del 01.01.2019). Anzi, a seguito del leading case “IP Translator” (Sentenza della Corte di Giustizia UE del 19 giugno 2012, C-307/10), il richiedente è tenuto ad individuare, all’interno di ciascuna classe, i singoli beni o servizi per i quali invoca la protezione, in modo da delimitare correttamente la tutela del marchio.

Al di là dei suddetti marchi ordinari, vi sono appunto alcuni segni che, col tempo, hanno acquisito una certa notorietà per i quali, come previsto dall’ipotesi sub c), la protezione si estende anche ai prodotti e/o ai servizi che non sono affini (e tanto meno identici) a quelli per il quale il marchio è registrato.

La ratio sottesa a questa alla suddetta norma è quella di contrastare il fenomeno contraffattivo dovuto all’indebita appropriazione di pregi. Nel settore della moda, ad esempio, si assiste di sovente a condotte contraffattive volte a sfruttare in modo parassitario l’avviamento commerciale dei brands più blasonati al fine di indurre il consumatore all’acquisto del prodotto alla luce delle maggiori qualità – in senso lato – del prodotto.

La protezione accordata dalla norma in parola mira quindi a tutelare anche il cosiddetto selling power del marchio, inteso come elevata capacità di vendita dovuta alla funzione evocativa e suggestiva del marchio, anche in ragione degli ingenti investimenti pubblicitari effettuati dal titolare del marchio stesso, ed in grado di travalicare i limiti dell’affinità del settore merceologico a cui appartiene il marchio.

Si parla infatti di tutela “ultra-merceologica” – che prescinde dal rischio di confusione di cui all’ipotesi sub lettera b) – invocabile allorché sussistano alcuni presupposti.

In primo luogo, il titolare ha l’onere di provare che il proprio segno gode di rinomanza, sia a livello territoriale che con riferimento al pubblico interessato.

Ma cosa si intende per rinomanza e quali sono i requisiti? Nel silenzio delle norme, la giurisprudenza comunitaria, con la nota sentenza General Motors (Corte di Giustizia CE, 14 settembre 1999, C-375/97) l’ha definita come “l’attitudine del segno a comunicare un messaggio al quale sia possibile agganciarsi anche in difetto di una confusione sull’origine” sancendo che la tutela possa essere accordata se il marchio è “conosciuto da una parte significativa del pubblico interessato ai prodotti o servizi da esso contraddistinti”.

Secondo la Corte, tra i parametri che il giudice nazionale deve tenere in considerazione per determinare il grado di notorietà di un marchio, rientrano la quota di mercato, l’intensità, l’ambito geografico e la durata del suo uso, nonché gli investimenti realizzati dall’impresa per promuoverlo.

Naturalmente, maggiore è la notorietà del marchio, maggiore sarà l’estensione della tutela sino a ricomprendere ambiti merceologici sempre meno affini.

Il pubblico di riferimento, continua la Corte “è quello interessato a tale marchio d’impresa, vale a dire, secondo il prodotto o il servizio posto in commercio, il grande pubblico ovvero un pubblico più specializzato, ad esempio un determinato ambiente professionale”.

La rinomanza, inoltre, deve possedere anche una certa estensione territoriale e, in tal senso, la suddetta pronuncia ha precisato che il requisito è soddisfatto nel caso in cui la notorietà sia in una parte sostanziale dello Stato membro, tenendo conto sia delle dimensioni della zona geografica interessata che della quantità di persone ivi presenti.

Per quanto concerne il marchio EU, la Corte di Giustizia, con la sentenza Pago International (Corte di Giustizia CE, 6 ottobre 2009,C‑301/07) ha statuito che il marchio deve essere conosciuto “da una parte significativa del pubblico interessato ai prodotti o servizi contraddistinti dal marchio, in una parte sostanziale del territorio della Comunità” e che, tenuto conto delle circostanze del caso concreto, “l’intero territorio di uno Stato membro” (nella fattispecie si trattava dell’Austria) “può essere considerato parte sostanziale del territorio della Comunità”. Tale interpretazione, a ben vedere, è conseguenza del fatto che la protezione di un marchio UE si estende a tutto il territorio dell’Unione Europea.

Affinché il marchio rinomato possa essere tutelato non è necessaria una somiglianza tra i segni tale da ingenerare un rischio di confusione. Tuttavia, ci deve essere un nesso (concetto ripreso più volte dalla giurisprudenza europea e da quella nazionale) tra i due marchi nel senso che il marchio posteriore deve evocare quello anteriore nella mente del consumatore medio.

