BAKER MCKENZIE

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“Caso Foodora”: la sentenza della Corte di Appello di Torino

di avv. Sergio Antonelli, avv. Uberto Percivalle e dott.ssa Angela Hadil Mawed 

Con la sentenza n. 26/2019, la Corte di Appello di Torino si è finalmente pronunciata sul “caso Foodora”, che vede quali parti del procedimento cinque fattorini su ciclomotori (c.d. riders) e una delle più grandi aziende di food delivery.

I giudici di secondo grado hanno riformato parzialmente la sentenza di primo grado, che, ricordiamo, aveva respinto le pretese avanzate dai fattorini di riconoscimento dello status di lavoratori subordinati e di conseguente reintegra e riconoscimento del trattamento economico e normativo applicabile ai dipendenti del settore trasporto-logistica. 

La Corte ha infatti riconosciuto il diritto dei riders di ottenere la retribuzione prevista dal CCNL del settore della logistica, applicato ai dipendenti di Foodora.

La decisione si basa sull’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015 che equipara i rapporti di collaborazione che si concretizzano “in prestazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro” ai rapporti di lavoro subordinato.

Secondo la Corte, infatti, dall’applicazione di questa disposizione deriverebbe “il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione alla attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore dell’appellata (Foodora) sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del V livello CCNL logistica trasporto merci, dedotto quanto percepito”.

La riforma della sentenza di primo grado è stata, però, solo parziale in quanto la Corte d’ Appello non ha riqualificato il rapporto di lavoro, confermando la pronuncia di primo grado circa la natura autonoma del lavoro prestato dai riders.

Si attendono ora le motivazioni della sentenza che chiariranno meglio l’iter decisionale della Corte.

Sarà nostra cura tenervi aggiornati, perché pronunce di questo genere potrebbero ripetersi in tante altre situazioni lavorative similari.

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