Per poter beneficiare della tutela ultra-merceologica, le suddette norme richiedono che il titolare del marchio debba essere in grado di fornire adeguata prova del fatto che l’appropriazione del segno, da parte di terzi, costituisca indebito vantaggio per questi o, in alternativa, che arrechi un pregiudizio al titolare stesso. Naturalmente il presunto contraffattore potrà provare il giusto motivo che, come tale, può costituire un’esimente idonea a vincere la protezione accordata.

Peraltro, il titolare del marchio non è costretto a provare una lesione effettiva, essendo sufficiente, per giurisprudenza consolidata, “un rischio futuro non ipotetico di indebito vantaggio o di pregiudizio”, benché serio e concreto.

Il pregiudizio potrebbe riguardare il carattere distintivo del marchio anteriore e si verifica, “quando risulta indebolita l’idoneità di tale marchio ad identificare come provenienti dal suo titolare i prodotti o i servizi per i quali è stato registrato e viene utilizzato, per il fatto che l’uso del marchio posteriore fa disperdere l’identità del marchio anteriore e dell’impresa corrispondente nella mente del pubblico.”

Parimenti, il pregiudizio potrebbe anche concernere la rinomanza e si verifica quando l’uso per i prodotti o i servizi offerti dal terzo possono essere percepiti dal pubblico in modo tale che il potere del marchio che gode di rinomanza ne risulti compromesso. Ciò avviene sia nel caso in cui si abbia un uso osceno o degradante del marchio anteriore, che nel caso in cui il contesto nel quale viene inserito il marchio posteriore risulti incompatibile con l’immagine che il marchio rinomato ha costruito nel tempo, magari attraverso costose campagne marketing.

L’indebito vantaggio ricorre, infine, quando il terzo, aggancia parassitariamente il proprio marchio alla notorietà o alla distintività del marchio rinomato, traendone benefici di varia natura.

Uno degli esempi più recenti di tutela ultra-merceologica ha visto coinvolte Barilla e un’azienda tessile per aver quest’ultima commercializzato cuscini che riproducevano le forme di alcuni dei biscotti più famosi, contrassegnandoli con i medesimi marchi dapprima e poi, a seguito di diffida, con i nomi degli stessi biscotti con l’aggiunta del suffisso “-oso” (“Abbraccioso”, “Pandistelloso”, ecc.). Stante la rinomanza acquisita dai marchi della nota azienda alimentare, i relativi marchi sono stati riconosciuti meritevoli della suddetta tutela estesa a servizi e prodotti non affini. Il Tribunale di Milano, infatti, con sentenza del 25 gennaio 2018, ha statuito, tra l’altro, che la condotta perpetrata dall’azienda tessile, attribuendo ai propri prodotti i pregi di quelli della Barilla, abbia configurato un’ipotesi di concorrenza sleale parassitaria per appropriazione di pregi, ai sensi dell’art. 2598 c.c. La notorietà̀ dei marchi denominativi e figurativi registrati dalla Barilla, in sostanza, ha consentito di tutelare anche prodotti non affini, stante l’indebito vantaggio derivante dalla rinomanza del segno altrui.

ROEDL & PARTNER

Caso España vs. López Ribalda y otros. Tribunal Europeo de Derechos Humanos: cámaras “ocultas” en el puesto de trabajo

de abogados Rafael San Bruno e Irene Morgillo

En su sentencia de 17 de octubre de 2019, el Tribunal Europeo de Derechos Humanos (TEDH), confirmando las decisiones adoptadas por los tribunales españoles, ha considerado que la instalación por parte del empleador de cámaras ocultas, con el fin de identificar a los autores de múltiples robos ocurridos en la empresa, no era contraria al Convenio Europeo de Derechos Humanos.

En el caso de autos, el empleador, tras haber observado una discrepancia entre las existencias y las ventas en un supermercado, instaló cámaras ocultas, a través de las cuales se pudo comprobar que varios empleados habían robado bienes.

Los tribunales españoles habían considerado legales los (catorce) despidos ordenados por el empleador y habían rechazado los recursos de los empleados responsables del ilícito, los cuales mostraban disconformidad con la falta de información sobre la instalación de las cámaras.

Por lo tanto, según los jueces del Tribunal Europeo, los jueces españoles competentes para decidir sobre la procedencia del despido han  “equilibrado cuidadosamente” los derechos de los trabajadores sospechosos del robo y los del empresario, llevando a cabo un examen en profundidad de las razones de la vídeo vigilancia y sus características (su corta duración, 10 días; el limitado número de personas que tuvieron conocimiento de los vídeos; el pequeño tamaño de la zona supervisada, limitada a la zona de caja).

La falta de notificación previa de la vigilancia, aunque prevista en la normativa interna española, se consideró justificada por la “sospecha razonable” de culpa grave por parte de los trabajadores y por la entidad de la pérdida económica sufrida por el supermercado como consecuencia del hurto.

Para el Tribunal Europeo, el nivel de protección de la intimidad que puede legítimamente concederse a un trabajador depende también del lugar en cuestión: muy alto en lugares privados (aseos o vestuarios), donde existe una prohibición absoluta de la video vigilancia; alto en espacios de trabajo reducidos (oficinas), donde puede ser justificado; y bajo, en espacios de trabajo visibles o accesibles para los compañeros de trabajo o pare el público en general.

La sentencia en cuestión ofrece una visión interesante en relación con el derecho italiano, en particular, en materia de derecho del trabajo y de aspectos relacionados con la privacidad de los trabajadores.

Hasta 2015, el artículo 4 del Statuto dei Lavoratori (L.300/70) prohibía la utilización de sistemas audiovisuales y otros equipos para el control a distancia de los trabajadores: los sistemas y equipos de control que fueran necesarios por necesidades organizativas y de producción o para la seguridad de los trabajadores, pero de los que también pudiera derivarse la posibilidad de un control a distancia de las actividades de los trabajadores, sólo podrían instalarse con el acuerdo previo de los representantes de los trabajadores o sindicales o, en ausencia de este, con la aprobación previa de la Inspección de Trabajo. Para superar esta rigidez normativa, la jurisprudencia había introducido el concepto de los denominados “controles defensivos”, mediante los cuales, situándose fuera de la disciplina prevista en el artículo 4 citado, el empleador podía supervisar comportamientos ilícitos en la empresa.

Los “controles defensivos” habían sido objeto de críticas fundadas, dado que gracias al uso de esta categoría era posible eludir las claras disposiciones del artículo 4.

En el año 2015, el artículo 4 del Statuto dei Lavoratori fue revisado por la Jobs Act (D. Lgs. 151/2015). La reforma ha mantenido sustancialmente inalterado el sistema de autorización ya instaurado. Además, la Jobs Act introdujo el tercer párrafo del artículo 4 del Statuto dei Lavoratori y, por tanto, sobre la privacidad, de conformidad con el Reglamento 2016/679 (GDPR) y el D.lgs 196/2003  modificado por el D.lgs 101/2018, estableció la obligación del empleador de informar a los empleados sobre los controles establecidos y las posibles consecuencias en el plano disciplinario.

Además, se ha confirmado el carácter erróneo del concepto de control defensivo, puesto que el control -aunque esté motivado y sea necesario por la necesidad de proteger los activos o las instalaciones de la empresa- debe en todo caso ser autorizado previamente.

Por consiguiente, es evidente que las obligaciones establecidas por la legislación italiana en materia de derecho laboral y de la intimidad personal imposibilitan la realización de controles “defensivos”, es decir, la instalación de cámaras ocultas.

Sin perjuicio de las exigencias en materia laboral, el criterio del Tribunal Europeo de Derechos Humanos ha sido compartido por el Garante italiano della Privacy,  que  en un comunicado de prensa de fecha 17 de octubre de 2019 subraya como la sentencia “por una parte, justifica, en el presente caso, las cámaras ocultas, pero por otra confirma el principio de proporcionalidad (el Tribunal ha establecido, de hecho, una serie de presupuestos, tales como “sospechas fundadas y razonables” sobre los hurtos cometidos por los trabajadores, la entidad de los daños sufridos por el empresario) como requisito esencial para legitimar los controles en el ámbito laboral.”

 La vídeo vigilancia “oculta”, comenta el Garante, “sólo se permite como ratio de último recurso”, “con modalidades espaciales y temporales tales que limiten al máximo la incidencia del control sobre el trabajador”, y no puede en ningún caso “convertirse en una práctica ordinaria”.

El “requisito esencial” para que los controles sobre el trabajo sean legítimos, concluye el Garante, “sigue siendo, por tanto, para el Tribunal, su rigurosa proporcionalidad y sin exceso“, que se confirman una vez más como las piedras angulares de la protección de los datos personales.

A la luz de las aclaraciones proporcionadas, que son coherentes con el perfil de privacidad, y dado que la legislación española no contiene una prohibición que pueda ser asimilable a la del artículo 4 del Statuto, se considera que la sentencia del Tribunal Europeo no sea susceptible de  afectar mínimamente el recorrido interpretativo de la normativa italiana que a este respecto es muy clara y obligatoria.

Por lo tanto, el consejo es claramente proveerse siempre del acuerdo de los representantes de los trabajadores, o de la solicitud de autorización administrativa.

MANAGEMENT SOLUTIONS

White Papers de Management Solutions: “De proyectos Agile, a organizaciones Agile” e “Interpretabilidad de los modelos de Inteligencia Artificial”

Management Solutions, firma internacional de servicios de consultoría, ha publicado recientemente la newsletter “De proyectos Agile, a organizaciones Agile” sobre las principales implicaciones y desafíos a los que se enfrentan las organizaciones que adoptan metodologías Agile. Adicionalmente, la Cátedra iDanae (inteligencia, datos, análisis y estrategia) en Big Data y Analytics creada en el marco del convenio de colaboración con la Universidad Politécnica de Madrid (UPM) y Management Solutions, ha publicado su primera newsletter trimestral sobre “Interpretabilidad de los modelos de Inteligencia Artificial”.

BFF BANKING GROUP

BFF Banking Group continua a crescere in Spagna

Dopo aver ricevuto il primo rating ufficiale da Moody’s, ottenendo una valutazione sul lungo termine “Ba1” con outlook positivo, BFF ha collocato con successo un nuovo prestito obbligazionario unsecured senior preferred per un ammontare complessivo di 300 milioni di euro, tasso fisso dell’1,75% annuo e con scadenza 23 maggio 2023. Il bond, che ha registrato una domanda pari a circa tre volte l’offerta, è stato collocato in modo significativo presso investitori istituzionali spagnoli.

La crescita in Spagna accelera anche grazie al perfezionamento dell’acquisizione di IOS Finance, che era stata annunciata a fine marzo 2019. L’operazione consente a BFF Banking Group di raggiungere 1,3 miliardi di euro di crediti acquistati e gestiti nel Paese, espandendo al contempo l’offerta di credit management finora prevista solo per l’Italia. Inoltre, il consolidamento di due team di professionisti e il rafforzamento della presenza del Gruppo a Barcellona consentiranno di garantire una maggiore vicinanza ai clienti e un elevato servizio di customer care.

BFF Banking Group rinnova inoltre la propria offerta di depositi on-line, che dallo scorso mese sono disponibili anche per i clienti irlandesi, olandesi e polacchi. In Spagna, Cuenta Facto è offerto a imprese e retail con interessi che dipendono dalla durata del vincolo (es. TAE a un anno per le imprese dello 0,90% – liquidato a scadenza – e per la clientela retail dell’1,31% – liquidato trimestralmente). Gli importi minimi del vincolo sono 10.000 euro per le imprese e 5.000 per i clienti retail. I depositi, che non prevedono la cancellazione anticipata, sono garantiti dal Fondo Italiano di Tutela dei Depositi.

La presente non può considerarsi come offerta al pubblico e/o come alcuna forma di consulenza avente ad oggetto il prodotto Cuenta Facto. Ai fini della valutazione della possibile sottoscrizione del prodotto Cuenta Facto, consultare il sito http://www.cuentafacto.es/, in modo da valutare in dettaglio i termini e le condizioni di dettaglio.

STUDIO LEGALE MENICHETTI

Responsabilità solidale negli appalti: “no” al termine di decandenza biennale per la pretesa contributiva dell’ente previdenziale 

di dott.ssa Elena Bissoli

Con la pronuncia n. 18004/2019, la Corte di Cassazione è intervenuta in tema di responsabilità solidale del committente per i debiti contributivi dell’appaltatore nei confronti dell’I.N.P.S., ai sensi dell’art. 29, c. 2, del D.Lgs. 276/2003.

Tale norma, nella versione in vigore all’epoca dei fatti di causa, antecedente alle modifiche apportate nel 2012, prevede(va) che “in caso di appalto di opere o di servizi il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti”.

La questione controversa, su cui s’è pronunciata la Suprema Corte (S.C.), attiene, in particolare, all’applicabilità o meno del termine di decadenza di due anni dalla cessazione dell’appalto, previsto in detta norma, per esercitare, da parte dell’I.N.P.S., l’azione d’accertamento dell’obbligo contributivo nei confronti del committente, chiamato in via di solidarietà.

La S.C., nell’accogliere il primo motivo del ricorso per cassazione, ha ritenuto “applicabile alla fattispecie la disciplina generale dell’obbligazione contributiva che non prevede alcun termine di decadenza per l’esercizio dell’azione di accertamento dell’obbligo contributivo, soggetto al solo termine prescrizionale”, affermando, quindi, il seguente principio: “il termine di due anni previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, non è applicabile all’azione promossa dagli enti previdenziali, soggetti alla sola prescrizione”.

A tale conclusione, la S.C. è pervenuta tenendo in considerazione, anzitutto, la giurisprudenza della stessa Corte secondo cui il trattamento retributivo e previdenziale attengono a due distinti rapporti, per quanto tra loro connessi, ed osservando, poi, che l’obbligazione contributiva, “derivante dalla legge e che fa capo all’INPS, ha natura indisponibile e va commisurata alla retribuzione che spetterebbe al lavoratore sulla base della contrattazione collettiva vigente (c.d. minimale contributivo). Dunque, può affermarsi che la finalità di finanziamento della gestione assicurativa previdenziale pone una relazione immanente e necessaria tra la retribuzione dovuta secondo i parametri della legge previdenziale e la pretesa impositiva dell’ente preposto alla realizzazione della tutela previdenziale”.

DORNA SPORTS

Dorna Sports: we do racing

 Dorna Sports is the commercial rights holder of MotoGP™, the oldest motorsport World Championship in the world. Since its beginnings in 1949, the decades have seen it grow into what it is today: 19 Grands Prix across five continents and some of the closest racing on Earth; a truly global show.

MotoGP™, the premier class, is the world’s fastest motorcycle racing Championship, with 22 riders competing on prototype machinery in front of millions of fans both trackside and at home. Last season, more than 200 countries received live or same-day-delayed MotoGP™ programming, reaching over 400 million homes.

Three million people also flocked through the gates to watch the Grands Prix live at the track, with a number of events attracting over 200,000 fans across the weekend. From families in the grandstands to corporate guests and events, watching live is a unique experience and can even be a VIP experience. Corporate clients or individuals can enjoy a one-of-a-kind weekend at the MotoGP VIP Village™, the official and exclusive Corporate Hospitality programme of the MotoGP™ World Championship, which offers specially designed packages for each event.

DornaThere’s even more to a Grand Prix than the premier class track action and outright speed, too. The lower capacity classes – Moto2™ and Moto3™ – stage their own mythical battles every weekend, with the racing often even closer. The 250cc lightweight class is the entry point into the paddock for most young riders before they move into the 765cc Moto2™ World Championship, where they fight it out for more wins and podiums and, in many cases, the chance to move into MotoGP™.

In 2019, there was another exciting new addition to the paddock too: the FIM Enel MotoE™ World Cup. The one-make, all-electric series is a parallel path of competition and technology, pushing the boundaries of new energy and close racing. With four rounds in 2019, MotoE™ is set to expand once again next season, visiting new tracks and continuing to evolve and provide even more incredible racing for fans at the track and at home.

MotoGP™ also visits a new track next season: the KymiRing. A brand-new facility in Finland, the stunning track is set to bring Grand Prix motorcycle racing back to a country with an incredible history in motorsport. There are more incredible new events on the horizon too, with MotoGP™ reaching new heights – and destinations – year on year.

Dorna is also deeply invested in the future of motorcycle racing across the world. The Road to MotoGP™ programme aims to unearth and foster talent across the globe, giving young riders a chance to grow and learn their craft as they progress in their careers. The FIM CEV Repsol, the Idemitsu Asia Talent Cup, the British Talent Cup and the Red Bull MotoGP Rookies Cup are key initiatives in Dorna’s commitment to talent promotion, and the investment pays dividends. For 2020 there’s a new addition, too – the Northern Talent Cup, guiding the careers and progress of young riders from northern and central Europe. The Road to MotoGP™ has created Champions and is set to continue doing so for years to come, turning talent and promise into a path to the top.

The future of the sport can be found in every facet, from incredible in-house technological innovations like the OnBoard 360 degree cameras to Dorna’s commitment to talent promotion and discovery, but one thing is certain: the racing comes first. Creating the greatest show on Earth and reaching the largest audience go hand in hand, with Dorna Sports committed to making MotoGP™ better than it ever has been – every season.